Gina Manzo Sparapani
La felicità abita in alto

Titolo La felicità abita in alto
Autore Gina Manzo Sparapani
Genere Narrativa      
Pubblicata il 25/02/2014
Visite 4620
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3420
ISBN 9788873884859
Pagine 142
Prezzo Libro 12,00 € PayPal

Nipote e nonna: la speranza per chi si affaccia al balcone della vita, il ricordo per chi, dietro al vetro della finestra, ammira il calar del sole. Nipote che diverrà non-na, in un ideale “passaggio di testimone” guidato dall’Amore. Nella nonna, mostra-to nei cibi succulenti e nei consigli; nella nipote, in cui l’amore agisce nell’età in cui non si sanno ancora gestire i propri sentimenti.

I

Casa è…

 

Ormai l’estate è alle porte.

Dalla terrazza di casa guardo il mare agitato e spumeggiante, vivo nel laborioso infrangere delle onde mostra la sua potenza increspandosi voluttuosamente, fino a rovesciare con forza i suoi alti cavalloni sulla battigia, rombando in modo assordante.

Sto considerando l’estensione del mare e il mistero che esiste nella natura delle cose che pur essendo tutte al servizio dell’uomo, seppure misteriose e incomprensibili, meritino il dovuto rispetto, piuttosto che l’essere sfidate a volte anche per gioco.

Io ne ho rispetto. Il mare mosso è veramente una forza della natura.

Chiudo le imposte, malgrado siamo in giugno. Il tempo non è bello e tira un forte vento di scirocco; il salino riempie l’aria appiccicandosi dappertutto, sui vetri, sui pavimenti, ma a me piace anche così, lo amo proprio come lo hanno amato i miei genitori, amo il mare pure nelle sue piccole noie che può destare.

Sono soltanto le otto di mattina, sto preparando il caffè, che borbottando ha dato il segnale di «stop, spegni il gas».

Buon caro caffè, io non posso immaginare una casa che al mattino non odori di caffè.

Quando si entra in un bar, è normale sentirne il profumo, ma la casa di mattina, deve avere odore di caffè, fa parte di quelle consuetudini che si attaccano a noi come una seconda pelle.

Ricordo diversi odori e rumori che mi riconducono di colpo nella «mia casa» di quando ero bambina, che naturalmente è quella dell’infanzia, quella casa che mi ha cresciuta e fatta diventare donna, quella casa che mi ha cullata, protetta e amata.

Quella casa che porta stampate le immagini di papà e mamma e della nonna.

Dolce e cara nonna Mariele, quanto bene le ho voluto! Con lei ho passato intere giornate, estati e inverni, giorni e notti, allegrie e tristezze.

Era casa il rumore delle gocce d’acqua che scendevano nel recipiente che stava sul soffitto gocciolando forte quando era vuoto, man mano più piano finché smettevano e, allora, tutto taceva e tornava il silenzio.

Era casa il ticchettio dell’orologio che stava in cucina, col suo «tic-tac» ripetitivo scandiva le ore e i minuti, ritmando i momenti di studio, dominava la scena.

Era casa la vicina del terzo piano che abitava nel palazzo di fronte e mandava da solo a passeggio il cane poi alle cinque lo chiamava ripetute volte: «Ras! Vieni a casa», e io correvo sul poggiolo per vedere se era tornato.

Era casa il cigolio della corda da stendere che emetteva quel «cri-cri» stridente quando mia nonna la faceva scorrere.

Era casa l’odore della cera per lucidare il pavimento, che poi bisognava andare con le pattine sotto i piedi per non lasciare strisce in terra.

Era casa l’odore della naftalina che serviva per preservare gli indumenti invernali e poi arrivava l’estate e io ero immensamente felice.

Erano casa le rondini, che sentivo garrire e guardavo mentre si infilavano sotto il cornicione del tetto del palazzo di fronte. Pensavo: «Ma come faranno a entrare in un buco così piccolo?»

Era casa l’odore del burro fritto con i bocconcini di pane raffermo e zucchero caramellato, che la nonna preparava per merenda.

Nel mio cuore c’è la gioia nel ricordare e rivivere questi piccoli segni che reputo essere parte di me stessa, del mio bagaglio personale, sono impressi dentro di me come fossero parte del mio DNA, cari piccoli ricordi che portano inciso il mio nome, la mia storia, la mia infanzia così semplice e pulita, ma così dolce. Ricordi che spesso si affacciano alla mia mente come fosse il suono di un campanello e basta ricordarne uno per sentirli tutti.

Tornano nel mio cuore e rivivo quei momenti così speciali, capaci di ricreare nel presente le stesse emozioni di un tempo, come diceva lo scrittore de «Il tempo perduto», Marcel Proust: «L’essenza pura della vita giace nel suo essere ritrovata».

Il tempo perduto non è un tempo passato, perché è un momento da ricreare, non è un duplicato, ma rivive nel presente, senza che siano sollecitate, le stesse emozioni di un tempo.

È la memoria che cattura l’essenza preziosa della vita che è l’io e serve a spiegare il valore assoluto di un ricordo passato, è la vittoria sul tempo e sulla morte. Ci rende capaci di recuperare il tempo e la coscienza come unico elemento che vince la materia e porta alla verità e alla felicità, in poche parole ricrea una nuova realtà, come un frammento di eternità che giace nel tempo perduto, che Proust definisce «intermittenza del cuore»: una piccola scheggia d’eternità.

Questa esperienza, nata rammentando un fatto puramente insignificante, rivela che quando di un vecchio ricordo non rimane nulla, dietro la morte di altri, dietro la distruzione delle cose, solo più fragili, ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora nel tempo, come delle anime che aspettano, attendono e sperano, sotto le rovine del «tutto», di portare senza stancarsi, dentro a un frammento quasi impalpabile, la costruzione immensa del ricordo. È così anche per le nostre memorie che oscillano tra ricordo e oblio e costituiscono poco a poco il racconto della nostra identità personale.

C’è mia nonna, materna e così comprensiva. Mia madre Clotilde, a volte un po’ sfuggente, ma attenta ai dettagli. Francesco, mio padre, così retto e onesto!

Sono tutti lì, dentro ai suoni e agli odori descritti.

Sento vibrare il cellulare.

Ricevo un messaggio di mia nipote Benedetta.

«Ciao nonny Angi! tvb, mi sento sola e mi manchi».

«Vieni quando vuoi».

«Vengo stasera».

«Ok».

Mi sfugge un sorriso e sento nel mio cuore una grande tenerezza per questi giovani così intraprendenti e sempre carichi di impegni a non finire.

Mia nipote non ha mai tempo, le voglio un bene viscerale, mai una volta c’è stata tra di noi un’incomprensione o un piccolo disappunto, perciò non la giudico mai in senso negativo. So che ha molti impegni e un carico di lavoro che la obera quotidianamente, per cui capisco e questo per me è quanto basta.

Del resto so anche che, appena la ragazza ne ha il tempo, mi chiama subito e a volte viene anche a dormire da me. Benedetta adora dormire nel mio lettone e appena può corre a casa mia che dista pochi isolati dalla sua.

Spesso andiamo anche a fare shopping insieme, quando Benedetta è libera, s’intende. Abbiamo gusti simili, ma le esigenze, ovviamente, non sono le stesse.

Amo vedere la ragazza che s’intrufola nei negozietti alla moda in cerca della «cosina» che le serve, immancabilmente l’occhio di mia nipote si posa sempre su ciò che si distingue per modello o foggia o colore. Ha molto gusto mia nipote.

Prova e riprova, poi scegliamo insieme quello che si può acquistare e quello che invece si deve lasciare, lei è una ragazza semplice, si accontenta anche di poco. Se la invito a prendere qualcosa in più, sgrana tanto di occhi e mi dice: «Ma nonna anche questo, ma non è troppo?». Oppure, se suggerisco: «Prendi anche le scarpe», mi risponde: «Ma sei sicura? Non è troppo?»

Sì, è un tesoro di nipote e io mi diverto un mondo ad andare a fare shopping con lei.

In occasione di un suo compleanno, il sedicesimo per la precisione, siamo andate a ordinare i fuochi d’artificio e dei palloncini gonfiabili che dovevano ornare tutto il soffitto del soggiorno. Poi abbiamo preso anche dei buffi animali gonfiabili che si muovevano fluttuando appena sopra al pavimento, maialini, galline, pecorelle, mi sono divertita a guardare la ragazzina che restava stupefatta da tutte quelle novità.

La festa è riuscita benissimo, gli addobbi erano stati super-azzeccati e lei era quasi scioccata, pure le candeline della torta sparavano dei fuochi, le finte bottiglie di champagne pure facevano il botto in mano a chi le stappava, tanto erano verosimili.

Ripenso a tutte queste cose mentre rassetto e mi trovo tra le mani una «cosina» che ho comprato ieri nei caròggi per Bendetta. Gliela darò stasera.

Com’è strana la vita! Non mi pare tanto lontano quando io avevo la stessa età di Benedetta, invece sono passati parecchi anni, due generazioni abbondanti!

Ritorno indietro nel tempo. Lo ricordo spesso quel periodo.

É stato il momento topico della mia esistenza che mi ha segnato il destino dando una svolta alla mia vita.

Nipote e nonna: la speranza per chi si affaccia al balcone della vita, il ricordo per chi, dietro al vetro della finestra, ammira il calar del sole. Nipote che diverrà non-na, in un ideale “passaggio di testimone” guidato dall’Amore. Nella nonna, mostra-to nei cibi succulenti e nei consigli; nella nipote, in cui l’amore agisce nell’età in cui non si sanno ancora gestire i propri sentimenti.

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