M. Rinaldi - L. Calcagno
Verdeoro

Titolo Verdeoro
Saudade, bossa nova e calci di punizione
Autore M. Rinaldi - L. Calcagno
Genere Narrativa      
Pubblicata il 12/06/2014
Visite 5133
Editore Liberodiscrivere® associazione culturale edizioni
Collana Spazioautori  N.  3501
ISBN 9788873885207
Pagine 80
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893392372
Prezzo eBook 2,49 €

Questo testo è frutto di una ricerca approfondita e i sei racconti che lo compongono, sono quelli che abbiamo scelto tra i tanti in cui ci siamo imbattuti.

Le vicende narrate sono realmente accadute.

Ci siamo presi qualche licenza, abbiamo ipotizzato alcune connessioni, ma non è forse questa la drammaturgia?

Vogliamo provare a regalare emozioni a chi verrà a vedere e ascoltare lo spettacolo e speriamo di riuscire ad ottenere lo stesso risultato con il testo scritto.

Non è facile, lo sappiamo, ma con il vostro impegno potremmo anche riuscirci.

Buon divertimento. 

de è la natura, l’Amazzonia.

Il rombo giallo rappresenta le riserve d'oro del paese.

Nei quattro secoli precedenti il 1900, dal sottosuolo brasiliano venne estratto più oro di quanto non ne esistesse nel resto del mondo.

Verde e oro, i colori del Brasile.

Verde e oro, i colori di un sogno.



Sono nato negli anni sessanta sono figlio di quei tempi.

Tempi in cui il miracolo economico iniziava a perdere colpi.

Sono cresciuto nell'Italia della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, della FIAT 500, delle cucine in formica, di “Un disco per l'estate”, e di “tutti a dormire dopo Carosello”.

Rispetto a oggi, si aveva molto meno, ma quel poco sembrava tanto.

Erano anni dove bastava poco per sognare e non costava nulla, quindi, si sognava molto.

Erano gli anni della TV in bianco e nero e molti dei miei ricordi, infatti, sono in bianco e nero.

Anni di gettoni telefonici inghiottiti velocemente, uno dopo l'altro, durante le interurbane. Anni di “austerity” e di domeniche a piedi.

Anni di terrorismo e stragi impunite.

Anni di miniassegni e palloni Supertele.

Come tutti i miei coetanei ho passato i pomeriggi dell’adolescenza giocando a pallone nelle piazzette, sull'asfalto e sul cemento, consumando le suole delle scarpe di gomma.

Le porte non c'erano o meglio non nella forma che conosciamo.

Per fare i pali bastavano una cartella e un maglione o un sasso.

I pali c'erano, la traversa no.

La traversa era una linea immaginaria che galleggiava in aria un paio di palmi sopra la testa del portiere e l'altezza variava a seconda dell'altezza del portiere stesso.

“Ogni tre corner un rigore”.

“Palo-gol non vale”.

“Il portiere volante non può segnare”.

“Oltre meta (campo) non vale!”

Ogni piazzetta aveva le sue regole e il suo incubo.

Un incubo in carne ed ossa che si materializzava ogni volta che il pallone finiva nel suo giardino: 

“Ora ve lo taglio!”

E lo tagliava.

Eppure si sognava.

C'era sempre quello che, non si sa come, aveva visto le immagini di una partita o di un'altra e te le raccontava, descrivendoti quell'azione o quel gol.

Non era come oggi, spesso, il calcio, te lo dovevano raccontare.

Lo stadio, la domenica, era per pochi, per gli altri c'era “Tutto il calcio minuto per minuto”, “Novantesimo minuto” e se riuscivi a resistere senza addormentarti “La domenica sportiva”.

Poco altro e durante la settimana nulla.

I giocatori e le squadre straniere erano come gli extraterrestri.

Esistevano, forse, ma chi li ha mai visti?

Così nascevano le leggende e sognavi cercando di imitare le movenze e le gesta di calciatori leggendari dei quali, spesso, avevi sentito solamente citare il nome da un amico. 

E così, col pallone tra i piedi, sognavi di essere qualcun altro. 

Un giorno eri Beckenbauer, un altro giorno Netzer o Bobby Charlton, ma se volevi sentirti invincibile eri uno solo: Pelè!

Edson Arantes do Nascimento, Pelè, o rey, la perla nera, il numero uno in assoluto.

Pelè è il calcio e il Brasile pure.

Due sogni che vanno a braccetto e diventano uno.

Il Brasile è il sogno per eccellenza, e un sogno non deve essere per forza raggiungibile, ma a volte basta poco perché diventi realtà.

 


 

Il destino viene scritto nel momento 

 

 

in cui si compie e non prima.

 


Jacques Monod


Questo testo è frutto di una ricerca approfondita e i sei racconti che lo compongono, sono quelli che abbiamo scelto tra i tanti in cui ci siamo imbattuti.

Le vicende narrate sono realmente accadute.

Ci siamo presi qualche licenza, abbiamo ipotizzato alcune connessioni, ma non è forse questa la drammaturgia?

Vogliamo provare a regalare emozioni a chi verrà a vedere e ascoltare lo spettacolo e speriamo di riuscire ad ottenere lo stesso risultato con il testo scritto.

Non è facile, lo sappiamo, ma con il vostro impegno potremmo anche riuscirci.

Buon divertimento. 

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