Alberto Caminiti
Eventi straordinari della Seconda Guerra Mondiale

Titolo Eventi straordinari della Seconda Guerra Mondiale
con note di Storia Postale e di Filatelia Tematica
Autore Alberto Caminiti
Genere Storia      
Pubblicata il 01/07/2014
Visite 6040
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Koine´  N.  29
ISBN 9788873885153
Pagine 342
Prezzo Libro 18,00 € PayPal

Dopo le centinaia di migliaia di volumi in tutte le lingue sul secondo conflitto mondiale, non avrebbe avuto senso scrivere un ulteriore, semplice testo. L'Autore ha quindi ricercato i fatti più curiosi o tanto straordinari da ritenersi irripetibili, occorsi durante la II Guerra Mondiale. 


 


Un generale italiano due volte fucilato dai russi, con relativo colpo di grazia, morto serenamente nel suo letto dopo aver raggiunto il bel traguardo dei cento anni! 


 


Il primo bombardamento di Tokio con aerei partiti da una portaerei USA: evento tanto imprevisto e ritenuto impossibile che l'Alto Comando nipponico neppure comprese da dove fosse spuntata quella manciata di bombardieri che aveva violato lo spazio aereo del sacro suolo giapponese.


 


L'ultima carica di cavalleria, avvenuta ad Isbuscenskij, nella steppa russa, con cui si concludeva la millenaria accoppiata bellica "uomo-guerriero"; da allora il carro armato prese il sopravvento sui campi di battaglia. 


 


I nostri incursori subacquei che affondavano le navi britanniche a Gibilterra, partendo da un innocuo piroscafo ancorato a due passi dalla munitissima base e nel quale era stato creato un locale segreto di passaggio dal mare. 


 


In tutto quattordici avvenimenti, da leggere anche separatamente e oltre 300 immagini. Talune parti, originariamente destinate a riviste filateliche, sono documentate da supporti tematico-postali. 

Sembra che sulla 2^ Guerra mondiale siano stati scritti, in varie lingue ed in ogni paese del mondo, oltre un milione di libri. La domanda che ci si pone chiaramente è la seguente: perché ancora un altro testo su tale sanguinoso e lungo conflitto?

Le risposte, come capita sempre per ogni valida domanda, potrebbero essere multiple e di natura disparata. Lo scrivente, però, ne presenta solamente due, una - come dire - di carattere oggettivo e l’altra più intimamente soggettiva.

La prima (oggettiva) è che ho pensato di raccogliere in un solo volume, gli avvenimenti più straordinari (un generale italiano fucilato due volte dai russi, sic!) o talmente impossibili che non possono che rimanere unici nella storia di tutte le guerre svoltesi su questo pianeta (come l’imprevedibile bombardamento di Tokio da parte di aerei USA che - a giudizio stesso degli Alti Comandi nipponici - non poteva assolutamente verificarsi, stante l’insuperabile distanza di tale arcipelago giapponese dalla più vicina base aera degli Stati Uniti. Eppure avvenne.)

Oppure un evento come l’atto definitivo dell’accantonamento della cavalleria (montata su cavalli) dalle azioni belliche, ossia la morte della Cavalleria che pure era stata da parecchi millenni, la spina dorsale di tutti gli eserciti del mondo; l’ultima carica avvenne nella steppa russa, ad Isbuscenskij - 1942.

Ecco, ritengo che possa essere interessante riunire in un solo testo tanti importanti e strani avvenimenti e - soprattutto - per un buon lettore - potrebbe riuscire accattivante avere sotto mano il racconto di gesta così straordinarie, uniche direi, in campo militare.

C’è poi la seconda motivazione. Dovete sapere che ogni scrittore di Storia, studioso dilettante o affermato accademico, coltiva una sua propria nicchia, sulla quale è particolarmente preparato o dalla quale è stato da sempre attratto, perfino da adolescente. E dovete sapere anche che spesso i lettori più assidui, tramite il filtro dell’editore, pongono domande ben chiare: come mai non si è cimentato nella narrazione di un qualche argomento attinente alla seconda guerra mondiale, limitando il campo delle sue pubblicazioni ad eventi situati alla fine del XIX secolo?

È capitato a me. Sarebbe oltremodo lungo e complesso esporre le ragioni di un simile attaccamento ad un determinato periodo storico. Provate a chiederlo ad un affermato medievalista o ad un famoso docente di storia greca. Sono spesso motivazioni squisitamente intime e personali; si può rimanere attaccati ad uno spicchio (rectius, ad un granello) di Storia anche per aver letto da ragazzo un libro su un particolare argomento ed esserne stato folgorato per sempre.

Può essere stato un film, una fotografia, un quadro che ti ha fulminato sin da piccolo. Il risultato è sempre il medesimo: ti piace tutta la Storia, ma un po’ di più un determinato periodo del percorso degli uomini su questo strano, straordinario e - per ora - unico mondo abitato. 

Come vedete, i motivi possono essere molti e svariati; per me - come sopra esposto - ne sono scattati due: narrare alcuni episodi straordinari, quasi irripetibili, e “cimentarmi” in un settore della Materia Più Amata (la Storia) su cui finora non avevo scritto neppure un rigo. Del resto, c’è sempre un momento per iniziare a farlo. Forse sono stato un po’ sciovinista, ed ho trattato di più argomenti militari nostrani, ma spero di venir perdonato. Buona lettura, quindi, ai miei fidati lettori! 









PARTE PRIMA





LA FLOTTIGLIA ITALIANA MAS 

NEL MAR NERO 








LA RICHIESTA TEDESCA


All’inizio del 1942 la Germania predominava nell’intera Europa; tranne ancora qualche paese neutrale, il Grande Reich occupava il vecchio continente sia direttamente che tramite gli altri Stati alleati. Non essendoci più un fronte terrestre occidentale, la Wehrmatch aveva lanciato le sue poderose armate corazzate contro l’URSS ed il Comando Supremo germanico stava preparando per la primavera del 1942 una grande offensiva verso l’Ucraina e l’intero sud dello schieramento sovietico.

Fu proprio in occasione della preparazione dei piani d’attacco di tale operazione che ci si avvide dell’insorgere di un pericoloso problema. Difatti nel Mar Nero e nell’adiacente Mar d’Azov era presente una forte aliquota della Marina russa che avrebbe potuto - dal mare - ostacolare pesantemente l’avanzata germanica. Fu allora che l’Ammiraglio in Capo tedesco Erich Raeder suggerì di richiedere all’alleata Italia l’intervento di unità sottili d’assalto che attaccassero la flotta sovietica. Era un fatto nuovo e straordinario, in quanto Hitler, sia per orgoglio nazionale che per propria naturale diffidenza, non aveva mai richiesto contropartita alcuna ai suoi alleati; dall’Italia, in particolare, non aveva voluto nulla a fronte dell’invio di alcune squadriglie di U-boot nel Mediterraneo, in appoggio alla flotta della Regia Marina nella lotta contro il naviglio britannico schierato in quello scacchiere navale. 

Raeder però era da tempo favorevolmente impressionato dalle fruttuose imprese dei barchini esplosivi e dei “maiali” che avevano violato più volte le munitissime basi di Gibilterra, Malta ed Alessandria d’Egitto, affondando alcune corazzate inglesi. Hitler diede la sua benedizione al progetto e nel gennaio del 1942 per la prima volta - si ripete - il Reich avanzò una richiesta d’aiuto navale direttamente al Capo della Regia Marina, l’Ammiraglio Arturo Riccardi, cui subito Mussolini diede carta bianca al riguardo, gongolando per la richiesta nazista. 

I due comandanti delle Marine dell’Asse il 14 gennaio 1942 si incontrarono, quindi, nella ridente cittadina bavarese di Garmisch- Partenkirchen, dove fu presa la decisione di inviare nel Mar Nero una flottiglia d’assalto della Regia Marina. I relativi Stati Maggiori perfezionarono poi il piano, in considerazione anche della scarsa possibilità d’appoggio della Marina romena che, pur se geograficamente più vicina, poteva solo schierare all’epoca 4 piccole unità di superficie ed un sommergibile. C’era da affrontare lo strapotere locale della Marina sovietica che poteva contare su una potente nave da battaglia, 8 incrociatori e 15 fra cacciatorpediniere e siluranti varie, ben appoggiate dalle fortificazioni delle basi navali della Crimea, Sebastopoli e Balaklava. 

Furono queste pertanto le motivazioni che portarono nuovamente, dopo oltre 80 anni dall’intervento sardo- piemontese in quella penisola, il Tricolore a sventolare sulle azzurre acque ucraine. 




LA SCELTA DEI MEZZI NAVALI E IL TRASPORTO


C’era ora da scegliere il tipo di naviglio da destinare al Mar Nero. Ecco l’assortimento che ne sortì:

  1. 1. MAS da 24 tonnellate di dislocamento: n. 4
  2. 2. Sommergibili CB tascabili da 35 tonn.: n. 6
  3. 3. Barchini esplosivi d’assalto (MTM): n. 5
  4. 4. Motoscafi siluranti (MTSM): n. 5.


Tali mezzi, onde consentire unicità direttiva, vennero raggruppati nella 4^ Flottiglia Mista su tre Squadriglie sotto il comando del Cap. Fregata Francesco Mimbelli. 

Per i MAS si prescelse una Squadriglia già pronta e addestrata di stanza a Venezia; per i sommergibili e le altre unità si scelsero mezzi già rodati ed equipaggi già collaudati di sede a La Spezia (Varignano). 

Ci si accorse subito che il problema più grosso da affrontare era quello relativo al trasferimento fin nel lontano Mar Nero, ossia il trasporto di tali ingombranti navigli. Impossibile usare lo Stretto dei Dardanelli sia per non violare l’allora dichiarata neutralità turca, sia perché era in vigore la Convenzione internazionale che vietava il traffico di navi militari di paesi in guerra. Restava quindi solo la via terrestre, lunga e difficoltosa se riferita alla grandezza, lunghezza e peso del naviglio da trasferire. Il tempo stringeva e fu giocoforza ricorrere alla improvvisazione logistica, forse meglio dire alla fantasia, allestendo in tempi brevissimi una colonna speciale autocarrata, denominata Colonna Vittorio Moccagatta dal nome dell’eroe Medaglia d’Oro caduto nell’attacco al porto di Malta e così composta: 

  • - 28 autocarri pesanti
  • - 3 trattori semoventi
  • - 9 autocarri di media portata
  • - autobotti per il carburante (onde assicurare la massima autonomia)
  • - e parecchi rimorchi.



Gli autieri furono prelevati da vari reparti, così come i genieri che vennero aggregati alla colonna.

La lunga fila di mezzi partì da La Spezia il 25 aprile 1942 e dopo aver superato innumerevoli ostacoli e difficoltà (i genieri dovettero far saltare alcune abitazione e smussare spigoli di casa che impedivano il passaggio dei mezzi) la colonna giunse a Vienna dove le imbarcazioni vennero “varate”, ossia poste in acqua, nel Danubio. Si percorse così l’intero corso del fiume fino a raggiungere il porto romeno di Costanza (2 maggio). Il tragitto era stato coperto in soli 8 giorni! Da questo scalo, poi, via mare gli scafi italiani raggiunsero Yalta, città balneare in tempo di pace, posta sulla costa meridionale della penisola di Crimea. 

Yalta fu la prima base della 4^ Flottiglia, ma in seguito - onde evitare l’eccessivo affollamento della rada - il naviglio venne suddiviso con l’altra base di Feodosia sempre in Crimea. Infatti i sovietici, allarmati dalla presenza vicino alle loro basi di tale forza d’attacco, iniziarono quasi giornalmente a bombardare gli attracchi italiani. Ricordiamo che nel frattempo anche la Squadriglia MAS, partita da Venezia sempre per via di terra (e da Vienna per via fluviale sul Danubio), era giunta (4 maggio) a Costanza, unendosi poi al resto della 4^ Flottiglia. Ora nel Mar Nero, di fronte alle munite basi russe di Sebastopoli e di Balaklava vi era tutta la nostra Flottiglia d’assalto, motivata e pronta a operare. Il caso aveva voluto che i capi delle Squadriglie fossero l’elite dei comandanti della Regia Marina nel settore dei mezzi d’assalto, tutti già distintisi in precedenti fatti d’armi e che prima o poi furono decorati con la Medaglia d’Oro al valor militare. Stiamo parlando degli allora:

  • - Cap. Corv. Salvatore Todaro, 32.enne;
  • - Ten.Vasc. Emilio Legnani, 24.enne;
  • - STV. Giuseppe Brignole, 36.enne;
  • - Cap.Freg. Francesco Mimbelli, 39.enne;
  • - Cap.Corv. Curzio Castagnacci, 31.enne.


Qualche cenno biografico per ciascuno di questi ardimentosi marinai:

  1. 1. Salvatore Todaro (Messina 16.9.1908 - La Galite / Tunisia 14.12.42). Già comandante del sommergibile atlantico “Cappellini” di base a Bordeaux (Betasom), aveva compiuto innumerevoli attacchi ai convogli alleati affondando decine di navi. Coraggioso e nobile d’animo, non aveva esitato a trainare i superstiti del piroscafo belga “Kabalo” da lui affondato, con una zattera, sbarcandoli infine salvi a Madera (Azzorre). Perderà la vita pochi mesi dopo la Crimea, al largo di La Galite (Tunisia), mentre alla guida del motopeschereccio armato “Cefalo” progettava la violazione del porto tunisino di Bona da parte dei nostri mezzi d’assalto. Venne colpito alla testa dai colpi di mitraglia di un caccia inglese Spitfire che aveva sorpreso il Cefalo; in pari data ricevette la Medaglia d’Oro; in precedenza era stato decorato anche di due medaglie d’argento;
  2. 2. Emilio Legnani (Milano 3.4.18 - Genova 23.8.2006). Coraggioso comandante di Mas prima nell’Alto Tirreno e poi nel Mar Nero dove affondò l’incrociatore pesante sovietico “Crimea Rossa” e per la cui azione fu decorato di Medaglia d’Oro; verrà applicato poi allo Ufficio Operazioni Navali del Comando in Capo Navale, raggiungendo il grado di Capitano di Fregata. Dopo la guerra fu Capo Pilota del Porto di Genova;
  3. 3. Francesco Mimbelli (Livorno 16.4.1903 - Roma 26.1.1978). In Crimea era a capo della 4^ Flottiglia Mista col grado di Capitano di Fregata. Era già famoso per aver protetto con la sua torpediniera “Lupo”un convoglio tedesco destinato all’attacco di Creta, lanciandosi all’attacco coi siluri ed i cannoni di bordo contro una formazione navale inglese che si era poi dispersa e Mimbelli era stato decorato sia dai tedeschi che dal nostro Comando Supremo (Medaglia d’Oro). Da Cap. di Vascello riceverà poi anche una Medaglia d’Argento per numerose azioni coi MAS di cui era a capo (Gruppo Flottiglie MAS). Raggiunse i più alti vertici della Marina e nel 1961 assunse il comando della Flotta italiana in mare.
  4. 4. Curzio Castagnacci (Roma 28-7- 1911 - Mare di Sicilia 21.7.43), comandante del MAS 573 e della 19^ Squadriglia motosiluranti nel Mar Nero, affondò un incrociatore russo e compì numerose altre missioni. Inviato poi in Sicilia al comando della 5^ Squadriglia Vedette e Motosiluranti, cadde in combattimento durante uno scontro con tre cacciatorpediniere inglesi. Decorato di M.O. per tale azione. In precedenza gli erano state conferite 4 medaglie d’argento e due di bronzo al valor militare.


Come si vede, con tali capi, la 4^ Flottiglia del Mar Nero non poteva che dare buona prova; e infatti già nel giugno 1942 essa iniziò la sua attività operativa, creando enormi problemi all’Ammiragliato sovietico del Sud.



 

SITUAZIONE NAVALE NEL MAR NERO


Andiamo però - prima di descrivere gli episodi bellici - a dare un’occhiata allo schieramento della flotta sovietica nei mari Nero e d’Azov. Colà agiva, anzitutto, la potente corazzata Pariskaja Kommuna; c’erano poi 4 incrociatori pesanti, fra cui il Molotov appartenente alla classe Kirov, più 10 cacciatorpediniere alcuni dei quali, come il Kharkov, appartenenti alla moderna e bene armata classe Leningrado, oltre al nuovo Conduttore di Flottiglia Tasken, a 29 sommergibili di medio e piccolo tonnellaggio nonché a numerose unità di pattugliamento costiero e da trasporto. Curioso il fatto che - fra le varie unità nemiche - i nostri avessero di fronte due unità moderne, potenti e veloci progettatete proprio nei cantieri italiani: il Molotov ed il Tasken. Ancor più straordinaria la cosa, se si pensa che il Tasken fosse stato costruito addirittura a Livorno. Talvolta però il Destino riserva tali strane sorprese. 

La flotta sovietica si appoggiava alle ben munite basi di Sebastopoli e di Balaklava ed esercitava i seguenti compiti:

  1. 1. bloccare dal mare l’avanzata tedesca in Ucraina e verso il sud;
  2. 2. mantenere il controllo della navigazione nel Mar Nero affinché le proprie - avanti citate - basi navali venissero regolarmente rifornite.


Inutile dire che era proprio l’impegno opposto quello assegnato alla 4^ Flottiglia: spazzare da quelle acque la flotta meridionale nemica, e non era certamente un compito facile. 



 

OPERAZIONI SUL MARE


La caccia al naviglio sovietico iniziò subito (4 giugno 1942) e pure subito pervennero i primi successi che fecero guadagnare ai marinai italiani la stima ed il compiacimento degli alleati tedeschi, nonché il rispetto da parte dell’avversario. Alla loro prima uscita (11 e 13 giugno) i MAS silurarono due motonavi sovietiche, una da 10.000 tonnellate (poi finita dai Junkers-87 germanici) e l’altra da 5.000 tonnellate di stazza, che stavano trasportando rifornimenti per Sebastopoli.

La reazione nemica fu rapida e rabbiosa; ricordiamo che i sovietici avevano in quello scacchiere almeno 700 velivoli tra bombardieri, caccia e trasporti aerei. Con continui attacchi dal cielo, di giorno e di notte, i russi presero a bombardare le nostre unità, causando l’affondamento di un sommergibile CB (STV. Farolfi). Tale perdita fu però quasi subito compensata da due brillanti vittorie tricolori; infatti il 15 ed il 18 giugno i nostri sommergibili CB n. 2 e n.3 affondarono coi loro siluri ben tre piccoli sottomarini sovietici da 750 a 1000 tonnellate di dislocamento che navigavano in superficie.

Notevole, ma sfortunata, l’impresa tentata nella notte del 10 giugno dal STV. Aldo Massarini al comando del MAS 216, cui era stato affidato il compito di pattugliare dal mare la costa davanti a Sebastopoli onde bloccare i rifornimenti che i sovietici periodicamente avviavano a quella piazzaforte ormai isolata. Egli improvvisamente vide apparire nella nebbia notturna una sagoma scura e veloce. Ebbe un sobbalzo perché subito aveva riconosciuto l’affilata e inconfondibile linea del conduttore di flottiglia Tasken, il supercaccia più veloce di tutto il mondo, che poteva raggiungere i 45 nodi di velocità in pochi secondi. La sagoma gli era familiare in quanto egli stesso aveva partecipato nei cantieri di Livorno all’allestimento dell’unità, anzi aveva fatto parte dell’equipaggio misto italo- russo che pochi giorni prima dello scoppio della guerra aveva condotto il Tasken da Livorno ad Odessa. Massarini prese la decisione d’attaccare con i siluri la nave nemica che intanto procedeva tranquilla a circa 20 nodi e si avvicinò lentamente coi motori al minimo fino a 100 metri, e poi lanciò un siluro. Purtroppo la distanza era talmente breve che l’acciarino- detonatore non ebbe neppure il tempo di scattare, per cui il siluro colpì la nave ma senza fare danni. L’immediata reazione da terra e da bordo del Tasken costrinse il Massarini ad una rapida manovra d’evasione che permise al MAS di sfuggire sotto il violento tiro delle artiglierie sovietiche. L’amm. Schuster, comandante delle forze navali nel Mar Nero, decorò successivamente il Massarini con la Croce di guerra germanica per la sua ardimentosa azione.



Il 18 giugno, comunque, i MAS ebbero la loro opportunità di gloria attaccando un convoglio di motozattere e chiatte che trasportavano truppe di rinforzo, scortate da sei cannoniere, davanti a Sebastopoli, affondando una motozattera e danneggiandone altre. Purtroppo in questo scontro venne ferito mortalmente il STV. Bisagno, comandante del MAS 571. Tra la fine di giugno e i primi di luglio 1942 tedeschi e rumeni riuscirono finalmente ad occupare la piazzaforte di Sebastopoli e la rada di Balaklava, per cui la flotta sovietica fu costretta ad arretrare nel Mar d’Azov al di là dello stretto di Kerch. Il 1° luglio cadde la base di Balaklava, nella cui rada i nostri MAS entrarono arditamente in perfetta sincronia con le truppe romene che attaccavano le fortificazioni lato terra. Sebastopoli aveva resistito fino al 7 luglio soprattutto per il formidabile caposaldo di Forte Gorki irto di cannoni, che da solo teneva testa all’armata tedesco- romena. Alla caduta di tale piazzaforte contribuirono i nostri marinai. Infatti, con un sorprendente sbarco notturno, i mezzi d’assalto italiani attaccarono dal mare le fortificazioni sovietiche, cogliendo di sorpresa i difensori e catturando numerosi prigionieri. In particolare da Sebastopoli i russi cercarono di evacuare (poco prima della caduta) generali, alti ufficiali e Commissari politici, imbarcandoli all’ultimo minuto su veloci motoscafi, ma si scontrarono con le unità del Cap.Corv. Todaro che non diede loro tregua, affondando alcuni scafi. Anche gli italiani spostarono poi le loro basi d’appoggio avanzato, stabilendosi ad Iwan Baba. Da lì collaborarono con la Kriegsmarine a parare gli attacchi che il naviglio sovietico portava ai mezzi navali di superficie germanici con cui le truppe del Reich venivano trasferite più a sud, per l’avanzata verso il Caucaso. 

Frattanto le brillanti imprese belliche dei nostri mezzi navali d’assalto nel Mar Nero suscitavano sentimenti di orgoglio nell’opinione pubblica italiana tenuta informata dai bollettini di guerra trasmessi via radio più volte al giorno.


Particolarmente proficua è l’estate del 1942. Nella notte fra il 2 ed il 3 agosto i Mas della 4^ Flottiglia mettono a segno un buon colpo. Le siluranti italiane escono in mare su segnalazione dei tedeschi che vedono attaccate le loro basi navali di Iwan Baba e di Feodosia da una formazione russa al comando del contrammiraglio N.E. Basisty, composta dall’incrociatore pesante Molotov(11.500 tonn. di dislocamento) e dal caccia Kharkov. 

Come già detto, il Molotov era stato progettato durante l’anteguerra in Italia ed era stato poi costruito nei cantieri Martì di Nicolaiev. Tale formazione aveva inquadrato le basi germaniche, gremite di bettoline e motozattere varie, e le inondava di proiettili da 181 mm. (il Molotov montava ben nove pezzi di tale calibro nelle sue torri) e da 122 (il Kharkov). Bisognava intervenire immediatamente contro le navi russe, altrimenti ne sarebbe sortito un sicuro disastro. Tre nostri MAS si lanciarono all’attacco a fortissima velocità: erano il 573 (C.C. Castagnacci), il 568 (TV. Legnani) e il 569 (STV. Ferrari). Ricordiamo che l’attacco delle motosiluranti avviene col lancio dei siluri di bordo a brevissima distanza dall’obiettivo, ossia da soli 200-300 metri, sotto una grandine di proiettili di mitraglia e di cannoni che l’avversario ti lancia addosso e che dopo il lancio devi invertire a tutta velocità la corsa per cercare di metterti fuori tiro. Ebbene i nostri tre MAS attaccarono in linea di fila, ossia in rapida successione (in gergo, la manovra si chiama: colpisci in modo insidioso e poi scappa), ma mentre i siluri del primo motoscafo non colpirono il bersaglio, uno dei due lanciati dal 568 (Legnani) centrò in pieno la poppa del Molotov, che rallentò la sua corsa. Dopo il siluramento, Legnani compì una perfetta inversione, ma si trovò improvvisamente di fronte il Kharkov venuto in aiuto della nave ammiraglia, che sparava di seguito tremende salve coi cannoni da 100 mm. di bordo. Legnani con rapida decisione deviò la rotta e fece mollare dai suoi marinai le cariche di bombe di profondità che il MAS aveva in dotazione. Le cariche esplosero in rapida successione davanti alla prora dell’incalzante Kharkov che venne colpito. Le due navi russe poi lentamente ripiegarono e i nostri MAS riuscirono a mettersi in salvo. Per la cronaca, il Molotov, rimorchiato dai sovietici a Bathum, passò i successivi due anni in cantiere per la ricostruzione dell’intera poppa, ossia fu messo fuori combattimento per il resto del conflitto. Il Kharkov, come dire, fu più fortunato ed i suoi danni vennero riparati in un solo mese. Certo che la Marina italiana aveva inferto un bel colpo alla flotta russa del sud. Ad Emilio Legnani per la vittoriosa azione venne concessa la Medaglia d’Oro al v.m. 

Il 9 settembre successivo, entusiasta per i brillanti risultati finora ottenuti dal naviglio d’assalto italiano, l’Amm. Raeder venne in visita a Yalta, passò in rassegna gli equipaggi e consegnò numerose decorazioni germaniche al valore militare. Non si sa se a sorpresa o perché avvertiti dal loro spionaggio, i russi lo stesso giorno attaccarono dal cielo la base di Yalta con un intero stormo aereo ed anche essi misero a segno un bel colpo, danneggiando gravemente i MAS 567- 569 - 572 ed affondando una bettolina germanica. Fu così necessario rimpiazzare i mezzi perduti, facendo affluire in Crimea un’altra Squadriglia di MAS. 


Vogliamo qui ricordare un fatto particolarmente curioso, anzi addirittura comico, che vide protagonisti due nostri ufficiali di Marina, i STV. Massarini e Cugia, il 21 settembre 1942 a Yalta.

In un raro momento di riposo, i due stavano sdraiati sulla spiaggia vicino all’ingresso della base e si godevano i pallidi raggi del sole autunnale dopo un bagno ristoratore. All’improvviso affiorò un sommergibile sovietico a non più di 1000 metri da riva e lanciò due siluri contro un convoglio tedesco che stava entrando in porto. Per un piccolo errore nel calcolo dell’angolo di tiro, le due armi esplosero contro gli scogli ed i sassi della spiaggia a circa 10 metri dai nostri due ufficiali che per miracolo si salvarono. A pochi metri di distanza morirono cinque militari germanici, fra ufficiali e soldati. Non capita certamente con frequenza di essere….. silurati mentre si è terra; la cosa assume carattere ancor più comico, se si pensa che quei due erano essi stessi… siluratori di mestiere! 

Intanto nel periodo che va dall’ottobre 1942 fino al gennaio ’43, in conseguenza della pesante offensiva invernale sovietica, i tedeschi fecero mancare il carburante al nostro naviglio, concentrando tutte le risorse di combustibile per i loro mezzi corazzati. Il Comando Superiore Marina di Roma allora richiamò una parte degli equipaggi e consegnò (con una cerimonia ufficiale per il cambio di bandiera) alcune motosiluranti alla Kriegsmarine, previo addestramento dei nuovi equipaggi tedeschi presso la base navale di Pola (Istria) e - per i motoristi - presso gli stabilimenti dell’Isotta Fraschini a Milano. 

Malgrado ciò nei primi cinque mesi del 1943 la 4^ Flottiglia proseguì nelle sue operazioni belliche contro la marina sovietica. Il 13 maggio essa compì l’ultima missione partendo dalla base avanzata di Anapa, in cui si era parzialmente trasferita. Infine da Roma pervenne l’ordine di rientro e di passaggio del residuo naviglio di superficie alla marina germanica. Rimase solo nella base arretrata di Sebastopoli la Squadriglia dei sommergibili costieri CB, che - fra il maggio e l’agosto 1943 - effettuò ancora 21 azioni. Particolarmente fruttuosa fu quella della notte tra il 25 ed il 26 agosto in cui il CB al comando del T.V. Armando Sibille silurò ed affondò un sommergibile sovietico di medio tonnellaggio. Intanto l’offensiva russa sospingeva sempre più indietro il fronte meridionale tedesco, per cui i CB vennero trasferiti nella più sicura base romena di Costanza. Qui l’anno successivo cadranno in mano sovietica dopo l’occupazione di tale città da parte dell’Armata Rossa. 

Con ciò si concludeva la bella epopea del nostro naviglio d’assalto nel Mar Nero. 

 

Dopo le centinaia di migliaia di volumi in tutte le lingue sul secondo conflitto mondiale, non avrebbe avuto senso scrivere un ulteriore, semplice testo. L'Autore ha quindi ricercato i fatti più curiosi o tanto straordinari da ritenersi irripetibili, occorsi durante la II Guerra Mondiale. 


 


Un generale italiano due volte fucilato dai russi, con relativo colpo di grazia, morto serenamente nel suo letto dopo aver raggiunto il bel traguardo dei cento anni! 


 


Il primo bombardamento di Tokio con aerei partiti da una portaerei USA: evento tanto imprevisto e ritenuto impossibile che l'Alto Comando nipponico neppure comprese da dove fosse spuntata quella manciata di bombardieri che aveva violato lo spazio aereo del sacro suolo giapponese.


 


L'ultima carica di cavalleria, avvenuta ad Isbuscenskij, nella steppa russa, con cui si concludeva la millenaria accoppiata bellica "uomo-guerriero"; da allora il carro armato prese il sopravvento sui campi di battaglia. 


 


I nostri incursori subacquei che affondavano le navi britanniche a Gibilterra, partendo da un innocuo piroscafo ancorato a due passi dalla munitissima base e nel quale era stato creato un locale segreto di passaggio dal mare. 


 


In tutto quattordici avvenimenti, da leggere anche separatamente e oltre 300 immagini. Talune parti, originariamente destinate a riviste filateliche, sono documentate da supporti tematico-postali. 

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