Silvano Morasso
Le Storie dell’Amore

Titolo Le Storie dell’Amore
Autore Silvano Morasso
Genere Narrativa      
Pubblicata il 29/03/2015
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Editore Liberodiscrivere® associazione culturale edizioni
Collana Spazioautori  N.  3556
ISBN 9788899137182
Pagine 208
Prezzo Libro 14,00 € PayPal
 

L’amore è senza età. Basta aprire la va- ligia dei ricordi, rovistare un pochino e al- la fine escono fuori. Così sono nate que- ste cinque storie d’amore.

 

Il malamore. La donna che l’amore ha fe- rito, l’uomo tradito dall’amore. Un incon- tro casuale: il funerale del marito.

 

L’amore come un gioco. Lei – lui un altro lui un’altra lei. Si conoscono per via dei figli: frequentano la stessa scuola. Pren- dono ad uscire insieme. Prima le confes- sioni, poi la girandola dell’amore.

 

Non abbiamo l’età. Donne e uomini cui il destino ha assegnato un vivere solitario. Accade un giorno che due vite s’incontrano, o forse le hanno fatte incon- trare. Non si vuole fermare qui la donna: decide di andare oltre. Quel che segue è l’amore che si trasforma in dramma.

 

Lo sguardo. Il flipper: parlarne al giorno

 

d’oggi fa sorridere. Non è di questo che si scrive, ma dell’uomo che con il flipper ci campava. Ha lo sguardo tenebroso del rubacuori. Solo che anche lui tiene sentimenti: si innamora. Lei è una donna piacen- te, giovane sposa. Un amore che mette sotto sopra un paese, due famiglie di gente per bene. Storie banali in questo ventunesimo secolo, molto meno cinquant’anni or sono.

 

Onori e solitudine. Un insigne professore, stimato e riverito in ogni dove vive senza amore. Gli restano i sogni, e una vita che sente vuota. Ha sempre sopportato, se n’è fatto una ragione. Capita che ai sentimenti la ragione non basta. È a questo punto che il mondo gli casca addosso. 

 
«Ero da Media World ieri: non ti ho visto. Pensavo che fossi interessato; hanno presentato il nuovo iPhone: cazzo, quanto costa!»
«Sono stato a trovare mio nonno; a proposito, tua nonna Gianna mi ha chiesto di te: ti manda a salutare.»
Due adolescenti amici da sempre, lei è Francesca, lui Massimo.
 
Molti anni prima, l’uscita di una scuola elementare: tante mamme, qualche papà, altrettanti nonni.
Un papà e una mamma fra gli altri: Chiara e Roberto.
Si sono conosciuti a scuola, le tante faccende che si accompagnano al divenire scolastico dei figli: portarli il mattino e riprenderli il pomeriggio, i problemi della didattica presi in esame dal consiglio di classe.
È l’unico uomo, le altre tutte quante donne.
«Bisogna farci l’abitudine, ma lavorare sui turni lascia più tempo libero; così alla scuola ci penso quasi sempre io, a volte c’è mio suocero; con gli orari che fa mia moglie non ha mai tempo.»
«Io sono a casa: per la bambina sbrigo ogni cosa io.»
«A proposito tuo marito lavora all’Ansaldo.»
«Sì, fa l’impiegato.»
«Anch’io, faccio l’operaio turnista in centrale.»
Da quelle prime volte, dal ritrovarsi un giorno sì e l’altro anche all’uscita della scuola, ne nacque una grande amicizia.
«Ti presento Chiara.»
«Sono Gianna la mamma di Bruno.».
«Piacere Giacomo il papà di Luisa.»
«Pensa te, lavoriamo nello stesso stabilimento e… »
«… se non fosse stato per via della scuola due perfetti sconosciuti.»
«A proposito, ti piace la montagna?»
«Preferisco il mare.»
«Per il mare c’è tempo.»
«Lo so: si fa per dire.»
«Domenica andiamo alla Guardia: se vi fa piacere.»
«Sento mia moglie, ma in linea di massima direi di sì.»
Lei, lui; lui e lei: due coppie affiatate che prendono a condividere il proprio tempo libero.
Lasciarono le macchine alla Gaiazza e proseguirono per la vecchia sede della guidovia. Un tempo era il solo mezzo meccanico per raggiungere il Santuario; una littorina con le ruote in gomma, che si muoveva in una sede propria, su due cordoli in cemento ai bordi della carreggiata, non più larga di due metri.
La strada sale fra alberi di castagno e di frassino, ginepri e ulivi che nessuno cura più. In quota il bosco si fa rado, lascia il posto alla macchia di arbusti e al panorama, che si apre sotto gli occhi del viaggiatore: San Bernardo e Livellato, più sotto Campomorone e Pontedecimo, San Quirico e Bolzaneto, fino a perdersi nell’infinito mare, là dove la vista non riesce ad avventurarsi oltre.
Una bella giornata sul finire di aprile, la temperatura mite: le due coppie e i loro figli salgono in perfetta armonia; un po’ il piacere dei luoghi, un po’ l’ebbrezza dello stare insieme, le prime volte sempre una novità.
Come succede dappertutto le due donne camminano affiancate, lo stesso gli uomini; fanno differenza i bambini, tutto il tempo a rincorrersi, avanti e indietro dalla mamma al papà, a provarsi a strappare i rami dagli arbusti di lato il cammino.
«Non c’ero mai stata.»
«Al Santuario?»
«No, no; al Santuario una volta o due, ma sempre con la macchina. Per la strada della guidovia intendevo; anzi se devo essere sincera nemmeno sapevo che un tempo ci fosse la guidovia.»
«Mio marito è fissato con la montagna, fosse per lui… »
«Il mio preferisce il mare.»
«A dargli retta tutti i fine settimana d’estate ci porterebbe ai Piani di Praglia; dice che l’aria è salubre, che il sole abbronza più che al mare.»
«E tu?»
«Lo mando a cagare.»
«Il mio invece dal mare non lo schiodi; si mette al sole come una lucertola e non gli scuci una parola.»
Si conoscono da una settimana e se la raccontano al pari di due persone in grande confidenza, come solo alle donne riesce di fare; al contrario dei loro sposi, che oltre il lavoro e il calcio non s’avventurano.
Giovani spose: trenta l’una, trentadue l’altra.
A origliarne le chiacchiere scambiate non si direbbe: sono stantie, addirittura scontate.
I loro coniugi?
Pregi pochi, difetti tanti. Lui è piatto, monotono, ripetitivo: insomma un cielo quasi sempre grigio, rari sprazzi di sereno.
A sentire gli uomini non è diversa la donna.
«Si potrebbe… »
peccato che il primo passo sia restia a muoverlo, salvo recriminare quanto poteva essere e non è stato.
Non fateglielo sapere ai due coniugi, ma questa è la comunione di vivere i sentimenti; diversamente solo una grossa incognita. Ci vorrebbe fantasia, merce rara: non la vendono al mercato.
La verità non è lei o lui; invertendo i termini lui e lei potrebbe non fare differenza; la verità è come la pensano la vita nel loro vivere individui, quindi prima e prima e prima ancora di lei e lui una coppia.
Pochi lo sanno, molti fanno finta di saperlo, i più preferiscono ignorarlo. Lei e lui si muovono a ruota: del più bravo, del più furbo, poche volte del più intelligente, quasi sempre a tenere dietro lo stronzo, che nemmeno a farlo apposta trova grande credito, non solo fra i maschietti un po’ ingenui, ma anche presso le più scafate femmine che se la tirano. A pensarlo un mondo vissuto da stronzi non lo si riesce a concepire, ma stronzi che non siamo altro, il mondo che ci è stato messo a disposizione non riusciamo a farcelo piacere.
La prima volta insieme è andata; le femmine se la sono raccontata per l’intera giornata, gli sposi maschi hanno tirato un sospiro di sollievo: una domenica senza le chiacchiere della consorte è da segnarla sul calendario.
Per il maschietto e la femminuccia niente di nuovo: sono compagni di classe.
«Mi è piaciuto un mondo.»
«Anche a me.»
«Anche a me.»
«Anche a me.»
«Noi ci vediamo a scuola.»
«Per domenica si vedrà.»
 
D’amore e d’accordo, la nuova amicizia sembra avanzare a gonfie vele; fra le donne a non parlarne: inutile negarlo, con chi, quando e dove andare sono loro a decidere.
«Come l’hai trovato?»
«Insomma… »
«Cosa significa insomma… »
Giacomo, il papà di Luisa è giovane di poche parole; anche i discorsi che gli riesce di mettere insieme non stanno in sintonia con le parole dell’amico di giornata, cui invece la chiacchiera non difetta per niente.
«Non mi sembra a suo agio, ho l’impressione che si senta fuori posto, che la mia compagnia non sia delle più ambite.»
«L’avrai tamburato per tutto il giorno.»
A differenza dell’altro, Roberto è un gran chiacchierone; gli piace un mondo raccontare: i fatti del giorno prima al pari delle riunioni scolastiche.
Argomenti leggeri, che il giovane interpreta come il più impegnativo dei testi teatrali, con una foga che all’andare del tempo, dapprima sorprende l’interlocutore, alla fine lo stanca.
«A volte è così noioso… »
«Roberto Sciaccaluga?»
«Un rompicoglioni… »
«Però è una brava persona, una persona seria.»
Detto da una femmina è un complimento; nel sentire della donna è rassicurante: da persone come lui non ha nulla da temere.
Sono le mamme dei compagni e delle compagne di classe di suo figlio Bruno; hanno preso confidenza, fuori i cancelli e durante le assemblee di classe parlano di scuola e di faccende quotidiane; l’uomo è disponibile, ogni volta si mostra di una gentilezza insolita per il sesso forte.
«Però» ogni volta che c’è la riunione di classe l’ultima parola la vuole avere lui «che rompicoglioni.»
Le riunioni non finiscono mai
«Sciaccaluga, per favore… altrimenti alle sette siamo ancora qui.»
La domenica e la domenica successiva: ancora insieme.
«E voi come vi siete trovate?»
«Benissimo» insieme ci staranno ancora per molto.
Sulle tracce delle loro donne, con meno disinvoltura come naturale, cercano di farsela andare bene, provano argomenti di comune interesse. Roberto modera le chiacchiere, il suo compagno e collega rispolvera il proprio vocabolario come gli riesce meglio.
«Peccato… » si lascia sfuggire Gianna.
«Si poteva stare insieme per le ferie.»
«Mio marito ha detto che non se ne farà niente.»
«Noi andremo in montagna: a Roberto piace tanto.»
«Sarà per il prossimo anno» la chiudono qui la faccenda.
 
«Ciao» si volta la signora: si mostra sorpresa.
«Ciao»
«Che ci fai qui?»
«Vado a casa »
Non trova le parole, non se l’aspettava, non sa cosa dire «tu piuttosto.»
È curiosa la donna, immancabile, vuole sapere.
«Vado a casa anch’io, però stasera sono in ritardo.»
«La senti Chiara… »
e accompagna le parole con un sorriso, che le illumina il viso.
«Carina» gli è venuto istintivo, giusto il tempo di fermarlo sulla punta della lingua.
«C’è molto lavoro, capita qualche volta.»
È impacciato.
«Mio marito parla poco» le tornano alla memoria le parole dell’amica. Lei e lui: due parti per una persona sono troppe; anche la buona volontà non basta «se non c’è collaborazione… »
La chiacchiera la donna sa come trovarla, ma non le sembra il caso
«magari fraintende» e il loro dialogo si ferma qui.
«Sono arrivato.»
«Ciao»
«Ciao, salutami tuo marito.»
 
«Ho incontrato la moglie di Roberto.»
«La Gianna?»
«Sull’autobus: mi ha detto di salutarti.»
«Ne abbiamo parlato una volta, so che lavora da quelle parti.»
«Lavora a Sestri, dove non me l’ha detto.»
L’amicizia è un bene prezioso.
Il peccatore rivela al confessore le proprie debolezze: l’hanno inventato per questo il confessionale; lo stesso suppergiù accade con l’amico/a. Le inquietudini, il malessere che a volte tengono prigioniero il vivere quotidiano dell’individuo: sentiamo il bisogno di esternarlo. Non sono peccati, non c’è niente da farsi perdonare: il prete non serve. Ecco allora che l’amico prende il suo posto è a lui che l’altro confida ansie e dubbi; se non lo trova addio, come altrettanti tarli gli avveleneranno giorno dopo giorno la vita.
Non si sbaglia il maschietto: un buon amico è una grande cosa.
E se invece del maschietto ci fosse l’amica femmina? Se per la femminuccia il confessore fosse l’amico maschio?
La faccenda potrebbe complicarsi: malizia dell’uomo, eccessiva sensibilità della donna.
 
Finito l’anno scolastico, promossi come non poteva essere altrimenti i pargoli, lei e lui, ancora lui e lei: l’appuntamento è rinviato al prossimo anno; tre mesi e qualcosa di più, un’inezia nel tempo che scorre inesorabile della vita.
«Un rompicoglioni… »
hanno ragione, ci sono riunioni di classe che non la smette più
«non gli va mai bene niente… »
Lo stigmatizzano questo suo comportarsi «non ha un belino da fare.» a questo modo le riunioni non finiscono mai.
Lo sa bene la moglie; meno accondiscendente delle mamme «al più un giorno al mese» per lei un fastidio quotidiano.
«Trova sempre da dire» non lo fa apposta, ma ha ragione la sua metà: è stufante.
L’impiegato al contrario è una persona riservata, anche sull’autobus con la moglie di Sciaccaluga, amica delle escursioni domenicali, dunque in confidenza: beh a trovare le parole… ci ha messo un bel po’.
Timidezza, non si spiega altrimenti.
«Ci sono giorni che non gli tiro fuori una parola» parole scambiate in confidenza, come al solito davanti l’uscita della scuola, un giorno che è da presumere fosse particolarmente incazzata.
L’antipatia, al pari della simpatia, viene catalogata come uno dei tanti sentimenti capaci di dare un senso al vivere delle donne e degli uomini; belli o brutti, dolci o amari, teneri o devastanti, senza è come non viverla la vita.
La simpatia nasce dalla frequentazione, anche incontri occasionali è capace che una persona «l’ho trovata tanto simpatica.»
Anche con l’antipatia, come a dire l’altra faccia della medaglia, ci si dovrebbe muovere lungo la stessa linea, ovviamente nel verso opposto.
Non è così.
«Mi sta antipatico» non gli ha parlato una sola volta.
«È un rompicazzo» l’ha sentito raccontare da un collega, che guarda il caso gli sta sui coglioni.
Fra lui e l’altro non si è presentata occasione, lo stesso non gli ispira simpatia, lo trova semplicemente antipatico; sono le stranezze del come donne e uomini si rapportano coi loro simili.
«Si dà un sacco di arie.»
«Sa tutto lui.»
E via con i tanti difetti che si fa presto a cucire addosso a questa o a quello.
È così, trascende la comune ragione del come si è soliti traguardare quanto accade intorno a noi. Anche a provare a liberarci dai tanti, troppi pregiudizi che muovono il nostro pensare, non c’è niente da fare.
«Antipatico.»
ci è apparso la prima volta, questo sarà per sempre.
In questo caso i sentimenti c’entrano si fa per dire, antipatico o meno è una sensazione a fior di pelle; peccato per lui gli resterà cucito addosso per il resto dei giorni a venire.
Giacomo e Chiara, Roberto e Gianna: non era il loro caso.
Un filo di simpatia corre fra Chiara e Gianna, semplice prendere atto di una frequentazione, che in caso contrario dopo le prime volte sarebbe venuta meno. Gli uomini, semplice presa d’atto anche questa del vivere insieme donna e uomo, dove si muove la femmina si accodano.
Sono coetanee, le emozioni dell’una non sono tanto diverse da quelle vissute dall’altra. Disagi e sofferenze se le portano dietro in comune, speranze e disegni per il futuro prossimo venturo è quanto custodiscono in fondo ai loro cuori.
L’uomo, che per il solito è portato a tacciare la propria compagna di chiacchiere inutili e vanesie, frenesie che si perdono a tenere appresso alle tante sciocchezze che amiche comuni o semplici conoscenti blaterano ogni giorno, non comprende che è la sua incapacità a comunicare come partner a spingere la femmina a confidenze altrimenti impossibili.
L’amicizia fra donne, che una casuale coincidenza ha portato a frequentarsi, è il mettere in comune sentimenti sconosciuti ai rispettivi partner maschi. La sincerità, che al pari della sottigliezza, colora il cammino della femmina, segna il divenire del loro ritrovarsi amiche.
Diverso dal ritrovarsi amici dei rispettivi partner, che ogni lasciato è un riprendere da capo, quando per le femmine è un ordito che si va compiendo settimana dopo settimana; anzi una chiacchiera dietro l’altra sono tanti cammei che lo rendono unico.
«Alla prossima» in un comune sentire «non vedo l’ora» che le proietta alla settimana a venire.
Se lei e lei in questo ordito si ritrovano d’amore e d’accordo, questa frequentazione a lungo andare è come un’autostrada a tre corsie: nessuno si fa specie della velocità con cui sfrecciano gli automobilisti più spericolati. E’ allora che le parole scambiate prendono a correre in libertà.
Non è come la pensano i loro uomini, vanesie frenesie tanto per non smentirsi, ma le tribolazioni del vivere quotidiano, i tanti troppi difetti del maschio, che la confidenza che si è venuta a stabilire fra le donne non si fa remore di tacere.
Insomma dell’uomo dell’altra ha fatto presto a imparare pregi e difetti, questi ultimi più dei primi, o almeno a questo modo la femmina l’ha interpretati.
Lui e lui è un altro mondo; nel loro linguaggio non c’è spazio per i sentimenti: Roberto è un gran chiacchierone, Giacomo persona riservata. Il primo parla, parla non la finisce più, l’altro ascolta, qualche volta dice la sua, chiacchiere al vento, come sono arrivate se ne andranno.
Delle loro donne solo qualche accenno «mi rompe sempre i coglioni.»
Questa mattina gli ha trovato da dire perché non c’è un giorno che si riordini i propri indumenti.
«La maglia della pelle.»
«Cazzo, non trovi mai niente, bisogna starti dietro come i bambini.»
Sui problemi dei figli ci scivolano sopra.
 
«Ciao»
«Ciao»
L’uscita da scuola, Roberto e Chiara.
«Non ti ho visto la settimana scorsa.»
«Ho fatto il turno di giorno.»
«Per questo che… »
«È venuto mio suocero tutta la settimana.»
Fortunati.
La moglie lavora a Sestri: si ferma a mangiare alla mensa; il papà è di turno per l’intera settimana: ci pensano i nonni, abitano dietro la scuola.
«È lo stato sociale all’italiana» il pensiero dell’uomo.
«Se non ci fossero i nonni… »
«Non so come farebbero le donne col lavoro» le conclusioni della donna.
«E tu?»
«Ho lavorato fino a quando non sono rimasta incinta.»
«Mia moglie ha lavorato fino all’ultimo… »
«Io ho rinunciato… mia madre sta così e così, di affidarle la bambina non me la sono sentita.»
«Capisco, ma i soldi sai com’è… »
«È un problema per tutti… »
«Ma tuo marito… » se l’è fatta scappare.
«Scusami… non volevo.»
«Figurati, basta sapersi accontentare.»
«Vero, ma la vita è tanto cara… »
«A chi lo dici… »
Eccoli, padre e madre di un maschietto e una femminuccia fuori i cancelli della scuola: giorno dietro giorno la loro chiacchiera si è fatta più insistente; insomma qualche confidenza della donna passa all’uomo e viceversa. Si potrebbe dire che l’amicizia che unisce le due femmine si sia trasmessa a uno dei due maschi, combinazione del destino è lui che va a prendere il maschietto alla fine della scuola. Parla del lavoro del coniuge la donna, del suo essere turnista l’uomo; delle faccende domestiche non fanno menzione: sembra ignorare il maschio che senza la sua sposa non sa come fare per la maglia di lana per la pelle, che lui non trova mai.
L’uomo prende a farsi un’idea, lo stesso vale per la donna.
Cosa ne pensa il maschio della compagna occasionale fuori l’uscita della scuola di tanto diverso dall’idea che si è fatta la femmina?
Le solite cose del maschio «non gli gira altro per la testa» a sentire le loro donne.
Modi d’intendere l’incontro donna uomo datati, scontati nell’accusare l’uomo di intenzioni che sono sempre le stesse, che niente e tanto meno loro sarebbero in grado di comprovare, irreprensibile nel suo comportarsi da uomo.
Tant’è «è così che cominciano poi… » lo stesso di un processo alle intenzioni: povero uomo vittima degli eterni pregiudizi dell’altra metà del cielo.
Gli piace?
Ci ha messo il cuore sopra?
Questo a sentire le solite voci è il principio, poi la storia cammina sulle proprie gambe.
Gli è simpatica?
Le è simpatico?
Per cominciare è in sintonia con la modernità dei tempi vissuti; ricordiamolo, siamo al principio degli anni ottanta, l’universo femminile ha preso a correre, la fine della corsa al momento non si vede.
Si stanno simpatici; anche le chiacchiere dell’uomo, per lo più insistenti e stufanti, alla donna non dispiacciono.
Lei è una donna semplice, veste semplice, ragiona semplice, sotto questo punto di vista se l’intendono alla perfezione. Lavorava un giorno anche lei, poi è venuta la femminuccia «… ho rinunciato… » il suo uomo non l’ha presa tanto bene «uno stipendio in meno… lo capisci?»
Non è questo che voleva, forse ambiva un vita più larga; invece c’è solo il suo stipendio e l’amante al suo servizio senza stipendio.
Le ha raccolte di sfuggita, come la gran parte degli uomini: le sottigliezze della donna ci vuole un po’ per comprenderle.
Insofferente?
Forse.
Gli nasconde qualcosa?
Potrebbe, solo che per i segreti gli sembra presto.
Anche l’uomo da par suo si porta appresso ambasce: alla donna non ne ha fatto menzione, perlomeno non fino ad oggi.
 
«Ciao»
«Ciao»
«Che coincidenza» si sono ritrovati sull’autobus all’uscita del lavoro, come la volta precedente l’uomo ha finito tardi.
«Cosa ne dici se ci prendessimo un aperitivo?»
La donna ci pensa su «non è tanto conveniente… »
«Ma è solo un amico.»
«Non c’è niente di male.»
«Scendiamo a Sampierdarena.»
«Uhm… va bene.»
Dietro i portici di via Cantore ci sta il Bar Splendor, proprio sotto il rilevato della ferrovia, un po’ più in là il cinematografo, Splendor per l’appunto come il bar: cinque sei tavoli per sedersi non di più.
«I signori desiderano?»
«Per me un Campari soda e tu?»
«Un analcolico.»
«Qualche oliva la desiderano?»
«Grazie»
Fortunati, muovono il loro tempo senza affanno; a casa c’è la sua sposa che provvede per lui e la femminuccia. Va ancora meglio per la donna: tiene il marito che alla cucina ci pensa lui. A questo modo trovano anche il tempo per l’aperitivo, comodamente seduti al tavolo del Bar Splendor a Sampierdarena.
«Come va?» noblesse oblige per l’uomo.
«Abbastanza bene… e tu?»
Come da copione è la volta della donna.
«Parla poco» le parole dell’amica: si prova a tendergli una mano
«Così e così.»
Per certi uomini mettere a fuoco un principio di discorso è tremendamente complicato, se poi l’interlocutore è una femmina a non parlarne. Allora per non crearle imbarazzo, o peggio, far maturare nella donna idee sbagliate, sceglie la via mediana.
«Così e così» in maniera da non compromettere il dopo e non metterla in difficoltà. Insomma «così e così» e ciascuno se ne sta allo stesso modo di prima di cominciare la conversazione.
«Non mi sembra una risposta.»
«Potrebbe andare meglio.»
«Cazzo… » se lo tiene per se la donna «ma questo lo fa o lo è?»
Ha ragione «così e così» «potrebbe andare meglio», non le stanno a significare niente, almeno a quel tempo; perché al giorno d’oggi «potrebbe andare meglio» è una di quelle brutte malattie che ti sono piovute dal cielo tutto a un tratto.
«Non eravamo preparati» una colossale stronzata: preparati per certe cose non lo si è mai.
Le domeniche le trascorrono quasi sempre in compagnia, ancora diverso dallo stare insieme; vero per le donne, non per lei nei confronti dell’uomo che le sta seduto di fronte.
«Raccontami un po’ di te» se non gli viene in soccorso lì ci fanno notte; l’uomo è capace che non spiccica parola. Che ci sappia fare o meno non è questione, l’impressione che dà è di avere consumato le chiacchiere tutte quante a vent’anni, a tenere dietro le ragazzine che l’intrigavano; con la moglie dell’amico della domenica è imbarazzato.
Per l’uomo, o almeno la grande maggioranza degli uomini, mettere insieme parole senza sottintesi è difficile. Nel suo caso poi, l’occasione è particolare, è la donna di un amico, guai a essere frainteso; ha da evitarlo, per evidenti ragioni di opportunità, perché chi gli sta di fronte è in confidenza con la moglie, dunque parole fuori posto niente.
«Non c’è molto da raccontare… niente di interessante… »
Non parla della figlia; della propria sposa lo ritiene inutile «ci avrà pensato lei con dovizia di particolari.»
«C’è una situazione difficile… » prende a parlare di lavoro.
Sai che novità. A starli a sentire i loro uomini, tutti quanti gli affanni del mondo del lavorare se li sono caricati sulle spalle.
«È un gran casino… »
Le racconta della ristrutturazione, dell’intenzione della società di spostare la direzione tecnica a Milano
«Sai che pacchia… » gli toccherebbe di sobbarcarsi il viaggio a Milano, cinque volte la settimana, avanti e indietro tutti i giorni.
La donna sembra interessata, l’uomo rinfrancato: continua senza mai fermarsi per buoni dieci minuti.
L’altra guarda l’orologio: comincia a farsi tardi.
Non è sfuggita all’occasionale compagno di fine giornata
«scusami… mi sono dilungato, ti sto annoiando.»
«Non, non è questo, solo che a casa mi aspettano.»
Diede una sbirciata all’ora: le sette.
Si avviò alla cassa, pagò il conto e insieme si diressero alla fermata dell’autobus: il sette per entrambi.
Le chiacchiere degli uomini «banalità una di fila all’altra» a sentire le donne si muovono per sentieri sempre gli stessi.
Lasciando alle femmine questa ferma convinzione, onestà intellettuale vuole che le parole messe insieme tanto per conversare, dirle o tacerle non c’è grande differenza. Non poteva andare diversamente per Giacomo e Gianna, che oltre le convenzioni delle buone maniere non s’avventurarono; fatto abbastanza insolito poche chiacchiere la donna, a briglia sciolta l’uomo, cui quella sera gli venivano d’amblè.
«Però… » si ritrova sorpresa, è sulla porta di casa che riflette «uomo di poche parole… però.»
In effetti, quei dieci minuti trascorsi insieme al tavolo del bar Splendor per un aperitivo, ha chiacchierato sempre lui. Parole in gran parte scontate: il suo lavoro, gli accidenti per un possibile trasferimento a Milano eccetera, eccetera.
«A mia moglie non l’ho ancora detto» non comprende perché, a lei sì e alla consorte niente.
«Non ti credere… » si fa premura di ribadirgli
«La vita è dura per tutti… al giorno d’oggi poi… » a volergli significare la precarietà del lavoro «oggi c’è, domani chissà… »
«Anche da noi… »
«Per voi è diverso… »
«Diverso perché?»
«Lavorate tutti e due, ogni mese sono due stipendi, a Natale due tredicesime… io invece… » abbassa il capo sconsolato.
 
Due donne, due uomini, due coppie regolarmente sposate.
La storia va avanti, al pari dell’amicizia che niente e nessuno sembra in grado di arrestare. Le donne continuano nel loro dialogare senza fermarsi mai, capita che uomo e donna chiacchierino per conto loro, insomma le confidenze degli uni rimbalzano sugli altri e viceversa.
Cosa gli accomuna?
Il piacere di trascorrere insieme la domenica.
È quanto accade sotto gli occhi di lei e lui; ancora lei e l’altro lui: altrimenti perché continuare? Appunto, non serve scomodare altro, ce n’avanza e ne cresce pure.
A dirla in grande sincerità le chiacchiere in libertà talvolta aprono scenari su cui né lui né lei prima di allora hanno riflettuto. Il terzo incomodo prima, la terza incomoda dopo, a queste chiacchiere tendono orecchie più sottili, che la sensibilità della donna intende come disagi.
Si scopre allora che un altro fattore, oltre le domeniche, li accomuna: il malessere.
Sono stati d’animo difficili da decifrare, sia per chi ne è coinvolto sia per quanti si trovano a muovere la loro vita insieme a loro.
Darne una definizione non è semplice, renderne l’idea maledettamente complicato, meglio provarsi con una similitudine: è come la serpe, l’invertebrato che muove la propria esistenza strisciando.
Non sempre è velenosa, però «fruuh… » nel bel mezzo del campo erboso fa venire i brividi.
«Una serpe» l’istinto dell’individuo non intuisce da dove ne viene, non sa dove si trova, non sa se è velenosa. Mette paura: il solo pensiero è inquietante, non si sa cosa fare, come uscirne fuori.
Ecco, il malessere è la serpe che striscia dentro i nostri sentimenti, che bivacca la notte dentro il nostro cuore.
«Ci vorrebbe… » non c’è verso di trovarlo il rimedio.
Si spera, la speranza è la consolazione del divenire «magari un giorno.»
Di certo non oggi, domani non sarà diverso, forse «chissà quando… »
Il quartetto continua come al solito, una domenica sì, l’altra pure, un’amicizia che si va consolidando; una comunione d’intenti, per le donne si direbbe anche di spirito.
Non nascondono secondi fini, lo fanno per il proprio piacere, o forse il desiderio di sentirsi meno soli.
D’accordo le chiacchiere non differiscono troppo da una volta all’altra, meglio in ogni caso del silenzio. Assordante è un ossimoro, ma è quanto accade; il silenzio che offende il presente, la desolazione di anime che il silenzio sconquassa, per questo assordante, perché ottunde il resto che li circonda.
 
Ha un problema la signora Chiara, una cosa banale, ne parla all’amica del cuore. «Mi si è otturato lo scarico» l’acqua non scende dal lavandino «non so come fare» chiamare l’idraulico «chissà quanto prende.»
«Conosci qualcuno?»
«Roberto le sa fare queste cose, si aggiusta a fare un po’ di tutto in casa.»
Domenica, lunedì, martedì: li manda a memoria i giorni.
«Domani che turno fai?» si rivolge al marito.
«Il pomeriggio.»
«Domani mattina potrebbe andare bene.»
«Ha un problema con lo scarico del lavandino» lo fa presente al suo uomo.
«Cosa c’è… » gli spiega puntuale il problema.
«Passo domani mattina verso le nove, se per te va bene.»
Che fortuna, l’amico delle uscite domenicali con l’acqua ci sa fare; problemi di tubi, di scarico dell’acqua o di quant’altro, lui è attrezzato al pari dell’idraulico. Non le costa niente, al più un caffè e il suo debito con l’idraulico della domenica è saldato.
«Ciao»
«Ciao»
Si affretta a spiegargli la faccenda «l’acqua non va giù.»
«Proviamo con questo» si dà da fare con lo stura lavandini: niente, l’acqua non ne vuole sapere di scendere.
«Bisogna smontare il sifone e tirare via il tubo di scarico» si è formato un tappo.
«Te li lavi qui i capelli?»
«Sì.»
«Anche tua figlia?» assente con il capo.
«Sono i capelli, si aggrumano e alla fine tappano tutto.»
Prende i ferri del mestiere, smonta tutto quanto il sifone, poi il tubo a muro.
«Vedi?» mostra alla donna la matassa di capelli aggrovigliati.
«Dovete fare attenzione.»
«Me lo dice sempre anche mio marito.»
«Altrimenti tutte le volte è la stessa storia.»
Mezz’ora, non di più.
Con la sapienza dell’idraulico provetto, l’uomo dapprima ha smontato l’armamentario, poi l’ha ripulito di tutte quante le impurità, alla fine ha rimontato ogni cosa, ha anche sostituito le guarnizioni.
«Tanto che sono qui le cambiamo.»
Prova a fare scorrere l’acqua: scende senza intoppi.
«È tutto a posto» si accerta che non ci siano perdite dalle giunzioni.
«Ho finito.»
«Non so come ringraziarti.»
«Un buon caffè e il debito è saldato.»
Due coppie: due donne e due uomini, personaggi normali, come se ne trovano un po’ in ogni dove.
Cosa li ha messi insieme?
L’amore?
Ovvio.
La passione?
Sarebbe bello, come in un romanzo avvincente.
Una coincidenza?
Ne rifiutiamo la ragione.
Invece… dietro una lei e un lui a volte ce l’ha sola coincidenza; non che questo renda la loro storia meno intensa, però lascia l’amaro in bocca. Si sono incontrati, lei e lui un giorno qualunque, pura coincidenza stavano entrambi lì.
Oppure si conoscono da una vita, adolescenti sono cresciuti nella stessa strada, hanno preso a frequentarsi, si sono piaciuti.
Amore a prima vista?
Non proprio «importante che duri» l’intimo sentire di lei e di lui freschi moglie e marito.
Un tran tran: eccola la vita di coppia; affannarsi per i figli, l’affitto da pagare, il cappotto per la bambina, le quotidiane preoccupazioni che accompagnano il desinare di mezzogiorno con la cena della sera.
«E l’amore?»
Può accadere di farci caso sì e no.
Un’altra donna, un altro uomo: potrebbe rivelarsi la soluzione.
«Facile che non cambi niente.»
La donna? «Sbagliata.»
E l’uomo? «Sbagliato anche lui.»
Solo che dopo la seconda volta cambiare è difficile «coglione» poteva andare bene la prima.
La donna tiene un cuore, l’uomo l’affare in mezzo alle gambe.
«E la donna?»
Si preferisce ignorarlo.
Dispiace per l’uomo, la donna non lo ignora, con ogni probabilità non l’ha mai ignorato, nel tempo andato si è adeguata alla cultura del momento.
«Svergognata» l’etichetta che le veniva appiccicata; una pernacchia è la risposta della donna del giorno d’oggi.
«Buono» l’uomo sorseggia il caffè, alza lo sguardo verso la donna di fronte a lui.
«Ti vedo pensierosa.»
«Non è niente… »
«Come non è niente?» si preoccupa per lei, sembra dispiaciuto.
«È solo un momento… » abbassa gli occhi, una velata commozione modula le sue parole.
Prova a trattenersi, non le sembra decoroso, ma è più forte di lei: una lacrima le segna il viso.
L’uomo comprende, la lacrima le è sfuggita, ma il tono della voce non lo può equivocare. È in difficoltà, si affida alla prima persona a tiro; fortunata è il marito della sua migliore amica.
A differenza dell’amica è un uomo, inutile confidargli parole che potrebbe fraintendere. Da parte sua non saprebbe da dove principiare: è imbarazzata lei, è rimasto senza parole lui.
Quanto tempo è passato?
Un lungo interminabile minuto a guardarsi negli occhi.
Sono seduti al tavolo della cucina, la donna di testa, l’uomo dal lato del lavandino.
«Scusami» ha preso a riordinare il tavolo: non riesce a passare.
L’uomo avrebbe da scansarsi.
«Prego» si alza in piedi: lei e lui di fronte.
L’afferra per i fianchi «Cosa fai.»
È un istante, lei e lui soli, fra di loro solo silenzio. Poi uno strattone, le labbra di lui a un soffio da quelle di lei: la bacia.
Cosa scatta nel cuore della femmina e nella testa della donna sono momenti che a chi racconta non è possibile trascrivere; il niente e il tutto viene da credere, il nulla che ha preceduto questo momento, il tutto che le apre il futuro. Va e viene, sospesa non saprebbe dire dove, soprattutto confusa.
«Mah… » prova a scostarsi: inutile.
«Ti voglio» la stringe quasi a soffocarla, le labbra aperte contro quelle della donna, le loro lingue che s’incrociano.
La follia dell’amore, non c’è ragione che la possa compendiare: le mani dell’uomo corrono dappertutto, la soffoca di baci.
«Piano» inutile, ha solo da sperare che non faccia tanto casino, che non prenda a dire oscenità, insomma che si stia attento: lei è una madre di famiglia, una donna come si deve. Come parlare al vento, come le prediche della mamma al figlio il sabato sera prima di uscire: parole sprecate.
Lo stesso accade all’amante di giornata: non ci capisce niente, la testa è come non avercela, il timone della sua ragione è l’affare turgido che si trova in mezzo alle gambe.
«Piano… » se l’è trovato davanti, duro da fare paura. Su e giù, avanti e indietro, l’uomo si affanna, lei geme.
Irriconoscibile: un’altra donna.
«Mi piaci da morire» la donna non osa rispondere, non riesce a rispondere, sospesa come si ritrova nel piacere del maschio, forse incredula di un amore venuta a metà mattino di un principio di settimana come tanti altri.
«Sarà meglio riordinarci.»
È tornata la donna di sempre, lo fissa negli occhi, coglie un leggero rossore sulle guance dell’uomo «sarà lo stesso per me?»
Come se niente fosse accaduto lava le tazzine del caffè, l’uomo riordina i suoi attrezzi.
«Ciao»
«Ciao e ancora grazie»
«Ci vediamo domenica prossima.»
 
Una scopata fuori via?
Un orgasmo e poi basta?
Oppure un amore dietro l’angolo?
Sentimenti proibiti: è la percezione che hanno gli altri dell’amore di lei per lui; basta starsi accorti per questo. Difficile invece nasconderli a se stessi.
La domenica lui e lui, lei e ancora lei; i giorni della settimana fuori l’uscita della scuola lei e lui soli, poi i loro figlioli.
La mano di lui che sfiora la guancia di lei, la mano di lei che inavvertitamente si sovrappone a quella di lui. Ci vuole tanto come niente e la frittata è fatta; domani siete sulla bocca di tutti quanti semplici conoscenti o amici.
L’amore chiede strada, gli potete fornire il pretesto che volete, ma lui pretende quanto gli appartiene.
«Resistere?» neanche ai preti gli riesce.
E allora?
Avete da inventarvi i tempi dell’amore, i luoghi dell’amore: non proprio semplice.
Per la donna a non parlarne; la sua vita è tutta quanta ricompresa fra il fare la spesa del mattino, l’uscita della scuola a mezzogiorno, o il pomeriggio dipende dai giorni, accompagnare la femminuccia il pomeriggio a lezione di danza.
 
«Ciao»
«Ciao» qualche settimana dopo, ancora l’autobus, il ritorno a casa
«Ti va un aperitivo?»
«Perché no» stessa fermata, ancora il bar Splendor, lo stesso cameriere.
Sono due amici, o meglio due persone che il caso ha voluto entrassero in confidenza per via dei rispettivi coniugi, occasionali conoscenti all’uscita della scuola, un giorno sì e l’altro pure.
Quanto non avrebbero da fare due amanti che fuggono il mondo: mai lo stesso locale, per giunta a Sampierdarena, per giunta affacciato su Piazza Vittorio Veneto. Non è il loro caso: uomo e donna due semplici amici.
«Come va?»
«Non c’è male.»
«Ho da parlarti» il tono della voce ambiguo.
«Siamo qui a posta.»
«C’è troppa gente, io e te soli.»
«Cosa vuole?» le s’inchioda nella testa e lì rimane.
L’amicizia li ha fatti conoscere, non è un giorno che si frequentano; dissertare dell’amicizia non basta il vocabolario, amici va bene, donna e uomo la faccenda potrebbe complicarsi.
Tralasciando ciò che è opportuno da quanto invece non lo è affatto, la donna si sente in imbarazzo; insieme sta bene, lei e l’uomo sull’autobus è solo coincidenza, un appuntamento lei e lui soli c’è da pensarci.
«Sconveniente» lo trova: è titubante, non sa che pesci pigliare.
Non sfugge all’occasionale compagno di aperitivo l’atteggiamento, si sente in dovere di ribadire.
«Nessun sottinteso, niente secondi fini.»
«Ma è imbarazzante: io e te soli in giro da qualche parte.»
«Due amici cosa c’è di strano?»
«Pensa tu se ci vedono… cosa racconti a tua moglie: e io? Cosa gli
dico a mio marito?»
«E tuo marito con mia moglie? soli in casa?»
«Ma era un favore… »
Prima e dopo l’amore ci stanno i pensieri dell’amore.
Fare l’amore per il solito è il primo, il resto un frullare di pensieri che corrono lungo le arterie del cervello, si muovono nelle vene del cuore, impazziscono la notte nella testa degli amanti.
Se l’amante è la moglie dell’amico con cui sei solito trascorrere i giorni di festa, i pensieri dell’amore si fanno dapprima inquietudine, a seguire dubbi che martellano il vostro sentire di donne e uomini.
Non ci dormite più sopra la notte.
Un minuto, tanto ne è occorso alla femmina: il film dell’amore le è passato davanti tutto quanto fino alla fine.
«Dopodomani alle tre.»
«Ti passo a prendere io.»
 
Roberto e Chiara, la loro occasione non l’hanno mancata.
La prima volta: solo una coincidenza.
«Pentita?»
«No!»
«Le dispiace?»
«Per niente»
di qua o di là, la linea che delimita l’amore dal non amore è stata varcata: da entrambi i protagonisti.
«Incoscienti?»
«Quando mai.»
È solo il principio, adesso c’è da mettere insieme l’ordito dell’amore.
Incontrarsi lei e lui soli: inventarsi il modo.
Bugie sopra bugie: bisogna esserne capaci.
«S’impara» si fa presto a dire.
«Non siete i primi.»
«Basta vedere come gira il mondo.»
«L’amore una grande bugia?»
«Più o meno.»
Per il momento vi hanno girato intorno; la vista della donna all’uomo l’affare gli tira che non sa come acquietarlo; la voluttà della donna sale come la panna montata.
Costrizione è la parola giusta per i due amanti di un solo giorno, una gabbia che imprigiona i loro sensi, il rammarico per un domani che all’orizzonte non vuole farsi vedere.
Sguardi, il loro amarsi è fatti di sguardi; anche le parole, per il solito logorroico l’uomo, adesso le misura; la donna nemmeno ce n’è bisogno: è di scarne chiacchiere di suo.
«Aspettami domani mattina… »
«Vado, non vado… » la donna prova a sfogliare la margherita. dell’amore.
«Ciao.»
«Ciao» hanno accompagnato i bambini a scuola.
«Non facciamo imprudenze» lo sussurra all’orecchio dell’uomo.
Si avviano verso casa; si conoscono da sempre, si frequentano, nessuno ci fa caso più di tanto.
Guardingo si scruta intorno.
«Vieni» la tira per il braccio dentro il portone di casa.
«Shuh… » scendono le scale della cantina.
La trae a se, la bacia sulla bocca: un languido e caldo bacio.
«Mah… » l’affare dell’uomo è penetrato dentro la donna, si è infilato silenzioso come un serpente, rigido come l’ariete; potrebbe venire giù il palazzo lui dentro di lei non si sposterebbero di un solo centimetro.
Anche la seconda è andata, basta osservarne gli sguardi: il come sembra essersi dissolto.
La fantasia al potere è l’arma segreta degli amanti.
«Si può continuare così?» la ragione di lei e di lui torna ad affacciarsi.
«Se ci scoprono… » due amanti adulti sorpresi a fare l’amore nello scantinato della casa di lui «anche una figura di merda.»
È solo una seconda volta: non si fermano qui gli amanti; una terza, una quarta e via, che a contarle si perde il conto; amore senza barriere, gira a questo modo, inutile perderci la testa dietro.
 
«Scusami, non comprendo.»
puntuale l’uomo è arrivato alle tre; un colpo di acceleratore e via. La macchina sgomma, i due si allontanano alla stregua di due furfanti.
«Neanche fossimo amanti» è ancora la donna a farsi sentire.
«Mi trovi diverso?»
Lo osserva «come le altre volte» le suggerisce la ragione, «mi sembra incazzato» l’intuito della femmina.
«Sei stato dal parrucchiere» la butta lì, tanto per farne parola con lui.
«Avevo bisogno di parlarti.»
«Dove stiamo andando?»
«Facciamo un giro in riviera.»
C’è uno spiazzo fuori l’autostrada a Celle: si fermano lì.
«Proprio qui?» non le pare un gran posto.
«Guarda il mare: non lo trovi magnifico?»
«È il mare… »
«Ma da quassù è bellissimo.»
«Se lo dici tu… »
«E poi non ci vede nessuno.»
La fissa dritta negli occhi.
«Sei bellissima.»
«Non fare lo scemo.»
Non sono usi a confidenze, mai si sono spinti oltre le convenienze dello stare insieme: lei moglie dell’amico, lui marito all’altrettanto cara amica «adesso se ne esce con le paroline dolci.»
È imbarazzante; per il solito lo sguardo interessato dell’uomo, penetrante e insistente a un tempo, mette la donna in difficoltà. L’occhio indagatore le dà ansia.
«Chissà di cosa è capace» sono loro due soli, d’accordo amici, ma l’altro è sempre un uomo, lì non passa nessuno.
«Non c’è un cane.»
È inquieta, si trova nel posto sbagliato.
«Come due amanti» quando la verità era soltanto un’amicizia «ciao» «come va» e niente più.
Adesso invece…
«Mi sembri spaventata… »
«Beh… così noi due soli non sono preparata.»
«Mica avrai paura?»
«Paura no, ma… »
«Ma dai… »
Se n’è accorto, prova a stemperare gli animi, si apre in un sorriso: è la prima volta che lo vede sorridere.
Si è prevenuti, situazioni insolite si vivono con affanno; nemmeno il sapere chi è l’uomo che abbiamo di fronte è abbastanza da metterci in pace. Fortuna per lei sembra ritornato in ragione, gli è perfino riuscito di mettere insieme un sorriso.
«Sentivo il bisogno di parlarti; da solo.»
«Ha dei problemi» la reazione della donna «sente il bisogno di sfogarsi.»
Lei è un’amica, forse eccessivo data la frequentazione, ma sicuramente la sola persona a cui affidare le proprie confidenze.
La diversa natura della femmina: uomo e donna alla pari va bene per l’antropologo, ma uguali nel sentimento si fa per dire.
A differenza del maschio, la femmina coglie nell’interlocutore quanto l’altro si fa per il solito scivolare via. Chiacchiere quasi sempre scontate quelle dei loro uomini; leggere come palline da ping pong, rimbalzano di qua e di là senza lasciare segno alcuno: insomma finita la partita tutto quanto ritorna come prima.
Diverso è per le consorti; anche le loro chiacchiere si ripetono; a volte rimbalzano leggere, altre volte vanesie riempiono la curiosità della femmina, altre volte intriganti ne stuzzicano la fantasia, a volte storie pietose smuovono l’animo dell’amante e della madre.
Alla fine, diversamente da quanto accade all’uomo, di quel gran parlare qualcosa rimane.
L’amica Chiara è la consorte dell’uomo che sta con lei nella macchina ferma all’uscita dell’autostrada a Celle, il mare azzurro sotto di loro.
«Sentivo il bisogno di parlarti; da solo» come in una pellicola che gira all’incontrario, antiche chiacchiere scambiate fra donne le scorrono davanti gli occhi. Cose da donne, gli uomini non ci tengono la testa per questo.
«Non mi tocca più.»
«Sarà stanco, magari il lavoro.»
«Non ricordo l’ultima volta che l’abbiamo fatto.»
Giacomo che si confessa con l’amico, che gli racconta «sono mesi che non facciamo l’amore» è fuori dalla ragione maschile.
Ora che abbia deciso di venirlo a raccontare a lei è presa dal dubbio «è capace che ne abbiano parlato.»
Un po’ la donna la faccenda la intriga; si fa curiosa, sembra ansiosa di conoscere.
«Mi fa una dichiarazione d’amore» il pensiero un tantino la preoccupa, parimenti la lusinga: i termini della questione contradditori.
«E se invece… »
«Poveretto» in un moto di commiserazione per l’uomo che le è seduto di fianco finisce il gran ragionare della donna.
«Mi sono innamorato.»
La donna ritorna in se. Niente più suggestioni; timori e paure passati in cavalleria, le fantasie ricordi di qualche momento prima.
Adesso c’è la rivelazione dell’uomo innamorato.
Stenta a crederlo «è taciturno, tanto menoso… chi vuoi che se lo piglia?»
Invece «mi sono innamorato.»
«Di una donna si tratta siamo sicuri, non di un altro uomo?»
Al momento è sconosciuta; potrebbe anche non esserci «ce l’ha nella testa solo lui.»
«E Chiara?» La butta lì, è l’amica del cuore la poverina.
«Che dispiacere.»
«Umh… » risponde con una smorfia.
«Come uhm… ?»
«Da un po’ di tempo si comporta stranamente… »
«Cosa vuol dire stranamente.»
«Penso che si veda con un altro uomo.»
Si abbandona contro lo schienale «cazzo» le muore sulle labbra «questa poi.»
 
La grande occasione.
«Pregate, pregate» e sperate, le vostre preghiere potrebbero impattare orecchie benigne.
Hanno pregato?
Si sono appellati alla fortuna?
O è stato solo il caso?
C’è un corso di danza per femminucce, un corso di ginnastica artistica per maschietti; la sera alle cinque, la palestra della Canottieri Sampierdarena, non lontano dalla chiesa di San Bartolomeo del Fossato.
«C’è un corso di danza.»
«C’è un corso di ginnastica» la fanciulla insiste, ci prova anche il maschietto.
Alla femminuccia ci pensa la mamma: salgono a San Bartolomeo con la seicento del nonno. Il maschietto invece lo accompagna il papà, quando è libero il turno del pomeriggio, altrimenti il suocero, la vecchia punto gli serve a questo: a portare il nipote a spasso.
A differenza di quanto afferma il proverbio, nel loro caso il diavolo ha fatto pentole e coperchi. La scuola di danza è al piano terra, il corso di ginnastica è al primo piano, l’edificio è lo stesso, unica l’entrata.
Mamma e papà li accompagnano, poi la mamma s’infila in macchina
«vado a fare un po’ di spesa» c’è un supermercato mille metri più avanti, parte di tutta fretta, lascia la macchina un po’ prima. L’uomo non ha troppo da inventarsi, sale in macchina, sgomma e via; si ferma dove la donna ha parcheggiato.
Lei sale veloce, veloce; altrettanto veloce, l’uomo parte: la fregola gli mette il turbo.
C’è uno sterrato poco sopra il cimitero, siamo alla fine dell’autunno, luce ce n’è poca: il luogo sembra fatto apposta. E pazienza se le macchine sulla strada passano vicine: per fortuna sono poche, basta non farci caso.
Sotto ci stanno le tombe dei morti, non è il massimo: è sufficiente non pensarci, d’altronde non vedono e non sentono.
Gli amanti sono soli, a questo punto un posto vale l’altro, ogni volta è un’esplosione, le loro frenesie amorose come la luce che illumina il mondo.
Fanno le cose per bene; forse non esiste un modo per essere amanti, è uno stato del cuore che viene da solo, come il corollario che si muove intorno al loro essere amanti: non servono maestri per questo.
Ritornano puntuali finita la lezione.
Salgono in macchina: prima i figli poi loro e via, per la cena con la mamma e il papà, appena rientrati dal lavoro.
E gli altri due sfortunati attori?
Sono in macchina in un bel pomeriggio di gennaio che osservano il mare sotto di loro.
«Non fare così» glielo legge negli occhi lo sconforto al marito tradito.
«Magari è solo una tua impressione… » gli s’avvicina, gli prende le mani fra le sue.
«Da quella sera al bar Splendor… »
«È stato solo un aperitivo… »
«Non dormo più» fa scivolare la mano sopra quelle della donna: è lui adesso che le stringe fra le sue.
«Cazzo» non l’aveva pensata.
«E ora?»
È in difficoltà.
L’uomo intuisce sì e no, per lui è la stessa delle altre volte, tanto come comportarsi l’ha chiaro da quella sera quando «c’è troppa gente, io e te soli.»
«Non riesco più a dormire» la donna prova a ritrarsi, lui non la lascia, le mani dell’uomo si stringono come una tenaglia su quelle della donna.
Il viso di lui di fronte.
«Cazzo» se lo ripete come un’ossessione. Cosa vuole l’uomo adesso ogni dubbio è fugato.
«Ed io?» Non è più la moglie dell’amico adesso, nei suoi pensieri si fa largo l’essere della donna.
«Anche tu… » a dirla tutta anche lei con il marito
«Quando è stata l’ultima volta?»
«Prima di Natale» insomma, le cose dal punto di vista dell’amore non sembrano andare a gonfie vele.
«Anzi… » rivede il proprio corpo nudo riflesso dallo specchio.
«Non sono poi male.»
Alla sua età il corpo è un elastico, il seno due bocce sode, le cosce dure come il marmo;… quella la tengono più o meno tutte quante uguale.
«Mi fai impazzire» veloce come il fulmine fa scivolare le mani che si stringono contro i fianchi della donna.
«Ti amo… mi fai impazzire… » e via con le tante parole suadenti che all’uomo riesce di mettere insieme in questi momenti.
E la femmina?
Sembra come inebetita, le ha comprese le intenzioni dell’uomo, ancora prova a mettere insieme l’ordine dei fattori, quasi si trattasse di un’operazione di aritmetica e non dell’uomo «ciao» «ciao» fino a ieri, che tutto quanto insieme deflagra con l’amore per lei.
«Mah… » sente le labbra dell’uomo contro le sue.
«Mah… » l’ultimo balbettio della ragione, poi l’incendio che già ha attizzato i sensi dell’uomo investe la voluttà della donna.
«Non qui… potrebbero vederci.»
«Non passa nessuno… » l’amante rassicura la donna; anche se ci fosse il mondo intero… , quando l’uccello dell’uomo prende a volare e la voluttà della donna a montare nemmeno il temporale, anzi di questi tempi neanche il terremoto.
Lei e lui, ancora lui ancora lei.
L’amore, la voluttà, la passione, il fare l’amore: è in questo quadrilatero che la storia ha preso l’abbrivio, è in questo quadrilatero che si conclude.
 
È trascorso un altro anno, Natale è vicino, le vacanze per i ragazzi della scuola sono prossime.
«Usciamo a prendere un caffè» il capo officina e la segretaria si avviano per l’uscita secondaria, il bar non è distante: cinque minuti a piedi.
Seduti a un tavolo una donna e un uomo conversano, le mani del maschio strette a quelle della femmina.
La segretaria dà di gomito al capo «ma non è la moglie di?»
«E lui è il marito dell’amica.»
«Ma dai.»
«shuu… »
La donna è curiosa, il capo lo sa, ma non è il luogo quello: potrebbero sentirli.
Sulla strada del ritorno.
«Ma davvero non lo sai?» e le racconta la storia.
«Li hai presenti?»
«Lui faceva il turnista, lei l’ho vista qualche volta davanti la scuola.»
«Uscivano insieme: lei, lui, lui e lei.»
«Anche!»
«Poi un giorno… è accaduto.»
«Proprio come una telenovela.»
 
Lei e lui, ancora lui ancora lei: quanto tempo è passato dallo scarico otturato, dall’idraulico eccetera, eccetera?
Più o meno sette mesi.
Inventarsi l’amore è il compito in classe che gli amanti hanno da svolgere ogni giorno: giustificare il come, trovare ogni volta il dove.
«Il premio Nobel» avrebbero da assegnarlo agli amanti, per la fantasia che anima il loro vivere da amanti.
Una fatica orba, uno stress senza fine; hanno da starsi attenti, a volte muoversi proprio come i furfanti.
«Ciao.»
«Ciao»
Lei non la conosciamo, lui è Roberto: sono amici da una vita.
«Come sta tua moglie?»
Cade dal pero.
«Sta benissimo grazie.»
L’amica abbozza «c’è qualcosa sotto… » non s’avventura oltre.
Lei non ha colpa: gli ha solo chiesto come sta la moglie.
«Come sta tua moglie?» sente odore di bruciato.
«Perché?»
«Niente.»
«Se non c’è niente perché me lo chiedi?»
«Dopotutto che cazzo me ne frega» e gli racconta dei venerdì pomeriggio dal medico.
«Niente di grave?»
«Cose da donne.»
L’uomo ascolta, non fa una piega alle parole della vecchia amica, la ringrazia.
«È stato un piacere.»
«Piacere mio.»
«Salutami tuo marito.»
 
Il cerchio si è chiuso, pardon, il quadrilatero: i quattro lati ciascuno ha trovato la propria collocazione.
Fu uno sconquasso «si fa per dire». Per lei-lui e lui-lei semplicemente la fine di una fuga. Pensateci, per gli amanti di una vita il loro amore è una fuga senza fine, proprio come nel racconto di Roth: si può chiamare vita questa?
«Stronzo.»
«Puttana» una settimana di parolacce e insulti: la fine dell’amore.
«Finalmente» il principio dell’amore.
Per i figli «capiscono e non capiscono» però a guardarsi in giro, sai quante bambine e bambini di coppie separate?
«Ma uscivano insieme tutte quante le domeniche!» solo il tempo di capire che non era più così; poi avanti, più o meno come prima.
Per i nonni un terremoto; alla fine a non volerlo credere sono rimasti i soli.
«Non riesco a crederci» se lo ripete in continuazione il papà di lei, non da meno la mamma, e via con gli altri genitori.
Storie da romanzi, invece sono accadute sotto i nostri occhi; fortunati ne possiamo scrivere per i nipoti: gli viene da sorridere nel leggerle.
Quanto dura?
Nulla è per sempre.
Risposta ovvia.
In questo caso sono trascorsi trenta e più anni; lei e l’altro lui, l’altra lei e ancora lui: stanno sempre insieme.
Felici?
Innamorati?
A loro non è stato chiesto, dunque «va bene così.»

 

L’amore è senza età. Basta aprire la va- ligia dei ricordi, rovistare un pochino e al- la fine escono fuori. Così sono nate que- ste cinque storie d’amore.

Il malamore. La donna che l’amore ha fe- rito, l’uomo tradito dall’amore. Un incon- tro casuale: il funerale del marito.

L’amore come un gioco. Lei – lui un altro lui un’altra lei. Si conoscono per via dei figli: frequentano la stessa scuola. Pren- dono ad uscire insieme. Prima le confes- sioni, poi la girandola dell’amore.

Non abbiamo l’età. Donne e uomini cui il destino ha assegnato un vivere solitario. Accade un giorno che due vite s’incontrano, o forse le hanno fatte incon- trare. Non si vuole fermare qui la donna: decide di andare oltre. Quel che segue è l’amore che si trasforma in dramma.

Lo sguardo. Il flipper: parlarne al giorno

d’oggi fa sorridere. Non è di questo che si scrive, ma dell’uomo che con il flipper ci campava. Ha lo sguardo tenebroso del rubacuori. Solo che anche lui tiene sentimenti: si innamora. Lei è una donna piacen- te, giovane sposa. Un amore che mette sotto sopra un paese, due famiglie di gente per bene. Storie banali in questo ventunesimo secolo, molto meno cinquant’anni or sono.

Onori e solitudine. Un insigne professore, stimato e riverito in ogni dove vive senza amore. Gli restano i sogni, e una vita che sente vuota. Ha sempre sopportato, se n’è fatto una ragione. Capita che ai sentimenti la ragione non basta. È a questo punto che il mondo gli casca addosso. 

 

 

 

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