Festival Internazionale Poesia
Venti di Poesia

Titolo Venti di Poesia
20 anni di Parole Spalancate
Autore Festival Internazionale Poesia
Genere Poesia      
Pubblicata il 01/06/2015
Visite 7328
Editore Liberodiscrivere® associazione culturale edizioni
Collana Nuda Poesia  N.  41
ISBN 9788899137311
Pagine 288
Note Autori del Festival Internazionale di Poesia di Genova a cura di Claudio Pozzani - Testi originali con traduzione a fronte
Prezzo Libro 25,00 € PayPal

Il Festival Internazionale di Poesia di Genova è la più grande manifestazione poetica italiana; da 20 anni offre al pubblico l’intera gamma della poesia contemporanea, portando i più grandi autori, dai premi Nobel, alle voci emergenti dai cinque continenti. In 20 anni hanno partecipato oltre 1000 poeti, musicisti, artisti provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un’antologia imperdibile per tutti gli amanti della poesia, un vero e proprio punto di riferimento per la poesia contemporanea mondiale, con una scelta di autori che comprendono generazioni e stili diversi e che offre un buon equilibrio anche dal punto di vista di provenienza geografica e linguistica.



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 


Noi siamo poeti provenienti da diversi Paesi del mondo, e partecipiamo a questo grande Festival che esiste e tiene duro da venti anni, nonostante tutti i cataclismi politici ed economici.

Questo Festival è miracolosamente sopravvissuto per merito del poeta genovese Claudio Pozzani e del suo staff, capitano di questa barca carica di tanti valori spirituali senza i quali la parola “umanità” perderebbe il suo valore.

Questo Festival è una barricata di libri sul campo di battaglia della coscienza contro il cinismo, la volgarità e la peggiore censura dell’indifferenza.

Noi difendiamo categoricamente questa barca creativa insieme al suo capitano e promettiamo di spiegare le vele soffiando con le nostre voci poetiche e i nostri fraterni respiri.

Genova deve essere orgogliosa di avere questo Festival, un’oasi artisticamente poderosa e irresistibilmente educativa così importante per gli orizzonti spirituali e creativi dell’Italia e del mondo intero.

 

Evgenij Evtushenko

 

 

 

 

 

TRA RICORDI E FUTURO  di Claudio Pozzani

 

 

Scrivere questa introduzione è come riavvolgere il nastro dei ricordi.

Avevamo iniziato il Festival chiamandolo con un gioco di parole, Genovantacinque, che doveva unire in una crasi lo spazio e il tempo e cambiare ogni anno. 

Il "problema" arrivò nel 2000: chiamarlo Genovantadieci non si poteva proprio…

Adottammo quindi la soluzione più semplice e più riconoscibile (il 90% dei festival mondiali non ha titoli speciali) fino a quando non mi venne alla mente un altro nome che poteva calzare bene: "Parole spalancate". Con questo titolo si dava subito l'idea di una poesia a 360°, senza barriere stilistiche e linguistiche e di una manifestazione che contribuisse a ridare alla Parola la sua forza evocatrice ed eversiva.

Inoltre, dava anche un messaggio subliminale sulla difficoltà di organizzare un evento internazionale come questo con un budget (le genovesi "palanche") sempre più risicato. Parole spalancate, appunto.

In questi primi venti anni di vita, il Festival ha visto la partecipazione di oltre 1000 poeti e artisti, molti dei quali stranieri in rappresentanza di tutti i continenti e anche di minoranze linguistiche.

Ogni anno, organizziamo una media di 120 eventi gratuiti tra concerti, letture, performance, visite guidate, mostre, proiezioni, senza contare che "Parole spalancate" ha un'appendice che dura tutto l'anno con le attività della Stanza della Poesia di Palazzo Ducale.

Se si aggiungono anche gli eventi all'estero creati in questi anni sul format del Festival in Finlandia, Germania, Giappone, Francia e Belgio, si avrà chiara la portata dell'impegno per la diffusione della poesia che stiamo profondendo dal 1995.

La preparazione di questo libro mi ha dolcemente "costretto" a riguardare tutto il cammino fatto.

Se da un lato sento le vertigini di un traguardo di longevità che poche manifestazioni di poesia hanno raggiunto in Italia, dall'altro mi sento fortunato di aver potuto realizzare il sogno di incontrare e in molti casi diventare amico di poeti eccezionali.

La storia di questo Festival è infatti una storia di sogni, di passione e di voglia di cambiare il mondo, tre elementi che, nell'aridità mentale e sentimentale che asciuga i cervelli e il cuore della maggioranza dell'umanità contemporanea, danno una patente di inutilità.

Alla base della creazione di "Parole spalancate" c'è la convinzione che la poesia possa essere un bastone da rabdomanti in grado di trovare nuove sorgenti che possano idratare le menti e le anime di cui parlavo sopra. E questa convinzione si è fatta ogni anno più forte e più necessaria, fino a diventare un'urgenza ora, con un esercito di ombra fatta di Ignoranza, Superficialità, Indifferenza e Stolidità che sta occupando tutti i comparti della nostra vita e che ha fatto ormai passare il messaggio che la cultura e l'arte, la ricerca e la creatività siano inutili, perché non servono.

È per respingere questa ombra esistenziale che la poesia, oggi più di venti anni fa, è necessaria.

Dal 1995 a oggi il livello culturale, etico ed educativo ha imboccato una discesa sempre più veloce, nella quale le parole si sono svuotate di forza evocativa, di significato etimologico, di creatività, grazie a un loro uso maldestro e superficiale.

E quando le parole finiscono, finisce anche il dialogo, la comunicazione, la condivisione, e inizia la violenza.

Ecco perché penso che la poesia possa essere una sorta di "ecologia della parola", un elemento importante per invertire la rotta e innalzare la qualità della vita.

Da sempre, le crisi economiche sono figlie di crisi culturali, etiche ed educative: solo agendo su queste si può migliorare la nostra esistenza.

Sono profondamente convinto dell'attualità e dell'importanza odierna della poesia e che mai come ora questo Festival sia necessario per contribuire non solo alla diffusione di una forma d'arte (in questo caso la poesia) ma anche e soprattutto per fungere da catalizzatore e aggregatore di uomini e donne che non hanno subito un lavaggio del cervello, che vogliono esprimersi ma sanno godere nell'ascoltare.

E proprio l'ascolto ha in "Parole Spalancate" una sua oasi privilegiata, con lingue, sonorità, stili senza limiti.

Abbiamo puntato sulla parola nuda, dall'autore allo spettatore, senza filtri, proprio per salvaguardare quel filo magico invisibile che si crea dalla voce del poeta all’anima di chi ascolta.

Poi ci sono immagini indelebili che fissano alcuni tra i più grandi autori del mondo intenti a scoprire Genova e i vicoli del suo centro storico e a sentirsi a proprio agio nell'atmosfera da stazione culturale propria del Festival.

Ricordo Sidran, il nostro primo ospite, che si definiva scampato ai 5 milioni di proiettili della guerra nella sua patria, la Bosnia, oppure la coinvolgente simpatia di Alvaro Mutis e il suo stupore nello scoprire i caruggi genovesi dove avrebbe ambientato una storia di Maqroll se solo ne avesse avuto il tempo; la voglia di bello e soprattutto di buono del poeta e grande gourmet Montalban alla ricerca di specialità da gustare; la compostezza austera di Soyinka che poteva esplodere in una risata epica; il carisma silenzioso di Darwish; le corse per le scale del Ducale in compagnia di Jodorowsky, Ferlinghetti e Bertoli per gettare i volantini su Piazza De Ferrari con il manifesto della Rivoluzione Poetica; l'eleganza di Ray Manzarek mentre per l'ennesima volta e con estrema gentilezza raccontava del suo incontro con Jim Morrison sulla spiaggia di Venice; l'ombrosa ruvidezza di Lou Reed; la luciferina vena di Arrabal; l'ironia pungente di Gelman; la contentezza di Milosz per la torta a forma di libro per il suo 88° compleanno, al quale dedicò una poesia; l'istrionismo di Evtushenko che scendeva tra il pubblico, si sdraiava sul palco con le sue camicie dalle improbabili fantasie di colori; il cubano Juan Gutierrez che fa uno strip-tease poetico (e non solo) in Piazza De Ferrari; Ferrer che trasforma con le sue poesie il Ducale in una milonga tanghera; Houellebecq che resta in hotel per terminare il suo nuovo romanzo; Welsh che recita Trainspotting, Strand che riesce a distillare poesie e ironia da qualsiasi cosa…

Impossibile non rimanere incantati a ripensare questi e centinaia di altri momenti vissuti durante le passate edizioni del Festival, ma penso che per dare ancora più valore a questi ricordi sia importante continuare a crearne di nuovi, anno dopo anno, andando in giro per il mondo a cercare e conoscere autori e portarli a Genova per contribuire alla ricostruzione poetica dell'universo proprio partendo da qui, da dove sono nato. Senza arrendersi mai.

 

 

 

 

LE AVVENTURE DELLA POESIA  di Maurizio Fantoni Minnella

Genova e i poeti del Grand Tour del XXI° secolo

 

Ai poeti di tutto il mondo che ogni anno giungono a Genova, Janua, ovvero una delle porte del Mediterraneo, come ha voluto ricordarci Don Andrea Gallo nelle sue memorie scritte poco prima della morte, è dato un duplice compito rispetto ai viaggiatori del Grand Tour dei secoli XVII° e XIX°, ossia quello di dare e ricevere poesia. Infatti se il recitare le proprie liriche equivale a donare bellezza agli ascoltatori che saranno lì ad udirli in religioso silenzio, verso dopo verso, sarà poi la città stessa ad offrire loro la propria totalità, quell’insieme misteriosamente armonico di bello e di brutto, di antico e di nuovo, di stabile e di transitorio. 

Ma cos’è la Poesia? Che cos’è la bellezza (che ancora, ostinatamente osiamo scrivere con la lettera maiuscola?). Forse qualcosa di indecifrabile nonostante gli indicibili sforzi di produrre una babele di definizioni possibili. Preme qui ribadire che non vi è necessariamente identificazione tra bellezza e poesia. L’una e l’altra camminano per sentieri spesso misteriosi e insondabili specialmente se confrontati con il lungo processo che ha condotto alla modernità del secolo ventesimo. Lontana dalle certezze consolatorie della classicità, ogni forma, ogni sussulto artistico e poetico rimette in discussione la stessa percezione a lungo consolidata della bellezza come immobilità, perfezione e simmetria delle forme. 

Qualcuno ha un’idea di bellezza identificabile, ad esempio, con una manciata di capolavori della pittura riuniti nel caveau di una banca, qualcun altro con un maledetto tramonto finito sulla bocca di tutti, oppure con un verso di Dante. Tuttavia ciò che ci ostiniamo a chiamare bellezza può farsi poesia solo a patto di rinunciare alla propria idea di immobilità, invadendo territori imprevedibili, talora oscuri, dove visioni e pensiero diventano puro linguaggio, musica delle parole. 

Ogni anno, da quattro lustri, dicevamo, i poeti di tutto il mondo, si incontrano a Genova, antico crocevia di popoli e culture, in una gioiosa babele di lingue diverse, flusso inarrestabile di suoni, di poemi che sono parole spalancate sull’utopia di una possibile “ricostruzione poetica dell’universo”.

Parole spalancate la città dei poeti non è un film sui poeti, ma sulla poesia. E il linguaggio scelto per rappresentarla (ammesso che essa sia davvero rappresentabile), è quello della pura oggettività. Nessuna ricostruzione. I poeti non parlano della poesia ma, semplicemente, la pronunciano, la recitano rendendola a noi viva nello spazio e nel tempo che la grande città mediterranea offre e suggerisce. Ecco dunque Mohamed Sghaier Ouled, Ahmed, poeta ribelle tunisino, camminare lungo le mura del porto e sorprendersi di fronte alla magnificenza della Lanterna, al punto di compararla al più alto dei minareti, o Haghit Grossman, giovane israeliana, che insegue i suoi fantasmi poetici nello spazio di un chiostro medievale, Luljeta Lleshanaku, albanese che nel passeggiare nei pressi della stazione marittima, ritrova la nave sulla quale parte della sua famiglia fuggì dal proprio paese per “una vita migliore”. E ancora, vediamo Esther Niwemukobwa, ruandese, recitare con infinita dolcezza una ninna nanna ricordando il genocidio del suo popolo, e Carmen Boullosa, scrittrice e poetessa messicana, che alla solitudine e all’immensità dell’Albergo dei Poveri, risponde con un indimenticabile monologo sulla povertà e la ricchezza dell’antica Genova.

 Parole spalancate è altresì un’opera corale nella quale talora si fondono poesia e musica, oriente e occidente, improvvisazione e recital poetico, a riprova della valenza espressiva di uno stile rigoroso, sorta di “pedinamento del reale nel suo farsi e disfarsi, il più possibile vicino alla verità delle cose”, che l’autore di questo film persegue fin dagli esordi e difende come scelta di stile, ma anche come un’etica dello sguardo. 

Qual è, infine, la forma perfetta per legare definitivamente questi poeti del mondo intero alla città italiana e mediterranea che li ha ospitati per oltre vent’anni se non quella di pensarla e di ricordarla come oggetto esclusivo del proprio immaginario poetico!…

Ognuno di loro, infatti, conserva una propria GENOVA nell’anima, una idea, una percezione della città che diventa architettura di parole, ritmi e suoni. 

Dallo sguardo filmico con il suo inutile sforzo di apparire oggettivo, si è dunque passati alla parola scritta. Al libro. Esso è dunque il prodotto dell’immaginazione e della memoria che si fondono ancora una volta, felicemente, nell’esercizio, per noi insostituibile, quindi irrinunciabile, della poesia.

 

II

 

Il filo rosso del Caucaso. Voci della poesia georgiana

 

La principale ragione che ci ha spinti fino in Georgia è quella di girare un film documentario sui poeti e sulla poesia di una terra di confine tra Oriente e Occidente, terra tormentata ancora oggi da invasioni e guerre di rivendicazione territoriale. Nazioni contro altre nazioni. Regioni che aspirano ad essere nazioni, soggiogate dalla più grande di tutte, la Russia del nuovo zar Vladimir Putin.

Nunu Geladze, che incontriamo per la prima volta appena arrivati a Tbilisi, da molti anni vive in Italia ma il suo cuore è in Georgia, accanto alla sua famiglia, ai colori della sua terra, ai suoi poeti. La nostra presenza è per lei un’occasione per rivedere parenti, amici e poeti, molti dei quali presenti nella recentissima antologia italiana da lei stessa tradotta e curata, e per trasformarsi in narratrice, o meglio raccontatrice della lunga, lunghissima ed epica avventura poetica georgiana. 

La bella antologia dal titolo simbolico Vite e tralci, sarà un’occasione, forse irripetibile, per un approccio iniziale con una poesia incomprensibilmente ignorata nel nostro paese, in un’Italia, dico, che ha sempre mostrato, anche per ragioni squisitamente politiche, grandi aperture per la poesia russa del novecento, allineando studiosi e traduttori di assoluto rilievo come Angelo Maria Ripellino, Serena Vitale, Vittorio Strada, etc. ma ha al tempo stesso ritenuto, a torto, di non dover andare oltre i confini propriamente russo-sovietici, forse mossi dal timore di apparire troppo provinciali nell’aprire ad autori appartenenti al novero delle Repubbliche socialiste sovietiche, ossia a piccole nazioni, come appunto la Georgia.

Rustaveli… Chi era costui? Nunu sorride divertita quando le dico che il poema Il cavaliere dalla pelle di leopardo, scritto da Shota Rustaveli, nella versione di Mario Picchi, è il solo testo di poesia georgiana che si conoscesse in Italia, la cui energia, per usare le parole di Ivane Amirkhanashvili nell’introduzione all’antologia “ …si nascose a lungo nel grembo della letteratura sacra. Nelle vite dei santi e nei testi agiografici spesso emergevano dal discorso religioso, come le trote dal fiume, immagini poetiche, ad indicare il fatto che la lirica, anche nelle condizioni informali, conservava uno spirito autonomo aspettando il proprio tempo per manifestarsi”. Ossia il ventesimo secolo. Il secolo delle macchine e del cinematografo, delle guerre e delle rivoluzioni, della disumanizzazione e dell’utopia. Ma per un semplice paradosso, in Georgia la poesia fiorirà spesso noncurante della modernità, ma non per questo ingenua e aliena dalle sue contraddizioni, tuttavia difendendo la propria autonomia dalle influenze dei due mondi contrapposti, l’Oriente e l’Occidente.

È bello dare inizio a questo viaggio attraverso la poesia come geografia dell’anima che è al tempo stesso un viaggio poetico, accompagnati da pensieri come questo: “I georgiani hanno scelto la poesia oppure lo stato intellettuale chiamato ragione libera.” Ma cosa significa, in realtà, ragionare in modo poetico se non il fatto di informare ogni disciplina della stessa sostanza di cui si compone la poesia?!.

Mentre volgiamo in direzione della collina più alta di Tbilisi dove si trova il Pantheon degli artisti e degli scrittori, Nunu rivela di sé più di quanto ci attendessimo. È il sacro fuoco delle radici, della consapevolezza di appartenere a una cultura ultramillenaria a guidarla nelle parole e perfino nei gesti; quell’irrefrenabile bisogno di comunicare, origini, ragioni, sviluppi, intrecci, singoli ritratti di uomini e di donne nelle cui vite e opere sono trascorsi secoli, decadi, anni all’ombra del Caucaso, e che non vedremo mai spegnersi lungo il tempo del nostro viaggio.

Ci aggiriamo tra le tombe confortati dall’azzurro del cielo e da una luce prossima al tramonto. La città è ai nostri piedi. Nunu si siede sopra una di essa, quella di Otar Chiladze, il padre della poesia moderna georgiana e tra tutti i poeti il più amato e comincia a parlare con lui come in una conversazione fra due amici. Mariam Tsiklauri, l’amica poetessa e autrice di libri per bambini che ha voluto accompagnarci fin lassù, si mette in ascolto del rumore assordante delle cicale con sguardo di severa dolcezza. 

“Questo è il Monte Sacro, qui non s’impolverano i passi; - recitano alcuni suoi versi - qui la luna pasquale a guisa di candele illumina i sepolcri. Qui amano venire i venti con urlo e fragore per adagiarsi stanchi in cima alla rupe per farci sentire la quiete dei due mondi”.

In questa atmosfera rarefatta, in questa sorta di Spoon River georgiana sono sepolti i grandi dell’arte di questo piccolo paese orgoglioso del proprio passato e della ritrovata fede in Dio. Esso saprà difendere questo pugno di ossa, polvere e gloria dalle miserie del mondo globalizzato? 

Il giorno seguente Nunu vuole mostrarci la Casa degli Scrittori, dove per l’occasione ha riuniti alcuni poeti di diverse generazioni. È un edificio elegante, costruito e interamente arredato in puro stile modernista georgiano che non nasconde, verso il giardino, taluni elementi lignei propri dell’architettura popolare autoctona. Esso era appartenuto in passato ad una famiglia piuttosto facoltosa prima di diventare ciò che è ora, un luogo destinato, secondo quanto apprendo dalla giovane direttrice, ad ospitare scrittori provenienti da tutto il mondo. Tra i poeti e le giovani poetesse che incontriamo ve n’è una in particolare che mi colpisce per i suoi versi duri, di un’angoscia trattenuta, riscattata da una scrittura tersa e precisa. Il suo nome è Lela Sammniashvili, trentasette anni, originaria di Gori, la città di Stalin (dove ci fermiamo giusto il tempo per visitare il folle tempio dedicato al dittatore), è poetessa e traduttrice della scrittrice americana Sylvia Plath. Il canto della sposa cecena, tra le poesie ascoltate, è certamente tra le maggiori, per esattezza d’immagini e densità formale. Restiamo ancora pochi minuti nel giardino silenzioso e antico, poi rientriamo in casa. Nel grande atrio del palazzo la televisione di Tbilisi ha piazzato una videocamera davanti alla quale dirò qual è lo scopo del nostro viaggio in Georgia: la poesia. Nelle orecchie risuonano le parole di un anziano poeta visivo, Vaktang Javakhadze, che declamava le sue rime ossessive dopo averle disposte sulla carta in un ordine figurativo e simmetrico che rammenta i vitalistici furori delle neoavanguardie d’Occidente. Il suo autoritratto è quello dal volto triangolare, scavato nella pietra, che sulla pagina bianca è una bellissima poesia visiva fatta unicamente di nomi di grandi pittori che “mi scrutano –affaccendati– davanti agli specchi. Li meraviglia il mio autoritratto scritto in versi”. 

Abbiamo lasciato la capitale con una vecchia Mercedes grigia guidata da un taxista privato, diretti verso le montagne del piccolo Caucaso.

È un lungo percorso accidentato che attraversa ampie foreste e morbidi declivi prima di raggiungere i primi contrafforti montuosi.

Colui che stiamo cercando in questi giorni non è nella capitale ma nel suo buen retiro montano, nascosto ben oltre i limiti del villaggio dove invece vive suo figlio, pittore e sognatore. Besik Kharanauli, classe 1932, l’età di mio padre, è un grande poeta, Nunu ne è convinta e sarebbe dunque felice se una volta o l’altra il Nobel toccasse proprio a lui. Ci accoglie nella sua piccola dacia a Pshavi, nella regione di Tianeti, circondata da un grande appezzamento di terra che appena oltrepassato il muro di casa, sale ripido fino al culmine della collina. Tutt’intorno è odore di fieno che lui stesso, molto anziano, ha tuttavia tagliato per giorni e giorni in una splendida solitudine. Il suo volto è affilato, lo sguardo acuto e mai rassegnato, semmai un po’ ironico e saggio quando, parlando, si riferisce alla follia del mondo contemporaneo. Besik è un uomo dall’aspetto mite, e la sua poesia è come uno scavo carsico nel fiume della vita. 

 

La sera, a Tbilisi, ci aspetta davanti ad una tavola imbandita Dato Magraze, che è un amico di Nunu oltre ad essere tra i massimi poeti contemporanei georgiani, anche lui più volte candidato al Nobel. 

In Italia è conosciuto soprattutto per un singolarissimo poema, dal profondo afflato religioso e universalista “Giacomo Ponti” che in realtà è un personaggio inventato, alter ego dello stesso autore. 

Saliamo le scale fino al terzo piano di una palazzina anonima e ad aspettarci troviamo la moglie Lali, studiosa d’arte, che discende da una antichissima famiglia proveniente da Bisanzio, da cui ricevo in dono un bellissimo volume sui monasteri degli eremiti ortodossi di Davitgareji, immersi nell’atmosfera rarefatta del deserto. Esso si inerpica sulla montagna dove i monaci, nel medioevo, durante la fase di evangelizzazione delle terre caucasiche, scavarono celle nella pietra. 

Se si ha la pazienza di giungere fin lassù, in cima alla montagna, è come trovarsi immersi nel più grande dei poemi naturali, ossia l’infinito che a noi umani induce al vizio dell’infinito guardare.

L’interno dell’abitazione non è grande ma è arredato con gusto. L’ac-coglienza che ci riservano è degna della miglior tradizione georgiana. Dato, di ritorno dall’Italia, paese a cui si sente molto legato, ci regala oltre ai suoi versi migliori, alcune canzoni popolari accompagnate da una chitarra. Sono momenti di grande euforia in cui si parla di amici comuni, di cultura e di speranza, di globalizzazione e di guerra, ma anche delle virtù del vino e della cucina di questo paese aspro e suggestivo con quel suo breve affacciarsi sul mare in cui la memoria del passato fatica ad essere riconosciuta nel caotico affollarsi della nuova ricchezza e della nuova bruttezza. 

Dalla finestra del nostro albergo, osservo ancora una volta lo spettacolo immobile come una sacra icona, della grande chiesa ortodossa con accanto la statua equestre dell’eroe, della grande fortezza e più sotto, delle antiche case di legno. Osservo la funivia dove sciami di gente salgono e scendono continuamente dalla collina con metonomica regolarità prima che calino le prime ombre e nella piazza si accendano, come ogni sera i jeux d’eau a ritmo di musica classica, che di certo faranno dimenticare ai georgiani pensieri e affanni!. Infine, chiudo gli occhi come a voler sospendere per un istante tutta la bellezza rivissuta in me nei giorni appena trascorsi, mentre scivola via come i chicchi di un rosario, una strofa del Canto della sposa cecena: “ … È morto in me il grido della donna morta-da voi gradita - della Patria morta, di Dio morto, e se il mio fardello nella vostra steppa sarà sepolto, traete giovamento dal pane della mina, dal lembo della rupe, dall’odio-estratto dal mio seno… ”.

 

La trilogia cinematografica Le avventure della poesia, per la regia di Maurizio Fantoni Minnella, si compone dei seguenti film: Parole spalancate, la città dei poeti, 2014; Il filo rosso del Caucaso. Voci della poesia georgiana, 2015; Poetrip, 2016.

 

 

 

TRA RICORDI E FUTURO di Claudio Pozzani 17

LE AVVENTURE DELLA POESIA di Maurizio Fantoni Minnella 20

MANIFESTO DELLA RIVOLUZIONE POETICA - GENOVA 27

ADONIS (SIRIA) 28

Traduzione di Fawzi Al Delmi 29

FORTNER ANDERSON (CANADA) 30

OCTOBER 2 30

Traduzione di Suzanne Branciforte 31

OTTOBRE 2 31

ANTONELLA ANEDDA 32

PIOGGE 32

Traduzione dell’autrice 32

PIOGGE 32

SIMON ARMITAGE (REGNO UNITO) 34

Traduzione di Luca Guerneri 35

FERNANDO ARRABAL (SPAGNA) 36

Traduzione di Antonio Bertoli 37

ASSALTI FRONTALI/IL MURO DEL CANTO (Militant A - Daniele Coccia) 38

IL LAGO CHE COMBATTE (estratto) 38

ANTONIO BERTOLI 39

SENZA TITOLO E SENZA TITOLI 39

DONATELLA BISUTTI 40

RICORDO DI GENOVA 40

GIGI BOERO 42

I ESCLÜXI 42

Traduzione dell’autore 43

GLI ESCLUSI 43

CARLO BORDINI 44

ARTI MARZIALI 44

BAS BÖTTCHER (GERMANIA) 46

DIE MACHT DER SPRACHE 46

Traduzione di Palma Severi 47

IL POTERE DELLA LINGUA 47

CARMEN BOULLOSA (MESSICO) 48

GÉNOVA 48

Traduzione di Enza Minnella 49

GENOVA 49

LEONS BRIEDIS (LETTONIA) 50

LAIVAS 50

Traduzione di Maria Schiavone 51

BARCHE 51

 

FRANCISCO BRINES (SPAGNA) 52

POR UN INCUMPLIMIENTO DEL PRESAGIO 52

Traduzione di Gabriele Morelli 53

PER UN MANCATO PRESAGIO 53

FRANCO BUFFONI 54

VIRILITÀ ANNI CINQUANTA 54

MARIO CAMPAÑA (ECUADOR) 56

TENER UN DESTINO 56

Traduzione di Marco Cipolloni 57

AVERE UN DESTINO 57

MARCO “MORGAN” CASTOLDI 58

VIAGGIO DI RITORNO 58

VICTORIA CEMBARTEVA (MOLDAVIA) 60

- - , 60

Traduzione di Zarine Khachatryan 61

DILIDJAN, SCAMPANELLIO DELLA NEBBIA 61

JOHN COETZEE (SUD AFRICA) 62

Traduzione di Suzanne Branciforte 63

DANIELA CRASNARU (ROMANIA) 64

MEZZO DEL CAMMIN 64

Traduzione di Oana Bo ca-Malin 65

NEL MEZZO DEL CAMMIN 65

VINCENZO COSTANTINO 66

LE CASE 66

MAURIZIO CUCCHI 67

DEFINIRE. NORMA.  POESIA. 67

JACQUES DARRAS (FRANCIA) 68

INDÉPENDANCE DE GÊNES 68

Traduzione di Viviane Ciampi 69

INDIPENDENZA DI GENOVA 69

MAHMOUD DARWISH (PALESTINA) 70

Traduzione di Fawzi al Delmi 71

IN UN GIORNO COME QUESTO 71

JOHN DEANE (IRLANDA) 72

GENOVA, ITALIA 72

Traduzione di Roberto Cogo 73

GENOVA, ITALIA 73

MILO DE ANGELIS 74

MICHEL DEGUY (FRANCIA) 76

APHRODITE COLLÈGUE 76

Traduzione di Claudio Pozzani 77

LA COLLEGA AFRODITE 77

PATRICK DUBOST (FRANCIA) 78

JE DIS J’ÉCRIS JE T’AIME 78

Traduzione di Viviane Ciampi 79

DICO SCRIVO TI AMO 79

 

EVGENY EVTUSHENKO (RUSSIA) 82

Traduzione di Evelina Pascucci 82

PASSEGGIANDO SUL CORNICIONE 82

LAWRENCE FERLINGHETTI (STATI UNITI) 84

PITY THE NATION (After Khalil Gibran) 84

Traduzione di Giada Diano 85

PIETÀ PER LA NAZIONE (alla maniera di Khalil Gibran) 85

HORACIO FERRER (URUGUAY) 86

ITE YIRA EST 86

Traduzione di Marco Cipolloni 87

LA MESSA IN TIRO È FINITA 87

NICOLA FRANGIONE 88

IL POETA È UN  TAXISTA 88

FRANKIE HI - NRG (Francesco Di Gesù) 89

ELEFANTE 89

JUAN GELMAN (ARGENTINA) 90

GOTÁN 90

Traduzione di Martha Canfield 91

GOTÁN 91

JOHN GIORNO (STATI UNITI) 92

GOD IS MAN MADE 92

Traduzione di Domenico Brancale 93

DIO È ARTIFICIALE 93

VASCO GRAÇA MOURA (PORTOGALLO) 98

SELVA ESCURA 98

Traduzione di Maria José de Lancastre 99

SELVA OSCURA 99

GRAND CORPS MALADE (FRANCIA) 100

LES VOYAGES EN TRAIN 100

Traduzione di Suzanne Branciforte e Claudio Pozzani 101

I VIAGGI IN TRENO 101

HAGIT GROSSMAN (ISRAELE) 104

104

Traduzione di Alla Yakubovich 105

SOFIA 105

DURS GRÜNBEIN (GERMANIA) 106

SPIELEREI NACH PETRONIUS 106

Traduzione di Anna Maria Carpi 107

GIOCHI ALLA MANIERA DI PETRONIO 107

TONINO GUERRA 108

È PARADÉIS L’È BRÓTT 108

Traduzione dell’autore 109

IL PARADISO È BRUTTO 109

LARS GUSTAFSSON (SVEZIA) 110

OM DE BEBODDA VÄRLDARNAS RIKEDOM 110

Traduzione di Maria Cristina Lombardi 111

SULLA RICCHEZZA DEI MONDI ABITATI 111

 

PEDRO JUAN GUTIÉRREZ (CUBA) 112

NO ME PIDAN QUE CALLE 112

Traduzione di Danilo Manera 113

NON CHIEDETEMI DI TACERE 113

PETER HAMMILL (REGNO UNITO) 114

Traduzione di Luca Fiaccavento e Marco Olivotto 114

URBANO 114

EDUARD HARENTS (ARMENIA) 116

*** 116

Traduzione di Suren Yenokyan-Israyelyan 117

*** 117

JOY HARJO (STATI UNITI) 118

CITY OF FIRE 118

Traduzione di Laura Coltelli 119

CITTÀ DI FUOCO 119

TONY HARRISON (REGNO UNITO) 120

MEMORIAL 120

Traduzione di Giovanni Greco 121

MEMORIALE 121

MICHEL HOUELLEBECQ (FRANCIA) 122

LE SENS DU COMBAT 122

Traduzione di Anna Maria Lorusso 123

IL SENSO DELLA LOTTA 123

JOLANDA INSANA 124

ALEJANDRO JODOROWSKY (CILE) 126

MADRE-PADRE 126

Traduzione di Antonio Bertoli 127

MADRE-PADRE 127

NICHOLAS KAWINGA (ZAMBIA) 130

MY SANDALS 130

Traduzione di Claudio Pozzani 131

I MIEI SANDALI 131

ODVEIG KLYVE (NORVEGIA) 132

ME VENTAR 132

Traduzione di Davide Finco 133

ASPETTIAMO 133

GERHARD KOFLER 134

IL CIELO VUOTO 134

L’AZZURRO DELLA POESIA 134

YUSEF KOMUNYAKAA (STATI UNITI) 136

UNNATURAL STATE OF THE UNICORN 136

Traduzione di Antonella Francini 137

STATO INNATURALE DELL’UNICORNO 137

TOMI KONTIO (FINLANDIA) 138

MATER, FONS AMORIS 138

Traduzione di Antonio Parente 139

MATER, FONS AMORIS 139

 

MICHAEL KRÜGER (GERMANIA) 140

TOD DES DICHTERS 140

Traduzione di Gino Chiellino 141

MORTE DEL POETA 141

VIVIAN LAMARQUE 142

CICATRICI 142

LULJETA LLESHANAKU (ALBANIA) 144

MISTERI I LUTJEVE 144

Traduzione di Rosangela Sportelli 145

IL MISTERO DELLE PREGHIERE 145

FRANCO LOI 146

ITALIA CITTÀ? 146

Tradotta dall’autore 147

ITALIA CITTÀ? 147

MARIO LUZI 148

MAURO MACARIO 149

EXIT 149

MA DESHENG (CINA) 152

LA LIBERTÉ 152

DAVID MAGRADZE (GEORGIA) 154

154

Traduzione di Nunu Geladze 155

MARINAI 155

VALERIO MAGRELLI 158

Per Claudio Pozzani da Valerio Magrelli 158

GIANCARLO MAJORINO 159

da NOVELLA MEZZA VERA 159

MAK MANAKA (SUD AFRICA) 160

A SILENT DREAM 160

Traduzione di Itala Vivan 161

UN SOGNO SILENZIOSO 161

MARAM AL-MASSRI (SIRIA) 162

Traduzione di François-Michel Durazzo 163

ROGER Mc GOUGH (REGNO UNITO) 164

YOU AND I 164

Traduzione di Franco Nasi 165

IO E TE 165

CZES AW MI OSZ (POLONIA) 166

NA MOJE 88 URODZINY 166

Traduzione di Pietro Marchesani 167

PER IL MIO OTTANTOTTESIMO COMPLEANNO 167

ENZO MINARELLI 168

IL CIELO DI BERLINO [SOPPORTA I SUPERMERCATI] 168

RAUL MONTANARI 169

LE LINEE 169

 

ROBERTO MUSSAPI 170

LA STRADA 171

ALVARO MUTIS (COLOMBIA) 172

PIENSO A VECES… 172

Traduzione di Martha Canfield 173

A VOLTE PENSO… 173

AMJAD NASSER (GIORDANIA) 176

Traduzione di Fawzi Al Delmi 177

Poesia rimandata per New York 177

BERNARD NOËL (FRANCIA) 178

OMBRES ET RUMEURS 178

Traduzione di Fabio Scotto 179

OMBRE E RUMORI 179

KIWAO NOMURA (GIAPPONE) 180

180

Traduzione di Lorenzo Gelloni 181

CEES NOOTEBOOM (OLANDA) 182

AVOND 182

Traduzione di Gandolfo Cascio 183

LA SERA 183

HENRIK NORDBRANDT (DANIMARCA) 184

PÅ VEJ NED 184

Traduzione di Bruno Berni 185

SCENDENDO 185

NUCCIO ORDINE 186

RAMIRO OVIEDO (ECUADOR) 188

LOS EFECTOS DE LA BOLSA EN LA POESÍA 188

Traduzione di Gabriele Monte 189

GLI EFFETTI DELLA BORSA SULLA POESIA 189

BRIAN PATTEN (REGNO UNITO) 190

THE MULÈS FAVOURITE DREAM 190

Traduzione di Franco Nasi 191

IL SOGNO PREFERITO DEL MULO 191

SIBILA PETLEVSKI (CROAZIA) 192

VENERIN BRIJEG 192

Traduzione di Alessandro Iovinelli 193

IL MONTE DI VENERE 193

SERGE PEY (FRANCE) 194

Traduzione di Lorenzo Gelloni 195

ANTHONY PHELPS (HAITI) 196

POÈME DU TEMPS TISSERAND 196

Traduzione di Viviane Ciampi 197

POESIA DEL TEMPO TESSITORE 197

PEDRO PIETRI (PORTORICO) 198

HELLO, WELCOME TO THE PSYCHIATRIC HOTLINE 198

Traduzione di Mario Maffi 199

SALVE. BENVENUTI AL TELEFONO AMICO PSICHIATRICO 199

KORNELIJUS PLATELIS (LITUANIA) 200

EIL RAŠTIS APIE VIENIŠ ARCHITEKT R 200

Traduzione di Pietro U. Dini 201

VERSI SULL’ARCHITETTURA SOLITARIA 201

JEAN PORTANTE (LUSSEMBURGO) 202

Traduzione di Camila Diez 203

LIONEL RAY (FRANCIA) 204

Traduzione di Viviane Ciampi 205

LOU REED 206

Traduzione di Riccardo Duranti 206

MANUEL RIVAS (SPAGNA) 208

O EXERCITO DO BOSQUE 208

Traduzione di Laura Polacchini 209

L’ESERCITO DELLA FORESTA 209

JACQUES ROUBAUD (FRANCIA) 210

E.S: TROIS RENCONTRES 210

Traduzione di Claudio Pozzani 211

E. S.: TRE INCONTRI 211

PAOLO RUFFILLI 212

ODE AL TRADUTTORE INCERTO 212

TOMA ŠALAMUN (SLOVENIA) 214

TEBE GOSPOD 214

Traduzione di Jolka Mili 215

TE SIGNORE 215

EDOARDO SANGUINETI 216

FABIO SCOTTO 217

TRENTA VERSI PER GENOVA 217

ABDULAH SIDRAN (BOSNIA) 218

ENSKA 218

Traduzione di Silvio Ferrari 219

POESIA AL FEMMINILE 219

CHARLES SIMIC (SERBIA) 222

HOTEL INSOMNIA 222

Traduzione di Massimo Bacigalupo 223

HOTEL INSOMNIA 223

ANTOINE SIMON (FRANCIA) 224

CHOSES 224

Traduzione di Giuseppe Napolitano 225

COSE 225

PETER SINFIELD (REGNO UNITO) 226

POEM TO A BLUE PAINTING 226

Traduzione di Massimo Marchini 227

POEMA PER UN DIPINTO BLU 227

ARMENUHI SISYAN (ARMENIA) 228

228

Traduzione di Suren Yenokyan-Israyelyan 229

A VOLTE 229

MORTEN SØNDERGAARD (DANIMARCA) 230

KYS 230

Traduzione di Bruno Berni 231

BACI 231

WOLE SOYINKA (NIGERIA) 232

Traduzione di Patrizia Villani 232

Da Idanre 232

C.K. STEAD (NUOVA ZELANDA) 234

RAPALLO: AN  ECONOMY, 5 234

Traduzione di Massimo Bacigalupo 235

RAPALLO: UN’ECONOMIA, 5 235

SALAH STÉTIÉ (LIBANO) 236

L’OMBRE DES FLEUVES 236

Traduzione di Viviane Ciampi 237

L’OMBRA DEI FIUMI 237

MARK STRAND (STATI UNITI) 238

TO HIMSELF 238

Traduzione di Damiano Abeni 239

A SE STESSO 239

GODI SUWARNA (INDONESIA) 240

SAJAK URAT JAGAT 240

Traduzione di Agustinus Mariano Purnama Gaut 241

VENNE DELL’UNIVERSO 241

TOMMY TABERMAN (FINLANDIA) 242

Traduzione di Antonio Parente 243

SIGURBJÖRG THRASTARDÓTTIR (ISLANDA) 244

HOLSPEGILL 244

Traduzione di Silvia Cosimini 245

SPECCHIO CONCAVO 245

CHARLES TOMLINSON (REGNO UNITO) 246

AESTHETIC 246

Traduzione di Silvano Sabbadini 247

ESTETICA 247

KRISZTINA TÓTH (UNGHERIA) 248

HOGY VAGYTOK? 248

Traduzione di Dániel Faragó 249

COME STATE? 249

WILLEM VAN TOORN (OLANDA) 250

EEN KOI GING OP ZOEK NAAR EEN VOGEL 250

Traduzione di Franco Loi 251

UNA GABBIA ANDAVA IN CERCA DI UN UCCELLO 251

MANUEL VASQUEZ MONTALBAN (SPAGNA) 252

CIUDAD 252

Traduzione di Hado Lyria 253

CITTÀ 253

 

 

THOR VILHJÁLMSSON (ISLANDA) 254

RÚMIÐ OKKAR 254

Traduzione di Silvia Cosimini 255

IL NOSTRO LETTO 255

DEREK WALCOTT (SANTA LUCIA) 256

Traduzione di Barbara Bianchi 256

IL NAUFRAGO 256

IRVINE WELSH (REGNO UNITO) 258

Traduzione Massimo Bocchiola 258

KENNETH WHITE (REGNO UNITO) 260

WALKING THE COAST (extract) 260

Traduzione di Silvia Mondino 261

LUNGO LA COSTA (estratto) 261

YANG LIAN (CINA) 262

262

Traduzione di Claudia Pozzana 263

ITINERARIO 263

SAADI YUSSEF (IRAQ) 268

Traduzione di Fawzi Al Delmi 269

IL TUONO 269

ACEP ZAM ZAM NOOR (INDONESIA) 270

SOLITUDE 270

Traduzione di Agustinus Mariano Purnama Gaut 271

SOLITUDINE 271

GHASSAN ZAQTAN (PALESTINA) 272

Traduzione di Fawzi Al Delmi 273

ANCORA LUPI 273

ANDREW ZAWACKI (STATI UNITI) 274

FERMATA 274

Traduzione di Andrea Raos 275

CORONA 275

SENZA LA TRADUZIONE ABITEREMMO PROVINCE CONFINANTI CON IL SILENZIO (George Steiner) 279

 

Il Festival Internazionale di Poesia di Genova è la più grande manifestazione poetica italiana; da 20 anni offre al pubblico l’intera gamma della poesia contemporanea, portando i più grandi autori, dai premi Nobel, alle voci emergenti dai cinque continenti. In 20 anni hanno partecipato oltre 1000 poeti, musicisti, artisti provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un’antologia imperdibile per tutti gli amanti della poesia, un vero e proprio punto di riferimento per la poesia contemporanea mondiale, con una scelta di autori che comprendono generazioni e stili diversi e che offre un buon equilibrio anche dal punto di vista di provenienza geografica e linguistica.



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 


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