M. Gisella Catuogno
Amore a Porquerolles

Titolo Amore a Porquerolles
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Narrativa      
Pubblicata il 29/06/2015
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“Georges, ho venduto un quadro ad un collezionista armeno. Ottocento franchi! Niente male, non ti sembra?”

Tigy è raggiante: finalmente può contribuire al ménage familiare, mettere i suoi soldi  accanto a quelli di lui, quando programmano le spese della settimana.

Il suo giovane  e infaticabile marito ha ventitré anni, tre meno di lei, di professione fa il reporter e lo scrittore, lavora per cento editori, usa cento pseudonimi diversi ma guadagna soltanto per sopravvivere, perché Parigi è cara, loro si innamorano di tutto quello che vedono e hanno la casa sempre piena di amici.

Vengono dal Belgio e sono sposati da pochi anni ma la preoccupazione di mettere insieme il pranzo con la cena, pagare l’affitto e mantenere anche Boule, la giovane domestica normanna che ormai fa parte della famiglia, nonché l’amato cane Olaf, li attanaglia e finisce col rovinare anche lo smalto del loro amore.

Inoltre Georges piace troppo alle donne: è alto, bello, bruno, con uno sguardo che buca l’anima e la indaga impietosamente. E lei è gelosa come una gatta: lo vorrebbe tutto per sé, in esclusiva, ma a Parigi è impossibile; ora poi al Théâtre des Champs Elisées ci sono i Ballets nègres che hanno portato alla ribalta una sensualissima ballerina di colore, Joséphine Baker, che fa impazzire schiere di uomini.. Figuriamoci Georges, così sensibile al fascino femminile!

“ Perché non festeggiamo questo colpo di fortuna? Sono sicura di vendere altri quadri, mi sento in un periodo di grazia, come pittrice…ma intanto prendiamoci una vacanza, mon amour, al sole, al mare!”

“ Ma come, Tigy? Ho mille impegni: pezzi da consegnare, racconti da finire…sono in simbiosi con la macchina da scrivere…devo lavorare come un matto per mantenere tutta la baracca!”

“Georges, ne abbiamo bisogno, credimi. Sento che trascuriamo il nostro amore, il nostro matrimonio…invece dobbiamo curarlo, coltivarlo come si fa con una pianta preziosa…dobbiamo staccarci dalla routine: respirare la salsedine, immergerci nella natura, attingere nuove energie per andare avanti, per vivere felicemente, non solo per sopravvivere. Dammi retta, je t’en prie…” e gli si avvicina, si siede sulle sue ginocchia, lo abbraccia, respira il tabacco della sua pipa.

“E dove vorresti andare?” concede Georges, toccato dall’implorazione della moglie e dalla difesa,  con le unghie e con i denti, del loro matrimonio.

“Guarda! -Tigy tiene aperto sul tavolo l’Atlante Larousse e gli indica una piccola falce circondata  dall’azzurro- si chiama Porquerolles. E’ un’isola dell’arcipelago di Hyères. Non è una meraviglia? Costa Azzurra, Midi, luce e adesso, di maggio, è di certo un’esplosione di fiori e di profumi. Ha anche una forma simpatica, sai che mi ricorda? Un croissant scaldato dal sole della Provenza!”

Georges è stupito dal suo entusiasmo, dalla sua commovente aspettativa di felicità.

Non se la sente di rompere l’incantesimo. Ricorda in un flash l’avvertimento della moglie, agli esordi del loro matrimonio: se scopro che mi tradisci m’ammazzo.

Che spada di Damocle pende sulla sua testa! Tigy non deve mai scoprire quanto lui la tradisce! Con Joséphine, con la tenera Boule, con ogni sottana che gli capiti a tiro. La sua fame di sesso è insaziabile, non lo considera nemmeno un tradimento, è il suo corpo a muoversi in armonia con un altro mentre la mente è altrove. E invece, al contrario, il suo amore per Tigy è più intellettuale che passionale: E’ la sobrietà e la dignità di lei ad attirarlo. Del resto il suo vero nome è Régine! Possederla è innalzarsi sul suo livello etico e alla sua eleganza estetica. un amore più cerebrale che sentimentale, insomma.

Non può sottrarsi alla preghiera:

“Va bene, Tigy, come vuoi! Lasciami qualche giorno per organizzarmi e partiamo. Pensa tu a tutto, però!”

“ Oh, Geoges, che bello! Ti amo, ti amo” e gli cinge il collo, lo riempie di baci.

 

Il traghetto fende l’acqua che risponde con un’apoteosi di schiuma. L’isola è ormai un miraggio a portata di mano.

Il Train de Bleu che li ha condotti fin qui da Parigi, si è rivelato più scomodo del previsto ma adesso l’aria tiepida di maggio li avvolge come una carezza: la capitale non solo è lontana geograficamente, ma è una dimensione da accantonare, per dieci giorni, per godersi l’incanto che cielo e mare all’unisono promettono.

Tigy, Georges, Boule e il cane Olaf mettono finalmente piede sul piccolo porto, attirando la curiosità degli isolani, che guardano stupiti il gran numero di bagagli e la macchina da scrivere posata sul cemento. Qualcuno, spinto più da compassione che da  smania di guadagno, si fa avanti con un carretto, invitandoli a metterci sopra le valigie e chiedendo:

“Où voulez-vous aller?!”

“ Nous ne savons pas où aller…”risponde Georges.

L’interlocutore alza le spalle, senza  aggiungere  altro, e si dirige in silenzio verso la piazzetta del paese. Gli ospiti si guardano intorno e Tigy vede il paesaggio che la circonda con gli occhi della pittrice: il cielo blu pervinca, le casette pastello, la chiesa color ocra, i giardini festosi di gerani rossi, pergolati di glicine e spalliere di roselline bianche. Non sa trattenersi:

“Georges, è tutto così incantevole…non ti pare di essere in un paradiso terrestre?”

“Intanto troviamo una sistemazione, poi faremo le nostre valutazioni sull’isola …” propone molto concretamente lui facendola scendere dal suo piedistallo di beatitudine.

In realtà i due unici alberghi esistenti non sembrano loro molto accoglienti, malgrado le tendine provenzali alle finestre e la buganvillea che si arrampica sul muro. C’è Olaf col loro, hanno bisogno di spazi aperti per lui e di una totale libertà per se stessi: girare nudi per casa se ne hanno voglia, aprire la porta e respirare la salsedine, fare l’amore all’aperto, su un pagliaio nelle vicinanze. Nessuna costrizione, nessun freno inibitorio. Solo così possono sperare di rigenerarsi.

Dopo vari tentativi andati a vuoto, quando già si approssimano le prime ombre della sera, trovano, sull’estrema punta occidentale dell’isola, quel che cercano: una villetta di due stanze, su una modesta altura, circondata da cespugli di ginestra e affacciata su uno splendido tramonto marino. Non hanno esitazione. Si congedano cordialmente dalla loro guida, che è anche il proprietario della casa, dopo avergli pagato subito l’affitto richiesto, troppa premura hanno di godersi fino all’ultimo istante lo spettacolo del sole che sparisce lentamente all’orizzonte in un abbaglio di rosso e d’arancio.

 

La notte è ancora fredda, malgrado il maggio inoltrato, e Tigy si stringe a Georges, nel grande letto in ferro battuto. Il rumore della risacca li raggiunge e li avvolge: il sonno è rimandato a dopo.

Il ritmo del mare diventa quello dell’amore a cui si abbandonano senza parlare perché ogni parola sarebbe superflua o stonata. I loro giovani corpi si cercano impazienti ed esplorano inedite sorgenti di piacere, attivi e vigorosi, come se non si conoscessero abbastanza o troppo a lungo si fossero trascurati, ciascuno teso al godimento dell’altro prima che di se stesso, in uno scambio d’offerta amorosa che li inebria ed acuisce tutti i loro sensi, fino all’acme finale, in perfetta sintonia, e all’abbandono, esausti, nell’immenso e sconosciuto lettone.

“Georges, è stato bellissimo! Così, con questa intensità, con questa armonia, a Parigi non ci riusciamo…”

Lui farebbe volentieri a meno di quella vivisezione del loro rapporto ma non può sottrarvisi:

“A Porquerolles siamo in vacanza…più rilassati, più disponibili…” e intanto si tira su, si siede sulla sponda del letto, prende dal comodino la pipa, se la prepara per le ultime voluttuose boccate.

“Sei tu diverso, amore mio! Qui sento che mi appartieni, là no…hai sempre altre donne intorno, a volte ti scordi di me: dimentichi d’avvertirmi che non torni a pranzo, che fai tardi la sera e sei lontano anche quando rientri!”

“Tigy, sei troppo esclusiva. Ti amo e questo ti dovrebbe bastare. Non puoi pretendere che mi voti esclusivamente a te, sono circondato da tanta gente – ma in quel momento l’immagine che gli appare è soprattutto “il culo che ride” di Josephine Baker, col suo gonnellino di sedici banane- e non posso evitarla soltanto perché tu sei gelosa!”

“Ho ragione di esserlo, Georges, lo sento! E non credo di esagerare: sono una moglie innamorata e fedele e vorrei che anche tu lo fossi…”

“Non puoi chiedermi l’impossibile, Tigy!” e ora il suo pensiero va invece a Boule, che dorme nella stanza accanto e che sicuramente li ha sentiti fare l’amore: Boule, Boule, anche lei gli è  entrata nel sangue e non può più farne a meno…la tenera Boule, ancora minorenne quando aveva colto il suo fiore, il suo bocciolo di rosa…Boule che li aveva visti nudi, lui e Tigy, sopra un pagliaio, in Normandia, una delle prime volte che si recava da loro per i lavori domestici, povera in canna come tutta la sua famiglia…e gliel’aveva confessato ridendo nella loro prima intimità…Boule che era diventata donna con lui. Come faceva Tigy a non accorgersene? O forse accettava in silenzio quel ménage à trois pur di non perderlo? Ma se era così, perché allora gli stava facendo tutte quelle domande sul loro rapporto, sulla sua fedeltà? Lui fedele non lo sarebbe mai stato! Era impossibile! Fuori dall’orizzonte dei suoi pensieri.

Sente la moglie replicare: “Ma perché, perché? Non ti basto, forse? Cosa mi manca per legarti esclusivamente a me?”

Decide di non mentire: “Non ti manca nulla! Ma non posso prometterti fedeltà eterna! Vedi, sono sincero…potrei dirti il contrario e invece voglio che tu capisca: per me la fedeltà non è un valore. La fedeltà fisica, intendo, perché su quella psicologica puoi contarci, hai l’esclusiva, te l’assicuro. Come potrei smetterti d’amarti?- e intanto, di nuovo pronto all’amore per tutti quei discorsi e per l’immagine delle sue donne- riprende ad accarezzare la schiena di Tigy, le sue natiche morbide, le lunghe gambe affusolate. Ma lei non si volta, avverte la sua resistenza.

“Mi stai rovinando questa nottata cominciata così mirabilmente!” la sente dire con la voce rotta dal pianto e dalla rabbia.

“Smettila di tormentarti e di tormentarmi. Ti amo. Non chiedermi altro”

“Promesso” gli sussurra lei, debolmente rassicurata, girandosi verso di lui e di nuovo offrendosi alle sue carezze e all’umidità dei suoi baci.

Fuori, intanto il mare canta la sua nenia mentre il profumo della macchia fiorita inebria l’aria e il cielo appare una trapunta di velluto nero punteggiata di stelle.

 

Porquerolles è una falce di luna immersa in un mare incredibilmente azzurro, abitata da poco più di cento persone che già a maggio rinfrescano le loro case per affittarle ai turisti dei mesi estivi, lasciando la loro dimora abituale per ritirarsi .in una stanzetta con pergolato e aspettare l’arrivo di settembre. I Simenon sono stati i primi ad arrivare e per questo vengono affettuosamente coccolati. Si fa a gara per suggerire loro una caletta di sogno o una passeggiata indimenticabile.

Georges fa immersioni subacquee, si mescola agli isolani, li sfida in gare di pesca, va con loro in barca, passa notti intere a cercare lo storione, fa incetta d’aragoste, arma lenze e palàmiti e si fa fotografare con i trofei conquistati; poi gioca a bocce, sostiene che i paesani barano e che sono pirati ma si fa perdonare offrendo a tutti il pastis  come aperitivo ai tavolini della Place d’Armes.

Tigy e Boule, scortate da Olaf, si aggirano anche loro nella piazza, già baciate dal sole, vestite di chiaro, una fascia tra i capelli la donna, un baschetto da mozzo di bordo, la ragazza. Fanno la spesa nell’unica bottega del paese, chiedono la ricetta della bouillabaisse. Tutti le conoscono e si fermano volentieri a salutarle, a dare una carezza al cane, a offrire consigli per rendere speciale la vacanza.

Georges scrive la mattina molto presto, prima che la luce dell’alba scacci i residui della notte. Scivola lentamente dal letto, per non svegliare Tigy, si mette una vestaglia addosso e si trasferisce in cucina, dove tiene la macchina da scrivere, dato che tutta la casa è composta da due camere e da una zona giorno, dove cucinano e pranzano. Qui si prepara un caffè, lo ingurgita quasi bollente e si mette al lavoro. La fantasia e la velocità lo accompagnano: così, anche a Porquerolles, riesce a mantenere i ritmi parigini, che sono indispensabili per soddisfare i committenti e la sua necessità di denaro. Quando la luce penetra tra le tendine di pizzo, si alza, s’accende la pipa e apre la porta d’ingresso: respira a pieni polmoni i profumi di maggio e l’odore del mare, ne osserva l’umore, ne deduce il carattere della giornata che verrà, perché tutto, in un’isola, dipende dal mare. Ascolta anche i suoni degli uccelli che salutano l’alba e quelli del vento cercando di decifrarli, poi alza gli occhi al cielo  per guardare le stelle che diventano pallide e la luna che si congeda.

Si sente in pace con se stesso, con la natura, con i suoi affetti, con il suo lavoro.

Questa vacanza lo rinsalda nel proposito di diventare scrittore: smetterà di usare pseudonimi, si firmerà col suo nome, diventerà famoso e forse ricco.

Poi rientra in casa, trova Olaf, silenziosamente uscito anche lui dalla camera, che l’aspetta per la prima passeggiata; così, buttandosi qualcosa sulle spalle gli fa cenno d’uscire: scende sulla battigia, fa il pieno di salmastro, lascia il cane libero di scorazzare, matto di felicità, su e giù per la spiaggia.

Quando rientrano in casa, Boule è già alzata ma ancora tiepida di letto, come un croissant uscito dal forno, devotamente intenta a preparare la colazione. Allora Georges si lascia andare: sa che Tigy ama dormire un po’ di più ora che è in vacanza. Può dedicarsi alla ragazza in tutta tranquillità.

Le si avvicina, ne sfiora il corpo tonico, i seni appena sbocciati, ne bacia la nuca tenera, proprio all’attaccatura dei capelli, la spinge dolcemente ma imperiosamente verso il lettuccio che ha da poco abbandonato. Lei lo lascia fare, calda e accogliente, ancora inesperta dell’amore ma pronta ad imparare come un’allieva volenterosa, silenziosa per non svegliare Tigy, anche se vorrebbe gridare per le sensazioni che lui le regala e che sono di volta in volta più piacevoli, quasi una promessa di imminente pieno godimento. Lui si muove lentamente e in profondità gustando quella giovane carne e la sua inesperienza ma sta attento a sgusciare via da lei al momento giusto perché è atterrito dall’idea che possa rimanere incinta. Sarebbe un guaio un figlio dalla propria domestica piuttosto che dalla propria moglie, che tanto l’aspetta. Boule lo sente allontanarsi, ne prova delusione e disappunto, come quando la mamma le prometteva un bel vestito ma poi i soldi per comprarlo non c’erano mai. Ma sa che lui deve fare così, per non rovinarla. Gli volta le spalle, aspetta di calmarsi per proseguire bene la giornata. Ci sarà un’altra volta, ne è sicura, è sarà più bella di questa.

 

I sette chilometri di lunghezza e i tre di larghezza di Porquerolles,  i Simenon  e il loro seguito li calpestano tutti, in quella vacanza primaverile.

A nord scoprono un paesaggio dolce, animato da spiaggette di sabbia bianca e fine, e profumato dalla resina dei pini marittimi: un invito al relax, a pigre soste sulla battigia, ai primi bagni in piena libertà in un’acqua  ancora marmata.

All’opposto, la parte meridionale li sorprende per il suo aspetto selvaggio: la costa si fa alta e aspra, le calette cedono il posto a strapiombi, falesie alte fino a cento metri, calanchi a picco sull’unica spiaggia del sud degna di tale nome o in fiordi come il Bregançonnet, con il piccolissimo arenile solcato da un filo d’acqua sorgiva.

“Tigy, non trovi incredibili queste differenze? Come se il Creatore avesse plasmato questo versante con un umore opposto? Sai che ti dico? Che in quest’isola troverò spunti per i miei romanzi: si scontrano da un lato serenità e innocenza da paradiso terrestre e dall’altro tormento e dramma da baratro infernale: Tradotto in romanzo, il bianco e il nero, il conformismo e la trasgressione, la purezza e il peccato!”

E la sera, nella trattoria più rinomata del paese, alla Pinede, dopo averci rimuginato tutto il giorno, si lascia andare a qualche anticipazione del progetto letterario futuro, davanti a un vassoio di triglie fritte che profumano ancora di scoglio:

“Mi frulla per la testa la storia  di un  professionista maturo, un medico tutto casa e famiglia, di carattere debole, conformista, con una madre ingombrante che gli ha scelto anche la moglie.. In vacanza su quest’isola , si trova a dover momentaneamente sostituire il medico condotto. Gli capita così di  assistere alla morte per tisi di una povera donna in una casupola infima, dove è stato chiamato dalla figlia, un’adolescente acerba, tutta occhi e capelli, che indossa un vestitino di cotone rosso troppo corto per lei. La visione di quella ragazzina gli si stampa come un marchio a fuoco nella mente e diventa la sua ossessione. E’ irresistibilmente attratto da lei, anche se razionalmente capisce che è una follia. Nella crudezza del sole mediterraneo, che non ammette sfumature e compromessi, egli scopre tutta l’ipocrisia della sua esistenza. E’ una rivelazione devastante che non gli permette più il fragile equilibrio di sempre…fino ad un epilogo tragico…che ancora non so. Che te ne pare, Tigy?”

“Mi sembra una storia intrigante…e inoltre puoi fare descrizioni dell’isola, del carattere dei suoi abitanti, affondare il bisturi nel tormento del protagonista. Lo sai meglio di me, la morbosità piace alla gente, tutto quello che è torbido attrae irresistibilmente!”

Come il nostro ménage à trois…chissà come avrebbe successo se lo potessi raccontare! riflette all’improvviso Georges guardando le due donne della sua vita domestica, belle più che mai, stasera, come la luna piena che gli fa capolino dalla finestra socchiusa. Poi tutti e tre si concentrano sulla magnifica frittura che hanno davanti, mentre Olaf, diligentemente accucciato sotto il tavolo, aspetta paziente un contentino dai suoi padroni.

 

L’ultimo giorno, con un mistral che rende furibondo il mare ma limpidissimo il cielo, salgono al Forte Sainte Aghate, dopo una lunga e faticosa scarpinata.

Là possono constatare, dai relitti custoditi entro le antiche mura, la potenza del vento quando decide di soffiare davvero.

Nella torre sono conservati cimeli di navi celtiche, etrusche, greche e saracene, naufragate davanti all’isola o scaraventate dalla forza del mare sugli scogli del versante meridionale.

“Guarda, Georges, che spettacolo!” grida Tigy per superare l’urlo del vento invitandolo ad abbracciare con lo sguardo, da quell’altezza, il paesaggio circostante.

Lui la raggiunge e insieme, il braccio di lui sulla spalla di lei, il fumo della pipa portato subito lontano, i capelli svolazzanti pur sotto la fascia, contemplano il mare in affanno cavalcato da creste di schiuma, le chiome agitate dei pini, il villaggio sotto di loro, con le sue piccole case e il campanile della chiesa che sembra fare il solletico al cielo.

“Oh, amore mio, che bello! Ci torneremo, vero?”

“Sì, Régine –e lei sa che, quando la chiama così, col suo vero nome, la promessa è particolarmente solenne- ci torneremo, penso che sarà anche per il futuro il nostro paradiso terrestre!” e l’attira a sé, stampandole sulla fronte un bacio tenero e umido, profumato di tabacco.

 da  "Amori d'amare" Minerva Edizioni 2014

                                                                                                      Maria Gisella Cartuogno

 

 

 

 

 

 

  • Un brano molto bello, intenso con descrizioni avvincenti. Sei bravissima sia in prosa che in poesia.. questo brano, però, è eccezionale
    Voto attribuito: 10
    Ida Acerbo (07/07/2015 18:29:33)

  • Ho ammirato particolarmente la finezza della tua pagina amorosa congiunta alla consumata e sempre nuova abilità delle osservazioni psicologiche. Sei grande Gisella.
    Voto attribuito: 10
    Pellegrina (08/07/2015 05:46:19)

  • Grazie, amiche carissime, della vostra attenzione e amicizia:-) un abbraccio e buona estate
    M. Gisella Catuogno (08/07/2015 11:39:49)

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