Maria Barresi
Figli di Saturno

Titolo Figli di Saturno
Geografie dell’anima
Autore Maria Barresi
Genere Spiritualità e crescita personale      
Pubblicata il 27/10/2015
Visite 5315
Editore Liberodiscrivere associazione culturale edizioni
Collana Spazioautori  N.  3601
ISBN 9788899137755
Pagine 136
Prezzo Libro 12,00 € PayPal
Figli di Saturno, esseri privilegiati a cui “Dio rivela i segreti del cielo e della terra” e il cui destino è “costellato dall’incessante ondulazione degli opposti: luce-tenebra e gioia-tristezza”, è la storia di un viaggio singolare e affascinante per la riconquista degli spazi interiori, di una nuova consapevolezza di se stessi, nella riappropriazione di un silenzio pieno di senso, di valori e di significati, il cui approdo è la riscoperta dell’Anima. Con affondi introspettivi e riflessioni psicologiche che non escludono le suggestioni della dimensione metapsichica e dell’esperienza onirica, l’autrice ci accompagna in un itinerario spirituale sorretto dalla suadente musica verbale della sua scrittura che spesso si increspa in espressioni poetiche, in immagini e stilemi di forte impatto emotivo e visivo. 
Prefazione
di Graziella Corsinovi
Autrice di versi intensi, di abbagliante sinteticità e profondità, sicuramente al di fuori della tradizione poetica consueta, giocati su una cifra di originale espressività, sospesa tra realtà e sogno, tra introspezione e riflessività e coagulati in immagini liriche di grande suggestione, Maria Barresi, con Figli di Saturno, si cimenta nella prosa (già tentata peraltro, brillantemente, nel volume Liturgia Cosmica (2009) che proponeva una singolare fusione di versi e di prose) confermando le qualità e le caratteristiche specifiche del suo stile, del suo mondo creativo e del suo modus operandi
I racconti qui proposti nascono infatti da quella capacità, tutta sua, di fondarsi sul reale, ma di oltrepassarlo, filtrandolo in uno scandaglio psicologico che si fa meditazione interiore, in un itinerario della psiche alla conquista del proprio sé e proteso alla ricerca della verità profonda dello spirito e, in definitiva, alla riscoperta della propria Anima, in un ritorno alla Casa originaria (Là dove ci si trova) da cui, tutti, un giorno partimmo e a cui, forse anche senza saperlo, aneliamo tornare.
Ecco allora che, tutti gli eventi della vita, le esperienze, le persone, gli incontri, gli amori, gli affetti, le delusioni, i ricordi, i sogni presenti nella narrazione, pur mantenendo la fisionomia di autonomi soggetti narrativi, si offrono al lettore soprattutto come strumenti di sottile e pervasivo scandaglio dell’io e del mondo. Per fare questo, la Barresi lascia aperti tutti i canali del flusso psichico: quello razionale, quello emotivo, quello memoriale, quello onirico, quello astrologico e metapsichico, immergendo il narrato in una dimensione conoscitiva che supera i limiti del razionale per accogliere le percezioni dell’oltre e i brividi del mistero che, insinuandosi nel reale, ne sfrangiano i margini e aprono varchi insospettati a inedite dimensioni parallele (titolo emblematico di un racconto).
Fatti e personaggi (Lilli, Alma, Andrea, Carolina, Don Gianni, Stella, Eleonora, Leonardo, Simona Elena, Valentina, Grazia, Sara, Nadia, Luca ecc.) appaiono immersi nello spazio durativo della coscienza più che presentati nella catena degli accadimenti oggettivi, meno importanti, nell’ottica dell’autrice, di quelle geografie dell’anima che la Barresi sa disegnare con estrema finezza. 
Spia segnaletica di un procedimento discorsivo scandito sulla falsariga della meditazione filosofico- psicologico- spirituale sono anche le dense citazioni, poste quasi a commento dei capitoli, che riverberano la loro luce sapienziale sul complessivo articolarsi del dettato. 
Gli autori e i testi di riferimento, Martin Buber, Sakespeare, Il vangelo di Matteo, K.Gibran ecc., sono particolarmente indicativi. Si vedano per esempio quelle tratte da Il Profeta di K. Gibran, che si pongono come epigrafi suggestive di storie d’amore fragili o male impostate, nate dal magma oscuro dei sensi o sfibrate dalle contorsioni mentali dei protagonisti:
L’amore non dà nient’altro che se stesso o e non prende nulla se non da se stesso. L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, perché l’amore basta all’amore. Kahlil Gibran (Il Profeta) Datevi il cuore, ma non per trattenervelo l’un l’altro. Poiché solo la mano della Vita può contenere il vostro cuore. E reggetevi insieme, senza però stare troppo vicini; poiché le colonne del tempio sono collocate a una certa distanza, e la quercia e il cipresso non crescono l’uno all’ombra dell’altro”.
(Del matrimonio da “IL PROFETA” di K. GIBRAN)
Funzione costante di queste citazioni è quella di rincalzare la filigrana sotterranea che sostiene la scrittura della Barresi, costituita dal rapporto–contrasto dei Figli di Saturno (che sono in connessione con le “oscure” profondità dell’essere), tra la parte conscia e l’inconscia, tra l’io individuale e l’io cosmico, tra l’anima dell’uomo e l’anima dell’universo, in un sottile gioco di osmosi e di corrispondenze in cui, a vincere, è sempre la parte più segreta e nascosta: la più vera. 
Non a caso lo splendido brano, Esistere, nell’anima, si chiude con questa citazione:
Se riuscissimo a vivere al livello dell’Anima, scopriremmo che la parte migliore e più luminosa del nostro essere è connessa ai ritmi dell’Universo e vivremmo di là dall’ego, oltre le limitazioni della mente. 
DEEPAK & CHOPRA (da LE COINCIDENZE)
Come ormai si sarà compreso, questo testo si distingue soprattutto per lo spessore meditativo, per l’offerta di stimoli alla riflessione, al guardarsi dentro, all’auscultazione di sé, ma anche degli altri e del mondo, nella sua complessa e misteriosa ricchezza, spesso inascoltata o non vista, da coloro che non sanno disporsi ad accettare le voci misteriose delle energie universali che si manifestano in infiniti modi e per canali che vanno ben oltre i nostri limitatissimi cinque sensi.
Si coglie così anche la presenza di una ipotesi teosofica, in racconti come Sulla soglia del mondo astrale, Strane vibrazioni, Mondi intermedi, per la quale, tutta la realtà, è espressione di un'unica energia cosmica, espansione di un’entità - Dio che permea l’universo come Amore e come Spirito. Questo principio anima tutto ciò che esiste e, a lui, si può giungere soltanto attraverso una ricerca senza limiti, spogliandosi dell’ego e abbandonandosi fiduciosi al silenzio interiore in cui si attinge il contatto con le profondità dell’Essere. 
Ma, come sottolinea la Barresi, 
È difficile raccontare ad un mondo pieno di rumori
Occorre fare il viaggio dentro l’Anima, in prima persona, perché
Come si può spiegare ad una persona cieca che cosa sia la luce? 
Come si può spiegare chi è Dio?
L’approdo a cui ci conduce l’autrice è dunque una riconquista degli spazi interiori, di una nuova consapevolezza di se stessi, nella riappropriazione di un silenzio pieno di senso, di valori e di significati.
In questo viaggio singolare e affascinante, ci accompagnano, come suadente musica verbale, i modi della sua scrittura, che spesso si increspa in espressioni poetiche, in immagini e stilemi di forte impatto emotivo e visivo. Si vedano alcuni esempi:
Le parole rimbalzano di luce. … La luna sguscia dalla linea dell’orizzonte, sul mare.
(Oscillazioni )
-------
Con occhio vigile guardo gli alberi abbandonarsi alla furia del vento.
Sorrido del folle autunno…
Il canto nostalgico di un’allodola indugia dietro i covoni dell’anima.
Da sempre, le allodole s’innalzano verso il cielo. Da sempre, ad ogni alba segue un tramonto.
Da sempre… in autunno. 
(Ritorno a casa) 
Uomini senza teste, ombrelli senza manico. Tutto è incompiuto, sospeso al filo del tempo d’ogni uomo
(Una voce nella notte)
Bastano queste sole citazioni, insieme alle due splendide poesie che, a cerniera, aprono e chiudono il volume, a confermarci come il ritmo e lo stile di Maria Barresi, anche nella prosa, siano pervasi da un soffio di autentica poesia che emerge dalla ricchezza e dalla intensità del suo mondo interiore, da sempre elemento distintivo di tutta la sua produzione letteraria. 
INTRODUZIONE AI RACCONTI 
Il volume raccoglie stralci di esperienze che spiegano “l’Amore”, a volte con marcata ironia, intervallata da sentimenti profondi e intensi, dove la bellezza del silenzio e della solitudine è cornice che testimonia un tempo che sa scorgere, anche nella fioca luce dell’alba, il sole della vita. 
S’inizia dall’infanzia, dai primi trasalimenti della pubertà. La bambina che diventa donna; le attese, i sogni perduti, la speranza di una rinascita, che non ha mai abbandonato l’aspirazione a qualcosa, ad altro che prevalga sul fattore umano, caduco ed effimero e che cerca di ampliare la propria anima per essere in grado di contenere il “Tutto”. 
È un’avventura che s’incammina verso l’infinito, dove l’Amore e l’Amato si muovono verso l’uomo in proporzione al suo esistere in Dio. 
È un cammino denso di colori illuminanti, ma non sempre l’uomo è capace di abbandonarsi a questo viaggio, per cui l’anima rimane impigliata tra le maglie della coscienza, che gioca con le inquietudini del cuore. 
Tutti sogniamo lo stesso amore: necessità e contemporaneamente giudizio. Espressione dell’Essere in Dio. 
L’inesauribile sogno che l’uomo si porta dentro. 
È un’avventura unica, la sola che dona la consapevolezza della Coscienza Eterna, cambiando il proprio cuore, e l’anima si dilata in una dimensione universale. 
Durante il percorso, il lavoro psicologico dei protagonisti diviene, nello specifico, anche spirituale. Non si limita solo alla crescita di una personalità, che è rappresentata e realizzata nella novella: “Lo Spazio Sacro” dell’ultimo capitolo: “Là dove ci si trova” che tra realtà e immaginazione riassume in sé il senso e il significato di tutta la raccolta, dove la magia e il mistero colorano di sfumature vibranti un’esistenza. 
Partecipe di un dramma comune, l’uomo sente la necessità di creare l’armonia infranta dalla quotidiana morte: sinonimo del nulla e del non essere. 
Maria Barresi
Sono foglio
pagina…
libro:
immagine di un’idea. 
 
Non sono tempo,
né origine
di un’illusione. 
Sono essenza. 
 
Sogno dal quale partorii
l’origine,
il divenire. 
 
Il sogno 
che qualcuno
mi rubò,
quando 
era ancora
in boccio. 
Maria Barresi
LO SGUARDO
Lo sguardo si ferma tra gli scaffali della libreria. 
Per un motivo dettato dall’inconscio, prendo un quaderno che mi attira più degli altri. 
La copertina ingiallita lascia intravedere il periodo in cui lo scrissi; ricettacolo delle prime confessioni. Esperienze che hanno segnato nell’anima una ruga, un dubbio; sono ricordi di scuola, segreti riposti nella memoria, momenti di vita vissuta tra sogni dell’infanzia. 
Sfoglio il quaderno, leggo qua e là. Il passato prende corpo e voce; s’insinua tra le pieghe della coscienza. Avevo solo otto anni quando iniziai a scrivere i miei primi pensieri. 
Gli oggetti sparsi nella stanza sono nella penombra, solo i ricordi emanano luce. 
Il presente e il passato si mescolano; immagini senza tempo, senza forma, si agitano nella mente. 
Era la notte di Natale. Avevo sei anni, figlia unica. Vivevo con la mamma e la nonna. 
Mio padre era sempre fuori, per lavoro. Mi mancava la sicurezza di cui ogni figlio ha bisogno. 
Il primo Natale senza il babbo. 
La mamma fu invitata da un’amica che abitava nel caseggiato di fronte, per trascorrere la santa notte, in attesa di Babbo Natale. C’erano doni per tutti. 
Ricordo che volevo stare in casa con mia madre. Mi mancava il babbo. 
L’amica di mamma aveva insistito. “Gloria, venga. È una festa per i bambini. Sandra si divertirà”. 
Da qualche tempo, lei mi vedeva malinconica, di umore insolito, pensierosa. 
Si convinse e accettò l’invito. 
L’allegria e la gioia sprizzavano dai volti di tutti i bimbi. L’emozione era incontenibile: mancavano pochi minuti alla mezzanotte. Non riuscivo a partecipare alla festa; ero assente, svagata. 
Mia madre seguiva i miei stati d’animo. 
Avevo un atteggiamento differente dagli altri bambini. Sensibile e attenta a tutto ciò che mi passava accanto. Un racconto, un avvenimento di cronaca non passava senza lasciare una traccia sulla mia anima. 
Odiavo la violenza e tutto ciò che aggrediva la libertà e la natura dell’uomo. 
Percepivo il desiderio di conoscere, di sapere cosa si nascondesse dietro un’immagine o un volto: spesso una storia da esorcizzare. La forma non garantiva l’oggetto, doveva esserci qualcosa di più. Avevo appena sei anni, ma il mio linguaggio si esprimeva attraverso una natura misteriosa. Percepivo e intuivo problematiche che solitamente a quell’età non interessano. 
Mancavano pochi minuti alla mezzanotte. Mi sentivo sola in mezzo a tanto frastuono, a tante voci. Sola nel silenzio della mia interiorità. Una crepa invisibile affiorava, si schiudeva dal cuore, come un fremito di coscienza. 
L’attesa di Babbo Natale rendeva i bambini irrequieti, ansiosi, mentre io mi ero appartata nel mio angolo di cielo, vicino a mia madre. Partecipavo alla festa in modo distaccato. Ogni tanto barlumi di gioia si affacciavano sul mio viso. Avevo un carattere gaio, giocoso. Mi piaceva stare in mezzo alle persone, ma nello stesso tempo avevo timore di quel muoversi confuso e disordinato della gente. 
“Silenzio! State calmi bambini, per favore”. La signora Luisa, l’amica della mamma, dava inizio a una scena, un rito che si tramandava da molti anni nella famiglia. Era un momento magico, l’ora dei sogni. Un’attesa che i bambini aspettavano da lunghi giorni, cullando fantasie e speranze. 
Nella stanza accanto, un enorme albero di Natale sprigionava scintillii che sfavillavano sulle pareti circostanti. Bagliori ora intensi, ora tenui si alternavano come una danza. 
Sulle pareti le ombre s’ingigantivano, si allungavano tremanti e insicure. 
Di fronte all’albero, osservavo quella danza di luci e di colori che abbagliavano ed esaltavano i miei pensieri. Gli occhi socchiusi lasciavano spazio all’immaginario; scrutavo l’albero non come oggetto, ma come vita le cui radici erano soffocate in un vaso di terracotta. 
“Povero albero!” Esclamai. 
Sentivo un senso di oppressione, di costrizione: la libertà era già il vero obiettivo della vita. 
Non vedevo la bellezza di quell’albero: al di là dalle luci, dei colori c’era la profanazione di una vita. Qualcosa destinato a morire. “Che peccato!” pensavo. Fra dieci giorni, dell’albero rimarranno solamente rami secchi e un mucchietto di aghi sparsi per terra”. 
Ebbi uno scatto di rabbia. Mi voltai con stizza e raggiunsi gli altri bambini nel salone, mentre Luisa distribuiva loro lunghi zolfanelli, le cui fiamme sprigionavano stelline luminose. 
Suonarono alla porta di casa. 
“È arrivato Babbo Natale, bambini”. 
Luisa era eccitatissima. Correva da una parte all’altra per rassicurarsi che tutti i bimbi avessero lo zolfanello. Ogni bambino cercava nello sguardo dell’altro la stessa emozione, mentre un’angoscia inspiegabile percorreva il mio essere. Di fronte a me si ergeva la figura di un uomo alto, robusto; uno sguardo famigliare. Il ricordo affiorava prepotente, insinuante, quasi ossessivo: l’azzurro dei suoi occhi mi penetrava come lama d’acciaio. 
Il misterioso Babbo Natale portava sulle spalle un enorme sacco di juta, pieno di giocattoli che con gesti affettuosi donava ai bimbi. Venne il mio turno. Si chinò verso me e trasse dall’enorme sacco una borsetta rossa e me la diede. 
“Questa è per te, Sandra”. 
Con mani incerte presi la piccola borsa e mi rifugiai tra le braccia della mamma. 
Volevo tornare a casa; fuggire da quello sguardo insinuante. 
“Mamma! Esclamai. Avevo chiesto a Gesù Bambino, nella letterina, una casetta di legno rosa per le mie bamboline”. La mamma mi abbracciò con trasporto e rispose: “La troverai a casa, nella tua cameretta”. 
Per un momento l’episodio di Babbo Natale scivolò dai miei pensieri. 
Pensavo alla letterina di Natale, la richiesta fatta a Gesù Bambino. 
Arrivate a casa andai di corsa nella mia cameretta. I miei occhi si accesero di felicità di fronte all’enorme pacco. “Mamma, com’è grosso il mio regalo!”, esclamai. 
Lei mi sorrise e rispose: “Gesù Bambino ha cercato di accontentarti. Lui conosce ogni tuo desiderio”. Ero emozionata, agitata e parlavo frettolosamente. 
“Guarda mamma! È tutta rosa la cameretta, come la desideravo. Come fa Gesù Bambino ad accontentare tutti i bambini?” 
Esausta per tanta emozione mi addormentai con la bambola preferita tra le braccia: era di stoffa. L’aveva confezionata la mamma. 
Il mio sonno fu tormentato, pieno d’incubi. 
La mamma sentendomi piangere, preoccupata mi raggiunse. Mi trovò rannicchiata ai piedi del letto, con il volto coperto dalle mani: mi stavo difendendo da qualcosa, forse dalla realtà di uno sguardo, da quegli occhi azzurri che continuavano a seguirmi e che hanno continuato a turbare per molti anni i miei sogni. 
Il ricordo sfila nella mente, come sequenze di un film. 
Le immagini sono chiare, nitide, come lampi. 
Lo sguardo severo della nonna paterna si sovrapponeva a quello di Babbo Natale. 
Mi rivedo sui banchi di scuola, facevo la prima elementare. Era la prima volta che scrivevo con la penna e l’inchiostro sul foglio bianco tutto smerlato, cosparso di minuscoli brillantini colorati, al quale confessavo le mie prime illusioni, la mia prima letterina di Natale. 
L’insegnante era una suora, di piccola statura, capelli raccolti in una cuffia bianca inamidata. 
Nel volto spiccavano due occhi azzurri gelidi, come quelli di Babbo Natale… 
Ricordo la sua durezza, il suo rimprovero, per aver fatto una piccola macchia con l’inchiostro, sul foglio bianco. Per la prima volta capivo cosa si nascondeva dietro le apparenze e le forme di una persona: le azioni, a volte possono avere più voce delle parole. 
A mia madre non raccontai nulla. La mia prima delusione fece irruzione nella mia esistenza ancora in erba, senza un vero motivo. Non ne ho fatto un alibi contro la vita, né l’ho presentata agli altri. Certamente, data la tenera età, avevo vissuto un disagio, divenuto profondo negli anni a venire. Non l’ho subito! Ci sono eventi dell’infanzia che possono distruggere la sicurezza di un bimbo; io ne ho fatta la mia forza, iniziando a capire da dove soffiava il vento del mio destino, ogni qualvolta la freccia rapida di un sentimento misterioso colpiva il mio cuore, senza risparmio, a volte senza una ragione apparente. Diventai curiosa e attenta a tutto ciò che accadeva in un mondo pieno di gente addormentata, che temeva di essere svegliata. Guardavo la loro piccola e misera storia fatta di povere felicità. 
L’episodio della suora si rifletteva continuamente nella vita cosciente; ricordo flash di un vissuto dove non mi è stato perdonato nulla. 
Rivedo la suora, l’insegnante di prima elementare, il foglio macchiato, spillato dietro la schiena. 
Mi teneva per mano, percorrendo lunghi corridoi, aula dopo aula: la prima, la seconda e la terza elementare. Urla e schiamazzi di alunni. Chi faceva le beffe, tirandomi da una parte, chi dall’altra: derisa, umiliata, per una piccola macchia d’inchiostro. 
Qualcosa si ribellò dentro di me. Con una mano mi schermavo il volto, con l’altra mano spinsi violentemente un bambino che cadde per terra. Mi girai verso la suora, fissai i suoi occhi azzurri, con la sua stessa durezza, senza versare una lacrima. 
Gli alunni, a testa bassa, raggiunsero il loro banco. 
La suora mi afferrò per mano e mi riportò in classe. 
Un episodio che non ha infranto la magia dell’attesa, e non ha avuto la forza di darmi scacco matto nel sentimento di amore. Al contrario, mi fece riflettere sulla povertà spirituale di certe persone di Chiesa che consacrano la propria esistenza al Dio-Amore, mentre la loro aridità e meschinità lo riducono a un Dio minore. 
Chiudo il quaderno, lascio riposare nella memoria ciò che non va dimenticato per continuare a vivere dentro il cuore di una realtà capace di smembrare il tessuto di un mondo, dove apparenza e finzione sono stati scacchi matti imprevedibili. 
***
“Il minuscolo vascello dell’infanzia sopportava il peso della guerra e della solitudine dell’amore. Non mi accorgevo di tanto dolore: era troppo grande per la mia innocenza. Il puro desiderio della vita mi sorrideva… ”. 
da: “TU PER PENSARE”- LITURGIA COSMICA di Maria Barresi
Figli di Saturno, esseri privilegiati a cui “Dio rivela i segreti del cielo e della terra” e il cui destino è “costellato dall’incessante ondulazione degli opposti: luce-tenebra e gioia-tristezza”, è la storia di un viaggio singolare e affascinante per la riconquista degli spazi interiori, di una nuova consapevolezza di se stessi, nella riappropriazione di un silenzio pieno di senso, di valori e di significati, il cui approdo è la riscoperta dell’Anima. Con affondi introspettivi e riflessioni psicologiche che non escludono le suggestioni della dimensione metapsichica e dell’esperienza onirica, l’autrice ci accompagna in un itinerario spirituale sorretto dalla suadente musica verbale della sua scrittura che spesso si increspa in espressioni poetiche, in immagini e stilemi di forte impatto emotivo e visivo. 

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi