Barbara Bertani
CANDELA cap3

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Titolo CANDELA cap3
Autore Barbara Bertani
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 28/12/2015
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Prefazione o presentazione.  Non ho trovato la voce "racconti a puntate" e questo racconto non si è trasformato in romanzo, è formato da soli 7 capitoli e questo è il terzo.  

Dedicato a Matteo.

(segue da Candela cap. 2 Armacao sul 23dic2015 che segue al cap.1 Loppeglia sul 17dic2015)

 

Capitolo 3. Hotel Riz

 

Halo? Quisiera hablar con el señor Ty Miller soy su mujer Luz, puede llamarlo al telefono?

Un momentito por favor.– le rispose educatamente la voce di una giovane hostess.

Luz con una mano reggeva la cornetta del telefono in vecchio stile coloniale e con l’altra arrotolava nervosamente il bigliettino che aveva trovato sul letto assieme ad un bouquet di fiori bianchi. La linea era disturbata e gracchiante eppure aveva chiamato un posto a un paio di isolati dall’albergo. Mentre attendeva che la mettessero in comunicazione con suo marito, lesse ancora una volta l’appunto in stampatello della receptionist : “12.30 BUFFET 14.00 INTERVIEW 16.00 OPEN DISCUSSION … I’LL BE BACK ONLY AFTER 18.00 SORRY SORRY SORRY PLEASE CALL ME AT 000111222 WE’LL FIND THE WAY TO LET ME ESCAPE. LOVE TY”

Non appena rientrata in albergo aveva medicato la ferita. Adesso stava comodamente seduta sui morbidi cuscini bianchi a fiorellini lilla di una poltroncina in vimini laccata di bianco, con le gambe allungate su un pouf nello stesso stile. Sul tavolo aveva posato il bicchiere con l’aperitivo che si era fatta portare in camera. Un ventilatore, agganciato al centro dell’ampia tettoia di paglia e bambù che copriva mezza terrazza, girava indolente sulla sua testa.

Il panorama che si vedeva dalla terrazza della suite era incantevole. L’oceano ed il cielo sfumavano uno nell’atro, giocando con tutte le tonalità di blu e di verde che la mente umana osasse percepire.

Finalmente la voce calda e profonda di Ty si fece udire dall’altro capo del telefono.

-Amore.-

-Cosa è successo?–

-Stavo lasciando la Sala, ero sulle scale, quando il relatore che riassumeva gli appuntamenti per il resto della giornata ha fatto il mio nome e l’occhio di bue ha cominciato a cercarmi. Vogliono intervistarmi e premiare la ricerca che ho illustrato durante il primo giorno della Convention.–

-Oggi?!–

-La premiazione ci sarà tra una decina di giorni, ma la televisione e la stampa sono state impegnate per oggi pomeriggio…-

-Quando parlavi delle 18.00 a quale giorno ti riferivi?–

-Diciotto?!–

-Si, … sul bigliettino…-

Si mise  a ridere, poi rispose.

-Ho concordato la mia disponibilità fino a quell’ora. Se non dovessero rispettare i patti, mi inventerò un malessere.-

-Ci troviamo nella suite?–

-Si, poi andiamo a fare una bella nuotata e con calma ci prepariamo per la cena. Hai confermato il ristorante?–

-Già.–

-Non essere così triste. Non posso neanche proporti di venire qua perché sarà una noia mortale. Sai già tutto sui miei studi. Ad ogni modo ti lascio il pass dalla hostess nella hall, così puoi scegliere.–

-Mi è capitata una cosa molto strana questa mattina sulla spiaggia.-

-Come?–

-Stavo prendendo il sole quando mi è venuto addosso uno strano pacco.–

-Se c’è il sole ti metti lo spacco? Che stai dicendo?–

-No, Ty, un pacco, ho trovato uno strano pacco e non ho resistito.–

La linea continuava a gracchiare in modo sempre più fastidioso e stava aumentando anche il brusio in sottofondo. Probabilmente il telefono si trovava in una zona molto vicina alla sala dove si sarebbero riuniti per il buffet. Pareva impossibile dare il giusto spazio ad un fatto che l’aveva tanto colpita.

-Mi stanno chiamando. Luz. Stai tranquilla, ne parliamo sicuramente fra poche ore. Ti amo. Un bacio.-

-Un bacio.–

Mise giù la cornetta un po’ avvilita. Prese per i manici la borsa di corda e la tirò a sé, ne estrasse un voluminoso fascicolo rilegato artigianalmente ed iniziò a soppesarlo e rigirarlo tra le mani. Ancora non si capacitava di come fosse potuto accadere. Voleva parlarne con qualcuno. Sorseggiò pensierosa l’aperitivo, godendosi  l’effetto che le dava il contatto del ghiaccio sulle labbra e sulla lingua ed alla fine sorrise. Sapeva cosa avrebbe fatto nelle prossime ore ed, inoltre, le era venuto in mente chi avrebbe saputo ascoltarla.

Compose il numero del centralino e chiese di essere messa in contatto con l’Italia. A quell’ora avrebbe sicuramente trovato qualcuno in casa senza disturbare. Ci misero un po’ per prendere la linea e passarle la comunicazione, poi, finalmente, quella voce tanto nota e cara le fece eco nell’orecchio.

-Pronto?!– pareva arrochita ed incerta. Eppure dovevano averle detto chi la stava chiamando.

-Raffa, sono io, Luz.–

-Luz?!–

Un grido fortissimo la obbligò ad allontanare la cornetta dall’orecchio. Per un lunghissimo istante le sembrò di avere il timpano lacerato ed istintivamente si massaggiò l’orecchio con la mano libera.

Le parve di sentire dei singhiozzi, misti a grida, provenire dal ricevitore. Si costrinse ad avvicinarlo all’altro orecchio.

-Lella?-

Silenzio.

-Lella, come stai? Che sta succedendo?-

Le stava salendo il panico. La sua amica, la sua più grande amica fin da bambine, adesso era in pericolo a migliaia di chilometri di distanza e lei non era in condizione di intervenire per aiutarla. Si attaccò alla cornetta e con voce concitata insistette nel ripetere il suo nome. In risposta continuava a ricevere unicamente singhiozzi sempre più forti e grida.. forse di bambino.

-Lella, Gabriele è lì con te? Rispondi, santo cielo! Cosa è accaduto? Cosa sta accadendo? Dov’è Tommaso? Raffaella. Parla. Sono qui. C’è qualche estraneo in casa? Hai paura? Devo mandarti la polizia?-

Per ogni domanda aspettava per qualche istante una risposta che puntualmente non arrivava e quindi decideva di provare con un’altra. Temeva che Raffaella fosse sotto la minaccia di uno squilibrato e non potesse parlare liberamente. Chissà da quanto tempo si trovava in quella situazione visto che  pareva non riuscire più a controllare le proprie reazioni. Cercava di formulare domande che le fornissero già un’indicazione,…. se solo le avesse risposto “si” o “no”.

 

Dall’altro capo del telefono Raffaella si stava sciogliendo come cera accanto ad un caminetto acceso. Non era più sola, non era più sola, non era più sola e Gabriele era vivo. Non aveva avuto il tempo di fargli male. Non lo aveva fatto. Non lo aveva fatto? Non lo aveva fatto! Strillava con tutto il fiato che aveva in corpo, era ancora terrorizzato, ma intatto. Adesso lo stringeva al petto e singhiozzava senza ritegno. Il telo di plastica nero era stato squarciato ed ogni oggetto aveva ripreso colore. L’aria entrava ed usciva dai suoi polmoni, aperti da quel pianto convulso che la scuoteva violentemente. Con il cordless incollato ad un orecchio, incapace di profferire parola, avanzando a tentoni nella nebbia delle lacrime che ormai sgorgavano con violenza sulle guance che avevano ripreso colore, si avvicinò alla cullina a questo punto sfatta, spiumacciò il materasso e vi adagiò il bambino. Prese ad accarezzarlo lentamente sulla testina, sul pancino, sui piedini,.. sentendosi invadere di quell’amore che le veniva da una persona speciale, una delle sue più care amiche, quasi una sorella, la sua sorella maggiore di sette anni, LUZ, e l’energia buona di quell’amore scorreva dalla cornetta del telefono al suo corpo, al suo braccio, alla sua mano, al bambino, che lentamente stava riprendendo a piangere, semplicemente a piangere e respirare. Il suo bambino, stava tornando a vedere il suo bambino. Non più un oggetto rumoroso, fastidioso, incatenante, asservente, privo di anima, da annientare, da annullare, da rendere al silenzio, ma IL SUO BAMBINO.

 

I singhiozzi stavano diminuendo contemporaneamente alle grida. Qualcosa era cambiato, ma Luz non aveva ancora elementi per capire.

-Raffaella. Raffaella.– adesso sussurrava ripetutamente.

Un sospiro ed infine nuovamente la sua voce.

-Luz.-

-Puoi parlare?–

-Si. …. Si.–

-Sei sola?–

-C’è Gabriele con me. Siamo soli. Eravamo soli. Ora c’è il telefono. C’è una voce nel telefono. Ci sei tu.–

-Che stai dicendo?! Tommaso dov’è?–

-Oh, Luz! Non puoi neanche immaginare. Se solo tu non avessi telefonato non so cosa avrebbe potuto succedere.–

Raffaella iniziò a spiegare, con voce nasale, lenta che le saliva dal profondo, ancora chiaramente emozionata, a sfogarsi, a condividere la sua paura il suo terrore la sua stanchezza, mentre continuava a ninnare il piccolino che lentamente aveva smesso di piangere e godeva delle carezze della mamma. Di tanto in tanto si soffiava il naso. Starnutiva. Rideva. Piangeva.. e con lei Luz, che non era capace di dire altro se non “Vorrei essere lì. Vorrei abbracciarvi stretti stretti. Oh, Raffaella. Si risolve tutto. E’passato tutto. No. Shhh. Non ti colpevolizzare così. ”

 

Dopo mezz’ora erano ancora lì al telefono, a ridere, scherzare e piangere di sollievo. Le sarebbe costato un patrimonio, ma se lo poteva permettere e non avrebbe mai rinunciato a tenerla ancora al telefono finché non fosse stata certa che qualcosa si era rafforzato in lei.

Intanto Raffaella  si era tranquillizzata, aveva cambiato il pannolino ed il pigiama al bambino e lui le si era addormentato in braccio, al ritmo della sedia a dondolo su cui sua mamma era tornata ad adagiarsi.

-…ma tu perché mi avevi telefonato?-

-Perché sei una streghetta e volevo una consulenza su una magia del Brasile che mi ha coinvolto.–

-Non sopravalutarmi.. tanto più dopo oggi…-

-Va bene, allora mi tengo il segreto.–

-Quando tornate?–

-Tra due settimane, se non tre…-

-Allora sputa il rospo. Subito! Rischierei di impazzire dalla curiosità se dovessi aspettare tutto quel tempo.–

Luz rise soddisfatta. Raffaella era tornata in contatto anche con la parte più frivola e leggera della vita, avrebbe potuto veramente salutarla adesso, ma aveva ancora la necessità di confrontarsi su quanto le era capitato e sentiva che parlarne con lei sarebbe stato importante, anche se non riusciva a capirne la ragione. In breve le disse come e quando era entrata in contatto con il pacco e della forte attrazione che l’aveva portata non solo a prenderlo ma anche ad aprirlo contro ogni regola di buon senso e di spirito di conservazione.

-Sei diventata pazza?! -

-…no, o forse si, ma quando me lo sono trovato tra le mani ho dovuto aprirlo, non avevo scelta, prima di pormi la domanda lo stavo già facendo ed un attimo dopo pensavo sono un’idiota, ma stavo già strappando via l’ultimo lembo della confezione…-

-Non fare queste pause! Vuoi dirmi che cosa c’era dentro?!–

-Un piccolo baule in legno intarsiato, tipo un forziere dei pirati della misura di uno scrigno. Dopo poco l’ho adagiato sulla sabbia per capire in che modo avrei potuto aprirlo, ma non c’era una fibbia o un lucchetto.. Era bellissimo. Mi è parso antico ma ben conservato. Era estremamente piacevole accarezzarne le minute decorazioni, tanto erano perfette…-

-Luz!–

-Si è aperto da solo! …appena ho smesso di accarezzarlo, e sono uscite cose piccole, cose grandi, temevo un colpo di sole, il cuore ha iniziato a battere impazzito, ho chiuso gli occhi spaventata e nel contempo elettrizzata.–

-Cose? Quali cose, Luz?–

-Profumi, immagini, luci, suoni… ti ho detto che da qualche giorno, stranamente per me, ho una forte repulsione per alcolici, caffé, sigarette? Ebbene proprio quegli aromi e quegli odori e l’effetto su di me era lo stesso del canto delle sirene per Ulisse. Ho avuto un capogiro. Ero come paralizzata! Ho chiuso gli occhi per uscirne.–

-Che stranezza.–

-Alla fine, quando li ho riaperti, ho visto che, adagiato sul fondo, c’era uno strano incartamento, una specie di fascicolo, di grande quaderno, mi pareva come un libro rilegato un po’ spiegazzato e sciupato. L’ho preso in mano ed ora è qui con me.–

-Cosa?!–

-Si, lo sto rigirando tra le mani, sembra un diario ma è completamente bianco. La copertina, la parte più esterna e rigida, è ingiallita, gli angoli sembrano rosicchiati o comunque consumati, ma dentro le pagine sono bianche, anche se alcune hanno gli angoli arricciolati.. Il baule non ce l’ho più. Mentre ero ancora seduta sulla battigia assorta nell’osservare questo stano oggetto, ho sentito uno scatto, un’ondata più grande mi ha bagnata fino al tanga e ho visto il cofanetto che veniva portato a largo dall’oceano. Galleggiava. Non è affondato. Una folata di vento mi ha gettato la sabbia negli occhi e quando ho smesso di ripulirmi e di lacrimare lo scrigno non c’era più.-

-Ne hai parlato con Ty?–

-No, figurati, è ancora bloccato al congresso! Anzi, fammi un po’ vedere che ora è che volevo raggiungerlo prima della conferenza stampa.–

-Qui manca un quarto alle cinque.–

-..meno quattro?.. l’una meno un quarto! Bene. Ho ancora un po’ di tempo prima di farmi una doccia veloce ed uno spuntino, ma non molto. Pare che sia piaciuta notevolmente la ricerca di Ty e che vogliano premiarlo. Non oggi, oggi lo intervistano, non ho capito molto, la linea era così disturbata. Ti farò sapere quando avrò più elementi.–

-Sta diventando famoso! L’ho sempre detto che è intelligente, oltre..–

-…che bello, buono e bravo!– rise –sì, me lo hai detto e ridetto, orgogliosa come una suocera quando parla di un bravo genero, ma non mi hai mai confessato se lui ti paga per fargli da P.R.!–

Trascorsero assieme un'altra decina di minuti, ipotizzando cosa potesse essere l’oggetto misterioso ed in che modo avrebbero potuto scoprirne l’identità, senza arrivare a gran ché. “Mordilo! Hai provato? Magari funziona!” “Mettine un lembo sul fuoco” “No, no lo immergo tutto nell’acqua, anzi, senti che idea, lo potrei far vedere da un esorcista così mi assicuro che non sia pericoloso, non si sa mai.” “Scema!”

-Luz. E’ andata via la luce.-

-Smettila, era uno scherzo, non crederai che sia …–

-Ti dico che è andata via la luce! Adesso è quasi notte. Non riagganciare per niente al mondo finché non ti autorizzo! Devo trovare una torcia o una candela. Ho Gabbi in braccio e sono sulla sedia a dondolo. Ach! Che male la caviglia! Per poco mi scivolava il bimbo. Adesso sono in piedi. Meno male che la finestra è ancora aperta.. almeno non sono completamente al buio. Luz… sei ancora lì?!–

-Si. Senti, se non ricordi dove sono le candele, intanto vai a mettere il bimbo nella culla.–

-E’ quello che provo a fare, ma in terra c’è sempre qualsiasi aggeggio! Non posso mica correre?!–

-Tieni il bimbo con un braccio e metti l’altro braccio avanti, per difendervi dagli ostacoli.-

-Luz! Mi infastidisci!!! Pensi che sia deficiente?! Sono solamente al buio.–

-Appunto! Ora dove sei?–

-Alla porta della camerina. Ci sono. Ci sono!!! Ecco la cullina. Ahi! Il mio mignolino… Shh, amore, shh, dormi, dormi,.. ecco bravo, dentro. Opplà. No. Oh non posso starnutire ora.–

-Lella. Lella? Dove sei? Cos’è questo scalpiccio? Che rumore è stato? Ho sentito un tonfo. Sei caduta? Raffaella….–

-Ezì! Ezì! Eeee..–

-.. c’è un topo?–

-Etciuuuuu!–

-Ah.  Stavi soffocando lo starnuto?–

-Si, acciderba a te! Quante domande fai? Mentre correvo via dalla camerina per andare a starnutire lontano da Gabriele, ho battuto nello stipite della porta e poi nell’acquaio, ho inciampato nella granata che mi si è fiondata in fronte e ora sono nel bagno, penso che …aspetta che mi soffio il naso.–

-Fai con comodo.–

……..

-Raffaella?–

………..

-Hai trovato niente?-

-Etciuuu. Si, un accendino  ed una piccola torcia, vediamo se funziona. Si! Oh, grazie al cielo, qualcosa che va ancora. Siiii. Beh, allora se vuoi possiamo salutarci.–

-Prima voglio che tu controlli se hai veramente messo Gabriele nella culla!–

-Ok. Un attimo. Ecco. Si. Oh, dorme come un angelo…-

-Bene. Ti mando un bacio enorme. Adesso devo andare a fare una bella doccia. Abbi cura di te e fai come ti ho detto. Quando non ce la fai più esci di casa, anche se diluvia! cammina, salta, respira respira respira… e ricorda che “non sei solo quello”. Abbi cura di te.–

-Grazie Luz, ti voglio tanto bene. Fammi sapere se scopri qualcosa di nuovo. Vado a cercare le candele. A presto.–

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