M. Gisella Catuogno
La casa tutta verde

Titolo La casa tutta verde
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Narrativa - Bambini      
Pubblicata il 22/01/2016
Visite 2362

   C’era una volta, in una piccola città, un bel villino circondato da un giardino con due grandi palme e tanti fiori diversi, secondo le stagioni: d’inverno camelie e margherite bianche col bottoncino giallo, in primavera rose, gelsomini e tulipani, d’estate dalie e ibischi. C’erano anche due pergole: una di glicine, che a marzo esplodeva di grappoli viola e l’altra di vite americana, che rallegrava il cielo grigio di novembre con il bagliore delle sue foglie rosse. Il giardino era chiuso da un alto cancello di ferro battuto.

In questo villino abitavano due sorelle gemelle piccole e graziose, di un’età indefinita: a volte apparivano molto giovani perché erano snelle e proporzionate come ragazze, altre volte, invece, le loro faccine rugose le facevano sembrare due vecchiette.

Non si erano mai sposate perché non erano disposte a separarsi nemmeno per un giorno.

Inoltre c’era una passione forte che le accomunava: amavano tanto gli animali e non potevano fare a meno di aiutarli se erano in difficoltà.

Così, se per caso, sul loro cammino, incrociavano un gattino smarrito e affamato o un cagnetto abbandonato, potete star sicuri, bambini miei, che quei cuccioli la sera sarebbero stati al sicuro con un tetto sopra il capo e saporite pappine o ciotole di latte davanti al naso. Non avevano mai avuto bisogno di lavorare per vivere, perché i loro genitori erano stati ricchi e avevano lasciato in eredità molti beni: con la rendita di quelli, Rosy e Mary, così si chiamavano le due sorelle, avevano potuto vivere tranquillamente.

La giovinezza era trascorsa in fretta: aveva ingrigito i loro bei capelli d’oro fino e sparso rughe sottili come fili di ragnatela sui volti gentili.

Si erano ritrovate sole in una casa vuota, troppo grande per due persone; allora, in mancanza di quei figli che non avevano mai avuto, di quei nipoti che rimpiangevano di non avere, come le loro coetanee, per compagnia e dare un senso alla loro vita, avevano cominciato a riempire le stanze e il giardino di piccoli animali: tartarughe, conigli, tortore, ma soprattutto cani e gatti.

Gli animaletti vivevano in armonia, ma, crescendo, la loro necessità di cibo aumentava costringendo le due sorelle a spendere tanto per cibarli e curarli e a faticare dalla mattina alla sera per tenere pulito e ordinato il villino.

Il bel giardino soffriva della mancanza di cure e la casa imbruttiva e s’insudiciava, via via che passavano i giorni, i mesi e gli anni e Rosy e Mary perdevano le forze e i risparmi.

I vicini cominciarono a lamentarsi: dicevano che da quella casa provenivano troppi rumori perché i cani abbaiavano e i gatti miagolavano, le tortore non smettevano mai il loro verso lamentoso e nel vicinato non c’era mai pace.

Finirono per arrivare anche le guardie, che intimarono a Rosy e Mary di rinunciare al loro zoo. Che dolore per le due sorelle!

“Non lasceremo mai i nostri animali!” “Non li daremo mai via, sono i nostri fratelli!” “Piuttosto ci lasceremo morire!” “si dicevano l’un l’altra per incoraggiarsi alla lotta.

Ma un giorno vennero i vigili e i poliziotti, misero tutti gli animali in gabbie diverse a seconda della specie e li portarono via.

Rosy e Mary piansero, pregarono, implorarono ma non ci fu niente da fare.

Rimasero chiuse in casa, senza nemmeno farsi da mangiare, poi, piano piano tentarono di tornare alla normalità, ma quella casa era troppo grande per loro: cercarono di pulirla, di abbellirla ma il dolore le sopraffaceva e toglieva loro le forze.

Avrebbero dovuto cambiare le porte, le finestre ormai rotte, riparare il tetto che aveva tegole rotte da cui pioveva dentro, ma tutti i soldi se n’erano andati nella cura dei loro animali.

Si ridussero in povertà: bevevano latte per risparmiare e non cucinare, rifiutando i piccoli doni di cibo, di bevande, di assistenza che i vicini, forse per farsi perdonare, offrivano loro.

Il sole batteva allegro sulle imposte a pezzi, le tortore sostavano sul tetto rotto ma le due donnine non avvertivano più il richiamo della vita.

Così, un giorno, indossarono gli abiti migliori, sistemarono il letto con le lenzuola e le coperte più belle del corredo, si abbracciarono e attesero nel sonno il passaggio ad un’altra vita, in cui avrebbero potuto vivere beate con i loro amati animaletti.

Quando due giorno dopo, non vedendole per nulla e dopo averle inutilmente chiamate, i vicini avvertirono le autorità, la porta del villino venne sfondata e le due gemelle furono trovate serenamente addormentate per sempre.

Siccome non avevano figli o parenti conosciuti, la casa restò disabitata, in attesa di qualche erede che si facesse vivo. Passarono così gli anni: nel giardino le piante crebbero tanto da invadere la facciata del villino e da entrare nelle stanze attraverso le fessure delle porte e delle finestre; la soffitta divenne il regno delle tortore, degli usignoli, dei pettirossi, delle rondini; il glicine e l’edera invasero ogni spazio e dipinsero di verde tutta la casa. Trascorse tanto tempo ma nessuno si presentò a dimostrarsi erede di quel villino.

Finché un giorno, sul davanzale della finestra aperta del Municipio del paese, sostò a lungo un piccione: non era la prima volta, anzi era accaduto spesso negli ultimi anni, ma nessuno aveva mai notato che aveva un minuscolo rotolo di carta strettamente legato ad una zampina: se ne accorse un bambino, che aspettava la sua mamma in fila ad uno sportello.

“Venite a vedere!” gridò il bambino. Intervenne l’usciere che, con delicatezza, riuscì a liberare l’animaletto da quel messaggio da piccione viaggiatore. Il pezzetto di carta venne srotolato e una scrittura sottile ed elegante recitava così:

 

Questo messaggio vi è inviato da Rosy e Mary, le sorelle gemelle del villino. Questo è il nostro testamento. Vogliamo che la nostra casa sia venduta dal Sindaco e che il ricavato serva a nutrire tutti gli animali e i cuccioli abbandonati del paese. Se non lo farete i vostri sogni saranno tormentati e le vostre orecchie sentiranno, fino alla fine dei vostri giorni, miagolìì strazianti.

 

Fu così che la casa verde fu venduta e col ricavato, per tanti e tanti anni, mangiarono e vennero accuditi e curati con affetto, insieme ai loro piccoli, generazioni di cani, gatti, conigli, tortore, piccioni e tartarughe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • una bella fiaba che allieta il cuore,in questo grigiore invernale col colore vivace dei fiori e il canto delle tortore e degli usignoli.
    Pellegrina (25/01/2016 19:15:34)

  • Grazie, Pellegrina, d’averla letta:-) l’anno scorso in occasione della settimana della lettura, l’ho portata, insieme ad altre storie, in alcune scuole elementari ed è piaciuta. Cari saluti Gisella
    M. Gisella Catuogno (25/01/2016 20:56:14)

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