Marisa Dolente
Colombo viaggiò per i Borgognoni

Titolo Colombo viaggiò per i Borgognoni
Autore Marisa Dolente
Genere Storia      
Pubblicata il 10/04/2016
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Editore Liberodiscrivere
Collana Spazioautori  N.  3625
ISBN 9788899137946
Pagine 276
Prezzo Libro 15,00 € PayPal
Un altro libro su Cristoforo Colombo ma affrontato con uno spirito completamente diverso dal solito.  Qui viene sviscerato ogni legame possibile con gli ordini religiosi, le casate politiche di Borgogna, Castiglia e degli Asburgo e degli Avis, e si scopre che tutto é legato da un filo impercettibile ma che ci dà la visione globale di un mondo che stava passando dal Medio Evo al Rinascimento e non per caso.
Il tutto senza voli pindarici o i soliti misteri per non arrivare mai al dunque ma lasciare tutto in sospeso ed alla fantasia umana. Un Cristoforo Colombo visto in maniera pragmatica tutta "genovese" e che si propone per una chiave di interpretazione più globale e legata ad un disegno ecumenico della Chiesa. Tutti i complimenti personali e del Comitato Nazionale per Colombo.
         Bruno Aloi
            Presidente Comitato
            Nazionale per Colombo
Le risultanze storiche che qui proponiamo, sono principalmente mirate a provare come Cristoforo Colombo fu scelto e preparato in piena fiducia, con la collaborazione della Chiesa genovese, per realizzare quel disegno messo in atto già nel duecento a Genova, che puntava a raggiungere le Indie direttamente via mare, con la sfortunata spedizione organizzata nel 1291 da Tedisio Doria e affidata ai fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi. Anche questo viaggio, organizzato con intenti scientifici, religiosi e commerciali, ebbe certamente il sostegno di Papa Niccolò IV Masci, primo Pontefice appartenente all’Ordine Francescano, che risulta fosse interessato ad una crociata in Cina. Con i Vivaldi si imbarcarono anche due frati di quest’ordine. Già il Papa genovese Innocenzo IV Fieschi, morto nel 1254, inviò esponenti francescani e domenicani nel Karakorum, presso l’Imperatore mongolo. La Repubblica non aveva mai più autorizzato la partenza da Genova di alcun’altra spedizione via mare con questo scopo.
I genovesi e la Chiesa si videro costretti a riconsiderare una tale iniziativa in conseguenza della perdita di Costantinopoli da parte della cristianità nel 1453. Si rese allora assolutamente necessario oltre che cercare di raggiungere l’oriente circumnavigando l’Africa (viaggio lunghissimo) riprendere in considerazione la realizzazione di quell’antico progetto, che prevedeva di toccare l’oriente sulla sponda opposta dell’Atlantico, data ormai la sicura rotondità della terra. Per certo si congetturava di scoprire grandi isole, ma non un altro continente. Nel frattempo diversi scienziati avevano compiuto studi ampi e approfonditi al riguardo, fra i quali vanno annoverate le ricerche di Paolo Dal Pozzo Toscanelli, che era parente della potente famiglia ligure Della Rovere, alla quale appartenevano i papi del periodo colombiano Sisto IV e Giulio II.
Fu così che, secondo noi, la Chiesa vide con simpatia e favorì la preparazione di più persone considerate atte all’impresa.
I genovesi, famosi navigatori, oltre che ricchi mercanti e banchieri con sedi in tutto il mondo raggiungibile, si prestavano facilmente ad essere prescelti per la realizzazione del progetto. La loro prole veniva istruita e preparata nei conventi o da precettori che di conventi facevano parte, per raggiungere specifici obiettivi.
Sappiamo che molti altri navigatori genovesi e non, sarebbero stati in grado di attraversare l’oceano (Antonio da Noli, Giovanni e Sebastiano Caboto o Cabitto, Gerolamo Adorno q. Ambrogio, Gerolamo da Santo Stefano, e i comandanti spagnoli che fecero parte dell’equipaggio colombiano).
Forse si scelse Cristoforo Colombo perché, come cercheremo di dimostrare, egli era imparentato con i Fieschi e con i Sauli, famiglie potenti sia in ambito politico che in quello religioso, vicine a quei papi della Chiesa genovese che governavano in quel periodo la cristianità.
Si decise di farlo partire dal regno di Castiglia forse non tanto per favorire la Spagna, ma perché ne avessero tratto i profitti le grandi famiglie genovesi residenti sia in Castiglia che nelle Fiandre e in Borgogna, nonché il futuro Imperatore.
La Repubblica di Genova non poteva collaborare alla realizzazione di questa scoperta poiché all’epoca essa era sotto il Ducato di Milano ed inoltre le fazioni politiche diverse ingeneravano continue tensioni e instabilità.
Era già previsto che Filippo, Duca di Borgogna e Fiandre, sposando Giovanna la figlia di Isabella di Castiglia, diventasse re di Castiglia ed essendo l’unico erede di Massimiliano d’Asburgo, divenisse anche Imperatore. Com’è noto, morendo giovane, divenne poi re della Spagna unificata e Imperatore, suo figlio Carlo, del quale i principali consiglieri e finanziatori furono genovesi. Le fortune finanziarie di queste famiglie raggiunsero nel XVI secolo livelli a stento immaginabili.
È palese quindi che anche per il viaggio di Colombo fu perseguito un disegno da lungo tempo contemplato ed elaborato dalla Chiesa genovese: diffondere il cristianesimo in altri paesi e sostenere gli interessi commerciali delle grandi famiglie genovesi che avevano da secoli le loro filiali anche nelle Fiandre, in Borgogna, in Castiglia, in Aragona e in Portogallo, dove occupavano posizioni preminenti, sia nella chiesa che nella politica.
Gli Ammiragli genovesi venivano spesso prescelti anche da altri paesi, sia per viaggi inerenti le scoperte geografiche che per dirigere le flotte belliche ed organizzare il predominio sui paesi conquistati.
Quando il principe portoghese Enrico d’Aviz, detto “il Navigatore” organizzò nel 1416 il polo nautico di Sagres, nell’Algarve, le scoperte geografiche legate alla grande distesa d’acqua che bagnava le coste occidentali dell’Europa e dell’Africa si susseguirono intensissime in pochi anni. A queste parteciparono i figli del navigatore genovese Emanuele Pessagno, Antonio da Noli, Bartolomeo Perestrello (futuro suocero di Colombo, originario della provincia di Piacenza, ma certamente addestrato in Liguria) ed altri liguri altrettanto noti. Questi navigatori erano opportunamente istruiti anche nelle diverse scienze astronomiche e cartografiche. Essi conoscevano le lingue e le abitudini dei vari paesi del mondo, in forza dei viaggi compiuti e delle cognizioni acquisite attraverso lo studio di testi specifici al riguardo. Solitamente venivano appoggiati all’estero presso ordini religiosi o rappresentanti delle potenti famiglie della repubblica. Fra gli ordini religiosi più importanti, ai fini della nostra ricerca, vanno segnalati quelli dei mendicanti: gli agostiniani, i certosini, i francescani dell’osservanza, i minimi di S. Francesco da Paola, e i domenicani. Spesso si trattava di “ordini riformati”. Infatti, capitava sovente che da questi ordini religiosi alcuni ministri o vice ministri, venuti in contrasto con i loro superiori o tentati da correnti di pensiero non conformi alla gerarchia di appartenenza, formassero nuovi ordini, come ad esempio quello dei minimi di S. Francesco da Paola.
Anche gli ordini religiosi cavallereschi, in special modo quello dei Cavalieri di S. Giovanni che a Genova, nelle riviere e presso le colonie dei genovesi (Rodi), possessori di potentissime sedi, avevano acquisito grande rilevanza, specialmente nel periodo colombiano, sia per i contatti politici, che per quelli di locazione e protezione dei navigatori.
Per tentare di tracciare l’evolversi degli eventi che hanno portato i liguri ad inserirsi nei viaggi di scoperta portoghesi, castigliani ed aragonesi, fino a quello di Cristoforo Colombo e di altri navigatori dello stesso periodo, quali Usodimare, da’ Noli, Caboto o Cabitto, ecc. occorre tener conto che la Spagna non era unificata ed anzi, la Castiglia e l’Aragona erano spesso in competizione sia fra di loro che con il Portogallo.
Innanzitutto occorre considerare le esplorazioni di quei periodi in cui furono collocati sul soglio pontificio i papi liguri, iniziando, ad esempio, con l’elezione di Niccolò V Parentuccelli. Egli infatti, durante il concordato di Vienna del 1448, stabilì particolari rapporti con il futuro imperatore Federico III d’Asburgo. Nel 1452, per il tramite del comune amico Enea Silvio Piccolomini, che favorì l’incontro di Federico III con la principessa Eleonora del Portogallo (nipote di Enrico il Navigatore), Niccolò V ne celebrò le nozze a Roma e in tale occasione lo nominò anche Imperatore del Sacro Romano Impero. Federico III risulta che durante il suo viaggio per Roma, passò anche da Genova, ove fu ospite di alcune famiglie nobili, avendo altresì incontri con il Doge.
Fra i papi che cercarono di favorire i genovesi nel viaggio di scoperta colombiano, ci furono certamente: Sisto IV Della Rovere, Ministro Generale dei Francescani dal 1464, poi papa dal 1471 al 1484, che consolidò il matrimonio contratto, senza il consenso della chiesa, tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona; Innocenzo VIII Cybo, papa dal 1484 al 25 luglio 1492, che lo storiografo Ruggero Marino ha indicato come possibile zio o padre di Colombo, e Giulio II Della Rovere, papa dal 1503 al 1513, che si adoperò per il rientro di Colombo dal suo quarto viaggio (non sarebbe senz’altro sopravvissuto, né lui, nè il figlio Fernando, né il resto dell’equipaggio) quando quest’ultimo si trovava con le imbarcazioni devastate dall’usura e dalle intemperie in Giamaica, essendogli stato proibito dagli spagnoli di sostare a Hispaniola.
Ai suddetti impulsi favorevoli al viaggio di Colombo, si oppose un’incidenza contraria quando al soglio pontificio fu eletto il papa aragonese Alessandro VI Borgia, l’11 Agosto 1492. Colombo era partito il 3 Agosto dalla Castiglia, quindi quando la sede papale era ancora vacante, ma dopo tre giorni dovette fermarsi all’isola di Gomera (Canarie) per guasti alle imbarcazioni. Secondo noi il motivo era certamente diverso in quanto egli ripartì solo dopo un mese circa, cioè dopo che fu insediato il papa Alessandro VI Borgia, il 26 Agosto. Forse per imporgli navigatori spagnoli.
Papa Alessandro VI morì il 18 agosto 1503, mentre Colombo si trovava, come s’è già detto, in circostanze critiche in Giamaica, dove tutti sarebbero periti se nel frattempo il Comandante Bartolomeo Fieschi (nipote di S. Caterina Fieschi Adorno) imbarcato con Colombo, non fosse riuscito ad arrivare con una barca a Hispaniola (isola interdetta a Colombo). Qui il Fieschi sostò parecchio e certamente chiese aiuto al nuovo papa Giulio II Della Rovere, eletto il 1° Novembre e insediato il 26 Novembre 1503. Venne infatti acquistata e fatta arrivare in Giamaica un’imbarcazione con la quale Colombo, suo figlio Fernando, il Fieschi e quello che restava dell’equipaggio, partirono per la Castiglia, dove arrivarono il 7 Novembre 1504.
L’Ammiraglio si ammalò e non riuscì più a ripartire per trovare quel passaggio vicino a Panama del quale, ne era certo, ci si doveva avvalere per continuare verso le Indie.
Già dal secondo viaggio Colombo si trovò a combattere con mille avversità, ed ha veramente del miracoloso il fatto che sia riuscito ad effettuare quattro viaggi contro tante circostanze avverse di così varia natura, umana e ambientale.
Colombo dichiarò in più occasioni di essere fermamente convinto che solo mediante l’aiuto dell’Onnipotente egli era riuscito a realizzare ciò che molti ritenevano impossibile.
Fra le varie coincidenze particolari, non va tralasciato il fatto che nel 1506 morirono in Castiglia sia Colombo che il re Filippo I, (marito di Giovanna di Castiglia) che perì giovanissimo e in circostanze misteriose. Filippo, Duca di Borgogna e delle Fiandre, futuro Imperatore, è ragionevole supporre che avrebbe sostenuto i diritti delle potenti famiglie genovesi, i cui interessi, come già detto, erano sia nelle Fiandre che in Borgogna e in Castiglia.
La Castiglia fu governata dal suocero di Filippo, Ferdinando d’Aragona, in vece di sua figlia Giovanna, moglie di Filippo, dichiarata pazza e internata in un convento. Il trono della Spagna unificata andò, dopo la morte del nonno Ferdinando e al raggiungimento della maggiore età, a Carlo, figlio di Filippo e Giovanna, il quale nacque e risiedette fino al momento del suo insediamento sul trono di Spagna, nelle Fiandre.
Carlo si riteneva un borgognone. Tant’è vero che volle per tutti i suoi possedimenti, incluse le Americhe, una bandiera bianca con la croce rossa nodosa della Borgogna, bandiera che nelle Americhe venne tenuta fino al secolo XIX.
Isabella e Ferdinando, com’è noto, ricevettero dal Papa, nel 1496, lo stesso anno in cui Giovanna sposò Filippo Duca di Borgogna, il titolo di “Re Cattolici”. La Spagna sarebbe diventata il centro della Cristianità con un re di origine borgognona.
È sorprendente notare come dalla Borgogna arrivarono sempre rafforzamenti alla fede cristiana, specialmente dai re della dinastia merovingia.
Già nel 614 arrivò in Italia, a Bobbio, il monaco S. Colombano, che favorito dal re merovingio Childeberto II, aveva fondato tre abbazie in Borgogna. Unitamente a dodici confratelli fondò l’abbazia di Bobbio e con l’aiuto della regina cristiana Teodolinda, moglie del re dei longobardi Autari, riuscirono a convertire gli ariani al cristianesimo. Molti altri ordini monastici vennero dalla Borgogna, specialmente nel XII e XIII secolo, come pure alcuni ordini cavallereschi.
Bernardo des Fontaines (poi S. Bernardo de Clairvaux), vassallo del Duca di Borgogna, collaborò con lo zio materno André de Montbard (borgognone) alla fondazione dell’ordine Templare, così come insieme a Stefano Harding provvide all’estensione dell’ordine Cistercense, che arrivò a Genova intorno al 1120. Si ebbero anche dei papi di nazionalità borgognona, dei quali daremo nel testo alcune informazioni inerenti anche i loro intrecci politici.
La bandiera della borgogna per la spagna e i suoi possedimenti
Nel 1516, quando Carlo, duca di Borgogna, figlio di Filippo I di Castiglia, duca di Borgogna e conte delle Fiandre, e figlio di Giovanna regina di Castiglia, divenne re di Spagna, impose alla Spagna e a tutti i suoi possedimenti la bandiera bianca, con la croce rossa nodosa incrociata di Borgogna, voluta nel XV secolo da suo nonno Carlo I detto “il Temerario”, Duca di Borgogna, Fiandre, ecc. La stessa bandiera la ebbero anche le Americhe fino alla fine del XVIII secolo
La Borgogna anche nello stemma di Colombo
Nel 1493, di ritorno dal viaggio di scoperta, venne concesso all’Ammiraglio Cristoforo Colombo, da parte dei Re Isabella di Castiglia e e Ferdinando II d’Aragona, il permesso di avere uno stemma nobiliare, molto ambito dall’Ammiraglio, che ebbe sempre dichiarato di avere origini nobili, stemma modificato definitivamente nel 1503 come qui appresso specificato: 1-2 le armi reali di Castiglia e di Leon, rappresentate dal castello di colore rosso e dal leone d’oro in campo d’argento, 3-4 il mare azzurro con in oro i simboli delle isole scoperte e d’azzurro con le cinque ancore dell’Ammiragliato in oro, 5 al centro, in basso, lo stemma della famiglia Colombo, rovesciato, formato da una banda oro in campo azzurro, delimitata sopra da una striscia color rosso bordeaux, simile agli stemmi dei borgognoni capetingi.
Nel 1992 in occasione dell’Expo e delle celebrazioni per la ricorrenza del cinquecentenario della scoperta, l’organizzazione genovese riprodusse detto stemma con calco in ceramica, per farne degli omaggi e i colori riportati erano quelli sopra menzionati.
Facendo un’analisi di una parte della blasonatura, ne deduciamo che il leone d’oro in campo d’argento fosse quello dei Bianchi di Lavagna, capostipite del gruppo dei Conti di Lavagna, come indicato nelle genealogie di N. Battilana e che anche lo stemma dei Colombo fosse quello sempre dei Bianchi, ma di Gragnola e di Herberia, località della Lunigiana, tale quale a quello dei Borgognoni Capetingi, dai quali discendevano i Bianchi.
L’appartenenza dei Colombo al gruppo dei nobili di origine borgognona Bianchi di Herberia e Gragnola, come per i Fieschi e molti altri della zona del Tigullio, verrà ampiamente dettagliata in altro capitolo.
Poiché il Duca Filippo di Borgogna, consorte di Giovanna di Castiglia, sarebbe diventato re di Castiglia, ciò che avvenne nel 1506, e suo figlio Carlo ne sarebbe stato l’erede, l’Ammiraglio con molto orgoglio aveva finalmente esibito il suo stemma araldico che, oltre ai suoi meriti acquisiti, mostrava le ascendenze della sua famiglia dai nobili di Borgogna.
L’ammiraglio viaggiò per conto dei mercanti genovesi residenti in Borgogna, nelle Fiandre e in Castiglia, sostenuti dalla chiesa romana
L’Ammiraglio Cristoforo Colombo fu, secondo le nostre deduzioni, preparato per essere inviato ad attraversare l’oceano, dai gruppi finanziari formati da famiglie di nobili, di navigatori, di mercanti genovesi, che al tempo erano partecipi del potere politico e religioso sia a Genova che in Borgogna, nelle Fiandre e in Castiglia. A Genova esse erano riunite in corporazioni chiamate alberghi. Nelle Fiandre esercitavano il loro commercio e potere tramite la Loggia dei Genovesi tuttora esistente a Bruges, mentre in Castiglia il raggruppamento dei genovesi si trovava specialmente a Siviglia e veniva chiamato “nacion genovesa”. A Siviglia si trova ancora una strada chiamata Calle de Genova, dove nel periodo colombiano esistevano le abitazioni delle grandi famiglie genovesi, fra le quali quella dei Pinelli, vicino alla chiesa dei Francescani, con il cui ordine erano in stretta collaborazione sia nei predetti regni e ducati che a Genova. Forniremo in altro capitolo i dettagli di queste famiglie che contribuirono all’ascesa dei borgognoni sul trono della Spagna unificata, con il re Carlo I, e alla cui corte i genovesi operarono nelle più disparate funzioni, ma soprattutto come consiglieri e banchieri, mettendo a disposizione della Spagna, anche se con notevoli tassi d’interesse, le loro finanze.
È grazie al loro aiuto se la Spagna fu in grado di affrontare le enormi spese che dovette sostenere per le spedizioni nelle Americhe e per le guerre che continuamente dovette combattere. Carlo I, o meglio i genovesi al suo servizio, come il banchiere Adamo Centurione, scelsero quale Ammiraglio della flotta spagnola, il genovese Andrea Doria, che da giovane era stato anche al servizio dei papi francescani Della Rovere. Egli noleggiò le proprie navi a questo regno e mise la sua notevole esperienza al servizio di Carlo I.
Con Carlo I iniziò per i genovesi un periodo di grande prosperità, quello denominato “el siglo de los genoveses”, testimoniato ancora attualmente nella città di Genova, nelle riviere e nell’entroterra, dai sontuosi palazzi e dalle bellissime chiese gentilizie di quelle potenti famiglie. I papi liguri e genovesi che sedettero sul soglio di Pietro dal 1447 al 1513, con le nomine dei cardinali appartenenti alle potenti famiglie, sostenevano, come andremo a leggere in seguito, gli scienziati, i navigatori e quei regni che principalmente si occupavano delle scoperte geografiche.
La potenza dei genovesi in Borgogna e nelle Fiandre, e sopra tutti gli Adorno
Con la Borgogna e le Fiandre i genovesi ebbero stretti rapporti commerciali già nel XI e XII secolo, specialmente al tempo del papa Callisto II, cioè Guido dei Conti di Borgogna.
La Borgogna fu regno, contea e ducato, a seconda dei suoi possedimenti. Diventò molto ricca quando entrò in possesso della contea di Fiandra nel 1384. Nel 1482, con il trattato di Arras, la Borgogna avrebbe dovuto cedere a Luigi XI di Francia molti possedimenti, ma in effetti questo trattato non fu mai rispettato. All’epoca la Borgogna comprendeva circa una parte dell’attuale Olanda, Belgio e Lussemburgo.
Nell’alto medioevo la Borgogna si estendeva dai Vosgi alla Durance (nord/sud) e dal cuore della Svizzera al Charolais (est/ovest). Si sviluppò nei paesi lungo le sponde del fiume Rodano, che nasce dal San Gottardo, entra nel lago Lemano e sfocia nel Mediterraneo, in Camargue presso Les Saintes Maries de la Mer, attraversando importantissime città storiche, come Sion, Montreux, Losanna, Evian, Tonon, poi Ginevra, Lione, Vienne, Tournon, Montélimar, Orange, Avignone e Arles.
Molti possedimenti borgognoni erano già appartenuti ai merovingi e forse fu proprio per le tradizioni dinastiche di questo popolo che i borgognoni riuscirono ad insediarsi sui regni di tutta la cristianità.
Nel XIII secolo diverse famiglie di nobili e mercanti italiani stabilirono delle proprie rappresentanze nelle Fiandre, con speciali privilegi accordati dai conti di Fiandra. Bruges, città commerciale per eccellenza, grazie alla sua particolare posizione all’estuario dello Zwyn, di fronte a quello del Tamigi, divenne centro di smistamento per le merci da e per l’Inghilterra, la Germania del Nord e la Danimarca. Qui si insediarono la maggior parte di genovesi appartenenti alle famiglie Adorno, De Mari, Spinola, Lomellini, Centurione, Cattaneo, Doria, ecc. e qui avviarono fiorentissimi commerci per diversi secoli.
Il settore che primeggiava era quello tessile. La loro affermazione avvenne soprattutto alla fine del XIV secolo, quando le Fiandre passarono sotto il ducato di Borgogna. Essi fecero ingenti prestiti al duca di Borgogna, ottenendo molti privilegi per i loro commerci internazionali. Gli Adorno avevano già una preminente posizione a corte. Il duca di Borgogna e conte di Fiandra mandò al Doge di Genova Antoniotto I Adorno, nel 1388, un corpo di cavalieri e scudieri al comando del Duca di Borbone, per aiutarlo nella guerra per la conquista dell’isola di Djerba, in Tunisia. Inoltre tramite Antoniotto concedette nel 1395, la riapertura dei mercati dei genovesi in Borgogna e nelle Fiandre, che erano stati sospesi durante la guerra tra Francia e Inghilterra.
Sulla Piazza della Borsa di Bruges erano dislocate le logge dei banchi che ospitavano i vari mercati, separati, secondo la nazionalità di provenienza. In alcuni casi, come per quella dei genovesi, venivano ospitati anche banchi di altre località italiane più piccole e quindi meno importanti. Furono le prime borse valori d’Europa. L’edificio dove si trovava la loggia dei genovesi, costruita nel 1399 da Moruele De Mari e Benedetto Cattaneo, è l’unico rimasto tuttora, come già detto. La loggia costituiva anche il punto di aggregazione di tutti i genovesi, sia residenti che di passaggio, dove oltre ai trattati commerciali ed ai rapporti fra il duca di Borgogna e il Doge di Genova, si discuteva e giudicava le posizioni di chi trasgrediva le leggi, decidendo le conseguenti punizioni.
Fra coloro che spianarono la strada a tutti i genovesi, vogliamo ricordare gli Adorno.
Il primo di loro ad avere particolari contatti fu Obizzo. Invitato a trasferirsi a Gand dal conte di Fiandra Guido di Dampierre, dopo che entrambi avevano partecipato alla crociata con Luigi IX di Francia, egli fu nominato ciambellano di corte.
Si unì poi in matrimonio con la ricca fiamminga Agnese Van Axpoele. Morì a Gand nel 1307.
Il loro figlio Obizzo, stabilitosi a Bruges, sposò Margarita Van Aertrycke. Egli fu sepolto nel convento di S. Chiara a Bruges. Successivamente fu trasferito in un monastero francescano.
Ebbero un unico figlio, Martino, che sposò la figlia di Filippo di Saint Clair, Caterina. Molti membri della famiglia Saint Clair, appartenevano all’ordine dei Templari. 
 
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www.geraldini.com
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un altro libro su Cristoforo Colombo ma affrontato con uno spirito completamente diverso dal solito.  Qui viene sviscerato ogni legame possibile con gli ordini religiosi, le casate politiche di Borgogna, Castiglia e degli Asburgo e degli Avis, e si scopre che tutto é legato da un filo impercettibile ma che ci dà la visione globale di un mondo che stava passando dal Medio Evo al Rinascimento e non per caso.
Il tutto senza voli pindarici o i soliti misteri per non arrivare mai al dunque ma lasciare tutto in sospeso ed alla fantasia umana. Un Cristoforo Colombo visto in maniera pragmatica tutta "genovese" e che si propone per una chiave di interpretazione più globale e legata ad un disegno ecumenico della Chiesa. Tutti i complimenti personali e del Comitato Nazionale per Colombo.
         Bruno Aloi
            Presidente Comitato 
            Nazionale per Colombo

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