Gabbean
La notte dei portenti

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Titolo La notte dei portenti
Autore Gabbean
Genere Narrativa - Surrealismo      
Pubblicata il 08/05/2016
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Nel cielo notturno la congiunzione planetaria tra Mercurio, Venere, Giove e Marte origina un ammasso di punti ravvicinati più luminoso di Sirio e di ogni altra stella della volta celeste. E’ un fenomeno assai raro, di straordinario fascino e foriero di effetti su cui gli astrologi non sono concordi. Alcuni sostengono che diffonderà sulla Terra serenità e ottimismo, altri che sarà fonte di instabilità e irrequietezza, qualcuno profetizza addirittura l’imminente  fine del mondo. Certamente si vivrà una notte di stupefacenti prodigi.

Nella Città Regia lentamente le due Aquile Imperiali che sorreggono l’orologio sul frontone del teatro, Drogone e Umfredo, si scrollano di dosso la lunga fissità marmorea, si animano, dispiegano le ali maestose e rivolgono lo sguardo all’ampia piazza prospiciente.

Sull’abbaino di un palazzo nobiliare, proprio  di fronte a loro, brillano due rotonde pupille gialle: è Occhiopulos, il vecchio gufo che osserva e registra da molti decenni tutti gli avvenimenti che fanno da contrappunto alla storia della città. Egli è il discendente diretto di Panopte, il gufo filosofo di scuola pitagorica, acuto maestro di sapienza, giunto molti secoli prima al porto di Gomito, nascosto nella stiva di una nave proveniente dall’antica Ellade.

Fu proprio Panopte a spingere Fronema, il più attivo ed intelligente dei suoi figli, a darsi un’istruzione e a lasciare la città di Gomito, più vocata per il commercio che per la cultura. Così Fronema risalì le rive del fiume fino ad Esium, bella e vivace città murata  in cui, alcuni secoli dopo, sarebbe casualmente nato un Imperatore dalla personalità poliedrica, la cui Corte, fertile centro di innovazione artistica e culturale, sarebbe divenuta un’inedita occasione  di incontro fra popoli diversi e variegate civiltà.

Occhiopulos, dunque, è il lontano pronipote di Fronema da cui ha ereditato la saggezza, la raffinatezza intellettuale e l’amore per il bello, pregi peculiari della scuola di provenienza dei loro antenati. Senza indugiare Umfredo e Drogone, scuotendosi dal loro silente immobilismo, si rivolgono a lui per avere notizie del loro Imperatore, il Sovrano nativo di quel luogo.

Con fare compassato, proprio di chi, godendo di una lunga vita, non ha fretta di vivere, Occhiopulos esordisce dicendo: « Per iniziare debbo darvi una brutta notizia. Alcuni anni fa un gruppo di cittadini pensò di realizzare una statua celebrativa dell’Imperatore, provocando la fiera e pungente opposizione di  alcuni uomini di cultura… »

Drogone: « Il progetto, dunque,  è fallito ancor prima di prendere avvio? »

Occhiopulos: « No, no è stato portato a termine, ma… »

Umfredo, con impazienza: « Ma cosa? Parla, non tenerci sulle spine! »

Occhiopulos, scandendo le parole: « Sono accadute due cose spiacevoli. Intanto le sembianze della statua non corrispondono affatto alle caratteristiche dell’Imperatore. Non intendo dire quelle fisiche, cosa poco importante, mi riferisco al fascino, alla fierezza, a quelle qualità umane e intellettuali che voi ben conoscete  e che gli valsero l’appellativo di “Stupor mundi”. Ebbene, non traspaiono per nulla dalla rigidità bronzea, anonima e stucchevole della statua! E poi….. »

Umfredo e Drogone, all’unisono, con subitanea, comprensibile preoccupazione: « E poi???? »

Occhiopulos: « E poi, quasi si vergognassero di quanto fatto, hanno avuto l’idea balorda di non collocare la statua nella piazza in cui l’Imperatore è nato, ma all’esterno della cinta muraria, accanto ad una porta per la quale molti anni fa sono passati di corsa, al suono di una fanfara, dei curiosi soldati dal cappello piumato che nulla hanno a che vedere con lui e con la sua storia. »

Drogone: « Altro che la sua Betlemme, ingrati, lo hanno esiliato! Che sciocchezza madornale! »

Umfredo: « Incredibile! Se doveva finire così, la statua sarebbe stato molto meglio non farla! »

Occhiopulos: « E’ quello che hanno detto in tanti, ma invano. Sapete amici miei, il provincialismo è la malattia infantile della provincia...niente può fermarla! »

Drogone: « Che tristezza, ma c’è dell’altro? »

Occhiopulos: « Si, è una notizia proprio di questi giorni: hanno deciso di realizzare un museo interattivo in cui ologrammi, pannelli digitali, istallazioni sonore e una serie di ambienti dovranno illustrare le virtù e la vita del grande Imperatore. »

Umfredo: « Meglio di niente, piuttosto speriamo che facciano una bella cosa, che non approntino un altro pastrocchio alla paesana… »

Drogone: « Beh sai, il buon gusto culturale è come il coraggio: se uno non ce l’ha non se lo può dare… Piuttosto Occhiopulos, pensi che  approfitteranno almeno di questa occasione per portare la statua entro le mura? »

Occhiopulos: « C’è da augurarsi che lo facciano, ma conoscendo la levità d’animo di chi  governa oggi la città nutro scarsa fiducia. Anzi, sarei pronto a scommettere che la lasceranno  sempre  lì, dove si trova ora! »

Drogone: « Che  uomini ! Che tempi! Che amarezza! Immagino che il nostro Imperatore si stia rivoltando nella tomba… »

Umfredo: « E se potesse…magari chiederebbe alla madre di scegliere un posto più ospitale per farlo nascere la prossima volta! »

Drogone: « Umfredo vieni, non angustiamoci oltre, torniamo al nostro posto, qui non abbiamo più nulla da fare. Arrivederci  Occhiopulos, alla prossima congiunzione planetaria, speriamo con qualche buona nuova! »

Occhiopulos: « Caro Drogone temo purtroppo  che tu cerchi lana d’asino…Arrivederci, a presto! »

 

 

 

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