Lorenzo Patti
L’amore all’improvviso

Titolo L’amore all’improvviso
Autore Lorenzo Patti
Genere Narrativa      
Pubblicata il 14/11/2016
Visite 2036
Editore Liberodiscrivere ediziioni
Collana Il libro si libera  N.  166
ISBN 9788893390231
Pagine 144
Prezzo Libro 12,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893390248
Prezzo eBook 4,99 €
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Questa è la storia di Gianni che nell’estate del ’71, a sedici anni, scopre la sua omosessualità.
Si è sempre sentito diverso dai suoi amici e all’improvviso, dentro a un cinema, un uomo lo sfiora e lui si eccita. La vergogna, la paura che la sua famiglia possa scoprire il suo segreto, l’incertezza per il suo futuro, spingono Gianni a commettere un gesto inconsulto, condannato dalla morale e dalla religione.
Questa è la storia del temibile e terribile percorso di accettazione, da parte di un adolescente, della propria identità sessuale attraverso la derisione, la discriminazione, la ricerca dell’amore, l’affermazione della propria dignità.
La storia di Gianni dice che a distanza di quasi cinquant’anni da quella estate molte cose sono cambiate per chi è omosessuale.
Altre, purtroppo, per niente.
Era caldo. L’aria era piena di profumi in quel mese di giugno del 1971. Le giornate erano splendide, il cielo sempre azzurro e le persone passeggiavano per le strade senza fretta. Non c’erano molti soldi eppure ognuno sembrava più felice di quello che avrebbe dovuto essere.
Le scuole si erano appena chiuse e gli studenti riempivano le città con la loro allegria. Gli autobus che portavano alle spiagge erano sempre pieni. Ognuno voleva conquistare uno spazio per godersi il primo sole e prepararsi al forte calore d’agosto.
Non tutti gli studenti erano così sereni. Chi non sapeva come sarebbe andata a finire con la scuola mostrava un’allegria piena di tensione e di dubbi, e si chiedeva se avrebbe passato l’estate sulla spiaggia o chiuso in una stanza a studiare.
Gianni era uno di questi.
Girava come gli altri per la strada principale della sua città. Con le mani in tasca e l’aria sognante, con la curiosità dei suoi sedici anni guardava le vetrine felice, ma con l’ansia di sapere se, alla fine, le tanto sospirate sufficienze i suoi professori gliele avrebbero date.
Capelli neri corvino, occhi neri, zigomi accentuati, viso rotondo e labbra carnose: chiunque non avrebbe esitato a indicarlo come un classico esempio di bellezza mediterranea. Molte persone gli facevano apertamente i complimenti per i suoi occhi belli, e le sopracciglia facevano invidia persino alle ragazze. Sempre vestito bene. Sempre pettinato. Con le scarpe sempre lucide. La domenica metteva sempre la cravatta, non dimenticava mai il fazzoletto, e ai soldi per uscire con gli amici ci pensava sua madre. Era simpatico a molta gente. Era sempre disponibile a fare cose per gli altri, per i vicini di casa e per i suoi compagni più deboli. Nel palazzo dove abitava non aspettava altro che qualcuno gli dicesse: “Puoi fare questa cosa per me?”, ed era il primo a intervenire per aiutare qualcuno in difficoltà.
A suo padre Fabio, un uomo giovanile ma dal carattere chiuso, Gianni voleva molto bene, anche se non era per lui un amico e mai gli raccontava come passava le sue giornate, né tantomeno suo padre gli chiedeva qualcosa su come passasse il suo tempo. Ma è pur vero che lui lavorava tutta la settimana fuori città, per poter guadagnare di più. La famiglia numerosa aveva bisogno di risorse per affrontare la quotidianità.
Sua madre Chiara, al contrario, era pedante e pretendeva sempre che le si dicesse tutto e molte volte applicava una disciplina che Gianni non comprendeva. D’altra parte, doveva compensare le mancanze del marito fuori casa e la responsabilità della famiglia era tutta sua.
Gianni aveva due sorelle, Sonia e Francesca, e questo era un problema perché lui avrebbe voluto un fratello per condividere piccoli segreti che non sapeva a chi raccontare, e di certo non poteva parlare con le sorelle.
I suoi amici, Francesco, Antonio e Serafino erano ragazzi, proprio come lui, ma Gianni sentiva che c’era qualche cosa che non lo faceva tanto assomigliare a loro, ai loro comportamenti.
Nella sua compagnia non c’erano ragazze e le domeniche le passavano al cinema o in riviera o al teatro.
Francesco era più grande di tutti. Aveva diciannove anni, un po’ robusto, lavorava nell’officina del padre come meccanico e possedeva già la macchina, organizzava come passare il tempo libero per tutti loro e con la sua macchina li portava in giro, ricavandone di conseguenza stima e rispetto, e per tutti loro era il leader del gruppo.
Antonio, sedici anni come Gianni, era un tipo assolutamente debole per carattere, mentre a prestanza fisica era il più forte di tutti. Muscoloso, spalle larghe, un bel ragazzo, attento alla dieta, alla cura del fisico, ipocondriaco, sempre alla ricerca sui libri di sintomi per delle malattie immaginarie. Si lavava le mani ogni volta che tornava a casa o anche soltanto dopo aver preso un caffè al bar.
E poi Serafino. Assomigliava molto a Gianni, anche lui sedici anni, stessa scuola, stessa classe, anche lui con due fratelli più piccoli. Eppure nemmeno con lui Gianni si sentiva rilassato e capace di raccontare le sue cose. Fisicamente Serafino era un tipo senza particolari punti di forza, un ragazzo come tanti altri, senza la pretesa di conquistare l’attenzione degli altri. Anzi, preferiva la vita ritirata tanto che ogni volta dovevano pregarlo per uscire.
Non era facile raccontare ai suoi amici quello che Gianni provava. Era qualcosa che non avrebbe detto a nessuno, nemmeno ai suoi. Anzi: soprattutto a loro.
La sera, quando andava a letto, nella sua stanza, rimaneva con gli occhi aperti a pensare a cosa fare, cosa dire e soprattutto a come riuscire a diventare grande con il suo segreto.
La sua stanza non era come lui l’avrebbe voluta, ma rappresentava una tana sicura dove rifugiarsi quando aveva assoluto bisogno di stare da solo con i suoi pensieri. C’era il letto grande a due piazze, un capiente armadio con un grande specchio dove poteva guardarsi prima di uscire, una piccola scrivania dove potersi appoggiare quando aveva voglia di scrivere, o per studiare.
Dalla finestra vedeva solo la vegetazione che cresceva davanti alla sua casa. A Gianni bastava per respirare a pieni polmoni un po’ di indipendenza, senza dover andare nel soggiorno dove c’era sua madre e le sue sorelle. Suo padre no, lui non gli avrebbe dato fastidio, ma tanto non c’era mai in casa.
Gianni lo capiva bene che una famiglia di cinque persone aveva bisogno di molto denaro, e soltanto lavorando molto suo padre poteva pensare a tutti i loro bisogni. Però gli mancava molto l’uomo per il quale provava un’attrazione che non sapeva spiegarsi.
 
Un’attrazione di figlio, certo.
Questa è la storia di Gianni che nell’estate del ’71, a sedici anni, scopre la sua omosessualità.
Si è sempre sentito diverso dai suoi amici e all’improvviso, dentro a un cinema, un uomo lo sfiora e lui si eccita. La vergogna, la paura che la sua famiglia possa scoprire il suo segreto, l’incertezza per il suo futuro, spingono Gianni a commettere un gesto inconsulto, condannato dalla morale e dalla religione.
Questa è la storia del temibile e terribile percorso di accettazione, da parte di un adolescente, della propria identità sessuale attraverso la derisione, la discriminazione, la ricerca dell’amore, l’affermazione della propria dignità.
La storia di Gianni dice che a distanza di quasi cinquant’anni da quella estate molte cose sono cambiate per chi è omosessuale.
Altre, purtroppo, per niente.

 

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