Guido De Marchi
Prefazione

Titolo Prefazione
Autore Guido De Marchi
Genere Parole in Libertà      
Pubblicata il 25/11/2016
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Commenti a  “Non voglio essere poeta”

 

 

“Sgocciola la luce”, l’intensa immagine visiva che ritma, ripetuta come un ritornello, l’ultima poesia di questa raccolta di versi di Guido De Marchi, illumina la vita dei carruggi di una Genova antica e attuale allo stesso tempo. “Sgocciola la luce”, con tocco finemente pittorico, ben rappresenta il poetare di Guido, pittore e poeta, anche se lui, nella poesia che dà il titolo alla silloge, dichiara di non volerlo essere.

Certo, non vuole essere poeta, intendendo “i poeti laureati/ che si muovono soltanto fra le piante/ dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti”, dai quali si dissocia Montale nell’incipit della poesia I limoni, in Ossi di seppia. Non vuole essere un poeta, come quelli che “mentono senza pudore” e fingono di essere umili e schivi ( Non fidatevi dei poeti).

Ma poeta Guido De Marchi lo è. Poeta che canta albe, tramonti, notti, amori, che canta la vita con parole semplici, concrete, chiare, che arrivano dirette al lettore.

Nei suoi versi troviamo la semplicità/profondità delle piccole cose: “vorrei raccogliere/ i pensieri/ e farne delle palline/ da lanciare/ fra le stelle”, “bigliettini sparsi/ per le tasche/ i desideri/ svaporano in bollicine”, “nuvole in rincorsa/multicolori idee/ in fantasia/di crepuscoli e brandelli / di realtà fuggevoli”.

Troviamo una velata malinconia nel suo cantare il tramonto della vita, la terza età, il ricordo degli anni ed amori passati, ma è una malinconia che non si trasforma mai in disperazione ed è pronta a dileguarsi in sprazzi di luce e di vita.

Troviamo l’occhio ironico, a tratti sarcastico, di fronte alle meschinità umane, di fronte alle misere vanità e banalità di un pomeriggio al mare, in cui i bagnanti ignorano “lo stormire/ di fronde senza nome/ il gorgogliare delle fonti/ e il canto allegro/ degli ignoti/ abitanti dell’aria”, concentrati sulla propria esteriorità.

Nei versi di Guido c’è tutto il suo amore per la Liguria, “terra d’aspri/ flagellati dal mare/ e dal vento/ pendii/. Di salsedine/corrosi pini…”. La poesia Terra d’aspri, incolonnata in versi brevissimi, con la continua assonanza delle “i”, ci tramette anche fonicamente l’immagine irta e scabra della nostra regione, stretta tra il mare ed i monti, e si inserisce a buon diritto nella poetica ligustica di Sbarbaro, Montale, De André.

In questa raccolta di versi troviamo quindi poesia vera e concreta, che ha una valenza terapeutica contro il “male di vivere”. Dopo avere letto questi versi, ci sentiamo più calmi ed equilibrati, non illusi da fole e mondi impossibili, ma pronti ad affrontare il sentiero della vita, a volte irto e tortuoso come la nostra terra, con serenità e concretezza.                                                                

                                              Francesco Dario Rossi

                                                             (Riva Trigoso, 5 marzo 2016)           

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