Marco Moretti
Pranzo di condominio

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Titolo Pranzo di condominio
Autore Marco Moretti
Genere Narrativa - Giallo, Noir, Poliziesco      
Pubblicata il 26/12/2016
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Lo squillo del telefono ruppe il silenzio in cui Anna Busca era dedita alla occupazione preferita del venerdì mattina: preparare il pesto e pulire il pesce. Due riti che celebrava con laica sacralità, anziana vestale del piccolo tempio in cui trasformava la propria cucina: gli aromi del basilico e del formaggio combattevano con il freddo profumo del pescato di mare.

- Si, chi parla?
- Buongiorno Signora, sono il Dottor Malfatti. Come va, tutto bene?

Quella voce e il tono mellifluo: non li sopportava, né tollerava l’approccio servile e ambiguo. Era l’amministratore condominiale?  Facesse quello e non si atteggiasse a maggiordomo o maìtre di sala

- La ringrazio, dai miei settant’ anni non mi posso proprio lamentare. – Toccando la lama del coltello, non ferro però...
- Ringraziamo il Signore.

Pure quello tirava in ballo, era veramente devoto il buon Malfatti.

- Mi dica, come posso aiutarla. – Reggeva il gioco rispondendo con tono educato e formale.
- Si tratta dell’accesso al suo giardino, per favorire i lavori al primo piano.

Ancora quella storia: allora era vero, nulla cambia fino in fondo. Governi, allenatori, giornalisti e amministratori: è sempre la stessa zuppa. Come il predecessore di Malfatti, falso e ficcanaso. Sempre lì a guastare gli animi, sconvolgere gli equilibri.

- Lei sa che non mi può obbligare e ho le mie ragioni per non dare il permesso.
- La capisco, ma si metta nei miei panni: sono tra due fuochi. Il suo vicino di casa e la ditta, mi venga incontro.
- Non voglio parlarne al telefono, ma non sarei d’accordo: ne va della mia privacy.
- La ringrazio, spero solo di farle cambiare idea.

“Che noia, - pensò -  anche un bambino delle elementari avrebbe già capito: non voglio estranei nel mio giardino. E’ così difficile da spiegare?”.

Proseguì nei suoi riti sacrificali:  lama per il pesce, pestello di legno e mortaio di marmo per il pesto, oltre le emozioni.

“Preparare il cibo è un fatto tecnico, come un intervento chirurgico: ci vogliono esperienza, strumenti adatti, tempo e pazienza. Prima o poi, caro Malfatti, lo capirai anche tu”.

 Appena ebbe finito gettò gli avanzi, pulì attrezzi e tempio infine telefonò all’amica che abitava nell’altra scala del palazzo, Norma. Con lei condivideva la passione della cucina: erano due esperte nell’uso della carne per condimenti e farciture. Il ragù di Anna e Norma, le loro lasagne o i cannelloni, per non parlare del pasticcio di carne erano leggendari; le occasioni per gustarli si facevano sempre più rare, di solito in primavera.

L’ultimo pranzo, cui erano stati  invitati i condòmini di vecchia data come le due cuoche, risaliva a due anni prima: fu definito epocale. Non esisteva una ricorrenza o un evento speciale, erano Anna e Norma a decidere, con breve preavviso, la data del pranzo. Questo creava gioia nei presenti e sconforto in quelli che non riuscivano a disdire impegni già programmati.

- Ciao Norma, spero tutto bene.
- Anch’io grazie. Ti ho chiamato perché penso sia giunta l’ora di organizzare uno dei nostri pranzetti condominiali.
- Direi fra un paio di settimane: ci sei? Benissimo, ci sentiamo.

Un sorriso diede aria ai suoi denti bianchissimi: la giornata, dopo il nuvolone che era stato Malfatti, tornava serena.

Il week-end filò via tranquillo tra letture e passeggiate; si era appena alzata, erano le otto, e si apprestava a bere il caffè quando ringhiò il campanello. Mai disturbare Anna nella degustazione mattutina: di quello si trattava, aroma e gusto. In religioso silenzio, come tutti i suoi riti.

Dedicò uno sguardo triste alla tazzina e un’occhiata feroce alla porta: chi osava?

Seguì un bussare lieve, quasi timido.

- Signora, disturbo? Sono il Dottor Malfatti, è in casa?

 “Si, ma sono con Brad Pitt. Torna dopo razza di idiota!” – Poterlo gridare.

- Un attimo, metto la vestaglia.

Si dedicò al caffè ancora caldo, ma ormai la magia era svanita. Quell’uomo era davvero senza speranze, una frana; con lo scorrere del tempo stava però diventando una seccatura, un intoppo nella quotidianità. Suo malgrado si alzò e aprì la porta.

- Buongiorno, che sorpresa. Come mai qui, a quest’ora? – Disse, calcando sulla ‘o’.
- Inizio a lavorare presto, come saprà, e ho pensato che anche lei fosse mattiniera. Vedo che non mi sbagliavo.
- Vada al sodo, Malfatti: oggi non sono in vena.
- Mi spiace seccarla ancora con la questione del…
- Il giardino? Basta, ora la misura è colma. Le ho detto di no e la prego, anzi la esorto, di non chiedermelo ancora. Arrivederci, anzi addio! – Chiuse bocca e porta, in sequenza.

Osservò dallo spioncino Malfatti che, esitante, stava per suonare il campanello; ma desistette subito e, con aria seccata, si allontanò.

I lavori nell’appartamento del vicino di casa iniziarono, come da contratto, sette giorni dopo; l’Avvocato Tesconi, contro ogni sua previsione, non le fece rimostranze per il rifiuto a concedere il giardino. Dopo una settimana arrivò perfino a scusarsi dell’insistenza di Malfatti, arrivando a ventilare la proposta di sostituirlo.

- Davvero la pensa così, Avvocato?
- Le assicuro che non sono l’unico; in molti si lamentano dei suoi modi e della sua ’latitanza’ nei momenti in cui sarebbe utile la sua presenza.
- Mi sembra una brava persona, solo un pochino pedante. Ancora non capisco come abbia potuto sposarlo, quell’angelo della moglie.

Dialogo sereno tra due pacati anziani, soddisfatti dalla vita e dall’esperienza maturata negli anni; forti delle proprie certezze e gelosi della consolidata routine.

- Dice? Avrei detto il contrario, lei sembra molto innamorata; comunque non si preoccupi, gli operai la disturberanno solo per una decina di giorni. C’è solo un lieve ritardo perché uno degli uomini si è assentato senza motivo.
- Spero nulla di grave.
- Non so, sembra…volatilizzato, come l’amministratore. – L’avvocato sorride pensando alla coincidenza.
- Bene, allora sa che le dico? A fine lavori festeggeremo con un pranzo condominiale.
- Uno dei suoi menù speciali, cucinato con la Signora Anna? – Dice radioso l’Avvocato.
- Certo, lei potrebbe pensare al vino. So che è un esperto.
- Non dubiti; se permette darò io la notizia agli altri. Soliti inviti?
- Certamente, solo buongustai.
- Saranno felici, dopo due anni di digiuno!

Trascorsi una dozzina di giorni, con lieve ritardo i lavori giunsero a conclusione; nell’aria si sparse subito l’eco dei preparativi dell’evento atteso due anni. Letteralmente, nell’aria: il profumo dei sughi e dei preparati delle due donne invadeva piacevolmente l’atrio e le scale del palazzo stimolando menti e palati. Il viavai dei condòmini era giustificato dai preparativi: l’allestimento nella sala dell’attico sopra la scala ’A’, l’acquisto dei vini e dei dessert, gli ultimi accordi sull’ora.

Nei due giorni precedenti il pranzo Anna e Norma si erano segregate nei rispettivi appartamenti, non aprivano la porta né rispondevano al telefono. In verità qualcuno aveva notato che non erano risultate reperibili anche la settimana appena trascorsa; sicuramente impegnate nell’acquisto e nella preparazione dei tagli di carne. Roba di qualità, fornitori top-secret come le ricette.

- Ha visto le due cuoche?
- No, Avvocato. Ma a giudicare dal profumo mi pare che tutto giri al meglio.
- Direi di sì; piuttosto, cercavo Malfatti per definire i costi dei lavori a casa mia. L’ha sentito?
- Ho mandato una e-mail, ma non ha risposto. Sai che novità.
- Si farà vivo, quando si tratta di riscuotere non perde un colpo.

Tutto fu pronto: tavola apparecchiata a regola d’arte, con fiori colorati e segnaposti. Gli ospiti, i Signori Manetti, servirono un leggero aperitivo con stuzzichini: nessuno osava guastare l’appetito, con quello che si attendeva.

Un applauso salutò le due cuoche: niente grembiule, ma abiti sobri ed eleganti, scarpe con mezzo tacco e un filo di trucco. Due nonne discrete e amabilmente concrete: Anna sorreggeva un vassoio fumante con lasagne al ragù, Norma  introdusse una teglia in ceramica di pasta alla chitarra, con sugo rosso. I cinque sensi stuzzicati: occhi, naso e bocca, con la splendida vista, il profumo e l’acquolina. Le mani che si sfregavano l’una con l’altra e le orecchie, a cogliere il suono delle posate che servivano le porzioni.

Seguirono minuti di religioso silenzio, poi un brindisi.

- Alle nostre due cuoche, ringraziandole  con preghiera di non farci attendere altri due lunghi anni! – Spettò all’Avvocato, residente anziano, rallegrarsi con le artiste dei fornelli.
- Adesso il pasticcio di carne e le polpette, una novità! – L’allegria di Anna era contagiosa, strappò una risata e un altro brindisi, le forchette pensarono al resto.

Dopo i dessert e il caffè l’ozio della beatitudine si impadronì di corpi e menti; solo l’Avvocato insistette sull’assenza di Malfatti. Anna sentì il dovere di intervenire.

- Le manca così tanto, quel rompiscatole?
- Non sia così severa, è pur sempre il nostro Amministratore.
- Da oltre due anni e sarebbe ora di cambiare; che ne pensano gli altri?

Dai volti appesantiti dal cibo nessuna reazione: anche i presenti non  adoravano Malfatti.

- Un silenzio eloquente,  – disse Anna – cercheremo un sostituto.

La festa si  trascinò per un paio d’ore tra tentativi di ballo e conversazione; dopo i saluti di rito Norma e Anna si recarono nell’appartamento di quest’ultima.

- E’ andata bene.
- Come sempre, avevi dei dubbi?
- Iniziava a preoccuparmi l’Avvocato, con tutte quelle domande su Malfatti.
- Quel fesso, ce ne siamo liberate per sempre.
- Non allo stesso modo dell’altro due anni fa.
- L’importante è che sia sparito. – Anna si guardò intono, poi diresse verso il giardino seguita da Norma e continuando a parlare – Voleva ficcare il naso nel giardino.
- Come te ne sei liberata?
- Un amico, ex-poliziotto che frequenta la scuola di ballo, mi ha fatto avere delle foto che lo ritraggono con una prostituta.
- Chi, lui,  con quella moglie ricca e religiosa?
- Forse ho scelto per il meglio, noi ci siamo liberate di lui e la moglie pure.

Le due risero di gusto, poi si aggirarono tra le aiuole con fiori curati. Si fermarono su quella verso il margine esterno, la terra fresca e senza fiori.

- Il suo precedente collega dov’è? Con lui era stato davvero un bel pranzo.
- Gli avanzi sono là, sotto le gardenie. Un bel posto, tranquillo e riparato.
- E sopra questa terra nuova cosa metterai?
- Pensavo a margherite, in fondo era un operaio:  troppo curioso, ma una persona semplice, niente fiori sofisticati.

  • Stile “Arsenico e vecchi merletti”. Gustoso
    Voto attribuito: 4
    Guido De Marchi (19/02/2017 10:52:29)

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