Francesco Brunetti (AISEOP)
Cercando una luce

Titolo Cercando una luce
Autore Francesco Brunetti (AISEOP)
Genere Poesia      
Pubblicata il 10/01/2017
Visite 1376
Editore Liberodiscrivere ediziioni
Collana Spazioautori  N.  3657
ISBN 9788893390385
Pagine 84
Prezzo Libro 9,00 € PayPal
La particolare musicalità del verso lo rende denso di significati, seppure non enunciabili a parole: è musica arcana ma avvertibile, che sola indica la via per decodificare il senso di inattese e smaglianti immagini, sciolta la struttura linguistica in un magma vibrante inatteso e visionario, che si fa limpido canto.
Elvira Landò
 
 
Della raccolta che state per sfogliare sorprende l’essenzialità delle immagini che si impongono come visioni, per subito sciogliersi in musica ed emozioni nel trapassare ancora in altre immagini, segni di un ALTROVE che l’autore inquieto ricerca, pur inseguendo le tracce del linguaggio fascinoso e misterioso del cosmo: il mondo – le cose – ma soprattutto le luci, i colori, l’aria, le onde, il vento, i fiori, le rocce, un volo d’uccello, un respiro, una nota, un volto, e l’aura che densa di messaggi vibra attorno ad ogni fantasmatico e pur reale anche se fuggevole manifestarsi di vita.
In questi ultimi versi, Francesco Brunetti non esplora più quel Sé su cui si chinava preso da attonito sgomento, sperimenta piuttosto uno stato di estatica spinta verso un mondo che l’anima invoca e supplica, implora e infine cattura, mondo della comunità stessa degli uomini e degli esseri tutti, mondo di una comunione cui ciascuno anela e che Brunetti evoca per noi: gli si schiude attraverso il suo vivere ogni istante come preghiera, estasi, sogno, ma con i sensi che fremono, con la vista intatta di chi solo d’ uno sguardo ingoia bellezza, dovunque, mai sazio, e insieme ne sa cogliere, capire, condividere il dolore segreto, per poi svelarlo con la tela che tesse armoniosa, di innumerevoli colori e di soffusa armonia.
La particolare musicalità del verso lo rende denso di significati, seppure non enunciabili a parole: è musica arcana ma avvertibile, che sola indica la via per decodificare il senso di inattese e smaglianti immagini, sciolta la struttura linguistica in un magma vibrante inatteso e visionario, che si fa limpido canto.

Si ascolta una voce nuova, musicalmente sostenuta e contenuta, si guarda – con lo sguardo interiore che sa ricevere e accogliere e custodire – e si sa che si è chiamati a un dialogo, che la voce è per noi. Ed è voce purissima. La parola di Francesco Brunetti si è fatta ancor più limpida, essenziale. L’immagine ne è centro espressivo e semantico: la forza, la novità, i legami di senso che ne emergono sono momento ineludibile di una catena che trascina verso orizzonti inaspettati, riconoscibili come gli inquieti interrogativi del profondo, quelli in cui noi tutti rischiamo di sprofondare, ma che inesorabilmente ci sollecitano. Ecco dunque, nella loro astratta e conchiusa essenzialità, piccoli preziosi perfetti poemi.
LIGURIA è la chiave di lettura di tutta la silloge: elementi in rapporto alterno, conflitto e amore, per una pace da conquistarsi a fatica, immersi nella lotta cosmica di cui siam parte, per approdare ad un porto dove non siamo soli.
Leggiamo lentamente e… guardiamo. Ecco, il poeta dipinge la Liguria e le attribuisce atti e sentimenti umani: l’inquietudine, rivelata dall’incontro e dallo scontro di rocce e di mare, la mutevolezza dell’onda, inarrestabile, e su tutto la vita della luce nel suo incessante misterioso riverberarsi e discoprire e rivelare… E mentre leggete, il respiro accompagna il verso, quando la corsa delle nubi lo accelera, e tutto si fa vita e palpito… Tormento e quiete, sgomento e sogno: nella natura e in noi, e forse anche in altre creature…
Ecco, il poeta si è riconosciuto nella vita della sua terra, ha raffigurato il nodo inestricabile che ci consegna a un luogo, in cui viviamo e che vive in noi, da cui possiamo trarre lineamenti e vigore e senso. E in chiusura della silloge stessa, ritorna alla sua Liguria con un incantato riguardarla, ora non più travolto in e da quel correre delle nubi, ma pacificato nella contemplazione dei volti innumerevoli che la sua terra gli offre allo sguardo, al ricordo, infine ad ogni senso e all’anima tutta, volti dal significato che li intride di sempre nuova bellezza e pure densi di dolore e di pena.
Tale il contrasto, anzi il conflitto che sconvolge ogni elemento della natura: lo avverte la sensibilità fremente del poeta, lo avverte il suo sguardo che si concede avido al mondo, agli orizzonti che agli altri sfuggono, mentre a lui si schiudono quei mondi in cui poi noi ci specchiamo, grati. Ce li propone talora in brevissimi testi, acquerelli compiuti e in quei poemetti che sono metamorfosi del reale nel pensiero, occasione feconda di unione, lotta contro l’effimero e insieme sgomento per l’incalzare del tempo, della perdita… :
fiori calpestati rinascono di rugiada (Molecole indecise… )
il mare che splendeva/ diventa il mio naufragio (Orientamento nel nulla)
Alla poesia il compito nobile e disperato – forse – ma ineludibile, di dar forma e fermare l’inesorabile fuga.
La cifra stilistica di F. B. si conferma qui nella personalissima fusione – sempre musicalmente modulata – di immagini di un mondo naturale, realissimo, con le domande ineludibili, ultime, quelle che schiudono la porta del mistero agli abissi dell’umana interiorità: affetti, emozioni, sentimenti, ricordi, timori, angosce, suppliche, aspirazioni, terrori, incubi… un mondo le cui profondità, i cui limiti, sono insondabili, irraggiungibili. La parola trascorre con uno scatto dal dato immediato all’immagine significante, come un’iperbole che dilata lo sguardo e assapora – spesso dolendosene – amare verità, o sprazzi di luce che nonostante il male rischiarano gli orizzonti dell’anima e danno almeno momentaneo conforto.
 
Se dalle iridescenze che lumeggiano il velo dell’acqua l’anima è gettata all’angoscia del male nel mondo:
Iridescenze che il giorno gioca sul velo d’acqua salsa/ e intorno il silenzio,/ fuori il mondo insanguina/ e uccide la speranza. Non capisco/ non capirò mai/ non riesco a non vivere/ non riesco a non pensare. (Non riesco)
 
ecco il vento si fa essere vivente, con cui l’autore identifica se stesso e l’umanità tutta, e come vento egli si inoltra in volo nel mistero dell’infinito, che lo seduce :
Ali di vento/ si perdono in volo/ nell’abisso che affascina/ il pensiero… (Pensiero)
 
i sensi affinati si estasiano:
Le mie scarpe camminano sull’erba/ tra papaveri inclinati dal vento:/ cerco il silenzio delle nuvole. / Una voce mi chiama/ calda tra le spighe, miele cola dal tronco di una quercia.(Le mie scarpe)
 
e l’estasi si fa leggenda, fuga in un universo ricco di segni di vita e d’amore, dove i tramonti che si chiudono in gola sono bellezza quasi insopportabile, indicibile, che toglie il fiato e immerge sotto un tetto di stelle:
che importa se ostinato busso alla porta / del cielo / sì, quello che sembra turchino e poi grigio e poi grave di nuvole nere,/ del cielo / sì, quello che l’anima anela /rimpiange spaura: / fune per un naufrago sepolto da un tetto di stelle.(Piangendo rugiada)
 
L’uomo esule, naufrago è esposto al male ma anche alla bellezza. E la vita è una sfida:
ma le radici/ difendono la vita/ anche se in terra arsa/ e inospitale.(Radici)
Farò spazio nella solitudine/ al calore di un pensiero positivo:/ sole alto su rovi di more,/ su rincorsa di schiume luce chiara. (Risplende il sole)
Il mistero gioioso e doloroso della luce si irradia da ogni verso, e l’incantamento poetico giunge alle soglie della più universale contemplazione metafisica.
E poi, ecco i brevi poemi che potremmo definire d’occasione, dove l’occasione non nasce dall’esterno, bensì dal valore incomparabile di un erlebnis: una commemorazione, un libro, concerti. Sorrette, le due prime esperienze, da un sentimento della comune dolente umanità:
Ostinata la pietas volteggia/ cercando dove posar l’ala (Calvari)
e della maternità feconda e pur ferita:
Madri di guerra/ zolle fecondate/ nutrici di spighe dorate/ alte nel sole/ vi tradì la falce/ della mietitura/ improvvida/ spietata/ e voi a raccogliere chicchi/ ad uno ad uno/ senza distinzione/ crocifisse alla dedizione. (Madri di guerra)
 
Vibranti infine, i due testi che fanno memoria di emozioni musicali, dall’ascolto di due concerti, e ne assumono il linguaggio trasferendolo vivo e fremente nel centro di esperienze più quotidiane, ma riscoperte più intense e vere e sospese in un vortice cosmico.
 
e la musica profuma di viole/ ed il sale che entra nell’anima,/ liquido, è il mare il segreto ancestrale/ e i suoni all’unisono/ sfiorano corde tese vibranti …
 
Mentre dà forma e vita a questo cosmo ritrovato, guida preziosa ad una scoperta di un mondo fuggevole, smarrito, dimenticato, e che mai come oggi grida di venir riscoperto nei suoi significati, mondo interiore le cui visioni sono ancor più reali dei cieli e delle terre, dei soli e dei mari, unificate da una luce declinata in forme sempre diverse, la parola freme in una sua armonia discreta, talora sommessa, sempre sottilmente in accordo con il messaggio che il poeta le affida, nel musicale dispiegarsi di suoni il cui senso profondo si rivela ancora e sempre aperto a ulteriore comprensione.
 
Elvira Landò 201
 
Liguria terra inquieta
di aspri calanchi
che il mare accarezza dolce
e d’improvviso assale:
schiume salmastre
disperse dal vento.
La luce s’accende tra nuvole in corsa
e l’orizzonte
apre il sipario infinito del sogno.
 
 
(Residenza per anziani)
 
Anime vagano in spazi senza tempo
nascoste sotto ali di farfalla
in occhi vacui
di vecchi senza età
quando ignari sorridono improvvisi
… e non so il perché.
 
 
 
Luce pallida
come di soleluna
su pensieri
così vaghi
che la penombra
rassicura,
timida fuga
da ciò che si nasconde.
La luce accecante
impaura:
così potente
così profonda
così tagliente
La particolare musicalità del verso lo rende denso di significati, seppure non enunciabili a parole: è musica arcana ma avvertibile, che sola indica la via per decodificare il senso di inattese e smaglianti immagini, sciolta la struttura linguistica in un magma vibrante inatteso e visionario, che si fa limpido canto.
Elvira Landò
  • E’ incredibile l’assenza di commenti in questo spazio autori, che succede? Non funziona o si è persa la vecchia e bella abitudine di scambiarsi opinioni?
    Voto attribuito: 5
    Guido De Marchi (19/02/2017 10:26:03)

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