Luigi Garello Cantoni
Mare Interno

Titolo Mare Interno
Percorsi mediterranei di antica storia e umanità
Autore Luigi Garello Cantoni
Genere Storia      
Pubblicata il 02/02/2017
Visite 419
Editore Liberodiscrivere edizioni
Collana Spazioautori  N.  3655
ISBN 9788893390330
Pagine 460
Prezzo Libro 24,00 € PayPal
Mare Interno è l'antico nome del Mediterraneo, il nome con il quale questo mare era conosciuto quando vi si svolgevano gli avvenimenti narrati in questo immaginario viaggio nel tempo passato compiuto con l'intento di individuare e meglio conoscere alcuni personaggi ed alcuni episodi storici nei quali si riconoscono antecedenti e connessioni con la nostra civiltà occidentale.
L’interesse, ma anche l’attrazione e il fascino che la Storia esercita su chi l’avvicina e, come da forza magnetica ne viene trattenuto, non risiedono solo nella influenza che i grandi eventi da tutti conosciuti hanno avuto, più o meno direttamente ed in differente misura, su noi, sulla nostra coscienza e sui nostri comportamenti: influenza che può risultare a volte anche negativa e dura da sopportare. Il fascino della Storia risiede anche nelle vicende non epiche e di minore portata che però contengono elementi che le fanno ricordare per generazioni, e soprattutto perché, anche se lontane nel tempo, non sono frutto di fantasia magari verisimile, ma sono reali, veramente avvenute e non appare impossibile che si ripetano. Si tratta di avvenimenti od oggetti che emanano un fascino particolare, in alcuni casi anche con sfumature affettive che risiedono nella loro umanizzazione. Accade così che mentre un grande evento storico viene ricordato come tale, quasi prescindendo dagli uomini che lo hanno determinato ma che da esso e dalla sua portata sono sovrastati, fatti di minore importanza, in sé stessi anche modesti ed accaduti in tempi molto lontani, sono ricordati proprio perché gli individui che li hanno compiuti anziché esserne annullati ne sono esaltati nella misura nella quale ne sono stati protagonisti. Non conosciamo personalmente queste persone, al massimo ne veniamo a conoscere le immagini ed i nomi, tuttavia essi ci appaiono vicini, riesce facile immedesimarsi in loro, ne comprendiamo le motivazioni, li ammiriamo o li giustifichiamo a seconda dei casi. Entrano questi uomini e le loro parole nella nostra nella memoria e vi stazioneranno anche a lungo.
È facile che questa strada porti agli aneddoti ed a colorite aggiunte o frasi sintetiche tramandate poi involontariamente come verità entrate nel frasario comune e difficili da sradicare. È un percorso capace di suscitare entusiasmi e sul quale a volte piace mentalmente indugiare, ma sul quale conviene non soffermarsi specialmente se ci si accinge a narrare avvenimenti storici. Perciò faremo in modo di riferire i vari argomenti con il massimo rispetto delle fonti, sia che si tratti di fatti di grande peso sia modesti, tutti però che in qualche modo hanno influenzato la moderna civiltà occidentale. In questo percorso ci soffermeremo preferibilmente sui protagonisti cercando di mettere in evidenza, per quanto ci è dato sapere, la parte sostenuta dall’uomo nelle singole vicende.
La Storia, per sua natura non può che riferirsi al passato: le ragioni sono ovvie e in generale si può dire che scrivere di Storia significa scrivere di fatti ormai maturati nella ragione e documentati nella maniera migliore. Soffermarsi col pensiero sul tempo trascorso però consegue anche ad un altro ordine di fattori meno razionali e più emotivi, meno astratti e più umani come rifuggire dal presente, avere materia su cui riflettere e ricercare modelli che siano di rifugio e diano sicurezza. Infatti ad un certo momento della vita coglie l’incertezza dei giorni a venire, perché, se è certo che l’umanità avrà un futuro sarà un tempo al quale, anche se non siamo del tutto estranei alla sua formazione, noi non solo non apparterremo ma stando a valide previsioni, sarà così disumanizzato e così diverso dal presente che ci sembra orribile da vivere. Il passato invece ci appartiene, sia quello nostro personale sia quello per così dire universale, per cui rivedere il passato, e specialmente l’opera dell’uomo nel passato dal quale proveniamo, può essere fonte di ammaestramenti e ragione per rinvigorire l’appartenenza alla nostra civiltà. D’altronde l’Antichità che ci ha generato e plasmato si presenta a noi con frequenza ed in vari modi così che non possiamo evitare di sentirla come un’aura, una premessa a noi stessi, colpisce i nostri sensi e da qui si insinua nei nostri sentimenti, ne sentiamo la sua perenne vitalità, la constatiamo nella natura che ci circonda.
 
Per parte mia quando cammino in montagna e guardo quei sassi che calco o mi sorreggono, vecchi di età geologiche ben più lontane di quelle storiche, o percorro i dolci e verdi pendii dell’Appennino beandomi dei tramonti estivi, o del sole invernale mentre lo sguardo si perde nella lontana e sfumata vastità del mare, sento quasi la presenza fisica dell’antico tempo e degli esseri umani che in quegli stessi luoghi mi hanno preceduto. I sentieri poi: se un sasso poteva passare inosservato ed ignorato, i sentieri no. Essi indubbiamente sono stati opera dell’uomo, formatisi dal frequente passaggio di uomini e di animali: una curva per superare un ostacolo, alcuni gradini in modo da agevolare od abbreviare il percorso ci parlano dell’intervento di uomini forse affaticati ed ansanti per i pesi che portavano: e li pensiamo soli ed isolati nella natura. Sentieri vecchi di centinaia di anni, alcuni forse di più, sono testimonianza di un passato che ha in sé una vita altrove difficilmente così ben riconoscibile: la confusione, la continuità con esso qui è quasi totale. Accade così che una semplice e banale camminata all’aperto si trasformi in una sorta di viaggio in un remoto tempo, un’indefinita epoca storica, in un incerto scenario geografico, e l’animo si confonde nella contemplazione preso in un vortice di naturale armonia.
 
Nel novero delle aree e regioni della Terra ove sono numerosi i segni dell’attività di tante generazioni umane che vi si sono succedute nei secoli prima del nostro tempo, si deve comprendere l’area mediterranea, che di certo occupa la prima, o una delle prime posizioni. Il bacino del Mediterraneo, il “Mare Interno” degli Antichi è, secondo il parere di molti, il mare più bello e storicamente più antico e ricco di significati. Se lo si osserva con uno sguardo generale, come in un grande plastico, sguardo che per me è anche amorevole, si giunge a questa conclusione anche dal punto di vista geografico. Le coste offrono gli aspetti più vari: qui sono piatte e sabbiose e là formate da ripide scogliere; qui tiepide e riparate là immediatamente elevate e nevose; qui con vegetazione lussureggiante e là aride e povere; qui ricche di insenature e porti accoglienti e là apertamente esposte ai venti ed alle correnti marine; qui desolate ed aperte e là ricche di isole, canali, bracci di mare e stretti. Nel suo spazio così ben delimitato il Mediterraneo riunisce i caratteri di tutti i mari e se a questo si aggiunge il clima temperato si può comprendere perché, a detta degli Antropologi, per lo stretto rapporto che esiste fra uomo e natura qui si siano sviluppate grandi civiltà confluite poi nella nostra, la civiltà occidentale. È appunto su questa ampia area geografica e sui secoli centrali del I millennio a.C. che indugia con predilezione il nostro pensiero e questo perché qui ed in questo periodo il meraviglioso ed irripetibile processo di civilizzazione umana del quale siamo partecipi, ha lasciato impronte che, quale più significativa e quale meno, quale grandiosa ed imponente e quale faticosamente e pazientemente rilevata, si ritrovano tutte in gran numero. Qui come altrove, in remote ere preistoriche, la razza umana si è morfologicamente e mentalmente evoluta, ma qui prima che altrove gli uomini hanno raggiunto la loro massima maturità intellettuale.
Considerato tutto questo siamo stati attratti dall’idea di meglio conoscere alcuni di quegli uomini, di quei fatti, e visitare alcuni di quei luoghi dove ha preso l’avvio, o se vogliamo, ha preso slancio lo sviluppo della nostra civiltà. La nostra azione conoscitiva e divulgativa non è stata molto approfondita, non abbiamo preteso di chiarire misteri della Storia remota, ma abbiamo soltanto avuto intenzione di richiamarne alla memoria alcuni fatti, di farli conoscere in modo meno superficiale di quello usuale, e di illustrarne, quando ci è stato possibile le cause che li hanno determinati o favoriti. E poiché, almeno nelle nostre intenzioni, c’era il desiderio che l’argomento, oltre ad essere interessante risultasse anche leggero e possibilmente attraente, abbiamo cercato di dare a questo nostro viaggio nel passato il tono di una lunga e piacevole passeggiata nei pur pesanti e di solito non allegri trascorsi della nostra Storia.
 
Un’ultima ragione sta all’origine di questo scritto, ragione non storica e neppure culturale. Una ragione del tutto personale che ci piace esprimere con le parole di Sciascia non solo per omaggio all’autore di tanti scritti storici ma anche perché definisce con lievità, come meglio non si potrebbe, una condizione particolare: “C’è un momento nella vita in cui le seduzioni della realtà, della memoria, dei libri, si moltiplicano, diventano tante; un punto in cui si vorrebbe dire tutto quello che alla mente si affaccia di non ancora detto (che, si capisce, è già stato detto) di nuovo (che, si capisce, è già antico): ed è il punto stesso in cui sentiamo che non abbiamo più tempo”.
 
 
 
 
 
Venne presto la sera e ci ritirammo nelle nostre camere per la notte, ma non mi misi neppure a letto. Un’insolita agitazione mi aveva preso, una specie di tremore interno, l’impazienza di fare qualcosa che però non riuscivo ad individuare. Di certo mi sembrava stupido e tempo sprecato passare la mia prima notte ad Atene semplicemente dormendo come un qualsiasi animale assonnato. Il mio problema, si fece poi chiaro, non era il dormire ma dove non dormire. Così lasciai l’albergo e mi misi a camminare per le strade della città. Volevo calcare quell’antica terra, sentirmela sotto i piedi, ma le strade illuminate lastricate o asfaltate mi allontanavano troppo da quella piena sensazione che stavo cercando. Mi infilai in strette vie secondarie ma anche lì qualcosa ancora mancava. Mi allontanai dal centro della città dirigendomi verso la periferia e qui ebbi un’idea: commettendo una lieve infrazione entrai in una curata e fresca aiuola cittadina, e finalmente potei calcare il molle e materno suolo greco. Il Partenone illuminato, anche se un po’ lontano, era di una bellezza che fermava il respiro. Le eterne stelle, quelle stesse che brillavano anche per gli uomini dell’Antichità e li guidavano per mari sconosciuti, tremavano lassù in alto. Mi smarrii nel tempo e mi venne alla mente, e lo compresi meglio, un noto verso di un poeta americano che diceva pressappoco: “La bellezza mi pervase attraverso i miei sensi e mi arresi al tutto”. E mentre questo sentivo, mentre mi consegnavo al Tutto fissando quelle lontane luci rividi me stesso ed il mio passato e capii, in quegli istanti sospesi, che quello che mi accingevo a compiere non era soltanto un viaggio nella storia di un antico popolo, ma era anche un viaggio nel mio personale passato, nella mia giovinezza, quando cominciai a sentire che anche io appartenevo ad una società umana, a quella lunga catena di generazioni iniziata chissà dove e chissà quando, e destinata a perdersi in un futuro ignoto. E non solo vi appartenevo ma anzi ero io stesso un componente, un anello di quella catena. Erano gli anni del Liceo quando per studio, invero non sempre dilettevole, ho conosciuto la Storia Antica e me ne sono invaghito. E adesso, pervaso dalla bellezza della natura e delle opere dei nostri antichi predecessori, sentivo in me rinnovarsi quell’amore per tanti anni tenuto sopito ma non spento. E non solo col pensiero ma quasi fisicamente, e con animo di devoto anche se tardivo omaggio, mi sentivo partecipe delle lezioni del nostro indimenticabile insegnante di Storia, il professor Rodolfo Savelli, lezioni che sempre iniziavano in modo e con ortodossa tecnica didattica ma poi lentamente si trasformavano in informali colloqui dettati dall’amore che Egli aveva per l’insegnamento. Il mattino dopo mi presentai alla partenza, stanco e con il viso segnato.
 
Il nostro progetto era semplice: compiere un immaginario viaggio culturale a ritroso nel tempo, attraverso le fonti e la memoria storica, e visitare la Grecia ed altre località del Mediterraneo abitate da uomini che in qualche modo ed in varia misura hanno inciso sulla formazione della civiltà occidentale e della nostra società moderna. Ovviamente stante il loro grande numero non potevamo toccare tutti gli argomenti né visitare tutti i luoghi che entravano in questa definizione, per cui si è reso necessario scartarne molti e limitarci a quelli che a nostro parere erano più significativi per alcuni loro aspetti oppure perché poco noti. Lo stesso criterio selettivo è stato adottato per le persone, ed abbiamo anche cercato di illustrare comportamenti e decisioni assunti da più persone o da intere popolazioni piuttosto che quelli di singoli individui.
Il Mediterraneo sarà perciò il grande mare attorno al quale e sul quale ci muoveremo con il criterio di seguire un ordine in parte geografico ed in parte cronologico. Partiremo proprio da Atene e cercheremo, come prima mossa, di conoscere questo popolo che tanta parte ha avuto nella formazione e nella maturazione della latinità. Dopo Atene, tornando un po’ addietro nel tempo ma rimanendo ancora in Grecia, sosteremo in Argolide, regione del Peloponneso presso l’Istmo di Corinto, dove incontreremo l’orgoglioso e bellicoso popolo dei Micenei. Qui ci fermeremo a lungo perché visiteremo le rovine delle loro fortezze, ed apprenderemo come essi hanno inventato il modo di scrivere la lingua greca. Successivamente una nave ci trasporterà in Fenicia, dove abbiamo intenzione di sostare nelle città di Biblo e di Tiro. Da qui passeremo nel vicino Egitto, regione del Delta, per conoscere quegli ardimentosi marinai fenici che per primi hanno compiuta la lunga e pericolosa navigazione attorno all’Africa. Ancora via mare raggiungeremo poi la costa ionica dell’Asia Minore dove ci attendono la città di Mileto e quegli illustri sapienti che l’hanno fatta grande e nota in tutto il mondo. Dovremo affrontare poi una lunga traversata per mare fino alle coste della penisola italica, precisamente la Calabria ionica per visitare una intera città edificata secondo un innovativo piano urbanistico. Infine rientreremo in Atene e questa volta ci fermeremo più a lungo che in precedenza perché cercheremo di conoscere come quei cittadini sono giunti ad ideare ed a mettere in pratica quel nuovo modo di governare chiamato democrazia. L’esposizione nel testo, così come il nostro viaggio, segue un percorso irregolare ma di tipo anulare, da Atene ad Atene. I singoli capitoli, tappe del viaggio non seguono un preciso ordine cronologico ma necessariamente un criterio misto cronologico e geografico. Ogni capitolo è dedicato ad un singolo argomento ed al suo interno è rispettato l’ordine cronologico. Il nesso logico che collega gli argomenti e costituisce il collante del testo è dato dal significato che i singoli eventi hanno in comune, quello di presentare, in modo più o meno evidente, analogie con la nostra civiltà occidentale.
 
A questa narrazione vorremmo dare, come si è detto, uno stile scorrevole e piano, privo di pesanti approfondimenti però di dignitoso livello culturale. Ma si tratta pur sempre di argomenti storici, per i quali è esclusa la fantasia, non è sufficiente la memoria e ci si deve obbligatoriamente affidare a valide fonti letterarie. Abbiamo quindi cercato, quando è stato possibile e logico, di attingere a quelle antiche e di prima mano, avendo cura di incrociarle fra loro nei casi di contraddizioni e di lacune. Non sempre siamo riusciti ad attuare questa modalità perché in certi casi tali fonti mancano ed in altri sono in numero esiguo. Si deve anche considerare che il campo delle nostre osservazioni è cronologicamente e geograficamente ampio, i vari argomenti sono fra loro molto diversificati, non collegati da sequenze cronologiche ed enucleati dal filone della storia di una regione, di uno Stato o di un grande evento. In effetti gli argomenti toccati, pur se isolati fra loro, spaziano in un arco temporale che inizia nell’Età del bronzo e si avvicina al dominio di Roma sui popoli italici: vale a dire, secondo una datazione meno grossolana, dal 2000 a.C. al IV secolo pure a.C. Per le epoche più antiche, giusto l’Età Minoica ed il capitolo su quella lingua e su quell’alfabeto ci è stata molto utile l’opera di Chadwick, fonte di prima mano, anche se l’Autore è moderno, perché egli stesso ha partecipato alla decifrazione delle numerose tavolette in terracotta che gli archeologi hanno reperito nei siti dell’isola di Creta. Per le pagine che riguardano i Micenei ci siamo avvalsi delle notizie storiche che di loro si hanno, in buona parte desunte dai poemi omerici, dalle antiche tavolette reperite a Pilo, nonché dai dati forniti dallo Schliemann e dalle descrizioni di Bachofen. Per gli eventi della Grecia e di Atene abbiamo potuto fruire degli storici antichi, in primo luogo Erodoto e Tucidide. Nell’accettare alla lettera le parole di Erodoto, che fu il primo a dare l’avvio alle ricerche ed alle indagini di carattere storico, siamo stati, a dire il vero piuttosto cauti e, quando ci è stato possibile, abbiamo incrociato le sue notizie con quelle di altri storici. Con Tucidide la storiografia greca ha fatto decisamente un passo avanti ed ha abbandonato quell’ereditato alone narrativo che in precedenza la contagiava. Da lui abbiamo attinto le marginali notizie (marginali per questo testo, si intende) sulla guerra del Peloponneso e su Alcibiade. Tucidide è anche lo storico che ci ha fatto conoscere la personalità di Pericle attraverso i discorsi pubblici che questi ha tenuto in occasione di alcuni momenti critici vissuti da Atene. Non si tratta, sia ben chiaro, di copie di quei discorsi, delle stesse parole pronunciate da Pericle ma, come ha dichiarato lo stesso Tucidide, di ricostruzioni verbali che rispecchiano il più fedelmente possibile le parole ed il pensiero dell’uomo politico. Senofonte, preparato Capo militare ed efficace scrittore, ci è stato prezioso per alcuni fatti storici e per il ritratto che egli fa di Socrate, personaggio che incontriamo a proposito della nascita della democrazia ateniese della quale fu contemporaneo. In questo settore però vi sono due figure dominanti dalle quali non si può prescindere Platone ed Aristotele: validi ed indiscusse fonti, con la differenza fra loro della datazione perché Platone fu parzialmente contemporaneo dell’Atene nella guerra del Peloponneso e delle conseguenze politiche che ne derivarono, mentre Aristotele completò la sua “Politica degli Ateniesi” probabilmente nell’anno 336, vale a dire circa un secolo e mezzo dopo la rivoluzione democratica di Clistene.
Ovviamente abbiamo attinto da altre e numerose fonti, ad iniziare da autori greci e latini di epoca posteriore, fino a giungere ai più recenti storici dell’era moderna: non possiamo però, oltre alla citazione in bibliografia, fare un profilo anche breve di ognuno, e neppure avrebbe senso. A tutti gli autori consultati siamo riconoscenti per quanto ci hanno dato. A tutti, specialmente a quelli dell’età attuale, chiediamo anche venia se abbiamo usato in modo modesto e limitato i frutti del loro impegnativo e fondamentale lavoro scientifico.
Mare Interno è l'antico nome del Mediterraneo, il nome con il quale questo mare era conosciuto quando vi si svolgevano gli avvenimenti narrati in questo immaginario viaggio nel tempo passato compiuto con l'intento di individuare e meglio conoscere alcuni personaggi ed alcuni episodi storici nei quali si riconoscono antecedenti e connessioni con la nostra civiltà occidentale.

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