Maura Mironi
Anch’IO pitturo

Titolo Anch’IO pitturo
Autore Maura Mironi
Genere Narrativa - Satira      
Pubblicata il 03/02/2017
Visite 1369
Editore Liberodiscrivere edizioni
Collana Spazioautori  N.  3651
ISBN 9788893390347
Pagine 156
Prezzo Libro 12,00 € PayPal
Pitturare o dipingere? Questo è il problema.
Partono da qui le considerazioni dell’autrice, riflessioni semiserie sulla professione artista. Una sorta di diario di bordo dal sapore burlesque perché, secondo il sentire della pittrice, occorre non prendersi troppo sul serio per sopravvivere nel percorso che ci propone la vita. Lo stile ironico e le immagini amabilmente provocatorie che segnano la scansione del diario, invitano il lettore a riflettere sulla funzione dell’arte in questo inizio di millennio: occorre essere bravi artisti o sapersi adattare alle esigenze del mercato?
Prefazione
Non ho velleità da scrittrice e neppure da pittrice…
Ma, se per la seconda opzione ho qualche requisito che mi ha permesso e mi permette di esprimermi attraverso la pittura e talvolta mi ha concesso qualche riconoscimento, sul terreno della scrittura muovo i primi passi adesso perché del resto oggi tutti scrivono, tutti “pitturano”.
“Anch’IO pitturo” è un diario che descrive, in chiave ironica (mai prendersi troppo sul serio, soprattutto in questo campo) le mie vicissitudini pittoriche ma, tranquilli, non vi obbligo a leggermi!  Sono consapevole del fatto che la vita e le esperienze degli altri, a meno che non abbiano contribuito al bene dell’umanità, possano non interessare a nessuno; questo è un diario che può essere utile a chi si cimenta in mestieri dalle dinamiche oscure.
Ho scritto il diario alternando, in brevi racconti, le varie situazioni in cui mi sono trovata durante il mio percorso artistico (e che, a oggi, continuano a presentarsi in forma, a volte, surreale) a considerazioni sull’arte e su tutto ciò che ruota intorno a questa.
E il mio libello è dedicato quindi a tutti coloro che hanno fatto “del dipingere” lo scopo della loro vita e tutti coloro che hanno alle spalle anni di esperienza in questo campo, si ritroveranno in queste pagine.
Se per un pittore è difficile affermarsi, ancora di più lo è per una donna.
Niente di nuovo sotto il sole…
Nel corso di una delle prime mostre personali che “ho avuto il coraggio di organizzare”, tra i vari giudizi più o meno scontati, uno mi ha colpito, nel vero senso della parola ed è stato questo: “Sei brava, dipingi come un uomo”!
La frase è arrivata, come una fucilata, da un uomo che non conoscevo e che poi ho scoperto essere un pittore e anche molto bravo (questo l’ho scoperto successivamente).
Questo apprezzamento, “partorito” da un pittore “vero” in un primo momento mi ha inorgoglito, poi, ripensandoci, mi sono chiesta se dovevo considerarmi offesa o lusingata e questa domanda l’ho posta all’autore, il quale, forse conscio del suo giudizio, ha aggiustato il tiro dicendo che si riferiva ai miei colori forti…
Sempre nell’ambito di questa mostra, all’inaugurazione, un mio amico, invitato al “vernissage” ha candidamente confessato (forse pensando di farmi cosa gradita) che non riusciva a trovare la galleria d’arte nella quale esponevo, nonostante ci fosse passato davanti più volte, dando per scontato che i quadri esposti nelle vetrine, non potessero essere i miei, perché considerati da lui “troppo” belli!
Anche in questo caso, non sono riuscita a capire fino in fondo se dovevo considerarmi offesa o gratificata e mi sono voluta convincere che tutto fosse dettato dall’affetto…
Comunque, quando affermo che il dipingere è un mestiere, spesso mi sento rispondere: “Ma i tuoi quadri li vendi anche?”
Alla mia risposta affermativa, quasi tutti rimangono delusi, in particolare se la domanda è posta da un essere umano di sesso maschile; forse perché la loro visione della donna che dipinge si è fermata ai primi del XIX secolo quando una fanciulla di buona famiglia, oltre al ricamo, al canto e allo studio dell’arpa, abbinava l’hobby del disegno e della pittura, ma ad acquarello, più adatto alla sensibilità di una donna…
E qui vi devo raccontare un episodio, non frutto di fantasia, ma realmente accaduto negli anni duemila.
Una mia carissima amica, ex compagna di liceo artistico, brava, ma purtroppo con poco tempo a disposizione da dedicare alla pittura, perché assorbita dal suo lavoro fuori e dentro casa, marito, figli, nipoti etc, era comunque, riuscita a organizzare uno spazio in una stanza della casa, riservato a cavalletto, pennelli, colori e tutto ciò che occorre per dipingere, se non a livello professionale, almeno a livello amatoriale… e, con molta determinazione, riusciva, non so come, a ritagliarsi un po’ di tempo da dedicare alla sua passione.
Un giorno, tornando dal lavoro, ha trovato il suo spazio “vitale” vuoto.
Ha chiesto chiarimenti al marito e si è sentita rispondere che aveva “traslocato” il tutto in cantina perché quel materiale “ingombrava” la stanza…
Adesso, ho saputo che questa mia amica sta sublimando la sua creatività scrivendo un libro e spero che il marito, un giorno, non le “traslochi” il computer in cantina… 
Pitturare o dipingere? Questo è il problema.
Partono da qui le considerazioni dell’autrice, riflessioni semiserie sulla professione artista. Una sorta di diario di bordo dal sapore burlesque perché, secondo il sentire della pittrice, occorre non prendersi troppo sul serio per sopravvivere nel percorso che ci propone la vita. Lo stile ironico e le immagini amabilmente provocatorie che segnano la scansione del diario, invitano il lettore a riflettere sulla funzione dell’arte in questo inizio di millennio: occorre essere bravi artisti o sapersi adattare alle esigenze del mercato?

 
  • La cosa più frequente è che chi fa “qualcosa” viene spesso criticato da chi “non fa”. Una volta mi sono sentito dire che, siccome dipingevo dovevo guadagnare, altrimenti cosa lo facevo a fare? Ho ribattuto che chi gioca a tennis o pratica con continuità una qualsiasi attività sportiva spende più di me e, di solito, a parte qualche coppa o medaglia (elogio delle vanità) non guadagna niente... Non aveva mica capito che a volte le cose si fanno perché si ama farle.
    Voto attribuito: 4
    Guido De Marchi (24/02/2017 11:20:43)

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