Silvia Elena Scala
Lo Zenit e il Nadir

Titolo Lo Zenit e il Nadir
Autore Silvia Elena Scala
Genere Poesia      
Pubblicata il 27/04/2017
Visite 708
Editore Liberodiscrivere
Collana Spazioautori  N.  3658
ISBN 9788893390637
Pagine 140
Prezzo Libro 13,00 € PayPal
Scrivere di Silvia Elena Scala non è facile.
Parla però la sua poesia nuda, che ho amato fin da “L’albero delle pere”.
In questo suo nuovo libro poetico “Lo Zenit e il Nadir”, si coglie meglio la complessità, già nella scrittura ricca e scarna, dove le contraddizioni amplificano la profondità del senso e del non-senso.
Poesie essenziali e ricche, come una cascata che ci colpisce all’improvviso e ci costringe a fermarci, ad affondare con Lei fino alle radici profonde della sua scrittura, fino a pensare: Ora vedo, ora so qualcosa che ancora non avevo visto, non “sapevo” nel senso di non aver ancora esperito dentro consapevolmente. E ti senti come una pagina bianca, dove ancora non sai cosa potrai scrivere, perché lei ti ha già portato altrove, là dove il senso e il non-senso s’incontrano e si danno la mano, anche se è duro il percorso, scosceso e ripido ma Lei è già lì pronta a riprendere la vita per i capelli e a trascinarla dove la vita stessa vuole condurla.
Lasciarsi condurre da Lei, dalla sua parola, è iniziare un viaggio complesso e avventuroso; ma è anche aprire lo sguardo su ciò che ancora non hai visto, né ascoltato, entrare in quel mondo di dolore e di luce che ti fa accettare di esistere, perché molto ancora hai da vedere e da sognare.
Entrare nella sua anima non è cosa facile, ma è Lei che ti conduce; occorre soltanto affidarsi.
Comunque da questa lettura, come da ogni lettura che tocca nel profondo, non si esce indenni. Le sue parole pungono e lasciano il segno. Devi crescere, rivivere il suo vissuto, entrare nel suo sguardo, soffrire il suo dolore e poi abbandonarlo, per poterlo ritrovare nella sua verità, fino a dire con Lei:
 “Il vero amore non muore mai.
   Ti fa morire”
Grazia Apisa Gloria
Scrivere di Silvia Elena Scala non è facile.
Parla però la sua poesia nuda, che ho amato fin da “L’albero delle pere”.
In questo suo nuovo libro poetico “Lo Zenit e il Nadir”, si coglie meglio la complessità, già nella scrittura ricca e scarna, dove le contraddizioni amplificano la profondità del senso e del non-senso.
Poesie essenziali e ricche, come una cascata che ci colpisce all’improvviso e ci costringe a fermarci, ad affondare con Lei fino alle radici profonde della sua scrittura, fino a pensare: Ora vedo, ora so qualcosa che ancora non avevo visto, non “sapevo” nel senso di non aver ancora esperito dentro consapevolmente. E ti senti come una pagina bianca, dove ancora non sai cosa potrai scrivere, perché lei ti ha già portato altrove, là dove il senso e il non-senso s’incontrano e si danno la mano, anche se è duro il percorso, scosceso e ripido ma Lei è già lì pronta a riprendere la vita per i capelli e a trascinarla dove la vita stessa vuole condurla.
Lasciarsi condurre da Lei, dalla sua parola, è iniziare un viaggio complesso e avventuroso; ma è anche aprire lo sguardo su ciò che ancora non hai visto, né ascoltato, entrare in quel mondo di dolore e di luce che ti fa accettare di esistere, perché molto ancora hai da vedere e da sognare.
Entrare nella sua anima non è cosa facile, ma è Lei che ti conduce; occorre soltanto affidarsi.
Comunque da questa lettura, come da ogni lettura che tocca nel profondo, non si esce indenni. Le sue parole pungono e lasciano il segno. Devi crescere, rivivere il suo vissuto, entrare nel suo sguardo, soffrire il suo dolore e poi abbandonarlo, per poterlo ritrovare nella sua verità, fino a dire con Lei:
 
 “Il vero amore non muore mai.
   Ti fa morire”
Grazia Apisa Gloria
 
 
A volte la mia anima
è come un passerotto in autostrada
Mi frullano frammenti di ricordi
nitidi come luce tra cirri
tra i dossi e i tunnel sul Bracco
la pelle è liscia come il cuoio
scivola alle dita come voi
che vorrei afferrarvi ancora
e non solo nella stretta del petto
dove vi affollate
Resto stordita
tra le briciole e i corvi
 
Sì 29/7/2015
 
 
 
 
Siamo chiusi qui
così uguali
appena visti
così diversi
hai presente come si forma una Costellazione?
Ecco
Qui siamo in terra
a piedi
le ali
ce le dà
la voglia di essere
uguali diversi contrari
unici
per poter confondere
noia e dolore
e farne calore e velocità
prima che il tempo
ci mangi e ci annienti
e perché no
un po’ di felicità
Qui nascono stelle
nella notte di questi
tempi bui
e banchettiamo
al bello
con la nostra endemica speranza
 
Sì 30/09/2016
 
 
 
 
Spero, un tempo,
di rivedervi
e allora la folla che cammina
sarà un vortice
di coppie danzanti
il valzer
e gli occhi miei
sommersi
dalla luce verde
del semaforo della morale
mi diranno
“avanti!!
inizia il sogno,
il sogno è finito!”
 
 
 
 
Quando mi derubarono a me
ladra un tempo
capii che era finita
la messinscena della volpe furba
che nascondeva
la lupa fiera e ferita
e sentii
chiara
la vulnerabilità
tutta intera in quell’unico punto
achillà achillà
a chi la racconterò
la mia epopea da indiana
d’americhe perdute e bruciate
io coi capelli sciolti
che non taglierò più
?
 
08/9/16
 
 
 
 
E adesso che faccio?
Sono solo le 8 e mezza
è lunga la serata
da passar da sola
e non c’è più il tempo espanso
di pochi anni addosso
quella gittata di stella filante
colorata e riccia
come un DNA
che dava al domani
un pagherò in bianco.
Ecco
come un insetto stecco
sono stanco
disse il cane
e le sue gambe
ripiegò per sempre
ecco
questo è il terzo stadio
dove si china quella
curva
dove scompare il sole
che sai che c’è
ma dalla tua parte
si fa sera
e buio
 
 
Sì 12/6/2015
Scrivere di Silvia Elena Scala non è facile.
Parla però la sua poesia nuda, che ho amato fin da “L’albero delle pere”.
In questo suo nuovo libro poetico “Lo Zenit e il Nadir”, si coglie meglio la complessità, già nella scrittura ricca e scarna, dove le contraddizioni amplificano la profondità del senso e del non-senso.
Poesie essenziali e ricche, come una cascata che ci colpisce all’improvviso e ci costringe a fermarci, ad affondare con Lei fino alle radici profonde della sua scrittura, fino a pensare: Ora vedo, ora so qualcosa che ancora non avevo visto, non “sapevo” nel senso di non aver ancora esperito dentro consapevolmente. E ti senti come una pagina bianca, dove ancora non sai cosa potrai scrivere, perché lei ti ha già portato altrove, là dove il senso e il non-senso s’incontrano e si danno la mano, anche se è duro il percorso, scosceso e ripido ma Lei è già lì pronta a riprendere la vita per i capelli e a trascinarla dove la vita stessa vuole condurla.
Lasciarsi condurre da Lei, dalla sua parola, è iniziare un viaggio complesso e avventuroso; ma è anche aprire lo sguardo su ciò che ancora non hai visto, né ascoltato, entrare in quel mondo di dolore e di luce che ti fa accettare di esistere, perché molto ancora hai da vedere e da sognare.
Entrare nella sua anima non è cosa facile, ma è Lei che ti conduce; occorre soltanto affidarsi.
Comunque da questa lettura, come da ogni lettura che tocca nel profondo, non si esce indenni. Le sue parole pungono e lasciano il segno. Devi crescere, rivivere il suo vissuto, entrare nel suo sguardo, soffrire il suo dolore e poi abbandonarlo, per poterlo ritrovare nella sua verità, fino a dire con Lei:
“Il vero amore non muore mai. Ti fa morire”
Grazia Apisa Gloria

 

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