Pellegrina
UN’OMBRA NELL’INTRECCIO DEI RAMI

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Titolo UN’OMBRA NELL’INTRECCIO DEI RAMI
Autore Pellegrina
Genere Parole in Libertà      
Pubblicata il 23/05/2017
Visite 489

 

Un'ombra nell'intreccio dei rami

di Pellegrina Repetto

 

La corriera procede faticosa

per strade

tortuose,

a perpendicolo su baratri scoscesi.

Neppure una casa.

A ridosso del monte,

la pendice si è rivestita di fiori più leggeri delle nuvole

che il vento strapazza

qua e là,

per il cielo livido

di pioggia.

 

Scorgi ad un tratto, in cima all'erta, come in bilico, nell'intrico dell'erba umida di pioggia, una chiesina aggrappata alla rupe. In basso le acque dello Sturla scorrono vorticose verso il fondovalle. Il fischio rabbioso del vento s'abbatte con furia sulle mura screpolate... Una Madonnina ti sorride per un attimo dal baratro. Tiene le mani giunte e gli occhi rivolti al cielo.

Oltre il passo montano, il suolo improvvisamente s’addolcisce in una vasta distesa di prati. Tutt’attorno boschi di conifere. Gocce d'acqua tintinnano nell'aria e scivolano lievi al suolo, sull'erba e sulle foglie. Una pioggia sottile... uggiosa come il cielo basso e grigio... cade senza interruzione. Il silenzio è reso più suggestivo dal mormorio fresco delle acque e da un canto mesto e spaurito. Forse qualche uccello sta volando all'affannosa ricerca del nido. A tratti il cielo è rischiarato da un succedersi di lampi a cui segue, lontano ancora, il rombo.

All'improvviso un'ampia strada s'inerpica silenziosa tra i boschi. Ti guardi attorno: il cinguettio insistente dei passeri sembra voglia comunicarti una presenza misteriosa che si nasconde tra i tronchi annosi delle piante; da lontano ti fa cenno e si dilegua.  Brilla un'ultima volta nel raggio fuggitivo che accende di un tenue pallore la corolla di un fiore. Un tremito agita l'estremità dei rami, le foglie e le nervature che si protendono verso il cielo. Riverberi luminosi radono le cime degli alberi e i fianchi delle montagne. Nella luce ancora incerta, lungo il sentiero, ti pare di vedere, lontana ancora, un'ombra procedere a tentoni, nell'intrico dei rami che stillano grosse gocce d'acqua...

Discerni una sagoma scura: tiene in mano una lucerna. Sul terreno scabro e scivoloso l'ombra s'accorcia e torna poi ad allungarsi. Una mantella di lana gli ricopre il capo e ricade sul viso. Una cintura di cuoio gli cinge i fianchi. La figura umana procede a fatica, incespica a volte e poi riprende il cammino. In cima alla salita, tra i rami dei faggi, indovini la cuspide di un campanile. Ora l'uomo socchiude adagio una porta, vibra una voce, s'apre uno spioncino. Odi o ti pare, risuonare dall'interno una salmodia antica. Il rintocco di una campana mi richiama alla realtà... Sul cocuzzolo, tra il verde opaco, denso del bosco, sorge solitario un monastero. Attorno poche case annerite dal tempo.

Sollevi lo sguardo: in alto, a mille metri, Santo Stefano, antico borgo medievale. Sull’altro versante, oltre la barriera dei monti, l’Aveto fluisce, in un orrido scorcio di rocce, nelle acque del Trebbia... Per questi sentieri e valichi passò, tanti secoli or sono, il monaco irlandese Colombano*. A Bobbio egli fondò la celebre Abbazia. Era l'anno 614 d.C. In questi luoghi impervi e selvaggi il santo monaco seppe ritrovare il sereno entusiasmo dei primi anni. Il suo corpo si affaticava ancora nell’abbattere i giganteschi abeti della foresta, ma il suo animo, già vicino all’eterno, era incantato da dolci reminiscenze poetiche: “Tu, o vita mortale, null’altro sei se non una parvenza fugace, ombra lieve, simile a un sogno. Quando verrò e vedrò il volto del mio Dio?”

(DA BANCHINA NR 7. MAGGIO 2017).

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* Giona di Bobbio, Vita di Colombano e dei suoi discepoli, Jaca book, Milano 2001.

 

 

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