Margherita Pink
Le Messaggere di Magdala

Titolo Le Messaggere di Magdala
Autore Margherita Pink
Genere Narrativa - Spiritualità      
Pubblicata il 06/07/2017
Visite 823
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3679
ISBN 9788893390736
Pagine 120
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893390743
Prezzo eBook 4,90 €
Francesca è un canale aperto, lei può sentire ciò che ad altri non è dato di udire, non ha paura di Magdala, ma si sente confusa e vorrebbe una vita normale. Cosa è poi mai questa fantomatica normalità? Dove finisce la realtà e comincia la fantasia?
Con l'amica Gioia, scoprono di avere un compito molto importante, che è stato affidato loro da un'altra dimensione.
Crederci permette di compiere un salto quantico.
Il libro di Margherita Pink è ispirato dai suoi sogni, speranze, visualizzazioni e ha deciso di: "lasciar semplicemente fluire e far scorrere in sé ciò che già è”.
 
«Mia madre ha definitivamente lasciato mio padre».
«Te lo aspettavi già da tempo, no? Inoltre non sei ne la prima, né sarai l’ultima: ne abbiamo tanti di esempi in classe. Se vuoi piangere fallo, ho un pacchetto di fazzoletti con me».
«Non mi va. E poi sei cinica. Non si dice così ad un amica».
«Io sono concreta. Sei tu quella che sa volare alto: io esito per le cose terrene. E in questo momento mi sembri morire dalla voglia di farlo, quindi ti ho solo suggerito di far uscire la tua frustrazione. Mia madre dice che piangere fa venire gli occhi belli».
«Hai ragione tu e ha ragione anche lei, ma piangerò dopo. Adesso passeggiamo: raccontami del tuo cane. Voglio parlare di cose facili, per favore».
 
Un parco, il sole, l’estate in arrivo e le grida dei bambini che si rincorrono fanno da sfondo a queste due amiche, Gioia e Francesca. Sono delle adolescenti. Si conoscono fin da piccole: due storie diverse ma unite. Unite da cosa? Solo amicizia? O un filo sottile che si è formato molto tempo prima…o molte vite prima?
 
Riecco la voce. Francesca si ferma e ascolta. Tira fuori dallo zaino il suo blocchetto e comincia a scrivere: “Conquiste nelle parvenze più alte con gloria innalzata per scoprire la realtà più profonda che da tempo è, e riemerge in voi nell’infinito amore per sorprendervi, per scoprirvi, per onorare ogni venuta, ogni rinascita, nulla sarà uguale perché tutto è trasmutabile, il respiro del mondo è in voi ricolmo, riposti in ogni forma i grandi doni sono, con coraggio accoglieteli e coglieteli come germogli fioriti, è nel vostro tempio che ciò avviene, sospesi fra due mondi non perduti, compresi e vissuti, per coloro che arrivano tutto si sta preparando e tutto sarà pronto, comete brillanti giacciono su di voi come potenze, è sempre più vicino il giorno che cangerà il vostro essere, nuove conoscenze sepolte come gemme riemergeranno e sbocceranno. Sentite il richiamo e la sua eco che destare vi fa, respirate profondamente e liberatevi, con immensa gratitudine vi do il mio amore e la mia benedizione, Magdala”.
 
Gioia sa, è l’unica che conosce insieme alla nonna di Francesca. È così da molto tempo, ormai, e lei non chiede più spiegazioni: lascia che arrivi il messaggio e poi, anche con un po’ di invidia, trae le sue conclusioni.
A Francesca accade e basta. Non ha scelto questa cosa: avviene soprattutto quando è più triste, quando si sente sola e sente una morsa allo stomaco. Arriva puntuale, quella “voce”, nell’orecchio sinistro. Una comunicazione che le giunge da non sa dove, le da sempre un gran senso di pace, le dona forza, le lascia speranza.
La prima volta era accaduto quando aveva poco più di dieci anni. Si era chiusa in camera. Era il suo compleanno ma i suoi genitori non c’erano, entrambi via per lavoro: uno in America e l’altra a Bruxelles per le sue sciocche riunioni. C’era una torta in tavola e le sue amiche la stavano aspettando per spegnere le candeline.
«Francesca, scendi! Qui abbiamo voglia di mangiare la torta!». Era nonna Rina a parlare: la persona che aveva sostituito i suoi genitori in tutto e per tutto.
Si era soffiata il naso e si stava buttando dell’acqua fresca sul viso per cancellare le tracce delle lacrime, così piccola e già così matura. Mentre aveva la faccia ancora sprofondata nell’asciugamano l’aveva chiaramente avvertita, anzi, udita. Era una voce di donna. Calma, sicura e dolcissima: “Niente accade a caso, non essere triste, tutto si compirà perché così è stato, è, e sarà sempre. Non sei sola, io sono sempre con te, tutti siamo con te, non temere niente e nessuno, poiché nulla è ciò che sembra”.
Francesca era letteralmente trasalita, ma la tenerezza di quelle parole le era arrivata dritta al cuore: le aveva davvero lasciato un senso di serenità ed era riuscita a non mettersi ad urlare per lo spavento.
 
“Un sorso di acqua. Forse meglio controllare se la televisione o la radio sono rimaste accese. No, sono spente. La finestra che dà sul piazzale? Chiusa anche quella. Allora è davvero così. Ho sentito quello che ho sentito”.
«Francescaaaaaaa, ti dobbiamo venire a prendere?».
Rapido cambio tattico di maglietta.
«Arrivoooo, mi sto solo cambiando, mi sono macchiata!», una piccola bugia a fin di bene.
 
“Ok, Francesca. Ora tu non ci pensi più: scendi dalle scale, vai in sala e festeggi i tuoi dieci anni. Al resto ci pensi dopo”. Questa è Francesca che parla con Francesca; a volte a voce alta, a volte dentro di sé. Ecco perché per tutti è Francesca la stramba, o Stramby direttamente. Per tutti tranne che per Gioia, che essendo un poco più grassa delle sue compagne di classe e portando gli occhiali è ugualmente isolata, o comunque presa regolarmente per i fondelli. Legano dal primo giorno di scuola, loro due. Uno sguardo, un sorriso e si siedono allo stesso banco, in prima fila sulla sinistra.
 
«Pronto! Dove sei? Terra chiama Stramby! Che messaggio fantastico! Francesca, questa volta ci sono andati giù pesante questi messaggeri. Chi erano, o dovrei dire chi era?».
«Mi dice che si chiama Magdala, ma io non conosco nessuna Magdala e neanche ho tanta voglia di saperne di più!».
«Perché non ti rilassi? Guarda che se capitasse a me sarei la più felice di questo mondo, almeno avrei qualcuno che mi guida, invece di dover prendere tutte le decisioni io».
«Ma che cavolo dici? Mica mi fa l’interrogazione al posto mio a scuola! O mi dice se devo andare a sinistra o destra! Me la devo fare io, la mia strada».
«Sì ma, Francesca...lo devi ammettere: è fantastica questa cosa. Accade sempre quando sei un poco sottosopra. Sarai anche la Stramby, ma io ti adoro così. Mi fai sentire l’amica di una tipa speciale».
«Giura che non lo dirai a nessuno!».
«Non lo farò mai! Mi si incollino i piedi a terra all’istante! Lo sai perfettamente che per te darei la vita!».
Francesca respira. Un bel respiro grande e profondo, che le arriva fino alla pancia. Poi si gira verso Gioia, l’abbraccia e finalmente piange.
«Mi racconti di Bobo?».
«Bobo è sempre più grasso, ma tanto siamo tutti obesi. Mia madre continua a dargli da mangiare troppo: è sempre stata la sua fissazione, ci vuole vedere scoppiare! Anche mio fratello ha qualche chilo di troppo ma per fortuna ha cominciato a fare pallacanestro, altrimenti sarebbe un barile! Comunque è troppo forte: l’altro giorno, dopo aver fatto colazione, ha avuto il coraggio di andare dalla vicina di casa. Sai, è passato sotto la staccionata mezza rotta ed è tornato con gli avanzi della cena! Uno stinco di maiale grosso come la caviglia della donna cannone!». Le due si guardano e scoppiano a ridere. Francesca si soffia il naso: sente che sta un po’ meglio, ma subito ricomincia con i suoi quindici minuti di autocommiserazione.
«Almeno tua madre ve lo fa, da mangiare. La mia è sempre stata via per lavoro e beh, anche mio padre non è stato un granché presente. Meno male che c’è stata nonna Rina con le sue parole, i suoi abbracci, il suo esserci quando serviva sempre. Senza di lei mi sentirei figlia di nessuno».
«Francy, lo vedi che in fondo non sei sola? Ti lamenti perché i tuoi non ti sono stati accanto ma chi è tra noi due che ha lo smartphone, il tablet e tutte le estati da quando ha undici anni si fa un mese di vacanze studio all’estero? Abbiamo diciassette anni e io ancora non ho neanche preso l’aereo! Meno male quest’anno con la scuola ci fanno fare lo stage in Spagna: imbranata come sono rimarrò incastrata al check-in!». Ancora una fragorosa risata. Un altro abbraccio e la passeggiata continua.
Francesca è un canale aperto, lei può sentire ciò che ad altri non è dato di udire, non ha paura di Magdala, ma si sente confusa e vorrebbe una vita normale. Cosa è poi mai questa fantomatica normalità? Dove finisce la realtà e comincia la fantasia?
Con l'amica Gioia, scoprono di avere un compito molto importante, che è stato affidato loro da un'altra dimensione.
Crederci permette di compiere un salto quantico.
Il libro di Margherita Pink è ispirato dai suoi sogni, speranze, visualizzazioni e ha deciso di: "lasciar semplicemente fluire e far scorrere in sé ciò che già è”.

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