Simona Mendo
L’altra faccia della luna

Titolo L’altra faccia della luna
Autore Simona Mendo
Genere Narrativa - sentimentale psicologico      
Pubblicata il 10/09/2017
Visite 3090
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  173
ISBN 9788893390859
Pagine 256
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893390866
Prezzo eBook 4,99 €
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Luna è una bellissima ragazza di diciott’anni.
È una studentessa modello, la figlia che ogni genitore desidererebbe avere.
È solare, sempre sorridente, generosa e altruista.
E, soprattutto, non è una da colpi di testa.
Finché un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, esce di casa per incontrarsi con le amiche e non fa più ritorno.
Luna entrerà nel cuore di ogni lettore, così come è entrata nel mio, nell’attimo stesso in cui ci siamo incontrate e ha deciso di fidarsi di me svelandomi la sua straordinaria vita.
“Mi aggrappo con le mani alle soffici pieghe del maglione, chiudo gli occhi e mi raggomitolo nel suo abbraccio, inspirando a fondo il profumo della sua pelle.
Forse è arrivato il momento giusto per mostrargli l’altra faccia della luna. La mia.” 
 
Quando la maestra di italiano ci ha assegnato come testo in classe «Descrivi la tua famiglia, raccontando qualche aneddoto» mi sono trovata a corto di parole. Non che non sapessi cosa scrivere, perché di aneddoti in casa mia ce ne sono molti, ma sono segreti da custodire ad ogni costo, da conservare gelosamente dentro le nostre quattro mura.
Così mi sono limitata a svolgere un testo molto lineare, azzardandomi ad inserire un paio di episodi fantasiosi per rendere il racconto un po’ meno piatto.
Ecco cosa ho scritto:
La mia famiglia è composta da quattro persone: papà Franco, mamma Angela, mia sorella Luna ed io, Stella. La nostra è una famiglia normale, come ce ne sono tante. La mamma non lavora perché, come ci ripete sempre, ha fin troppo da fare a stare dietro a noi due e alla casa; papà invece lavora tantissimo, tutta la settimana, a volte anche il sabato e la domenica. Non so dire con esattezza qual è il suo lavoro, so solo che sta tutto il giorno in ufficio, o a casa nel suo studio davanti al computer, per far guadagnare tanti soldi alle persone.
I miei genitori si sono conosciuti a scuola, e si sono innamorati a prima vista. Hanno deciso di sposarsi appena mia mamma è diventata maggiorenne e sono andati a vivere nella casetta dove viviamo tutt’ora. Mia sorella Luna è nata dopo poco, io invece mi sono fatta attendere per otto anni. Luna il 15 luglio compirà diciott’anni, farà la maturità e poi a settembre si iscriverà alla facoltà di Architettura. È per questo che sta sempre chiusa in camera a studiare, esce pochissimo, se non per andare a scuola in bicicletta o a correre sull’acquedotto. È la più brava della classe, prende solo ottimi voti, in più è sempre sorridente e gentile. E tanto affettuosa, soprattutto con me; nonostante abbiamo otto anni di differenza non mi tratta come una mocciosa, ma come una della sua età. Condividiamo la stessa stanza, abbiamo i letti accostati e la scrivania metà per uno.
Luna è bellissima: ha gli occhi grandi grandi e così scuri che l’iride e la pupilla non si distinguono, i capelli neri lisci, la pelle sempre abbronzata (anche se non sta quasi mai al sole) ed è altissima. Non assomiglia per niente a me, né tantomeno a mamma e papà. Noi tre siamo biondi con gli occhi chiari, non tanto alti, e abbiamo la pelle così delicata che ci scottiamo anche all’ombra. Quando Luna era piccola e la mamma la portava ai giardinetti, le persone la scambiavano per la baby sitter e lei ha sempre spiegato, sorridendo, che deve aver ereditato tutti i geni da un suo lontano parente, che era appunto la sua esatta fotocopia.
La casetta dove abitiamo in realtà è un appartamento al secondo e ultimo piano di una piccola palazzina all’inizio della crosa che dal lungo torrente porta all’acquedotto. Adoro abitare lì perché ci sono pochissime case, siamo circondati da alberi e sentieri in mezzo al bosco, e vicino c’è un parco giochi bellissimo dove mi incontro quasi tutti i pomeriggi con le mie amiche per giocare insieme. Al mattino mi sveglio col canto degli uccellini e, spesso, dalla finestra della mia camera, vedo gli scoiattoli rincorrersi saltando da un ramo all’altro. Ecco perché penso che non potrei essere più felice di così.
 
Questa è la storia in breve della mia famiglia o, meglio, è la lezioncina che ho imparato a memoria e che devo ripetere a chi mi fa notare che ho genitori giovanissimi, che mia sorella non mi assomiglia per niente, che ci siamo isolati dal resto del mondo e allontanati dai parenti andando a rintanarci in un luogo sperduto ai margini della città. La mia è la tipica famiglia del Mulino Bianco, che ama vivere in campagna, nutrirsi dei prodotti che la natura ci offre, stare all’aria aperta e, soprattutto, tenere ben nascosti nell’armadio gli scheletri che nessuno deve riportare alla luce.
 
 
 
 
Quando la sveglia suona, alle sette in punto, allungo istintivamente la mano per metterla a tacere e mi giro dall’altra parte sprofondando la testa nel cuscino. Dopo un attimo, però, rendendomi conto che sto per riaddormentarmi, balzo giù dal letto e soffocando uno sbadiglio mi avvicino alla finestra, scostando leggermente le farfalle gialle che decorano la mia nuova tendina, regalo anticipato di compleanno.
Il sole già alto e il cielo terso preannunciano un’altra splendida giornata estiva.
Puntuale come un orologio lo vedo comparire di ritorno dalla sua abituale corsa mattutina, e il cuore mi balza nel petto accelerando i battiti. Rimango ad ammirarlo mentre scende dalla creusa e si dedica alla solita seduta di allungamento.
La t-shirt azzurra aderisce alla perfezione al suo petto accaldato e mette in risalto le spalle larghe e i muscoli che guizzano prepotentemente ad ogni movimento. La mia mente prende a galoppare con la fantasia e immagino quale sublime sensazione si debba provare a farsi stringere da quelle braccia possenti, a sentire su di me quel corpo vibrante e sensuale… avverto un calore improvviso su tutto il corpo che si localizza infine al basso ventre, che prende fuoco all’istante.
Persa nelle mie fantasie amorose mi accorgo troppo tardi che ha alzato lo sguardo e sta scrutando proprio in direzione della mia finestra, con un sorriso enigmatico dipinto sul viso. Mi allontano immediatamente con il volto in fiamme e corro in bagno per sbollire sotto una doccia gelata.
 
Quando entro in cucina per una rapida colazione, mamma sta già sparecchiando il posto tavola di papà che, come al solito, è già uscito.
“Buon compleanno, tesoro.” Si alza in punta di piedi e devo comunque abbassarmi per poter ricevere un caloroso abbraccio e un bacio sulla guancia. “Papà mi ha detto di salutarti e di farti tanti auguri.”
In tutta onestà ne dubito ma ringrazio ugualmente.
Prendo uno yogurt dal frigo e mi siedo a osservarla mentre riordina freneticamente la cucina; nonostante provi a simulare allegria i suoi occhi celesti sono spenti e i capelli, che di solito le ricadono sulle spalle in meravigliosi boccoli dorati, oggi sono una matassa informe.
In casa nostra non c’è mai un piatto sporco nel lavello, mai un filo di polvere, mai un oggetto fuori posto: mia madre passa tutto il giorno a rendere splendente ogni angolo, ogni ripiano, ogni mensola, senza mai riuscire a rilassarsi un attimo. Capisco che la sua non è soltanto mania del pulito e dell’ordine, è più che altro un modo per avere sempre il controllo della situazione e non essere sopraffatta dal caos. Quando provo a rendermi utile riesco solo a farla agitare ulteriormente così lascio fare a lei e mi limito a ringraziare.
In camera mia e di Stella, però, non le do il permesso di metterci mano: siamo sempre molto ordinate e un giorno alla settimana ci divertiamo a pulire la camera insieme, accuratamente.
“Sei davvero sicura di non volere che venga a vederti?”
Ha finito di asciugarsi le mani e si è seduta accanto a me al tavolo di formica rosso. Questa mattina discuterò l’orale di maturità e le ho chiesto di rimanere a casa; sono piuttosto agitata nonostante mi sia preparata a fondo e la sua presenza mi renderebbe ancora più nervosa.
“Stai tranquilla, ma’, appena finisco ti chiamo e ti dico come è andata. Preferisco così, non vorrei farmi prendere dal panico…”
Sembra rassicurata dalla mia spiegazione. Mi sorride, definitivamente rassegnata, si alza, prende il barattolino dello yogurt che ho appena appoggiato e, mentre lo sciacqua per poi lasciarlo a scolare sul lavello, mi chiede se ho organizzato qualcosa per questa sera, per festeggiare.
“Niente di esagerato, anche perché alcuni devono ancora dare l’orale e non vogliono fare tardi o sbronzarsi…”
Mi accorgo troppo tardi di aver detto una parola di troppo… vedo le sue spalle irrigidirsi di colpo. Mi avvicino a lei abbracciandola da dietro e le parlo dolcemente, come a una bambina.
“Non temere, ma’, lo sai che non ho mai bevuto un goccio né mai fumato. Ci vediamo per una pizza, poi facciamo un salto alla spiaggia per ballare un po’ ed entro mezzanotte saluto tutti e me ne torno a casa, d’accordo?”
So bene qual è il problema, così le spiego una volta per tutte che non ho la minima intenzione di accettare bevande da sconosciuti e neppure di farmi mettere le mani addosso da qualcuno.
Non rovinerò la sera del mio compleanno né tantomeno la mia vita gettandomi tra le braccia di uno sconosciuto; il mio cuore e tutta me stessa appartengono da sempre a una sola persona e non permetterò a nessun altro di avvicinarsi, in attesa che lui si accorga finalmente di me…
 
Abbraccio Stella sulla porta e la saluto precipitandomi giù per le scale. Arrivata nell’atrio sbircio velocemente attraverso il vetro intarsiato della porta d’ingresso e non vedendo anima viva all’orizzonte mi volto verso lo specchio a tutta parete e analizzo attentamente il mio riflesso, ritenendomi sufficientemente soddisfatta del risultato.
La camicia bianca con le maniche a palloncino e i pantaloni neri a sigaretta mi conferiscono proprio un’aria da esame di maturità. Le ballerine nere di vernice, il trucco nei toni del ghiaccio e i capelli raccolti in una coda alta sopra la testa completano l’opera.
Sistemo la borsa a tracolla e quando sento aprirsi la porta della villetta di fronte traggo un lungo respiro ed esco.
Mentre scendo la scala esterna di ardesia mi vede e rallenta il passo per aspettarmi. Quando lo raggiungo lo saluto cercando di sembrare meno emozionata possibile. Indossa ora un paio di jeans blu scuro e una polo blu mezze maniche, ed è se possibile ancora più sexy e affascinante di un’ora prima, di ritorno dalla corsa.
“Buongiorno a te, Luna.”
La sua voce calda e profonda mi avvolge completamente facendomi girare la testa, e il modo in cui pronuncia il mio nome, come se non esistesse sulla terra un nome più bello del mio, mi lascia letteralmente senza fiato.
“Come sei elegante oggi, è il gran giorno, vero?”
Uno dei suoi numerosissimi pregi è di ricordarsi qualunque cosa gli dica, sempre. Gli rispondo con un cenno d’assenso e a fatica riesco a non perdermi nelle profondità dei suoi occhi del colore dell’oceano in tempesta.
A un tratto della creuza si ferma e mi guarda per un attimo senza parlare. Indugio a osservare il suo viso ormai così familiare. I capelli neri sono ancora umidi e un po’ spettinati sopra la testa. Devo lottare con tutta me stessa per non allungare una mano e affondarla in essi, pregustando la loro morbidezza. La barba di qualche giorno gli dona un’aria ancora più selvaggia di quella che trasuda da ogni fibra del suo corpo. Accenna un sorriso scoprendo i denti bianchissimi e un reticolo sottile di rughe compare ai lati degli occhi.
“Ora che ci penso, oggi è un giorno doppiamente importante. O sbaglio?”
Non ci posso credere!
Qualche settimana fa gli avevo accennato che avrei discusso l’orale, ma non che era anche il mio compleanno… sto per fare il triplo salto mortale con atterraggio in spaccata davanti ai suoi occhi, ma alla fine mi limito a rispondergli timidamente.
“Già…”
“Allora posso farti tanti auguri per il tuo diciottesimo compleanno?” e mentre parla si china verso il mio viso per baciarmi sulla guancia. Mi coglie così alla sprovvista che rimango pietrificata, incapace di muovere un solo muscolo. Chiudo gli occhi e sono in grado solo di percepire il caldo tocco delle sue labbra che infuocano la mia pelle e di inebriarmi del suo profumo così sconvolgente, un miscuglio perfetto di pulito e sensuale. Quando si ritrae riapro gli occhi e ricomincio a respirare. Leggo una strana espressione sul suo volto, giusto un attimo, dopodiché riprende a sorridermi amichevolmente.
Io impiego qualche secondo in più a ricompormi, e devo procedere più lentamente da quanto mi tremano le gambe.
Arrivati al garage si ferma come sempre ad aspettare che apra il portellone e porti fuori la bicicletta e dopo camminiamo sul lungo torrente fino alla sua auto, una Smart bianca e nera.
Si appoggia con la schiena all’auto e incrocia le braccia al petto, rivolgendomi uno dei suoi straordinari sorrisi. Sembra che oggi non abbia fretta di andare in facoltà e io ne ho ancora meno: se rimanesse qui con me tutta la mattina a chiacchierare manderei al diavolo la maturità senza pensarci due volte! Non potrei ricevere un regalo più bello neanche se lo decidessi nei miei sogni.
Averlo così vicino è come aver creato il nostro mondo magico, in cui nessuno può entrare.
Parliamo a lungo, dell’esame, degli scritti, dell’Università.
“Quindi che facoltà hai scelto?”
Cerco di mantenere un tono casuale mentre gli rispondo Architettura.
“Architettura.” Il suo viso si illumina di soddisfazione e io sono sul punto di sciogliermi proprio qui davanti ai suoi occhi, alle otto e mezzo di un martedì mattina di metà luglio che ricorderò per il resto della mia vita.
 
Quando infine sospira e apre la portiera mi sento come se volessero strapparmi un pezzo di cuore, ma cerco di dissimularlo con un sorriso.
“Mi fa sempre molto piacere fermarmi a parlare con te, Luna, ma adesso è meglio che vada. E non vorrei mai che arrivassi tardi all’esame per colpa mia…”
“Nessun problema, sono l’ultima della mattina; sono uscita presto solo per ripassare un po’…” rispondo noncurante con un’alzata di spalle.
Col cavolo l’ultima della mattina, sono la seconda! Ma niente deve venire prima di lui, soprattutto in un giorno così importante.
Mentre sale in auto, con un tono di voce diverso dal solito, quasi nervoso, si raccomanda di fargli sapere l’esito dell’esame.
“Oggi pomeriggio sono a casa, viene Bianca a studiare, mi farebbe piacere se passassi, è tanto che non ti vede e vorrebbe salutarti. E io ci terrei molto a darti un pensierino per il tuo compleanno…”
Oh.
Mio.
Dio!
Un pensierino per il mio compleanno! Non riesco più a contenere la gioia mentre gli rispondo che rivedrò sua nipote Bianca con piacere e che passerò senz’altro.
“Ma non era assolutamente necessario un regalo, davvero…” e intanto non sto più nella pelle all’idea di sapere cosa sia.
“Scherzi? la maggiore età si conquista una volta sola, e da adesso in poi si aprono mille porte, alcune fondamentali…”
Lo saluto con un cenno della mano mentre si allontana e, una volta sparito dalla mia visuale, mi lancio a rotta di collo lungo la discesa per una corsa contro il tempo.
Luna è una bellissima ragazza di diciott’anni.
È una studentessa modello, la figlia che ogni genitore desidererebbe avere.
È solare, sempre sorridente, generosa e altruista.
E, soprattutto, non è una da colpi di testa.
Finché un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, esce di casa per incontrarsi con le amiche e non fa più ritorno.
Luna entrerà nel cuore di ogni lettore, così come è entrata nel mio, nell’attimo stesso in cui ci siamo incontrate e ha deciso di fidarsi di me svelandomi la sua straordinaria vita.
“Mi aggrappo con le mani alle soffici pieghe del maglione, chiudo gli occhi e mi raggomitolo nel suo abbraccio, inspirando a fondo il profumo della sua pelle.
Forse è arrivato il momento giusto per mostrargli l’altra faccia della luna. La mia.” 

 

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