Barbara Bertani
Luna, la Bambina e l’Isola di Amarlo

Titolo Luna, la Bambina e l’Isola di Amarlo
Autore Barbara Bertani
Genere Narrativa      
Pubblicata il 30/01/2018
Visite 1635
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3691
ISBN 9788893390996
Pagine 144
Prezzo Libro 15,00 € PayPal
Odoroso è un luogo di mare dalla natura incontaminata, dove la gente vive per l’amicizia, l’amore e il rispetto.
Sei bambini crescono e fanno crescere il loro paese. La vita di tutti si intreccia con il mistero che avvolge l’isola di Amarlo, da anni divenuta l’isola proibita. Finché, un giorno, Aurora e gli altri bambini scompaiono, per trovarsi di fronte a una scelta importante: attraccare o no?
 
Tanti anni fa c’era un’isola che in origine si chiamava Amarlo. La sua terra era fertile, il suo mare era ricco di pesci, ma nessuno osava più avvicinarla, perché si diceva che fosse maledetta. Spesso di notte veniva illuminata dai lampi, anche con il cielo limpido e pieno di stelle. Qualcuno raccontava di avere udito in lontananza versi di animali di paesi lontani, ma nessuno li aveva mai visti. Altri ricordavano, però, quella volta in cui, in pieno giorno, era stato visto il fantasma di una giovane donna, che girovagava tra gli arbusti lamentandosi a gran voce. Allora la gente diventava di pietra dalla paura e, scuotendo la testa a occhi bassi, mormorava “è maledetta”. 
Non tutti credevano veramente che quella storia fosse vera, ma nessuno aveva il coraggio di dimostrare il contrario. La paura della paura era peggio della paura stessa. 
Non molto lontano si affacciava sullo stesso mare il piccolo comune di Odoroso, che sorgeva sulla costa di un’isola, molto più grande, chiamata Degnarsi. Odoroso era abitato da gente semplice che viveva di agricoltura e di pesca. I vecchi vivevano ancora tutti lì, mentre la maggior parte dei giovani era andata a cercare fortuna altrove; i pochi bambini presenti erano estremamente liberi, perché si conoscevano tutti e se i grandi non erano i loro genitori, erano i loro nonni, zii ocugini. 
 
A dire il vero la maestra non era nata lì e l suo primo impatto con Odoroso era stato sconcertante. Allettata dalla prospettiva di entrare di ruolo a soli ventitré anni e di andare a vivere vicino al mare, che adorava, Alice aveva accettato il cambiamento con entusiasmo. La sua città di origine distava svariati chilometri da Odoroso e, per risparmiare, aveva pianificato di raggiungerlo in treno, portando con sé solo poche cose essenziali. Alla fine era partita con due bauli pieni zeppi di libri e di vestiti, per essere pronta a ogni evenienza. Purtroppo era lontana anni luce dall’immaginare ciò che realmente l’aspettava. 
Il viaggio era stato lungo, ma non si sentiva affatto stanca quando il vecchio treno su cui viaggiava entrò lentamente in stazione. Ripose nella borsa il libro che stava leggendo e si affacciò al finestrino dello scompartimento, incuriosita dalla confusione di voci e di suoni, che si faceva sempre più forte man mano che il treno rallentava la sua corsa. La stazione straripava di gente. C’era una banda. La grancassa rimbombava tra le delicate voci del coro di bambini, puliti, pettinati e con indosso il vestito elegante. I tamburelli ritmavano i passi e i saltelli delle ragazzine in costume che, con aria felice, facevano ruotare le loro gonne colorate. I flauti addolcivano i profondi suoni del coro degli uomini, impettiti e sbarbati. In qua e in là c’erano le donne, con la testa coperta da fazzoletti colorati, da cui scappavano le ciocche ribelli dei capelli neri e riccioluti.
Oh Signore! Era stata organizzata una festa in suo onore…
Il treno si era fermato. Le avevano scaricato i bagagli. Poi era scesa in mezzo alla folla. Si sentiva come un ago nella sabbia. Si presentavano, le sorridevano e la scrutavano incuriositi. 
Aveva grandi occhi verdi, resi immensi dai sogni che vi si affacciavano, e lucenti capelli castani, che, mossi dalla leggera brezza marina, le accarezzavano la schiena e le spalle. Indossava un abito giallo, ricco di stampe di fiorellini di tutti i colori, lungo fin sotto il ginocchio, ma dalla stoffa leggera e frusciante e un po’ scollato, adatto al caldo afoso di quel giorno. Calzava dei sandali beige, con il tacco, che le fasciavano solamente la fiocca e il tallone, mettendole in evidenza le caviglie affusolate e slanciandole la figura proporzionata e graziosa. Era proprio una signorina di città. In testa aveva un ampio cappello di paglia dello stesso colore dei sandali e della borsa, leggera e capiente, a cui si stava inconsciamente aggrappando, per sentirsi più sicura in mezzo a tutta quella gente. 
Dietro un enorme, profumatissimo, mazzo di fiori, che le veniva porto più o meno all’altezza della vita, scorse il volto paffuto di una bambina, incorniciato da boccoli infiocchettati con ampi nastri di raso rosa. Nel suo abitino di tulle, arricciato sul pancino e con le maniche a bombolino, pareva una nuvola rosa. Non doveva avere più di quattro anni. Intenerita, prese tra le braccia l’ingombrante omaggio e la bimba, sorridendo felice, iniziò a parlare. Le parole incespicavano tra la lingua e i denti piccoli e bianchi. La stava ringraziando e salutando a nome di tutti. Era una poesia dedicata a lei. Erano tutti lì per lei e questo le riempiva il cuore di un sentimento bello e forte per quelli sconosciuti che la facevano sentire accolta e importante. “Allora perché mi trema il labbro e mi bruciano gli occhi?! Sono giovane, simpatica, carina e nubile, ma questi hanno troppe rughe o troppi bambini.”
Sembrava un posto di inizio ‘900! … e doveva viverci per molto tempo, se voleva conservare la posizione ottenuta tanto presto nel lavoro. 
Si mise a piangere, ma, non voleva e non poteva deludere un intero paese, così lasciò credere che fossero lacrime di gioia. 
Nei mesi a seguire Alice riempì i pomeriggi a scrivere lunghe lettere alle amiche. Una loro lettera o una telefonata le faceva respirare l’aria di quella mondanità a cui era abituata e che non esisteva assolutamente a Odoroso. Tutti i suoi vestiti più belli continuavano a rimanere chiusi nel baule. Ogni giorno preparava coscienziosamente le lezioni per i bambini della classe mista e tutte le notti pensava e ripensava al modo per potersene andare senza perdere il diritto alla cattedra. Passarono i giorni, le settimane, i mesi e, alla fine, la bellezza di quella terra ebbe il sopravvento. Era un luogo dalla natura incontaminata, dove la gente viveva per dei valori importanti: l’amicizia, l’amore e il rispetto. Iniziò a sognare i volti dei bambini e capì che non esisteva altro posto al mondo dove avrebbe voluto vivere in quel momento. Alle lettere e alle telefonate si unirono e, poi, sempre più spesso, si sostituirono le lunghe passeggiate sulla spiaggia, le letture dei libri, che andava a comprare in una città vicina o che si faceva spedire per corriere, il tè in veranda in compagnia di un gatto che si era fatto adottare e, di tanto in tanto, le feste del paese. 
 
Quando, finalmente, Alice iniziò ad amare quel tipo di vita, qualcosa cambiò nuovamente. 
Odoroso è un luogo di mare dalla natura incontaminata, dove la gente vive per l’amicizia, l’amore e il rispetto.
Sei bambini crescono e fanno crescere il loro paese. La vita di tutti si intreccia con il mistero che avvolge l’isola di Amarlo, da anni divenuta l’isola proibita. Finché, un giorno, Aurora e gli altri bambini scompaiono, per trovarsi di fronte a una scelta importante: attraccare o no?

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