Marco Poggi
I ragazzi di don Gallo oggi

Titolo I ragazzi di don Gallo oggi
Storia di un educatore che si fa educare
Autore Marco Poggi
Genere Narrativa - Sociale      
Pubblicata il 01/03/2018
Visite 4060
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana L’approfondimento  N.  22
ISBN 9788893391078
Pagine 116
Prezzo Libro 12,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893391085
Prezzo eBook 4,99 €
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Le storie narrate in questo libro sono il frutto della mia esperienza nella Comunità di San Benedetto al Porto, un viaggio iniziato pochi mesi dopo la morte di don Andrea Gallo e che dura tuttora. 
Posso affermare che le persone incontrate durante questo cammino stanno lasciando dentro di me una traccia indelebile, e mi auguro che le loro storie possano essere interpretate non tanto come testimonianze di emarginazione, ma come vicende di semplice e profonda umanità, degne di essere conosciute.
La scomparsa di una personalità così carismatica come quella di don Andrea ha lasciato tra i suoi ragazzi un vuoto incolmabile. Nonostante ciò, si è cercato subito di procedere sulle orme dei suoi insegnamenti, soprattutto seguendo il suo esempio, che si fonda sull’etica della responsabilità. 
Il fine di questo libro è tramandare il messaggio essenziale di don Andrea: “osare la speranza”, affinché possa raggiungere ancora le tante anime fragili che troveranno le porte della Comunità sempre pronte ad accoglierle.
 
“... non mi definisco volontario perché Andrea mal sopportava questo termine...” e infatti questa non è una storia di volontariato ma è la storia di un’amicizia. Amico dei ragazzi, amico di don Gallo, amico della comunità, amico nostro.
L’amicizia è un sentimento profondo, implica il dare e il ricevere senza mai giudicare. Camminare insieme e diventare compagni di strada... si compagni... perché compagno è una bella parola, con un significato importante; è antica, deriva dal latino cum: insieme panis: pane e accomuna coloro che mangiano lo stesso pane e condividono l’esistenza con tutto quello che comporta: dalla fatica alla gioia, dalla sofferenza alla festa.
Marco ha varcato la porta sempre aperta di San Benedetto, è stato accolto ed ha accolto e ha scoperto che per essere educatori bisogna avere l’umiltà di farsi educare. Perché come diceva Andrea “…la nostra comunità può essere considerata una cordata che percorre un sentiero di montagna; ogni giorno, ogni ora, una visione nuova, uno stimolo nuovo, un passaggio gioioso verso la vita in una continua ricerca del Vero!” Qui ognuno di noi può trovare, per un giorno o per una vita, il suo posto nella cordata!
 
Liliana Zaccarelli (la Lilli)
 
 
 
Un bel volume pieno di pagine bianche mi è stato regalato in via Buozzi, mercoledì 12 ottobre 2016, dai ragazzi della Comunità di San Benedetto al Porto: “Così non avrai più scuse per non scrivere il libro su di noi”.
Grande responsabilità questa! È da mesi che ne parlo: prima con la storica segretaria di don Gallo, Lilli, poi con il mio amico Ottavio, operatore all’interno della comunità, infine con i ragazzi stessi; tutti mi incoraggiano, ma sento che c’è qualcosa che mi frena: la pigrizia, gli impegni, il lavoro? Forse no, forse è una questione mentale, forse non mi sento all’altezza. Non è falsa modestia, ho scritto alcuni articoli, anche su don Gallo stesso, ma in questo caso l’incarico è ben più consistente ed importante. Davanti a me, a casa mia, in questo momento, ho la sua foto con l’immancabile sigaro: sembra mi stia guardando, esortandomi ad iniziare; mi sembra di sentirlo, con la sua inconfondibile voce: “La vuoi smettere con le belinate? Inizia a scrivere!”.
È da più di tre anni che frequento la Comunità di San Benedetto al Porto: non mi definisco un volontario perché Andrea mal sopportava questo termine (la parola “volontario” sembra in effetti implicare un’azione di volontà, una specie di sforzo fatto per aiutare gli altri, mentre per don Gallo aiutare il prossimo non avrebbe dovuto comportare nessuna fatica), e poi perché di questa comunità mi sento ormai parte integrante, membro effettivo.
Perché ho scelto la Comunità di San Benedetto? Sicuramente non per un debito di gratitudine nei confronti di don Gallo: nelle lunghe conversazioni avute con lui, non mi aveva mai proposto di entrare a farne parte. Del resto, sino a quando Andrea era in vita, non avevo mai sentito la necessità di conoscere la sua comunità; forse mi bastava lui, con la sua parola. Dopo la sua scomparsa, mi sono detto: “Perché non provare? Perché non conoscere quel mondo ai margini, di cui mi aveva parlato tanto?”.
Ho sentito dentro di me la curiosità, la voglia di conoscere, di capire quel variegato universo: la realtà della strada, dell’emarginazione che colpisce la gente nei “quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”.
Cosa mi aspettavo? Le aspettative e i timori nella mia anima erano molteplici: mi affascinava l’idea di trovarmi finalmente a contatto con le persone alle quali Andrea aveva dedicato tutta la vita e, dall’altro, mi intimoriva la mia inadeguatezza, la mia scarsa conoscenza concreta di quel mondo di disperati, alla ricerca di un’ultima opportunità.
Ho visto in questi anni tante persone, tante vite compromesse, alterate, in buona parte distrutte dalle dipendenze. Nei tanti visi, nelle tante storie, ma soprattutto nel contatto diretto con queste persone, ho trovato in maniera concreta molti concetti, molti valori di cui Andrea mi aveva parlato.
Molti dei ritratti per iscritto, che si trovano nella seconda parte di questo libro, sono il frutto di ciò che mi ha più coinvolto: la conoscenza di vite vissute, dissipate, in parte perdute, che però hanno avuto un’ultima opportunità, un’ultima porta aperta nel cammino della loro esistenza.
La porta aperta era una costante del pensiero di don Gallo, che prendeva avvio dalle parole di Cristo: “Bussate e vi sarà aperto” [Lc, XI, 9]. Una possibilità che ho potuto vedere realizzata. Queste persone, questi ragazzi, nel loro modo di essere, nei loro sbagli, nei loro visi scavati come nella pietra, hanno lasciato e continuano a lasciare dentro di me un bene inestimabile: squarci di veridicità.
In un mondo e in una società dominati dall’apparenza, le mie giornate in comunità si stanno delineando, sempre più, come momenti importanti di riflessione.
Penso spesso ad alcuni miei colleghi insegnanti, al loro presunto sapere, alla loro spocchia nei confronti di persone che essi giudicano solo dall’apparenza. Esprimere giudizi senza conoscere è una costante ormai della nostra società e debbo dire che, seppure in parte, era anche una mia prerogativa. Questo mio percorso sta contribuendo a cancellare in me un po’ di presunzione di troppo, e mi sta aiutando a cercare di capire prima di giudicare.
Questo incontro con la comunità, iniziato con l’organizzazione di un cineforum, è stato dirompente, forte: ho potuto vincere alcuni miei pregiudizi e cimentarmi nell’incontro con molti ragazzi; ho avuto la conferma che, dietro a coloro che la società dei benpensanti chiama “drogati”, vi sono delle persone, ognuno con una storia o anche più storie, spesso troppo pesanti e difficili per essere raccontate.
Ho allora preso una penna e, a mano, come si faceva una volta, ho iniziato a riempire di scrittura, foglio dopo foglio, le pagine bianche di quel volume ricevuto in dono.

 

Le storie narrate in questo libro sono il frutto della mia esperienza nella Comunità di San Benedetto al Porto, un viaggio iniziato pochi mesi dopo la morte di don Andrea Gallo e che dura tuttora. 
Posso affermare che le persone incontrate durante questo cammino stanno lasciando dentro di me una traccia indelebile, e mi auguro che le loro storie possano essere interpretate non tanto come testimonianze di emarginazione, ma come vicende di semplice e profonda umanità, degne di essere conosciute.
La scomparsa di una personalità così carismatica come quella di don Andrea ha lasciato tra i suoi ragazzi un vuoto incolmabile. Nonostante ciò, si è cercato subito di procedere sulle orme dei suoi insegnamenti, soprattutto seguendo il suo esempio, che si fonda sull’etica della responsabilità. 
Il fine di questo libro è tramandare il messaggio essenziale di don Andrea: “osare la speranza”, affinché possa raggiungere ancora le tante anime fragili che troveranno le porte della Comunità sempre pronte ad accoglierle.

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