P. Canepa - D. Marin
Il gusto di viaggiare

Titolo Il gusto di viaggiare
Racconti di viaggio con ricetta
Autore P. Canepa - D. Marin
Genere Guida      
Pubblicata il 26/03/2018
Visite 926
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3701
ISBN 9788893391092
Pagine 100
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893391108
Prezzo eBook 4,99 €
Viaggi in luoghi lontani, ma anche viaggi nei dintorni di casa, nella città dei propri sogni, nel piccolo paese di montagna, o nel bosco.  Viaggi non rigidamente organizzati, anzi a volte proprio disorganizzati, aperti alla curiosità, all’avventura, all’imprevisto. Per vedere bellezze naturali o artistiche, ma anche per inseguire la suggestione di una lettura, per osservare e incontrare persone e assaggiare i cibi che fanno parte della loro cultura.
Così si può gustare il borsch navigando lungo la Volga, ma anche scoprire il cuscus in una cittadina del Nord della Francia e, tornati a casa, ripercorrere il viaggio con la memoria, e riprodurre quel cibo…
 
Venendo da Messina lungo la costa nord dell’isola, a un certo punto ci siamo inoltrati verso l’interno e abbiamo percorso un lungo tratto tra montagne quasi deserte. Stiamo per arrivare a Segesta. Abbiamo quasi paura, avvicinandoci al sito archeologico; paura che non sia più come la prima volta - sono passati molti anni - e che eccessivi interventi di restauro ne abbiano turbato la grandiosa solitudine. 
Invece non è così. Il teatro è stato restaurato e numerosi pannelli illustrano le diverse fasi dei lavori, forse i pannelli sono troppi, e tra le informazioni non è indicata la data dei restauri, ma il teatro, in alto sulla collina, può ora ospitare in estate spettacoli antichi. Il tempio, più in basso, sulle prime pendici della collina accanto, si staglia nella luce del pomeriggio tra il verde un po’ bruciato dello sfondo. Proprio come ce lo ricordiamo.
Restiamo a contemplarlo, respirando la sensazione di lenta poderosa pazienza che emanano le enormi pietre, fermate incredibilmente in quel luogo e in quella forma da mani umane. Per sempre. Contiamo e ricontiamo le colonne, facciamo lentamente il giro. Non c’è quasi nessuno, le persone che abbiamo visto all’ingresso si sono disperse nella vastità dello spazio.
 
Ripenso alla prima volta che lo vidi.
Alla conclusione di un periodo di lavoro a Messina, un amico siciliano ci aveva suggerito un percorso da fare in poco più di una settimana, scegliendo per noi, tra un’infinità di luoghi, quelli che per lui erano i più belli dell’isola. Eravamo allora un piccolo gruppo di giovani viaggiatori inesperti, e quella guida a distanza ci era stata molto utile.
Quella volta, arrivati all’una di un giorno di agosto, eravamo proprio soli a salire e a ridiscendere la collina. Muti e sopraffatti dalla bellezza. Soli a vedere quello spettacolo, a spaziare attorno con lo sguardo senza scorgere una casa, quando, alzando gli occhi, ci accorgemmo che un vecchio, su un sentiero che passava un po’ più in alto sopra di noi, si era fermato col suo asino e si era acceso una sigaretta. Nel più assoluto silenzio - si sentivano solo le cicale - il vecchio guardava.
Ricordo che ci dicemmo: che fortuna. Tornando dal lavoro, o semplicemente passando di qui, può fermarsi ogni giorno a rivedere tutto questo, o forse fa apposta una deviazione dal suo solito cammino…
 
Quando ridiscendiamo all’ingresso, acquistiamo i biglietti per lo spettacolo di domani, una commedia di Plauto. Torneremo qui domani verso sera, tardi, quasi all’ora del tramonto, a vedere I Menecmi, a sentire nell’ampio spazio le battute degli attori risuonare fino a noi con un’acustica perfetta; la comicità prodotta dall’equivoco dei gemelli rimbalzerà discreta, mentre si accenderanno in lontananza le luci della sera, e nessun rumore estraneo arriverà a turbarci. 
Ora ci allontaniamo. È quasi sera, bisogna cercare un luogo per la notte. Ci fermiamo ad Alcamo Marina, ma non vorremmo un normale albergo vicino al mare. In realtà proviamo, ma non troviamo posto. Meglio così, è più avventuroso essere ancora alla ricerca. Può capitare, inaspettato, qualcosa di insolito. Nell’ombra che già cala - al sud abbiamo sempre l’impressione che il buio cada all’improvviso - qualcuno di noi scorge l’insegna quasi illeggibile di un agriturismo, che ci fa svoltare subito a destra, verso l’interno. Lungo la strada sterrata che abbiamo imboccato non c’è luce, non ci sono insegne. Arriviamo a una casa. Un uomo sta ancora lavorando, nel buio. ‘Ancora avanti per qualche chilometro; quando a un bivio incontrate, quasi in mezzo alla strada, un enorme eucaliptus con un ramo piegato, girate a destra. In fondo troverete il baglio’. Indicazioni perfette. Siamo contenti perché per la prima volta vedremo un baglio dal vero. 
 
Il baglio è alto, squadrato come una fortezza. 
Al rumore dell’auto che si ferma e delle portiere sbattute, una giovane si affaccia al grande portone di legno. Ci sorride chiedendo: ‘Volete una stanza per la notte?’ ‘Sì, ma anche cenare’, rispondiamo. ‘Allora posate solo i bagagli e venite a cena, stiamo cominciando a servirla, e gli ospiti sono già a tavola’. Solo il tempo di provare meraviglia per un’accoglienza che ci fa sentire addirittura attesi per cena, ed entriamo, dall’oscurità già profonda della notte, nel cortile illuminato: tavoli apparecchiati, persone sedute, voci sommesse, luci sopra ogni tavolo. 
Senza proporci alcuna scelta ci portano in tavola, per cominciare, pane, olive, verdure estive grigliate condite con ottimo saporitissimo olio, ricotta fresca e altri formaggi. Poi una pasta fatta in casa condita con uno strano pesto, ‘busiate alla trapanese’, ci dicono. Il bianco di Alcamo ben fresco innaffia opportunamente i cibi. 
 
Le stanze si aprono su un lato dello stesso cortile. La mattina sentiamo lievi rumori. È ancora molto presto ma il sole è già alto. Dall’altro lato arriva un muggito. Alcuni giovani mungitori sono al lavoro per iniziare la produzione giornaliera delle ricotte. 
 
 
 
Pestare nel mortaio (o tritare) tre o quattro spicchi d’aglio, una manciata di mandorle pelate e un’altra di foglie di basilico, aggiungere al pesto due o tre cucchiai di olio extravergine e un po’ di sale. Mescolare il tutto nel piatto di portata aggiungendo pecorino grattugiato. Ridurre a polpa circa mezzo chilo di pomodori maturi dopo averli pelati e privati dei semi e aggiungerli al resto. Prima di condirvi la pasta, insaporire con altro olio, sale e pepe. Per questo pesto sono indicati i bucatini, ma, meglio ancora, la pasta fresca fatta in casa chiamata busiate, maccheroni ottenuti avvolgendo la pasta su un bastoncino o su un ferro da calza. 

 

 

Viaggi in luoghi lontani, ma anche viaggi nei dintorni di casa, nella città dei propri sogni, nel piccolo paese di montagna, o nel bosco.  Viaggi non rigidamente organizzati, anzi a volte proprio disorganizzati, aperti alla curiosità, all’avventura, all’imprevisto. Per vedere bellezze naturali o artistiche, ma anche per inseguire la suggestione di una lettura, per osservare e incontrare persone e assaggiare i cibi che fanno parte della loro cultura.
Così si può gustare il borsch navigando lungo la Volga, ma anche scoprire il cuscus in una cittadina del Nord della Francia e, tornati a casa, ripercorrere il viaggio con la memoria, e riprodurre quel cibo…

 

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