Edoardo Gallo
È solo poesia

Titolo È solo poesia
Autore Edoardo Gallo
Genere Poesia      
Pubblicata il 06/04/2018
Visite 1986
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3699
ISBN 9788893391061
Pagine 104
Prezzo Libro 10,00 € PayPal
[...] l’alternativa alla poesia è dormire, morire, dimenticare i poeti e la poesia e tuttavia, proprio nell’inutilità della poesia e dell’esser poeti, è il suo stesso senso...
Grazia Apisa
[...] si presenta sfaccettata: abbaglia e intriga come un caleidoscopio che qualcuno ci mette tra le mani e poi ci sottrae bruscamente...
Francesco Brunetti
Prefazione di Grazia Apisa
 
È Solo Poesia. In questa poesia di Edoardo Gallo, che da anche titolo alla nuova silloge, si concentra il senso del suo esser poeta:
autoironia, amarezza di chi sperimenta in sé il non-valore della poesia nel nostro tempo.
Lasciate stare il cuore
Lasciate in pace la vostra anima
Dormite…
Dormite e non ricordate i sogni,
anzi, dimenticateli tutti
e con loro i poeti
questi pazzi, folli,
questi inutili malati di parole,
di passione, di emozioni…”
 
L’alternativa alla poesia è dormire, morire, dimenticare i poeti e la poesia e tuttavia, proprio nell’inutilità della poesia e dell’esser poeti, è il suo stesso senso.
Per il fatto che c’è e vuole “ex-sistere” farsi voce nel mondo, ormai divenuto sordo al dire dei poeti.
In questo apparente non senso è il vero senso della poesia: L’Esserci nonostante tutto, afferma la sua necessità di sussistere, oltre l’apparente sua scomparsa, oltre il non-senso dello stesso esistere.
 
In “Questo è importante”:
Non è importante che tu ci sia
Io ci sono
Questo è importante
Non è importante che io ci sia
Tu ci sei
Questo è importante”
A fondamento di ogni senso e significato è l’esserci della relazione, nella reciprocità del dialogo, dell’amore. Alla radice della vita è l’emergere dei due amanti, come testimoni di un valore tuttora reale, l’unico in grado di trasformare e dare un senso alla vita e all’esserci.
 
Prefazione di Francesco Brunetti
 
È Solo Poesia. Questa seconda silloge di Edoardo Gallo si presenta sfaccettata: abbaglia e intriga come un caleidoscopio che qualcuno ci mette tra le mani e poi ci sottrae bruscamente. 
Questo rimbalzare ripetuto dal tono elegiaco, lirico, sognante, carico di atmosfera panica e di tensione erotica, alla quotidianità fatta di realtà spesso usurate e usuranti, sulle prime, destabilizza ma allo stesso tempo ci obbliga a ripercorrere, rileggendo più e più volte i suoi versi, il sentiero esistenziale e intimo che il poeta ci porge con delicatezza e senza maschere. 
Questa necessità a cui ci obbliga è anche un suo valore aggiunto perché ci aiuta ad assaporare il gusto dell’essenza della vita attraverso l’amore, cercato, sognato, vissuto, perduto e poi riafferrato con la mano e l’animo protesi. 
Penso ad un aquilone in volo, trattenuto con un filo sottile ma robusto: il vento lo scuote, sembra potercelo sottrarre ma questo non avviene perché la poesia/amore/illusione è materia, ci suggerisce Edoardo Gallo, solo all’apparenza impalpabile ed eterea ma in realtà solido approdo a cui ancorare la nostra vita. 
La natura che ci appare e circonda con i suoi profumi, i suoi colori, i suoi odori, la sua luce e le sue ombre e la sua esistenza spesso effimera è solo epifenomeno di ciò che della natura stessa ci appartiene. Alberi, fronde, frutti, cieli stellati, così come pozzanghere e muri a secco, tutto questo e altro, sono parte della materia “spesso oscura alla coscienza” che ci attraversa e sola ci dà vita. Il poeta, con generosità, ci offre in dono il suo percorso intimo e ci invita a seguirlo nella scia della sua musica quasi come il pifferaio magico, ma senza inganno, al contrario con l’ansia di farci scoprire quello che sta nascosto dietro l’apparenza di ciò che percepiamo come reale. 
 
Le sue note sono dolci e aspre, acute e gravi, volano alte salendo musicali e liriche e scendono in basso al nostro fianco per raccontarci la loro semplice prosa, a volte, ma solo apparentemente, didascalica. 
La struttura dei suoi versi è polimorfa, attinge a fonti così varie e così distanti nel tempo che sorprendono. Lessico e linguaggio sono poliedrici: attingono al dolce stil novo, al romanticismo anglosassone alla Anne Hunter, all’intimismo gozzaniano, al verso lapidario di Ungaretti, alla sperimentazione di fine novecento senza tuttavia indulgere a estremismi. 
Il verso altre volte è prosastico alla Pavese ma, pur ripercorrendone il tormento, non soggiace alla malinconia. Riflessioni, illuminazioni, atmosfera sognante e consapevolezza della precarietà del sogno sono stilemi a cui Gallo si aggrappa e in cui si immerge riuscendo a indurci a seguirlo grazie alla carica di energia che nella sua scrittura è sempre sottesa e che ne costituisce la cifra poetica originale e una delle chiavi interpretative più convincenti. 
Ogni poesia, per scelta, termina senza punteggiatura, perché la lettura, come la poesia di Edoardo Gallo, è fatta di silenzio che aspetta le parole e di parole che chiedono il silenzio in un ciclo senza fine. Il diario della sua anima è sospeso tra realtà quotidiana, da cui prende sempre più le distanze, e realtà dell’io che è eros, pulsione vitale, ricerca disperata ma ineludibile d’amore, amore carnale, abbraccio morbido e sensuale e insieme amore che si sublima e si fa anima immersa nell’anima universale. 
Neruda si affaccia spesso tra i versi di Gallo ma la carnalità corposa, fin troppo esplicita del grande Pablo, qui si fa più dolce e più attenta, per diversa sensibilità e timbrica, all’universo femminile perché quest’ultimo non è per Edoardo Gallo categoria biologica né psicologica o esistenziale, ma è una categoria a sé, universale e totalizzante. 
 
Solo se si percepisce questo e ci si protende alla sua scoperta si può sperare di raggiungere, nell’amore, quella fusione in un tutt’uno delle parti che la natura ha distribuito in modo difforme nei due sessi, approdando, almeno nella tensione più intima, anche solo per un attimo, a quella completezza pacificante a cui tutti più o meno consapevolmente aspiriamo. 
Una completezza feconda verso cui Gallo ci fa strada illuminandoci con le sue parole e con il suo canto. Non resta che leggerlo, meditarlo, sollevare il nostro sguardo e alla fine ringraziarlo per il dono che ci ha fatto.
 
Donare Parole
 
La poesia è un atto di coraggio.
Non c’è cosa più bella di donare parole
che hanno l’ardire di far sentire bene
 
L’ora della verità di Edoardo Gallo
 
E se non fosse più il tempo della poesia (?).
Di quelle righe di parole che plasmate l’una dopo l’altra diventano musica, danza, riverbero, necessità per la nostra anima.
Da un blocco di creta informe nasce d’impulso un canto, un arpeggio, un profumo, una vita.
Ascolti e senti.
La poesia nasce da parole conosciute, ben note a tutti, ma che, cesellate ed incastrate con animo puro ma attento, creano un’armonia nuova che arriva al cuore e lo fa battere più veloce.
 
O se follemente non si riuscisse più a comunicare così, quale tragico destino!
 
Perché la poesia è fuori tempo, è obsoleta,
non serve più a nulla e si sorride di chi cerca ancora di comunicare attraverso di essa.
Il poeta è così schernito, deriso, isolato, ignorato…
Perché la poesia è romanticismo, è sensibilità, è l’arte della “debolezza” manifesta, del fragilismo, del cuore, della percezione, dell’esposizione, del sentire tutto un po’ di più;
del sogno, della verità, dell’anima nuda, del vedere prima e del vedere oltre.
 
Ma se le parole sono come il vento e nel vento si perdono allora ogni cosa che è stata è andata, ed è perduta; per sempre.
 
Se le parole divenissero suoni privi di senso, grugniti, rumori onomatopeici, monosillabi… cadremmo nell’oblio, in cerca perenne di un’identità e di un ascolto.
 
La poesia è legata all’amore ma anche alla sua privazione. È felice o triste, è passionale o malinconica ma non muore. Il poeta muore ma non la poesia che è eterna come la vita.
Perché la poesia si nutre di sentimenti e di emozioni e si allontana solo da chi non la vuole, da chi la teme, da chi la emargina, da chi fa finta di non accoglierla, da chi finge di udirla, da chi l’ascolta distrattamente, da chi finge di dire a sé stesso di essere troppo uomo, troppo donna per farsi coinvolgere. E così da credere di essere tanto forte da non avere più bisogno di piangere.
 
Ma… ma poi ecco inevitabilmente e fortunatamente giungere ancora lo stupore di una parola nuova. Ecco il cuore che batte più forte, e il respiro diviene affannoso di fronte a questo imprevisto;
… e nonostante tutto cerchi ancora una via di fuga; vile!
Ma resti incredulo, perché tu in realtà hai bisogno di questo rumore.
Questo traboccante rumore che sconquassa i tuoi argini e inonda le tue aride terre bisognose di acqua ed emozione.
 
Forse ancora non lo sai, ma la poesia è il miracolo che ti scardina le porte, che abbatte i muri: è la luce che incendia la notte.
È il rumore delle foglie scosse dal vento che non ti fa sentire neppure i tuoi pensieri.
Così che puoi smettere di pensare e concentrarti sul tuo sentire.
Ma ancora ti combatti e al primo sentire credi nuovamente di essere smarrito; non è così…
Stai solo cercando di ignorare ancora te stesso!
Ma oramai non ti è più possibile negare la poesia.
Perché senza poesia la mente si ossida, l’anima si arrugginisce, e tutto sa di marcio e puzza.
 
Perché ogni cosa, ogni emozione passa per la poesia.
Una strettoia dove dovrebbe esserci una coda di gente che vuole capire, che vuole sentire così da poter riuscire finalmente a passare. E vivere.
Invece nella strettoia c’è poca gente, ancora troppo poca.
 
Ma è l’ora della verità: per chi continuerà a fingere di non capire, per chi continuerà a fingere di non sentire e per chi nonostante tutto continuerà ancora ad insistere nel voler farsi capire e nel voler farsi sentire.
Perché la poesia è coraggiosa, è un ponte che unisce ogni sentire e ti attende dall’altra parte a braccia spalancate
 
È Solo Poesia
 
Non temete
Non abbiate paura.
È solo poesia.
Non ascoltate le sue parole dunque.
Non ascoltate quel che dice.
Ella è inutile.
Inutile come sono la moltitudine delle parole.
Meglio ascoltare il silenzio,
quel silenzio che vi da ragione in silenzio,
annuisce appena, e voi sorridete.
Gli sorridete e vi ingannate.
 
Lasciate stare il cuore
Lasciate in pace la vostra anima.
Dormite…
Dormite e non ricordate i sogni,
anzi, dimenticateli tutti
e con loro i poeti
questi pazzi, folli,
questi inutili malati di parole,
di passione, di emozioni.
Dimenticate i poeti
madri di ogni sogno
padri dell’illusione
fratelli dell’utopia
amanti dell’amore
 
 
La pianta
 
Seduto sull’ultimo gradino
della scala di pietra
resto come quel fiore bianco
che aggrappato alla roccia calcarea non cede;
sopravvivo sospeso tra la tavola divorata dal sole
e l’ombra del più basso ramo di questa pianta che non conosco.
A sera ti guardo lieve e silenziosa,
com’eri al mattino.
Questi rami, la tua corteccia…
Sei lì.
Ti vedo.
Io abbandonato tra i miei tanti me,
tra le pallide tue ombre tremolanti,
la polvere mossa
e quest’aria di salso che respiro ed inghiotto.
Leggero scirocco che tu non conosci.
Caldo vento come sono i miei abbracci.
Lieve onda di mezzogiorno,
silenziosa corrente di marea.
Alito di bacio dalle tue labbra appena schiuse.
Lieve come tu mi vuoi
silenzioso come io non sono
[...] l’alternativa alla poesia è dormire, morire, dimenticare i poeti e la poesia e tuttavia, proprio nell’inutilità della poesia e dell’esser poeti, è il suo stesso senso...
Grazia Apisa
[...] si presenta sfaccettata: abbaglia e intriga come un caleidoscopio che qualcuno ci mette tra le mani e poi ci sottrae bruscamente...
Francesco Brunetti

 

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