Stefano Olimpo
Una storia genovese

Titolo Una storia genovese
Autore Stefano Olimpo
Genere Narrativa - Memoria del Territorio      
Pubblicata il 04/11/2018
Visite 264
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3709
ISBN 9788893391184
Pagine 120
Prezzo Libro 12,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893391191
Prezzo eBook 0,00 €
“Una storia genovese”, è un insieme di racconti ambientati tra le due riviere del ponente e del levante cittadino.
L'autore, con passione e decisione, ridona vita, alle tradizioni liguri e riporta alla memoria ambienti e situazioni che in passato erano ben più ricche di vita e personaggi di varia e colorata umanità.
 
Il Torrente Sturla è un breve corso d’acqua che scorre nel territorio di Genova e sfocia a Sturla nel Mar Ligure.
Sulle sue sponde Matteo trascorse parecchio tempo per tutta l’infanzia e parte della adolescenza fino alla maggiore età, nelle giornate estive da lui vissute presso i nonni a Sturla. Non perdeva occasione per trascorrervi qualche ora in compagnia dei propri amici.
In compagnia di Giulio Olcese, Pietro Bevilacqua e del proprio fratello Enrico, era solito divertirsi a cacciare nel torrente rane e anguille, senza peraltro ottenere grossi successi. Ogni volta che decidevano di fare una battuta di caccia nel torrente, nessuno dei ragazzi spingeva per partire all’alba, tutto doveva essere fatto senza fatica e con divertimento e spesso i ragazzi raggiungevano il loro scopo.
Quella mattina Matteo non aveva avvisato nessuno e aveva deciso tutto davanti ad una tazza di caffè latte e focaccia.
Trovò subito la complicità di suo fratello Enrico, decisero di chiamare Pietro Bevilacqua che abitava nello stesso palazzo dei nonni, e Giulio Olcese che abitava nel palazzo di fronte in Via Redipuglia.
Sergio Sciutto che li seguiva ogni volta si unì a loro, suo fratello Ezio invece aveva altri amici e altre passioni che spesso lo vedevano attivo in altri posti distanti dal golfo di Sturla.
I fratelli Sciutto erano figli di genitori che litigavano spesso e che a volte facevano scenate, l’uno urlando affacciato alla finestra, l’altra rispondendogli dalla strada essendo andata via di casa. In qualsiasi momento della giornata poteva scatenarsi una litigata. Inoltre il padre non ci andava leggero con il bere e questo facilitava le discussioni con la moglie. I ragazzi pativano questa situazione anche se non lo davano a vedere e per questo motivo vivevano pesantemente la strada ed erano poco in sintonia con la scuola non avendo voglia di studiare. Il fatto di non essere seguiti dai genitori, non li aiutò certamente a perseverare negli studi che lasciarono subito dopo la licenza media.
 
“Sono Matteo, scendi che andiamo a fare una spedizione per rane e anguille”, disse Matteo dopo aver citofonato all’interno della famiglia Sciutto.
“Arrivo subito Matteo, giusto il tempo di vestirmi, ero ancora in pigiama, stamattina la stavo prendendo con molta calma”.
I ragazzi percorsero Via al Torrente Sturla, scesero lungo l’alveo del torrente fino alla foce. Erano equipaggiati con stivali fino a mezza gamba ed erano muniti di fiocina e retina per effettuare le catture.
I primi passi nel fiume erano di esplorazione, sperimentavano come gli stivali sprofondassero nell’acqua che stringeva la gomma sui polpacci dando una sensazione strana ma piacevole, almeno lo era per Matteo. Quindi nella prima fase i ragazzi procedevano molto lentamente, più concentrati su come camminare e dove mettere i piedi che esaminare con attenzione i sassi e le tane che avrebbero potuto nascondere le prede desiderate.
Lungo il loro cammino potevano scorgere rosse libellule dalle larghe ali che volavano in mezzo alla vegetazione che cresceva copiosa nel letto del torrente.
“Ragazzi, direi che possiamo provare con quel masso che sicuramente nasconde qualche bella anguilla”.
“Bene allora ci organizziamo in modo che Giulio sollevi il sasso e alla sua destra Pietro stia pronto con la fiocina, mentre io starò alla sua sinistra con il retino.”
Sergio ed Enrico si erano sistemati poco dietro per disorientare le anguille che non fossero riusciti a catturare. In realtà fu tutto molto veloce e rapido e l’azione finì in pochi istanti. Dopo che Giulio ebbe alzato il masso, d’istinto Pietro lanciò la fiocina nello spazio liberato e si ritrovò con un rospo infiocinato ormai agonizzante. La cosa aveva mortificato molto tutti i ragazzi che non si divertivano ad uccidere animali per il gusto di farlo, ma solo per cucinarli e poi mangiarli.
Si spostarono fin sotto il ponte della ferrovia dove il fiume girava a sinistra e l’acqua era molto più bassa. In quel punto il letto del fiume era stato cementificato e poteva capitare di vedere anguille che si spostavano nuotando da un alveo all’altro. Con immensa fortuna i ragazzi riuscirono a catturare un’anguilla bella grossa che finì come preda nel loro secchiello. Nessuno dei genitori aveva il coraggio di cucinarla se non la madre di Sergio che ne era ghiotta e così lui era l’unico che portava a casa tutte le anguille che riuscivano a pescare.
Quando i ragazzi uscivano dal torrente andavano al bar sotto i portici a bere una spuma o una sanguinella e a fare qualche partita ai videogiochi elettronici. Spesso si distraevano talmente tanto da non rendersi conto che era venuta l’ora di pranzo e rischiavano di arrivare in ritardo a casa.
Matteo seppur fosse il più piccolo del gruppo, era quello che li redarguiva e li riportava alla realtà ogni volta: “Ragazzi è mezzogiorno passato, dobbiamo rientrare a casa altrimenti ci vengono a cercare. Voi fate come volete, io mi avvio verso casa”.
Questo detto, tutti quanti con un cenno di assenso lo seguirono, riprendendo la strada di casa.
 
Ma il Torrente Sturla per tutti loro era molto di più, era il microcosmo nel quale vivere e fantasticare. Matteo non mancava di vivere il torrente anche da solo o con il fratello, senza avere bisogno di troppi amici per trascorrere qualche ora spensierata.
Così quando spioveva, certo del buon esito, Matteo coinvolgeva Enrico e insieme scendevano da casa fino al sentiero che fiancheggiava il torrente e andavano a raccogliere lumache che si erano riprodotte in abbondanza dopo che il loro zio ne aveva gettate nel fiume un sacco intero, in seguito al rifiuto categorico della moglie di cucinarle. Spesso riuscivano a riempire due sacchetti di lumache che evidentemente si erano riprodotte in maniera copiosa. Questo bastava a Matteo per essere felice, nulla di più. Il raccogliere le lumache era in realtà un’occasione per rilassarsi e staccare la spina per qualche ora. Riusciva a trovare appagamento, e spesso rifletteva e gli nascevano idee per i suoi hobbies.
 
Con i fratelli Sciutto, Matteo e il fratello Enrico non si frequentavano molto spesso, ma era d’estate che passavano alcune serate insieme.
Erano ormai le sei di sera quando la compagnia si riunì per andare a fare la spesa per la cena alla Coop.
Entrarono e si recarono a comprare wurstel e bibite e dolci. “Pensaci tu a comprare Enrico, io con Sergio e Giulio andiamo ad accendere il fuoco”.
“Va bene qui alla Coop ci pensiamo io e Pietro, voi pensate a fare un bel lavoro e preparate un bel fuoco recuperando cassette e legna”.
Anche una semplice cena rimediata con pochi spiccioli aveva un fascino particolare.
Nelle calde sere d’estate, infatti, con il permesso dei genitori, proprio di fronte al magazzino del nonno, in riva al fiume, Matteo ed Enrico prendevano un piccolo bidone per cucinare la cena sulla brace. Era un bidone appositamente preparato per farci il fuoco dentro.
Cucinare in riva al fiume, sotto il balcone di casa dei nonni di Enrico e Matteo li divertiva da morire. I nonni non si preoccupavano ed ogni tanto davano un occhio a come stesse procedendo la serata.
Il fuoco veniva imbastito e gestito da Sergio mentre gli altri ragazzi si preoccupavano del cibo e di raccogliere legna per alimentare il fuoco. La serata poi trascorreva fra chiacchiere e risate e così come era cominciata terminava con il rientro dei ragazzi ognuno nella propria casa. Pensavano di essere completamente soli, in realtà o i nonni o altri genitori li controllavano senza farsi notare. Una sera al loro rientro il nonno riprese Matteo ed Enrico per come avevano parlato, aveva infatti sentito parolacce e dialoghi che non gli erano piaciuti.
Matteo ed Enrico nella maggior parte delle sere d’estate frequentavano un’altra compagnia, il punto di ritrovo era una tappa praticamente fissa del dopo cena, il parcheggio della Coop sul torrente. Si recavano là per giocare a calcio oppure a tennis e non necessariamente si facevano le stesse cose tutte le sere. Molto dipendeva da quanti ragazzi si ritrovavano. Capitava che non fossero abbastanza numerosi per giocare o che non avessero proprio voglia di giocare e allora senza giocare a nulla si fermavano a chiacchierare sul muretto adiacente al palazzo che faceva da perimetro al parcheggio. Le serate estive così passate volavano in un battito di ciglia e tutta l’estate sembrava durare pochi giorni.
Durante le belle giornate, quando la maggior parte degli amici era via per le vacanze, Matteo, rigorosamente da solo, per volontà o per necessità, raggiungeva il muraglione in fondo al sentiero lungo il fiume, all’altezza dello spiazzo dove veniva bruciato il falò di S. Giovanni a giugno: lì c’era un tappeto di lucertole e lui si divertiva a catturarle con un bastone ed un secchiello. Poneva il secchiello alla base del muro e con il bastone cercava di farvi cadere dentro le lucertole. Esse infatti al sentire i battiti del bastone sul muro, per difesa, si lasciavano cadere ignare di finire in trappola. Dopo averle portate sul terrazzo, studiate ed averci giocato un poco, alla fine le liberava nuovamente.
Il torrente Sturla era per Matteo il luogo dei più svariati divertimenti che nascevano dal nulla, un suo microcosmo dove passava parte delle vacanze estive in simbiosi con la natura che nel torrente viveva e con la vegetazione che in esso cresceva.

“Una storia genovese”, è un insieme di racconti ambientati tra le due riviere del ponente e del levante cittadino.
L'autore, con passione e decisione, ridona vita, alle tradizioni liguri e riporta alla memoria ambienti e situazioni che in passato erano ben più ricche di vita e personaggi di varia e colorata umanità.
 

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