M. Gisella Catuogno
Isola

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Titolo Isola
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Parole in Libertà      
Pubblicata il 22/11/2018
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Georges Simenon, nel suo diario di bordo “Il Mediterraneo in goletta”, scritto nel 1934, durante una crociera di cinque mesi, che toccò anche per dieci giorni Il Cavo (così, nel testo), all'Isola d'Elba, si scervella per dare una definizione esaustiva del Mare Nostrum: “Il Mediterraneo è… è… è?”, arrivando alla conclusione che è “Golfi e isole! Asini e pecore, peperoncini e olive”, dove Eolo, il re dei venti, detta legge.

Il passo mi è venuto in mente tentando questa riflessione sul termine “Isola” ed anch’io, con lui, mi chiedo” L’Isola è… è…è…?”. Per facilitarmi il compito, restringo il campo d’osservazione alla mia, l’Elba, evito definizioni troppo fantasiose e dico che per me è “una macchia di verde assediata dall’azzurro del mare”, immaginando di vederla dall’alto e quindi di coglierne i colori essenziali. Sì, ma non sono soddisfatta, perché questo è vero quando Eolo si riposa e la natura è in pace con se stessa. E quando invece incombono nuvoloni bassi e grevi, i gabbiani volano radenti all’acqua, l’umidità intride anche i pensieri e lo scirocco soffia incontrastato, cos’è l’Isola? E quando il libeccio libera le sue raffiche rabbiose o il maestrale sgombra il cielo ma riempie di candide creste di schiuma il mare, cos’è l’Isola? Ecco, allora lo Scoglio mi pare una nave in mezzo alla tempesta. In ogni caso, e comunque la si voglia definire, è geneticamente e orgogliosamente autonoma, solitaria, scontrosa: caratteri che, come una Madre col proprio Dna, trasmette a chi vi nasce e sceglie di viverci. Perché l’insularità è croce e delizia: è il condizionamento del mare che può diventare muro invalicabile, è il volo dell’elicottero se ti ammali sul serio, è l’arrivederci ai figli con la valigia in mano per lo studio o per il lavoro, è la ristrettezza dell’ambiente, che, a volte, diventa angustia di orizzonti mentali. E allora bisogna amarla davvero un’Isola, per abitarci, per sentirla propria, per benedirla malgrado tutto. E lei ti ripaga con le sue delizie: paesaggi di commovente bellezza, profili di colli rivestiti di ginestre ed elicriso, costiere ripide che precipitano ansiose d’incontrare il mare, lidi sereni dove i bimbi costruiscono castelli di sabbia, golfi protetti da antichi castelli, porticcioli, miniere e cave di terra rossa, testimoni del passato di ferro e di sale, isole sorelle all’orizzonte, che sembrano  che sembrano salutare la maggiore. E i paesi: aggrappati ai monti, con le case alte e strette a protezione, le viuzze fiorite d’ortensie, il campanile fiero; o affacciati sul mare come donne al balcone, allegri, ciarlieri, che giocano con le schegge di luce dell’acqua.

Un piccolo mondo, un microcosmo, un’Isola, che merita amore, rispetto e devozione.


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