Ernesto Bodini
Una sanità vissuta a tutto campo

Titolo Una sanità vissuta a tutto campo
Esperienze in ambito ospedaliero e territoriale del Piemonte raccontate da un giornalista scientific
Autore Ernesto Bodini
Genere Divulgazione scientifica      
Pubblicata il 04/11/2019
Visite 529
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana L’approfondimento  N.  24
ISBN 9788893391788
Pagine 324
Prezzo Libro 18,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893391795
Prezzo eBook 0,00 €
Ernesto Bodini ha interpretato nel modo più ampio e completo il concetto di educazione/comunicazione in ambito sanitario quale strategia per realizzare i progetti salute per tutti così come previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nella Carta di Ottawa per la promozione sanitaria ricorda: «L’insieme delle esperienze che nella vita di un individuo, di un gruppo o di una comunità possono influire sul comportamento, sull’atteggiamento e sulle credenze relative alla salute, nonché sui mezzi atti a provocare un cambiamento del comportamento quando è necessario per raggiungere un livello ottimale di salute». Per perseguire tali obiettivi, Bodini ha accresciuto le conoscenze provenienti dal mondo scientifico e dalle realtà sociali. 
Emanuele Davide Ruffino
Addentrarmi nell’immenso panorama delle Discipline umanistiche e soprattutto scientifiche è stato come affrontare una grande avventura. Un percorso che ha avuto inizio negli anni ’80, e che ancora oggi si protrae e pare non avere fine… Molteplici le realtà vissute a partire dal 1985 che, non tutte, però,  hanno necessariamente comportato la stesura di un articolo divulgativo e che, per ragioni diverse, non sono tutte elencate… Superati i primi approcci di “intesa” con clinici e cattedratici, ed anche con dirigenti delle diverse Strutture ospedaliere e sanitarie del territorio piemontese per le relative autorizzazioni, il mio modus operandiè diventato via via una sorta di routine per la conoscenza delle attività medico-sanitarie in tutte le loro manifestazioni, finalizzata essenzialmente alla divulgazione della stessa. Illustri cattedratici, medici affermati e in ascesa, unitamente ai vertici istituzionali, mi hanno trasmesso una miriade di nozioni del loro sapere; ma non meno importanti sono stati i “messaggi” trasmessimi da ogni paziente, sia dal punto di vista della comunicazione attraverso il loro stato di sofferenza che da quello più profondo ed intimistico: l’essere accolto in veste di “ospite-osservatore” per far conoscere meglio e di più il valore del rapporto medico-paziente e di paziente-medico, e con esso le strutture sanitarie preposte. A tutti questi protagonisti della sofferenza e della Scienza medica diagnostico-terapeutica, ivi compresi gli editori delle varie testate cartacee e online, con queste mie “testimonianze” raccolte in questo volume desidero esprimere non un semplice grazie, ma il più elevato senso di considerazione, giacchè la sofferenza percepita come la potenza della cura, mi ha reso ereditiero di quell’unico bene che è la loro pari umiltà. 
 
E.B.
 
 
 
 
Ogni qualvolta che si entra nel merito della Sanità pubblica (e/o privata) non si può fare a meno di citare l’art. 32 della nostra Costituzione, divenuto ormai un “mito”. Un articolo-garanzia volto alla prevenzione e alla cura delle patologie e quindi alla tutela della salute umana. Un diritto inalienabile… nonostante questo lungo periodo di spending review, ancorché “condizionato” dal federalismo sanitario (e fiscale) che in non poche occasioni e in tutto il Paese ha penalizzato il cittadino-paziente e disabile nel fruire determinate prestazioni sanitarie e assistenziali, soprattutto nell’ambito del territorio. Ma la “vera” svolta della Sanità é con la Legge n. 833 del 23/12/1978 che tra eccellenze ed inefficienze ha garantito alla popolazione prestazioni e servizi sanitari, soprattutto in ambito ospedaliero. È risaputo che ancora oggi il nostro Sistema Sanitario è ritenuto tra i migliori al mondo sia pur con risultati di appropriatezza delle prestazioni non sempre omogenea, ma comunque in grado di soddisfare le maggiori esigenze: accessi al P.S., ricoveri, interventi chirurgici, dimissioni in tempi brevi, etc. In questo contesto, apparentemente positivo, non sono mancate e non mancano le criticità il cui elenco comprende essenzialmente (una per tutte) le croniche liste di attesa per una visita, un esame diagnostico od un ricovero; tuttavia vi sono Regioni più virtuose rispetto ad altre che, nella maggioranza dei casi, hanno dato il meglio di sé sia pur con qualche ritardo ed “inadempienze” ma sicuramente con la volontà di tutelare al meglio la salute dei propri cittadini. Fra queste il Piemonte che, secondo la mia modesta esperienza di cittadino “potenziale paziente” e di “divulgatore sul campo” in molteplici occasioni e in diverse realtà sanitarie (ospedale e territorio), può vantare una Sanità al passo coi tempi sia pur a fronte delle sempre più pressanti domande, in particolare per quanto riguarda pazienti anziani affetti da patologie croniche, e pazienti pediatrici specie se affetti da patologie rare. La presente pubblicazione, che comprende una serie di articoli datati, e quindi già pubblicati da più testate in forma cartacea e online; è il frutto di esperienze sanitarie (in vari ospedali e sul territorio) vissute in diretta, quale “ospite-osservatore” ai fini divulgativi per conoscere, acquisire e comprendere nozioni ed operatività accanto a medici, infermieri, Oss e pazienti. Il quadro che ne scaturisce è ricco di particolarità patologiche, terapeutiche ed assistenziali generalmente con esiti soddisfacenti, ma anche di lacune (più o meno scontate) come carenza di personale, di materiale d’uso, di strumentazioni, di arredamenti, di spazi, etc. Nella maggior parte dei casi ho rilevato un buon “dialogo” tra operatori sanitari (di ogni livello), e quasi sempre nel rispetto delle gerarchie; altrettanto tra operatori sanitari e pazienti e/o familiari di questi ultimi, volto a dare risposte a domande anche “impegnative” e, per quanto possibile, a soddisfare al meglio richieste di mera assistenza soprattutto durante la degenza. Per quanto riguarda il dialogo tra medici ospedalieri e medici del territorio (ambulatoriali e di famiglia), ho rilevato che è assai carente; ed è inutile sottolineare chi delle due parti è più “assente” o poco propensa rispetto all’altra. E questo, nonostante i mezzi di comunicazione siano più che disponibili da parte di ognuna. Ma un aspetto, per certi versi più “inquietante”, e quindi non rispondente alle esigenze del cittadino-paziente, riguarda la non sempre tempestiva risposta dei piani terapeutici ospedalierida parte di alcune Asl, le quali sono preposte ad erogare ai pazienti dimessi quanto prescritto dai medici. Ma va anche detto che in alcuni casi i pazienti non hanno sufficiente conoscenza dei loro diritti (e doveri) e talvolta subiscono ritardi nell’ottenere una determinata prestazione da parte della propria Asl. Debbo evidenziare inoltre che particolarmente gradita è l’attività delle Associazioni di Volontariato, soprattutto all’interno degli ospedali; una realtà di tutto rispetto ma che a mio avviso, parte di esse non dovrebbe “sostituirsi” all’Istituzione Sanitaria per “compensare” carenze di organico, mentre sarebbe più opportuno e di ben altra utilità dedicarsi alla tutela del cittadino-paziente e/o disabile aiutandolo a superare le barriere della burocrazia che, anche in Sanità, sono molto presenti un po’ ovunque. Altra “pecca”, a mio avviso, è che non sono poche le Istituzioni sanitarie (specie ospedali) che hanno ricevuto in donazione dalle Associazioni di volontariato apparecchiature e strumentazioni medicali; atti di infinita generosità ma che vanno sempre a “coprire” la carenze del Pubblico Servizio… Oltre un ventennio di “osservazione”, di esperienza umana, sanitaria e culturale, la cui somma ha determinato in me un critico ed obiettivo osservatore, ma anche una ricchezza interiore notevole, tanto da rendermi ulteriormente sensibile ai drammi umani che, sommati alle costanti responsabilità degli operatori sanitari, mi hanno “illuminato” per meglio comprendere che a volte la sofferenza coinvolge entrambi: pazienti, medici e infermieri; e che il burnoutè sempre dietro l’angolo. Così come è determinante il rispetto della dignità di ciascuno.
 
E.B.
 
 
 
 
Il rischio più grande in Sanità, quello in grado di mettere in forse qualsiasi risultato virtuoso, è l’autoreferenzialità. Questa caratteristica, nella gestione professionale della tutela della salute, sembra essere storicamente determinata. Gli ospedali nascono infatti come opere benefiche di fede, fari di luce nelle tenebre medievali di fame e povertà in cui vive il popolo. L’adozione del Metodo Scientifico da parte della Medicina avviene poi in un clima di sospetto da parte della Scienza “ufficiale” che dubita della svolta culturale dei medici dopo secoli di stregoneria e ciarlataneria condita di “latinorum”: questo clima è la condizione ideale per favorire una separatezza orgogliosa che per lungo tempo al massimo riesce a trasformarsi soltanto in corporativismo. Separatezza e corporativismo che emergono nella proverbiale scrittura esoterica dei medici e nella loro caparbia incapacità ad uscire dal gergalismo quando si rivolgono ai pazienti; caratteristiche, queste, che si crede possano essere temperate dall’approccio paternalistico nella relazione di cura: una stortura (ma da pochi percepita come tale) che vedrà la fine soltanto con l’avvento del Servizio Sanitario Nazionale. Col passare dei secoli, quindi, l’esercizio della Medicina non può che diventare Sanità ed in seguito “welfare”: stato sociale, palestra di diritti (e doveri!) individuali e collettivi da proclamare, affermare, difendere… Ma quel “difetto d’origine” permane, mantenuto tra l’altro da una dinamica sociale che sembra inaggirabile: gli operatori sanitari sono chiamati a rispondere obbligatoriamente, sempre e comunque, soltanto dei risultati raggiunti e non hanno certo troppo tempo da dedicare alla riflessione critica sul lavoro fatto! Questo libro, anche se si limita al Piemonte, riesce invece ad essere un vero film sugli ultimi 20 anni di Sanità esercitata in un luogo dove le eccellenze continuano ad abbondare nonostante l’incontro potenzialmente distruttivo con l’Economia Sanitaria; tale incontro nasce dalla consapevolezza sempre più diffusa della finitezza delle risorse e della conseguente necessità di fare scelte sempre dolorose perché destinate a scontentare qualcuno. Un film, una lunga carrellata o se si vuole un lungo piano-sequenza, fatto di fotogrammi che sono istantanee sotto forma di articoli pubblicati da un collega innamorato del giornalismo e della Sanità. Un libro-film prezioso perché, pur essendo “girato” dall’interno della macchina, permette all’equipaggio di vedere rotta e panorami del tragitto seguito e magari può dare qualche indicazione sulle strade percorribili in futuro. Un libro-film prezioso perché permette anche agli utilizzatori di quella macchina (noi tutti) di verificare lamentele (tradizionalmente eccessive e spesso dettate dalla non conoscenza sia della macchina che del percorso), entusiasmi e prospettive. In fondo è questo che si chiede al giornalismo e questo libro soddisfa pienamente la richiesta. 
 
Nicola Ferraro
Giornalista medico-scientifico
 
 
 
Ernesto Bodini ha interpretato nel modo più ampio e completo il concetto di educazione/comunicazione in ambito sanitario quale strategia per realizzare i progetti salute per tutti così come previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nella Carta di Ottawa per la promozione sanitaria ricorda: «L’insieme delle esperienze che nella vita di un individuo, di un gruppo o di una comunità possono influire sul comportamento, sull’atteggiamento e sulle credenze relative alla salute, nonché sui mezzi atti a provocare un cambiamento del comportamento quando è necessario per raggiungere un livello ottimale di salute». Per perseguire tali obiettivi, Bodini ha accresciuto le conoscenze provenienti dal mondo scientifico e dalle realtà sociali. L’educazione/comunicazione sanitaria muove il proprio agire dal concetto di salute che può trovare significati e interpretazioni diverse presso soggetti diversi. In questi anni il concetto di salute si è andato a modificare profondamente e per questo il lavoro dei comunicatori assume un particolare valore. Il comunicare i fatti sanitari ha ormai assunto il rango di scienza basata sull’applicazione di schemi comuni sviluppatisi attraverso un processo di selezione e sistemazione, in base al quale ognuno può venire a conoscere e ad interpretare il pensiero e il linguaggio dell’altro. La comunicazione tra individui e tra gruppi sociali avviene per affinità, nel senso che è indispensabile un substrato di cultura comune e di memoria di azioni conosciute da entrambi i soggetti che vogliono comunicare e per questo, nella nostra società, diventa necessario una informazione completa esaustiva e razionale. Gli strumenti, oltre che la massa di informazioni raccolte da Bodini, rappresentano uno strumento efficace ed intelligente. Per garantire una sufficiente “diffusione” della cultura sanitaria a tutti gli strati sociali, diventa necessario uno sforzo comune accompagnato da una crescita economica tale da sopportare ulteriori investimenti nel settore. Questo processo obbliga ad un dibattito continuo che dovrebbe permettere un maggiore coinvolgimento dell’individuo (self-help) tramite una crescita culturale volta all'affermazione di una cultura della prevenzione, del benessere e dell’equilibrio psicofisico. Vengono così spostati gli stessi confini della Sanità: intere categorie di malattie presentano problematiche per cui non è più sufficiente un intervento tecnico/sanitario o di assistenza “custodiale”, ma obbligano a reinventare un inserimento del soggetto nel proprio contesto sociale. Il paziente (per esempio: il diabetico, il cardiopatico, il malato oncologico etc., patologie collegabili anche allo stile di vita condotta necessita, dopo la fase acuta della malattia, di un’attenzione sociale che si contraddistingue con l’obbligo di osservare abitudini di vita ad hoc, per le quali assume grande importanza le conoscenze e il coinvolgimento della volontà del paziente stesso e della sua famiglia.
L’evoluzione produttiva e una diversa cultura del lavoro favoriscono, di fatto, nuove forme di organizzazioni sociali ed economiche. La crescita del settore terziario ha, infatti, ampliato i rapporti cliente/fornitore a scapito di quelli tra datore di lavoro/dipendenti, obbligando a una significativa propensione verso l’empowerment. Dalla lettura delle pagine di questo testo si ricava un accresciuto interesse per le esperienze che permettono di collegare motivazioni tipicamente ambientali con quelle intrinseche alla natura umana. In una situazione di asimmetria informativa il consumatore/paziente avverte sempre più la pericolosità degli “inganni” delle imprese o dei soggetti tendenti a massimizzare il profitto (si pensi alle conseguenze derivanti dalla conoscenza di palesi forme di comparaggio) o delle lungaggini che impone spesso una struttura pubblica e tutto ciò comporta maggiore attenzione nella ricerca di nuovi modelli capaci di portare equilibrio tra le tendenze presenti nella società. La capacità di porre tutti, pazienti e operatori nelle condizioni di conoscere al meglio la realtà sanitaria, incoraggia la lettura di queste pagine derivanti dall’apprendimento di aver vissuto e commentato la vita quotidiana in mezzo ai camici bianchi e ai pazienti. Il risultato è aver dato maggiore possibilità di scelta ai cittadini, considerati soggetti autonomi e responsabili e non contribuenti esclusi da ogni processo decisionalemuovendosi sempre in funzione del benessere comune e a massimizzare le possibilità di scelta dei singoli: il cittadino con le sue scelte deve cioè essere fonte ispiratrice, diretta ed immediata, di una parte delle decisioni delle organizzazioni produttrici/erogatrici, al fine di ottimizzarne il comportamento. E queste pagine raggiungono pienamente questo scopo. 
 
Se la comunicazione sanitaria può aiutare le persone e la collettività a creare condizioni di salute migliori e ad adattarsi ai cambiamenti diventa fondamentale individuare e realizzare corrette ed ampie forme di comunicazione/educazione.
 
Dagli scritti di Bodini si ricava la classificazione della comunicazione sanitaria suddivisa in alcune macro categorie: 
1)   La comunicazione scientifica volta a dare diffusione delle conoscenze acquisite dai laboratori e dagli altri centri attrezzati per monitorare l’ambiente in cui l’uomo è inserito. 
2)   La comunicazione sanitaria rivolta alle persone sane. Il suo obiettivo principale è la promozione della salute, e non solo la prevenzione delle malattie, quindi essa non è solo finalizzata a fornire informazioni, ma a migliorare la qualità della vita, nel senso più ampio del termine. Tale attività di prevenzione può essere svolta tramite la distribuzione di opuscoli informativi, riunioni presso le scuole, campagne pubblicitarie etc., rispetto ai vincoli normativi. 
3)   La comunicazione rivolta alle persone che dovranno accedere ai servizi sanitari in modo da informarle sulle opportunità predisposte dal sistema e sulle corrette modalità di accesso. È quest’ultimo un aspetto essenziale di una moderna sanità in quanto opera di razionalizzazione dev’essere avviata già all’esterno delle strutture sanitarie (un flusso ordinato in base alle necessità è infatti un presupposto indispensabile per una gestione razionale della cosa sanitaria).
4)    La comunicazione sanitaria che ha come obiettivi la trasmissione delle informazioni ai pazienti relativamente alla loro condizione e su come devono comportarsi per fruire correttamente dei servizi a loro erogati.
5)   La comunicazione sanitaria rivolta alle persone che già hanno subito un trattamento sanitario e che si trovano nelle necessità/possibilità di dovervi accedere nuovamente: specie per questi soggetti (che con l’andare del tempo tendono a coincidere con l’intera popolazione) è necessario prevedere soluzioni informatizzate (come la carta sanitaria magnetica) in modo da far viaggiare le informazioni con il paziente accrescendo così le sinergie comunicative, da e verso il paziente stesso.
6)   La comunicazione sanitaria rivolta alle figure chiamate a tutelare gli interessi dei pazienti (i loro congiunti, le associazioni di volontariato, i difensori civici, etc.). Tali obiettivi cognitivi riguardano il fornire informazioni, spiegazioni e il verificare che l’utente diretto (o chi per lui) abbia appreso nel modo corretto. Appare evidente l’importanza dell’educazione/comunicazione sanitaria di un paziente e del suo gruppo sociale se si vuole che le diagnosi e le terapie risultino tempestive ed efficaci. A questo livello può essere utile creare gruppi di pazienti (o potenziali tali) che condividono (o potrebbero condividere) la stessa patologia e programmare degli incontri con personale specializzato per fornire informazioni riguardanti la loro malattia, le abitudini da modificare, le nuove situazioni cui adattarsi, i diritti e i doveri cui sono tenuti a rispettare.
 
Se esistono varie modalità per “erogare” educazione/comunicazione alla salute ogni struttura e/o ogni operatore sanitario potrà scegliere quella maggiormente aderente alle conoscenze professionali e maggiormente rispondente alle problematiche presentate e/o individuate nell’utente (persuadendo, ad esempio, soggetti a rischio a sottoporsi a determinati esami per la diagnosi precoce). Tale approccio mira a modificare i comportamenti delle persone attraverso il cambiamento degli atteggiamenti, affinché adottino uno stile di vita rispondente alle specifiche situazioni. Da queste osservazioni si ricava la “pericolosità” di una non corretta educazione/comunicazione sanitaria e/o sulla presenza di contraddizioni: molti dubbi (e gravi danni), sono infatti generati quando gli “esperti” hanno cambiato opinione o fornito consigli sporadici, se non addirittura conflittuali. L’approccio proposto da Bodini, invece, tende alla comprensione delle questioni di salute, affinché l’individuo possa prendere decisioni consapevoli. Le informazioni sono fornite per supportare le persone nell’analisi dei propri valori, opinioni ed atteggiamenti, aiutandoli ad assumere comportamenti idonei. L’educazione/comunicazione alla notizia e all’immagine relativa alla salute diventa un fattore determinante nel recepire influssi rappresentanti valori e contenuti trasmessi dal messaggio (permettendo, nel contempo, un arricchimento culturale del lettore). La tecnica della diffusione della notizia, ma soprattutto del messaggio sanitario può essere utilizzata come strumento di prevenzione e di promozione della salute pubblica. Quindi le informazioni possono attuare un’azione formativo-positiva basandosi non solo su una trama avvincente e ricca di contenuti ed effetto, ma anche sul messaggio che può lasciare la sua traccia nella memoria e spingerla ad una riflessione ad ampio raggio. 
 
 Emanuele Davide Ruffino
(Economista Sanitario)

 

 

Ernesto Bodini ha interpretato nel modo più ampio e completo il concetto di educazione/comunicazione in ambito sanitario quale strategia per realizzare i progetti salute per tutti così come previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nella Carta di Ottawa per la promozione sanitaria ricorda: «L’insieme delle esperienze che nella vita di un individuo, di un gruppo o di una comunità possono influire sul comportamento, sull’atteggiamento e sulle credenze relative alla salute, nonché sui mezzi atti a provocare un cambiamento del comportamento quando è necessario per raggiungere un livello ottimale di salute». Per perseguire tali obiettivi, Bodini ha accresciuto le conoscenze provenienti dal mondo scientifico e dalle realtà sociali. 
Emanuele Davide Ruffino

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