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Galilei e Newton: Dialogo immaginario. ATTO II

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Titolo Galilei e Newton: Dialogo immaginario. ATTO II
Autore Gabbean
Genere Divulgazione scientifica      
Pubblicata il 01/04/2020
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Newton: ‹‹Caro Galileo è con grande gioia che ti incontro di nuovo!››

Galilei: ‹‹A essere sincero non ci pensavo più, è passato esattamente un secolo, cento anni, dall’ultima volta che ci siamo visti… Ci sono novità?››

Newton: ‹‹Vittoria!!! Vittoria!!!››

Galilei: ‹‹Non tenermi sulle spine, racconta!››

Newton: ‹‹Senza dubbio ricordi la mia ‘Legge di gravitazione universale’ e il suo limite concettuale, che tu stesso avevi evidenziato nel nostro precedente incontro: quello di essere frutto di deduzione teorica e non di induzione sperimentale. ››

Galilei: ‹‹Come potrei? Ho insegnato io a chi si occupa di scienza che le leggi che interpretano i fenomeni naturali nascono da sensate esperienze…Proprio quello che mancava alla tua legge.››

Newton: ‹‹Esatto, ma per seguire il tuo metodo avrei dovuto utilizzare strumenti di grandissima sensibilità, che purtroppo non avevo...››

Galilei: ‹‹Figurati se non ti capisco, io che ho provato invano a misurare la velocità di propagazione della luce, che Aristotele riteneva infinita e che io, al contrario, pensavo grandissima, ma finita. Con il mio inadeguato orologio ad acqua l’esperimento, purtroppo, fallì!››

Newton: ‹‹Mi sa che per la luce ancora non ci siamo, ma per la mia legge…››

Galilei: ‹‹Hanno fatto la sensata esperienza che la invera??!!!?››

Newton: ‹‹Proprio così! e il risultato è la piena, totale conferma della gravitazione da me proposta!››

Galilei: ‹‹Chi è l’autore della decisiva prova sperimentale?››

Newton: ‹‹Un mio connazionale, si chiama Henry Cavendish, laureato in matematica e fisica all’Università di Cambridge. E’ lui che ha condotto la sensata esperienza con successo.››

Galilei: ‹‹Davvero? E in che modo?››

Newton: ‹‹Devi sapere che dopo la laurea è rimasto a Cambridge come docente e questo è stato il suo colpo di fortuna e, di rimbalzo, anche il mio!››

Galilei: ‹‹Mi rendo ben conto del prestigio che deriva da una carriera accademica, io che ho insegnato all’Università di Pisa, prima che l’ottusità della Inquisizione mi costringesse al confino in Arcetri!››

Newton: ‹‹Non intendevo questo per fortuna, ma il fatto che Cavendish incontra a Cambridge un geologo, John Mitchell, che per i suoi studi ha costruito una sensibilissima ‘Bilancia di torsione’.››

Galilei: ‹‹Che strumento è? me lo puoi descrivere?››

Newton: ‹‹Semplice e ingegnoso. Si tratta di un filo di quarzo a cui è appeso un braccio mobile. Ai suoi estremi Cavendish ha posto due sferette d’oro uguali che interagiscono gravitazionalmente con due grandi sfere di piombo fisse sul piano del laboratorio.››

Galilei: ‹‹Bene, e cosa si misura per risalire alla forza gravitazionale che si esercita tra le masse d’oro e quelle di piombo?››

Newton: ‹‹Basta misurare, su una apposita scala graduata, un angolo: quello di cui ruota l’equipaggio mobile della bilancia a causa dell’equilibrio tra gravitazione e reazione del filo di quarzo…››

Galilei: ‹‹Straordinario! E il risultato?››

Newton: ‹‹La piena conferma della mia legge e anche il valore della costante che in essa compare.››

Galilei: ‹‹Così i tuoi critici malevoli possono andare a nascondersi! Non avevo dubbi. Grazie Cavendish!››

Newton: ‹‹Con la coda tra le gambe! E a te non è difficile pensare a quali straordinari sviluppi si potranno avere…››

Galilei: ‹‹A cosa ti riferisci?››

Newton: ‹‹Intanto che ora possiamo conoscere la massa del Sole, della Terra e degli altri pianeti, e poi… fra molti anni si potranno mettere in orbita attorno alla Terra satelliti artificiali e tentare perfino di raggiungere la Luna!››

Galilei: ‹‹E lo dovranno al tuo genio! A proposito di Luna, visto che io ho studiato a lungo la sua superficie, proporrei di intitolare uno dei suoi crateri a Cavendish, che ne dici?››

Newton: ‹‹Ottima idea, lasciamola in eredità ai nostri discendenti…››

Galilei: ‹‹Ciao Isaac, ci rivedremo?››

Newton: ‹‹Chissà? Nella vita può succedere di tutto…››

 

 

 

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