Marco Mastracco
Le Parole e la Notte

Titolo Le Parole e la Notte
Autore Marco Mastracco
Genere Poesia      
Pubblicata il 17/06/2020
Visite 475
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3771
ISBN 9788893392112
Pagine 108
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

La poesia di Mastracco è una riflessione sulla bellezza che si fa parola e sul linguaggio individuato come strumento in grado di veicolare emozioni che sembrano vivere in tre dimensioni, quella dell’assoluto, quella della carta e quella del cuore. 

 
La poesia di Mastracco è una riflessione sulla bellezza che si fa parola e sul linguaggio individuato come strumento in grado di veicolare emozioni che sembrano vivere in tre dimensioni, quella dell’assoluto, quella della carta e quella del cuore. 
La sua è una poesia che “dice”, che descrive mondi, ma anche una poesia muta, quando si rivolge a se stessa o quando si dimentica. L’indicibile e l’inespresso sembrano giacere tuttavia sullo stesso piano della parola scritta, perché l’inchiostro è il filo che congiunge dimensioni che sembrano separate, ma che si incontrano in chi coglie l’essenza della poesia. Così, l’esule, il poeta, ha bisogno di essere individuato, chiamato, ha bisogno di “occhi per essere guardato”, da qualcuno o qualcosa in grado di indicargli la via per rientrare nella sua dimensione più propria. 
Se la missione del poeta è quella di ricongiungere piani e di raccontare la Bellezza trovata e custodita nei luoghi esplorati, è altrettanto vero che la poesia, nella sua forma scritta, riporta tutta la sofferenza e il disagio di chi vive su un piano “altro”, di chi guarda con occhi diversi, ed è per questo che essa diviene quasi una protesta romantica contro la società, contro il mondo visto come “altro da sé”. Ed è alla fine di un giorno vissuto “di fretta”, sul limite del tempo, che si apre un varco nella notte che permette di esplorare l’interiorità taciuta. Il “lavoro” del poeta inizia quando la vita si ferma, quando nel silenzio egli si mette in ascolto di quell’eco lontana che risuona in sé. 
È solo allora che prende vita la poesia. 
Giusy Cardellicchio
 
 
Sull’insegna alle porte della notte stava scritto:
QUI SI PRODUCE BELLEZZA.
 
 
 
Come ti spieghi
la notte?
Mi hai chiesto sul balcone
fra i lampioni, le stelle,
le case distrutte.
 
Come il soldato in trincea
forse dorme
o forse prega.
Sta dritto
sulla divergenza
fra l’alfa e l’omega.
 
Quella notte
mi hai detto, su un balcone:
“la vera coerenza
sta solo nella contraddizione”
 
 
 
 
Sei la mia poesia più bella
che mi parla di assenza.
 
Lo fa con l’eleganza e la purezza
dell’inchiostro che compone un verso
e delle tue gambe accavallate.
 
Lo fa col profumo della carta nuova
e con quello che inebria la tua pelle.
 
Lo fa con la musicalità di una rima
e con la soavità della tua voce.
 
Lo fa con la violenza di un enjambement
e con la stretta al cuore che mi prende quando ridi.
 
Lo fa ogni giorno
ad ogni ora
e sfido ogni uomo
a scrivere poesia più bella.
 
 
 
 
Mai vedrai parole
cadere dal cielo
come frecce infuocate,
raggi di sole
o visioni offuscate
di un dio superiore.
 
Stampe di sangue: le parole.
Improvvise, dirompenti,
spietate ed iraconde
strizzare altezzosamente gli occhi
filtrare, luce, fra le fronde,
dove giocavamo, bambini, col sangue sui ginocchi.
 
Niente parole giù in città.
Il commercio di emozioni,
il mercato della felicità.
Fin troppe lezioni,
si è persa finora l’umanità.
 
Le parole sono stelle,
incatenate le mani ai barlumi,
nere e sporche, solo quelle
infondono profumi
nell’inchiostro
e prendono in prestito: le stelle.
Solo un patto d’amore, niente vincastro
per liberare le parole dalle loro celle.
 
Allora illuminano
i bordi di una tazza mezza vuota,
di una bevanda dal sapore amaro
che la beve solo chi osa,
e gioisce alla luce di quel faro.
 
Nella notte
le stelle le ripone nel cielo
dopo averle prese in prestito
e mette un fermo all’eterno diallelo
con un segno nella pietra, un lascito
di solitudine nel buio.
 
Come potrebbero brillare
alla luce del sole
le parole?
 
 
 
 
Avevamo detto tante cose
impregnando di silenzi
il soffio delicato
sulla pelle anserina
i primi di Settembre.
 
Abbiamo aggregato
verbi,
lemmi
e locuzioni.
Abbiamo sporcato parole
già sporche
e parole vuote
(o muri da abbattere?)
 
Forse sarà stato il tempo.
 
Sempre acuto
il tempo
ma sempre in agguato
al solito posto.
 
 

 

Come ti spieghi
la notte?
Mi hai chiesto sul balcone
fra i lampioni, le stelle,
le case distrutte.

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