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Il Gatto e Schrödinger: Dialogo immaginario in due tempi

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Titolo Il Gatto e Schrödinger: Dialogo immaginario in due tempi
Autore Gabbean
Genere Divulgazione scientifica      
Pubblicata il 05/10/2020
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Amburgo, 1925

Primo Tempo

In un angolo, in fondo al bancone del “SilberBar”, un gruppetto di gatti sta discutendo animatamente. All’improvviso piomba su di loro un foglio di carta appallottolato. Infastiditi, rivolgono lo sguardo alla sala e vedono un distinto signore, seduto a un tavolinetto, di fronte alla vetrata che si apre sul porto, intento a scrivere su dei fogli. Ogni tanto posa la penna, si mette a pensare, li accartoccia e li getta verso il contenitore dei rifiuti. Così di seguito, ripetutamente. Zorba, il più autorevole di quei gatti, non resiste alla curiosità. Si avvicina e, con fare cortese, gli si rivolge.

Zorba: «Mi scusi signore se la disturbo. Mi chiamo Zorba. Sono venuto a dirle che lancia delle palle di carta, ma non sempre coglie nel cestino, così cadono addosso a me e ai mei amici. Il che, mi creda, non è piacevole…»

Schrödinger: «Mannaggia, che sbadato! Il fatto è che sono un fisico e sto tentando, purtroppo per ora inutilmente, di sistemare una nuova teoria. Si chiama “Meccanica quantistica”. E’ piuttosto controversa e dà luogo a vivaci discussioni tra i più autorevoli scienziati. Io vorrei comporre in una visione unitaria tutte queste diverse opinioni. Il fatto di non esserci riuscito sinora mi turba assai. Per questo mi capita di scagliare nervosamente i fogli accartocciati. Se poi mi viene in mente un certo Heisenberg, un presuntuoso e un antipatico, che pretende di aver trovato lui la soluzione… A proposito il mio nome è Erwin…»

Zorba: «Come la capisco Erwin! Anch’io sono assillato da un problema che non riesco a risolvere. Di questo stavo appunto discutendo poco fa con i miei amici. Ma… un momento! Ha detto che lei è un fisico? Chissà che non possa darmi una mano?!?!»

Schrödinger: «Mi dica pure. Se posso aiutarla lo farò volentieri, anche per scusarmi della mia… imprecisione balistica!»

Zorba: «Deve sapere che ho curato dalla nascita una gabbianella che mi è stata affidata dalla madre in punto di morte. L’ho cresciuta e ora è giunto il momento di insegnarle a volare. Ma noi gatti, non è un segreto, non abbiamo alcuna dimestichezza con il volo! Per di più si rifiuta categoricamente di oltrepassare la ringhiera del terrazzo in cui è sempre vissuta. Non so davvero cosa fare…»

Schrödinger: «Si rallegri! La soluzione del suo problema è semplice. Ce la indica nientemeno che Isaac Newton…»

Zorba: «Chi sarebbe costui?»

Schrödinger: «Uno scienziato geniale! E le sue leggi sembrano scritte proprio per trarla d’impaccio. Ecco cosa fare: porti, insieme ai suoi amici, la gabbianella in cima al campanile della Cattedrale. Giunti al culmine, con una spintarella, fatela cadere giù, così…»

Zorba: «Mi dica sinceramente: lei è un pazzo o un assassino!?!?!»

Schrödinger: «Non si agiti, mi lasci finire! La gravità la attirerà verso terra con velocità via via più grande, ma allo stesso tempo crescerà la resistenza offerta dall’aria e questo attrito viscoso le spalancherà le ali. La gabbianella inizierà a veleggiare, come un aquilone, e, a quel punto, l’istinto contenuto nei suoi geni le farà muovere le ali. La vedrete volare libera e felice in alto nel cielo! Non è questo ciò che desidera?»

Zorba: «Certo, ma chi mi garantisce che il suo piano funzionerà?»

Schrödinger: «Lei non si deve fidare di me, ma della scienza. Vede, a differenza della filosofia e della religione, la fisica propone un metodo sperimentale che fornisce dati oggettivi. Lo scenario che ho rappresentato è il risultato riproducibile di numerose “sensate esperienze”, per dirla con Galilei, altro grande scienziato…»

Zorba: «Allora a domani. Ma non faccia il furbo, non se ne vada!»

Schrödinger: «Non dubiti, mi ritroverà qui sulle mie sudate carte. Non debbo temere nulla…»

Secondo Tempo

Dall’apertura mattutina del bar, Schrödinger è alle prese con una complicata equazione differenziale che potrebbe risultare la formalizzazione della teoria unificante, così tenacemente ricercata. Quand’ecco che, con gran vociare, la porta del locale si spalanca ed entrano con strepitii gioiosi Zorba e i suoi amici.

Zorba: «Barista, servi grandi boccali di birra per tutti, offriamo noi!! Al signor Erwin doppia misura!»

Schrödinger: «Veramente sono astemio, gradirei piuttosto un succo d’arancia… ma che succede?»

Zorba: «Succede che lei ha vinto! Abbiamo seguito le sue indicazioni e tutto è avvenuto come previsto: la gabbianella ha iniziato a volare!!! Prima timidamente, poi sempre più veloce, girando attorno al campanile. Ci ha poi salutato con un battito di ali e si è allontanata sul mare, fino a diventare un puntino perso all’orizzonte. Ora finalmente vive nel suo mondo e non in quello di un gatto! Non potrò mai sdebitarmi!»

Schrödinger: «Sono davvero felice per lei e, se mi permette, oggi gioisco anche per l’esito dei miei studi. Credo, infatti, di aver trovato, nel corso di una notte insonne, il risultato che cercavo da tempo: una bella equazione! Ma ora avrei bisogno di proporre un’esperienza che dia sostegno alla teoria. Per eseguirla ho pensato che avrei bisogno proprio di un gatto. Che ne dice, sarebbe disponibile?»

Zorba: «Come potrei negarmi! Su, non perdiamo tempo, mi dica cosa debbo fare…»

Schrödinger: «Voglio rinchiudere un gatto in una grande scatola insieme a un contatore Geiger e una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegrerà, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno di essi decadrà. Se l’evento si verifica il contatore lo segnala e aziona un martelletto che rompe una fiala contenente del cianuro. In caso contrario non succede nulla.»

Zorba: «Il cianuro è una sostanza venefica letale?»

Schrödinger: «Certo! Così, dopo aver lasciato indisturbato questo sistema per un’ora, si deve pensare che il gatto sia ancora vivo, se nel frattempo nessun atomo si è disintegrato, in caso contrario morto, avvelenato, appunto, dal cianuro. La funzione che compare nella mia equazione, applicata all’intero sistema, porta ad affermare che nella scatola il gatto vivo e il gatto morto non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso. Insomma, finché nessuno guarda all’interno della scatola il gatto si trova in una condizione di interferenza, nello stato sovrapposto “gatto-vivo e gatto-morto”.»

Zorba: «Cioè moribondo…?»

Schrödinger: «No, no! Per me il gatto è contemporaneamente vivo in perfetta salute e, ahimè, morto! Per il gatto, invece, il cianuro o è stato rilasciato oppure no. Non ci sono dubbi. Per lui esiste o lo stato di morte o quello di vita, non entrambe le cose insieme, come avviene per me che sto all’esterno della scatola e non ci guardo dentro.»

Zorba: «Ma come possono essere reali allo stesso tempo due situazioni tanto differenti?»

Schrödinger: «Perché ciascuna di esse riguarda l’interazione rispetto a due osservatori diversi: uno situato all’esterno e l’altro all’interno della scatola.»

Zorba: «Possibile che qualcosa sia reale rispetto al gatto e non sia reale rispetto a lei?»

Schrödinger: «Si, secondo la mia teoria le proprietà di un oggetto che sono reali rispetto a un secondo oggetto non necessariamente lo sono rispetto a un terzo...»

Zorba: «Onestamente mi sembra incredibile. Sono stupefatto.»

Schrödinger: «In verità non è così sorprendente. Per esempio la velocità è una caratteristica che un corpo ha in relazione ad altri corpi. E’ una proprietà che esiste solo rispetto a qualcos’altro. Immagini il suo padrone che cammina lungo il corridoio di un treno in movimento. Ha una determinata velocità rispetto al treno, una velocità diversa rispetto alla Terra, una velocità ancora diversa rispetto al Sole e così via, senza un limite…»

Zorba: «Confesso che non ci avevo mai pensato, ma veniamo a noi! Lei vorrebbe davvero approfittare della mia disponibilità per sottopormi alla prova?»

Schrödinger: «Ma no, non si preoccupi! In realtà le sto illustrando quella che Galilei definiva una “esperienza concettuale”, cioè un fatto puramente mentale, finalizzato al sostegno di una teoria. Ciò che le ho indicato serve per proporre una immagine comprensibile a tutti della sfida lanciata dalla meccanica quantistica al realismo convenzionale...»

Zorba: «Meno male, stavo già sudando freddo! Anche se l’idea di sacrificarmi per il progresso della scienza avrebbe potuto solleticare il mio orgoglio!»

Schrödinger: «Tranquillo, non è necessario! Vedrà che lei diventerà in ogni caso il gatto più famoso al mondo! Stavolta offro io da bere!»

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