Giovanni Rossato
Parole in tempo di crisi

Titolo Parole in tempo di crisi
Autore Giovanni Rossato
Genere Poesia      
Pubblicata il 21/10/2022
Visite 85
Editore Liberodiscrivere®
Collana Spazioautori  N.  3822
ISBN 9788893393034
Pagine 120
Prezzo Libro 12,00 € PayPal
In quest’ opera l’autore racconta il suo spaesamento rispetto al tempo in cui vive, questo oggi che sembra privo di un passato e di prospettive per il futuro: un galleggiare in una sorta di “limbo post storico”, definito in una delle poesie come “tempo alla fine del tempo”. Cosa rimane a chi vive questo tempo se non la solitudine, una solitudine ottusa però, una sorta di tono di fondo, un baratro nel quale nessuno ha voglia di guardare. L’uomo non è più solo e triste ma solo e ottuso, il vuoto fuori di una società incapace di dare qualunque tipo di riferimento è diventato il vuoto interiore dell’assenza di significati; l’inerzia di un movimento privo di mete (nessun porto dove attraccare) è tutto quello che rimane.
Neanche appena appena…
lontano dal toccarti.
Mi manca un piano,
un’attesa,
un pianto,
una direzione
un posto.
Sì,
ci troverà
un venir meno,
un cielo assente
dove nessuna ombra potrà nasconderci.
Nel tempo alla fine del tempo
solo isole,
spazi senza storia.
Dove il pianto e il riso non durano la vita e la morte non hanno più significato.
 
24 aprile 2022
La pace è troppo grande
un fantasma
la luce delle stelle
distanza indissolubile
come la casa e la pace
neanche potessi riaffiorare
bava di lumaca
esperti alla ricerca del sé
disperazione
dalla stanza vuota
oltre la nave una prateria
esporsi non è cosa da fare
esperti all’opera
la casa sotto le stelle
disperazione del voler andare
di un posto dove tornare
non sono abbastanza ottuso
per vivere
saranno giorni di fiele
e la frontiera è lontana,
un tiro di sasso.
12 aprile 2022
Non è che non veda la luce
nemmeno
la tenebra senza speranza
neppure
vedere è cosa certa
ombre nel silenzio
no, non oggi
neppure ieri
non una poesia d’intenti
neppure ci può essere verità
non la nuda luce
nessuna pena nel tempo che fu ieri
nessun decimo di luce assurda
i cavalieri dell’apocalisse
sono appiedati
si può perdere la guerra
senza accorgersene
spiazzati per un domani
senza ieri
la letizia nei cuori mi lascia inerte
l’uomo nuovo non conosce
il passato
è cambiato il corso del fiume
ha lasciato posto alla mia casa
se dovessi ritornare…
i lombrichi e la terra umida
non è cosa di questi giorni
vorrei essere sulla porta ad aspettarti
sarebbe molto malinconico
inverosimile forse
il tempo non conosce ritorni
per chi non ha capito
la liquirizia e la lingua di pece
la pace non è cosa da tutti
per me no di sicuro
che non scrivo poesie semplici
ma…
così sono
In quest’ opera l’autore racconta il suo spaesamento rispetto al tempo in cui vive, questo oggi che sembra privo di un passato e di prospettive per il futuro: un galleggiare in una sorta di “limbo post storico”, definito in una delle poesie come “tempo alla fine del tempo”. Cosa rimane a chi vive questo tempo se non la solitudine, una solitudine ottusa però, una sorta di tono di fondo, un baratro nel quale nessuno ha voglia di guardare. L’uomo non è più solo e triste ma solo e ottuso, il vuoto fuori di una società incapace di dare qualunque tipo di riferimento è diventato il vuoto interiore dell’assenza di significati; l’inerzia di un movimento privo di mete (nessun porto dove attraccare) è tutto quello che rimane.

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