Orazio Claveri
C’era una volta

Titolo C’era una volta
Autore Orazio Claveri
Genere Narrativa      
Pubblicata il 21/10/2022
Visite 126
Editore Liberodiscrivere®
Collana Spazioautori  N.  3826
ISBN 9788893392983
Pagine 290
Prezzo Libro 18,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893392976
Chi nella sua vita non ha sognato almeno una volta di vivere in una favola, una favola sbocciata come un fiore sul ramo di una pianta che regala il suo frutto a volte dolce altre amaro, che resta alla fine solamente il frutto della sua fantasia.
Storie inventate con compagni di viaggio o in viaggio da soli, in scenari fantastici reali o virtuali, tra maghe buone o streghe cattive,... quanti gli spunti, le voglie celate, i desideri irraggiungibili,... ogni favola però ha sempre avuto e sempre deve avere la sua “morale”.

Introduzione

C’era una volta ...

Chi nella sua vita non ha sognato almeno una volta di vivere in una favola, una favola sbocciata come un fiore sul ramo di una pianta che regala il suo frutto a volte dolce altre amaro, che resta alla fine solamente il frutto della sua fantasia.

Storie inventate con compagni di viaggio od in viaggio da soli, in scenari fantastici reali o virtuali, tra maghe buone o streghe cattive, ... quanti gli spunti, le voglie celate, i desideri irraggiungibili, ... ogni favola però ha sempre avuto e sempre deve avere la sua “morale”.

Un argomento molto variegato e viaggiando nei labirinti della mente delle persone si potrebbero trovare idee a non finire e, solo raramente, forse mai, il nulla assoluto.

Capita, a volte capita che qualcuno abbia avuto occasione, nel bene o nel male di vivere la sua favola scaturita da un evento casuale oppure creata a dovere per raggiungere uno scopo ben preciso.

Questa è una favola vera che lungo il suo tragitto ha raggiunto aspetti che hanno assunto molte analogie con le favole inventate, favole nella quali si manifestano coincidenze a volte inspiegabili salvo che siano frutto preconcetto costruito nella mente di chi le vive.

Nella vita reale invece possono nascere delle favole e ciò accade in particolar modo quando chi ci prova ne crea i presupposti sperando di trovare qualcosa che cerca e qualcuno che ci entra spontaneamente ed involontariamente ne diventa un personaggio casuale che in seguito, strada facendo, si trova coinvolto tanto da poter diventarne persino il personaggio principale o uno di essi.

Proviamo a procedere facendo un po’ d’ordine ...

Una storia che lungo il suo percorso assume molti aspetti di similitudine con le favole, favole che s’intersecano con narrazioni d’amore e di odio, con vicende piacevoli ed altre sgradevoli, con sogni e realtà idilliaci o drammatici.

Peripezie di personaggi realmente vissuti che preferiscono nascondere la realtà agli occhi del Mondo ed altri frutto della fantasia necessari per confonderla.

Non è facile dire e non dire, mi rendo conto di finire col creare ulteriore confusione in un racconto già di per sé abbastanza confuso.

Pertanto addentriamoci nel corso degli eventi sperando di arrivare alla conclusione di rendere chiara questa “storia”, gradevole la morale di questa “favola” e piacevole la lettura a coloro ai quali è capitata in mano questa pubblicazione.

Cap I – L’Incontro

La Primavera era oramai alle porte e le mie passeggiate giornaliere iniziavano ad assumere l’aspetto delle lunghe camminate e niente di meglio che allenare la gamba nella prima collina alle spalle del mare del Ponente della Liguria.

La novità di quell’anno era che finalmente ero in pensione motivo per il quale potevo godere di una maggiore libertà senza orari da rispettare e problemi assillanti del lavoro.

Ho sempre preferito dedicare le prime ore del mattino per la mia attività motoria giornaliera ma negli anni lavorativi potevo usufruire di questa opportunità solamente nei giorni di festa e di ferie mentre adesso potevo finalmente programmare le mie camminate come meglio desideravo.

La mattina della mia prima camminata provavo quel po’ di emozione che da sempre mi ha accompagnato negli anni ed avevo deciso di dedicarmi la Valle Ibà, un sentiero alle spalle del Comune di Ceriale che da sempre mi ha regalato una particolare suggestione.

In particolar modo in Primavera la Valle Ibà riesce ad offrire il meglio di se e se un po’ esperti si riescono a scoprire molte delle piante tipiche della Flora Mediterranea, proprio per questo è meta, oltre che di molti camminatori locali o presunti tali, anche di turisti provenienti dall’estero con prevalenza dalla Germania.

Se si approfitta delle prime ore del mattino capita spesso, già dall’inizio della Strada Panoramica, di avvistare negli ultimi uliveti circostanti prima di addentrarsi nella boscaglia e negli arbusti tipicamente tipici di questa zona, i Daini che popolano in abbondanza tutto l’entroterra della Costa Ligure mentre proseguendo lungo il sentiero, che s’imbocca successivamente, è frequente avvistarne anche più in alto in particolar modo intendi a dissetarsi nei molti laghetti che si mantengono a lungo nel letto roccioso del Rio Torsero anche in periodi di siccità grazie ad una sorgente più a monte che un po’ d’acqua la regala quasi tutto l’anno.

Era una domenica e sapevo non potesse essere il giorno migliore in quanto nei fine settimana capita sempre di incontrare molte persone, solo raramente però tra gli amanti della natura c’è chi non si gode il silenzio che spesso regna e che io adoro.

Giunto all’inizio del sentiero che parte dalla Strada Panoramica sopra la Frazione di Peagna nella quale si svolge annualmente la interessante Rassegna Libri di Liguria, nel posto che viene usato come parcheggio c’era solamente un’auto e pertanto ho immaginato, data anche l’ora, che non ci fossero ancora molti camminatori sulle colline e forse solamente due considerata la capienza dei posti auto della Smart parcheggiata.

Mentre stavo attraversando il Pontino che attraversa il Rio Torsero prima di raggiungere i ruderi della Casa di Trinchella ho notato due figure sedute ad uno dei tavoli dell’Area Picnic creata dal Comune ed ho pensato fossero coloro che avevano parcheggiato l’auto più a valle.

Avvicinandomi mi sono reso conto che erano due ragazze molto giovani, già mi sembrava strano che la domenica mattina ci fossero dei giovani che preferissero camminare nei boschi invece di dormire, magari dopo una notte in discoteca, e che le giovani ragazze fossero di colore perché non mi era mai successo di incontrarne.

Nel vedermi mi sorrisero e dopo avermi salutato una di loro mi ha detto:

«... aspettavamo che arrivasse qualcuno per avere qualche informazione, siamo di Genova e non conosciamo per niente la zona a parte quello che si trova sui libri e sui dépliant».

Mi sono accomodato quindi al loro tavolo e gli ho dato alcuni suggerimenti, in particolare mi sono soffermato sull’indicazione che poco più avanti avrebbero incontrato un bivio dal quale avrebbero dovuto decidere se proseguire sul sentiero a sinistra per raggiungere il Poggio Ceresa e il Monte Pesalto oppure sul sentiero a destra che porta al Santuario della Madonna di Balestrino.

Dopo aver spiegato brevemente le caratteristiche dei due itinerari, mi sembravano molto indecise sul da farsi finché una delle due mi ha chiesto:

«Lei da che parte va?»

ed io ho risposto alla loro richiesta:

«Io vado a destra fino a raggiungere il Santuario della Madonna di Balestrino proseguo successivamente verso il Monte Acuto e quindi sul Monte Croce dal quale scenderò nella Strada Panoramica, un po’ più in alto della strada dove credo abbiate lasciato la vostra auto se, come penso, è una Smart parcheggiata all’inizio del sentiero»

«Si, la mitica Smart azzurra»

ha risposto una di esse e dopo aver confabulato per un paio di minuti tra di loro una di esse mi ha chiesto:

«Se per lei non è un disturbo od un problema, ci farebbe molto piacere poter proseguire con lei la nostra camminata»

come avrei potuto rispondere di no a due giovani e belle ragazze aggiungendo:

«... però, concordiamo che dovrà essere una camminata a tre dove ognuno deve sentirsi libero di manifestare ogni suo pensiero in merito al passo da tenere nel senso che se il mio passo sarà troppo veloce per voi me lo dovete dire così come lo farò io»

«Certamente»

risposero all’unisono.

Iniziò con questa premessa il nostro cammino, io davanti a fare strada e le due giovani ragazze dietro di me.

Avevo impostato un passo più lento rispetto a quello che è il mio passo abituale non volendo imprimerlo pensando potesse essere esagerato per loro e così da poter scambiare qualche parola per conoscerci meglio.

Ho scoperto così che una si chiamava Oni e l’altra Chara, che avessero entrambe ventidue anni e che erano di origini Etiopi, tutte e due nate a Genova dove abitavano con le rispettive famiglie e studenti dell’ultimo anno di Biologia ed Ecologia Marina all’Università di Genova.

A proposito non ho ancora svelato il mio nome, non certamente perché lo voglio nascondere o mantenerlo segreto, pertanto, anche se un po’ in ritardo mi presento, io mi chiamo Sandro.

Dopo mezz’oretta di cammino ho realizzato le loro origini Etiopi, paese di grandi camminatori e mi è venuto il dubbio che il mio passo lento, molto simile a quello delle comitive domenicali che in ogni occasione si affannano arrampicandosi a fatica sulle nostre colline più per fare una scampagnata che una camminata, fosse tale che le ragazze lo ritenessero troppo lento ed allora senza voltarmi gli ho detto:

«Forse questo mio passo è troppo lento, passate avanti voi e fatemi vedere il vostro passo abituale»

e così dicendo mi sono spostato per lasciarle passare.

Notavo da dietro che il loro passo si stava sempre più allungando, lentamente stava diventando quasi come il mio passo preferito.

Allungare il passo faceva lentamente scemare i nostri discorsi onde non farci sorprendere dal fiatone, ad un certo punto Oni che segnava il passo si è voltata dicendo:

«Questa è la nostra andatura normale, per te va bene?»

«Si, benissimo»

le ho risposto.

Dopo aver superato il Poggio Grande sulla vetta del quale si trovano le rovine del Forte dei Due Fratelli costruito nel 1987 ed oggi abbastanza disastrato ma in parte visitabile, dopo una breve visita abbiamo raggiunto il Santuario della Madonna di Balestrino e le due ragazze mi hanno chiesto se avessero avuto il tempo per fare una piccola visita all’interno del Santuario ed ovviamente risposi di si.

Erano in corso da tempo i lavori di ristrutturazione del fabbricato e di tutta l’area circostante, dopo la loro visita ho spiegato loro che si trattava del Santuario Mariano Madonna della Conciliazione e della Pace Monte Croce eretto nel posto dove il cinque del mese di ottobre del 1949 apparve per la prima volta la Madonna ad una ragazzina del posto di nove anni mentre era al pascolo con la sorellina più piccola ed una loro compagna, dopo che alla stessa ora nel giorno precedente la stessa ragazzina aveva avuto l’apparizione di un Angelo.

Come promesso dalla Madonna le Apparizioni si sono ripetute per centotrentotto volte fino al cinque del mese di ottobre del 1971 quando la Madonna avrebbe detto che sarebbe stata l’ultima visita concessa dal suo Gesù.

Mentre stavamo riprendendo la nostra camminata verso il Monte Acuto stavo riflettendo e chiedendomi se aver voluto visitare il Santuario fosse dovuto a semplice curiosità oppure se fossero convinte Religiose Cristiane.

Non chiesi nulla ma il fatto che entrando si fossero fatte il Segno della Croce e successivamente si fossero inginocchiate, forse pregando, mi stava convincendo che fossero Fedeli Cristiane.

Il Monte Acuto è a mio parere la cima più bella e panoramica che avremmo affrontato nella nostra passeggiata e più volte, strada facendo, le due ragazze si fermavano per scattare delle foto.

Dopo aver percorso il tragitto abbastanza difficoltoso abbiamo raggiunto la cima dove abbiamo sostato presso la piccola Croce in Legno dalla quale la vista, grazie anche alla particolare giornata limpidissima, offriva un suggestivo spettacolo in lontananza su tutte le Alpi Liguri, sulle zone pianeggianti di Borghetto Santo Spirito e della Piana Albenganese, ovviamente del mare e della costa dall’Imperiese a Ponente fino a quelle della Toscana a Levante.

Le due ragazze erano entusiaste del posto e continuavano a scattare le loro fotografie a raffica col rumore degli scatti che sembravano avere la frequenza di una mitragliatrice.

Posate le armi abbiamo deciso che ci sarebbe voluto un po’ di ristoro prima di riprendere il nostro cammino e dopo esserci sistemati su alcuni massi loro hanno provveduto a rifocillarsi, mentre io, come mia abitudine, mi sono limitato a dissetarmi.

Abbastanza velocemente eravamo pronti a riprendere il sentiero verso il Monte Croce, una cima isolata dalla quale è posta un’altra Croce, questa volta metallica, dalla quale il panorama offerto sul mare e davvero straordinario.

Non ci restava che la marcia di avvicinamento alla mitica Smart dove siamo arrivati abbastanza rapidamente.

Le due ragazze erano entusiaste della gita e non smettevano di ringraziarmi per aver consentito loro di trascorrere una giornata straordinaria percorrendo un tragitto che da sole non avrebbero potuto percorrere.

Io dovevo ancora percorrere il tragitto per raggiungere la casa mia e mentre ci stavamo salutando Oni mi ha detto:

«Ti avremmo dato volentieri un passaggio ma la Smart ...»

«Tranquilla ...»

le risposi

«... il mio programma prevedeva anche il tragitto fino a casa e quindi non avrei accettato la cortesia nemmeno se avessi avuto il “macchinone”».

Avevo percorso non più di quindici metri quando mi hanno chiamato, mentre mi stavo voltando Oni mi ha detto:

«Potremmo scambiarci un recapito così da poterci contattare in modo da poterci sentire nei prossimi giorni»

«Nessun problema ...»

gli risposi comunicando alle due ragazze il mio numero di cellulare.

Mi era successo altre volte di lasciare il mio numero a persone incontrate lungo le mie camminate ma nessuno mai poi mi aveva contattato e con immenso stupore, mi sono meravigliato il giorno successivo quando mi è giunta una chiamata da un numero sconosciuto.

Ero convinto si trattasse dell’ennesimo call center e mi stavo accingendo a rispondere con la solita risposta del tipo “no grazie, sono già a posto”, ed invece dall’altra parte del cellulare:

«Ciao, sono Oni, mi faceva piacere farti conoscere il mio numero così quando e se ti va puoi chiamarmi»

Dopo l’attimo di imbarazzo le ho detto che mi aveva fatto molto piacere ricevere la sua chiamata e che avrei immediatamente salvato in rubrica il suo numero.

Abbiamo prolungato per qualche minuto la nostra chiacchierata parlando, ovviamente, del giorno precedente e mi ha detto che le foto scattate erano davvero molto belle e ne era entusiasta.

Chiusa la telefonata ho salvato il suo numero e devo dire che oltre a farmi piacere mi ero un po’ meravigliato della sua chiamata.

Nei giorni che seguirono capitava spesso che Oni mi chiamasse solamente per un semplicissimo saluto mentre in altre occasioni ci dilungavamo a parlare di mille altri argomenti.

Le sue chiamate mi davano l’impressione che nascondessero qualcosa di particolare che non riuscivo a capire, immaginavo fosse il desiderio di trovare il momento per potermi parlare di qualcosa che le stava a cuore oppure instaurare un semplice rapporto amichevole con una persona molto più grande di lei per confessarmi qualche suo problema oppure semplicemente di chiedermi la disponibilità a ripetere con la sua amica un’altra camminata assieme.

Chi nella sua vita non ha sognato almeno una volta di vivere in una favola, una favola sbocciata come un fiore sul ramo di una pianta che regala il suo frutto a volte dolce altre amaro, che resta alla fine solamente il frutto della sua fantasia.
Storie inventate con compagni di viaggio o in viaggio da soli, in scenari fantastici reali o virtuali, tra maghe buone o streghe cattive,... quanti gli spunti, le voglie celate, i desideri irraggiungibili,... ogni favola però ha sempre avuto e sempre deve avere la sua “morale”.

 

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