Roberto Cazzulo
La Dama Bianca

Titolo La Dama Bianca
La misteriosa statua nel giardino del Portofino Kulm
Autore Roberto Cazzulo
Genere Narrativa      
Pubblicata il 25/10/2022
Visite 628
Editore Liberodiscrivere®
Collana Il libro si libera  N.  193
ISBN 9788893392990
Pagine 174
Prezzo Libro 18,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893393003

La storia di una statua che si trova sul retro del Portofino Kulm (Vetta), che domina da un lato Camogli e il Golfo Paradiso, dall’altro Santa Margherita Ligure e il Golfo del Tigullio. 
Una storia, dai tempi della Belle Epoque, intrecciata con le vicende personali del figlio del direttore dell’hotel.
 

Prologo
Non c’è posto migliore dove trovar pace se non nel Golfo Paradiso. Questo deve essere stato il pensiero del Cav. Sebastiano Gaggini, un ricco finanziere italo svizzero, quando decise di costruire uno dei più prestigiosi alberghi della Belle Époque, il Grand Hotel Portofino Kulm sul Monte di Portofino.
Investì gran parte dei suoi beni in questa impresa, prendendo spunto dal Grand Hotel Rigi Kulm vicino al lago dei Quattro Cantoni in Svizzera, noto per la sua classe e per la strepitosa vista del lago e dei monti circostanti. Il sogno del Cav. Gaggini era quello di portare la raffinatezza dei più prestigiosi hotel dell’epoca in una cornice naturale di rara bellezza, vicino alla sommità del monte che domina da un lato Camogli e il Golfo Paradiso e dall’altro Santa Margherita Ligure ed il Golfo del Tigullio. È veramente un angolo di Paradiso. Chiamò chef e camerieri provenienti dai migliori hotel d’Europa a gestire il Grand Hotel. 
Il successo fu immediato. Il Portofino Kulm divenne una nuova scoperta dell’aristocrazia e dell’intellighenzia europea, re e regine, nobili, poeti, scrittori e musicisti. La Riviera Ligure, rinomata per il suo clima, era la meta di molti ricchi che volevano ritemprarsi dalle fatiche, dalle guerre e dalle malattie che imperversavano in quei tempi e trovare  finalmente pace. Erano gli inizi del XX secolo e nessuno si immaginava di essere tragicamente alle porte di una guerra mondiale. La Belle Époque scomparve rapidamente e il Portofino Kulm, rinominato da Gabriele D’Annunzio con orgoglio italico il Portofino Vetta, andò giù con con lei, ebbe un primo tracollo. Dopo la grande guerra, quando Rapallo divenne la sede d’importanti trattati di pace, anche il Portofino Vetta accolse i diplomatici per conversazioni molto riservate sui tavolini delle sale interne o del giardino, sotto grandi tende per ripararsi dal sole, determinanti per stabilire il futuro equilibrio mondiale. Dopo la crisi del ’29, tuttavia, il Portofino Vetta si ritrovò con grossi debiti e la seconda guerra diede il colpo di grazia, dal quale non si riprese mai più, malgrado vari tentativi di rilancio.
L’hotel ancora oggi risplende sul crinale del monte, pronto per essere riaperto, tuttavia, resta desolatamente vuoto, distrattamente visto dai viandanti che dalla cima del monte scendono su sentieri a precipizio fino agli antichi borghi di Portofino, San Fruttuoso e San Rocco di Camogli, oppure si inerpicano fino alla cima del monte. Forse non notano neppure la statua di marmo alle spalle dell’hotel, raffigurante una donna che sembra spingere coraggiosamente il suo popolo verso un radioso futuro. Ai piedi di questa statua non c’è alcuna dicitura di chi sia lo scultore oppure a chi sia stata dedicata. La statua è stata la musa ispiratrice di questo romanzo e per questo chiamata con grande rispetto la Dama Bianca. 
Nel romanzo la storia vera e drammatica del ‘900 si intreccia le vicende personali del protagonista Ruggero Artini, figlio del direttore dell’hotel, che prima sposa la figlia di esuli russi, rifugiatasi in Liguria per sfuggire alle persecuzioni dopo la caduta dello Zar, poi resta vedovo e si rifà una vita a San Remo con la figlia di uno chef allievo del grande Georges Auguste Escoffier.
Il protagonista però ritrova la pace dopo grandi peripezie solo nel Golfo Paradiso, ritrovando il coraggio di ritornare al Portofino Vetta, rivedendo la statua della Dama Bianca.
Al di là di questa storia, del tutto frutto della fantasia, il romanzo ha molte chiavi di lettura, che riguardano anche i giorni nostri, dove ci sono altri avvenimenti che possono toccare le vicende personali di ciascuno di noi e dell’umanità intera, desiderosa di ritrovare la pace.
I riferimenti storici sono tratti da pubblicazioni e resoconti trovati nei libri citati in bibliografia, che si consiglia di consultare se si è interessati ad approfondire fatti realmente accaduti in Liguria nella prima metà del ‘900, e altri legati alle vicende dell’hotel che sono stati oggetto di articoli sulla carta stampata e sono disponibili in internet. 
Qualsiasi riferimento a persone o a vicende realmente accadute e fatti di storia inseriti per descrivere il contesto dove è ambientato il romanzo, è libera interpretazione dell’autore, che se ne assume qualsiasi responsabilità.
Personaggi Principali
(in ordine di apparizione)
Arturo Artini, direttore del Grand Hotel Portofino Kulm, sposato con Maria
Ruggero Artini, figlio di Arturo e Maria
Tat’yana (Tanya) Ivanovna Orlova, figlia di esuli russi, prima moglie di Ruggero
Anna Clementi, seconda moglie di Ruggero
Olga Ivanova Datsenko, giovane donna
Cronologia
(avvenimenti e fatti storici citati nel romanzo)
1905Inaugurazione della strada dal passo della Ruta al Grand Hotel Portofino Kulm poi rinominato Portofino Vetta
1906Apertura del Grand Restaurant
1907Inaugurazione del Grand Hotel
1915Inizio della prima guerra mondiale durante la quale il Portofino Vetta divenne sede di un ospedale militare
1917Rivoluzione di ottobre in Russia
1918Fine della prima guerra mondiale
1920Trattato di Rapallo tra il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni
1922Trattato di Rapallo tra la Germania e la Repubblica Socialista Federata Sovietica Russa
1929Crisi finanziaria dovuta al crollo della Borsa di Wall Street
1932Sentenza di fallimento del Tribunale di Genova e passaggio di proprietà del Portofino Vetta alla Cassa di Risparmio di Genova
1935Nascita dell’Ente autonomo Parco del Monte di Portofino
1939Invasione tedesca della Polonia e inizio della seconda guerra mondiale
1940Entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania e Giappone, e primi bombardamenti aerei e navali anglo-francesi su Genova, San Remo e altre città della Liguria
1941Vendita del Portofino Vetta alla Società Anonima Portofino Vetta 
1943Dichiarazione del Gen. Badoglio di armistizio e occupazione nazifascista dell’Italia, durante la quale il Portofino Vetta divenne sede di una guarnigione della Wehrmacht
1945Fine della guerra di liberazione in Italia e della seconda guerra mondiale. Il Portofino Vetta venne occupato per un breve periodo dagli americani
1970Proprietà del Portofino Vetta rilevata da una cordata formata dai camogliesi fratelli Massone, Orlando Crotti e l’imprenditore Micheletti
1990Il Portofino Vetta acquistato dalla Fondiaria Assicurazioni, poi diventata Unipol Sai.
1993Tragica morte di Raul Gardini, che sul Portofino Vetta aveva una scuola di management del Gruppo Montedison, durante l’inchiesta “mani pulite”
Cap I - Il Portofino Kulm
Cronaca tratta da Levante News – La voce del Tigullio [1]
Ad inizio ‘900, nel cuore della Belle Époque, le guide turistiche indicavano la Ruta di Camogli come una meta invernale. Si trova sulle pendici del monte che divide Camogli da Santa Margherita Ligure, noto allora come Monte Fino. La Ruta gode di un clima invidiabile, rinfrescata dalle brezze provenienti dal mare e riscaldata dal sole che dal mattino sino al tramonto splende e lentamente affonda nel Golfo Paradiso. Con boschi e con fasce coltivate ricche di ogni tipo di ortaggi e di frutti, che dal mare salgono fino alla sommità del monte. Profumi di salmastro che si mescolano a quelli dei fiori e dei frutti della terra. Un luogo ideale per essere la fonte d’ispirazione di musicisti, scrittori e poeti all’epoca del romanticismo, e anche luogo ideale per coloro che soffrivano di malattie che imperversavano in quel periodo e che richiedevano lunghe convalescenze in un clima temperato, quali la tubercolosi.
Un finanziere italo svizzero originario del Canton Ticino e residente a Parigi, il Cav. Sebastiano Gaggini, osservò tutto questo, intuì le grandi potenzialità del luogo e se ne innamorò perdutamente. Il Cavaliere era un gran visionario. Immaginò di costruire sulla vetta del Monte Fino il più grande e prestigioso complesso alberghiero della Riviera Ligure, se non del Regno d’Italia, per attirare clienti provenienti da tutte le parti d’Europa e del mondo. Il suo sogno era quello di portare la raffinatezza della vita parigina in una splendida cornice naturale e di grande suggestione quale la Riviera Ligure.
Ricordò che Friedrich Nietsche, filosofo, poeta, saggista e compositore tedesco, morto solo pochi anni prima, aveva magnificato quei luoghi durante una sua breve vacanza, definendo il Monte Fino un’isola dell’arcipelago ellenico. Nietsche faceva frequenti passeggiate sul monte, sino alle Pietre Strette, dove si diceva andasse di notte per osservare i fuochi fatui degli spiriti dei morti. Chissà cosa avrebbe scritto se avesse soggiornato al Portofino Kulm invece che in una piccola pensione, pensò il Cav. Gaggini. 
Per la sua realizzazione il Cav. Gaggini si ispirò al Rigi Kulm sul lago dei Quattro Cantoni in Svizzera, vicino a casa. Era un hotel pieno di fascino, rivolto a un turismo d’élite, con una vista mozzafiato sul lago e sui monti circostanti. Però certamente meno suggestivo del promontorio di Portofino che si affaccia sul Mare Mediterraneo. È così che nacque il Grand Hotel Portofino Kulm, che domina da un lato Camogli e il Golfo Paradiso, e dall’altro lato Santa Margherita Ligure e il Golfo del Tigullio. 
Il Cav. Gaggini aveva fatto fortuna nello sviluppo della rete ferroviaria francese. Per seguire i propri affari aveva dichiarato la propria residenza a Parigi. Oltre che godere dei piaceri della ville lumiere, coglieva ogni occasione per cogliere a Parigi le novità del secolo. Era un appassionato dei progressi della tecnica dalla metà dell’800 in avanti, l’elettricità, la radio, le locomotive a vapore, solo per fare alcuni esempi. Il Cav. Gaggini decise così di portare alcune di queste mirabilie in Italia per stupire gli ospiti altolocati che avrebbero passato le loro vacanze o brevi soggiorni al Grand Hotel Portofino Kulm. 
Quando il Cav. Gaggini decideva di fare qualcosa non lo fermava nessuno.
Ad esempio, volle sistemare all’aperto sul belvedere dei potenti cannocchiali per ammirare il mare ed il sole al tramonto; volle realizzare una saletta con un cinematografo, avendo visto a Parigi le prime proiezioni dei fratelli Lumiere; e volle costruire una strada carrozzabile per le automobili ancor prima che queste entrassero in produzione.
Nel 1905, in soli otto mesi, grazie ai propri capitali ed altri raccolti da una ristretta cerchia di amici, il Cav. Gaggini fu capace di inaugurare i 2.600 metri della strada privata che passando in mezzo al bosco dalla Ruta arriva al Grand Hotel. La strada fu progettata con una pendenza costante del 7 per cento per portare le automobili, che erano una rarità, tanto è vero che la prima vettura prodotta in serie, la mitica Ford Modello T, uscirà nel 1908, fino a quota 450 metri. A quei tempi la strada era chiusa da un cancello e a chi la percorreva senza essere ospite dell’hotel veniva chiesto un pedaggio, oggi è aperta al pubblico. 
Nei progetti originari la strada avrebbe dovuto proseguire fino a quota 610 metri, proprio sulla cima del Monte Fino, che in realtà è un pianoro. Fortunatamente questo secondo lotto non è stato mai realizzato. Negli anni trenta ci fu un tentativo di alcuni investitori locali, che ottennero il permesso del Duce Benito Mussolini per realizzare una strada litoranea carrozzabile che collegasse Camogli con Portofino e Santa Margherita, con ville prestigiose e vista mozzafiato sul mare. Si diceva allora per promuovere il parco a fini turistici, ma diciamolo, fu un tentativo di speculazione urbanistica che fortunatamente non arrivò a buon fine grazie all’inizio della seconda guerra mondiale. Non sempre tutto il male viene per nuocere.
Tornando al progetto del Cav. Gaggini, soltanto un anno dopo l’inaugurazione della strada carrozzabile, nel 1906 fu aperto il Grand Restaurant e nel febbraio 1907 fu inaugurato il Grand Hotel con più di cento camere e alcune suite per gli ospiti di maggior riguardo. Le sale da pranzo, con splendidi decori in stile liberty, furono fotografate e pubblicizzate in tutta Europa. Il complesso era attorniato da un giardino rigoglioso di piante orientali, importate dalla Cina e dal Giappone. 
Il successo fu immediato. Il Portofino Kulm divenne la nuova meta dell’aristocrazia e dell’intellighenzia europea. Ospiterà abitualmente la Regina Margherita di Savoia ed altri membri della famiglia reale. Guglielmo Marconi, quando non era impegnato sul suo panfilo Elettra a compiere esperimenti in mare aperto, inviando messaggi radio fino in Australia, non lesinava passare il suo tempo e meditare nuove imprese al Portofino Kulm. Giacomo Puccini, autore di celeberrime opere liriche, quali la Tosca, la Turandot, La Boheme, Madame Butterfly, trovava ispirazione tra le piante del giardino botanico. Gabriele D’Annunzio, scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico e patriota italiano, soggiornò diverse volte nel Grand Hotel e tra l’altro convinse il Cav. Gaggini a ribattezzare il Portofino Kulm con l’italico Portofino Vetta. Forse dimenticando che “kulm” deriva dal latino culmen, cima, e non da una lingua barbara. Tuttavia non mancò di scrivere entusiasticamente “alleluia” sul Libro d’Oro dell’hotel. Questo Libro d’Oro era costellato di nomi che fanno parte della storia dei primi del ‘900: re e regine, principi, capi di governo, ministri italiani e stranieri che privilegiavano il Portofino Kulm come luogo d’élite, molto riservato. Va detto che gli ospiti più illustri soggiornavano nell’hotel su invito del Cav. Gaggini, che non badava a spese. Era una moderna forma di pubblicità. Il Cav. Gaggini pubblicava una rivista in cui erano descritti e fotografati gli eventi e gli ospiti più illustri del Grand Hotel, distribuita periodicamente in tutte le principali città europee, nei circoli privati e nelle piazze della borsa. 
Al Portofino Kulm arrivavano anche molti ospiti stranieri, poeti, scrittori, musicisti, filosofi, nobili e magnati provenienti da ogni parte d’Europa. Rosa Luxemburg, la rivoluzionaria polacca di famiglia ebrea e di cittadinanza tedesca, soggiornò al Portofino Kulm per scrivere saggi e libri socio-politici, distanti dal pensiero di Karl Marx, ma forieri del nascente partito comunista tedesco. 
Il Grand Hotel andò avanti a gonfie vele per alcuni anni, con notevoli investimenti per mantenere altissima la qualità dei servizi e per organizzare grandi ricevimenti, con ospiti di eccezione, non pienamente compensati dai lauti guadagni. Una camera del Grand Hotel, non tra le più lussuose, costava più del doppio di quella di altri alberghi, come il Delfino a Portofino. Una differenza ragguardevole anche se si trattava di strutture decisamente più modeste. 
Il periodo della Belle Époque però stava finendo e la vicenda del Portofino Vetta seguì la tragica storia degli inizi del ‘900. Dopo i fasti e le grandi ambizioni dei primi anni seguì una guerra mondiale e il Grand Hotel subì un tracollo. I generali del Regno d’Italia piazzarono sul Monte di Portofino una fabbrica di carbone ricavato dalla legna dei boschi, che era di buona qualità, la roverella. Il carbone veniva bene per le truppe e per la povera gente, che veniva a prenderselo sul posto. Nei negozi un chilo di carbone costava come uno di pane e non tutti potevano permetterselo.
Il Gran Hotel fu trasformato in un ospedale militare. Suo malgrado il Cav. Gaggini accettò per spirito patriottico questa trasformazione, le stanze dell’albergo furono occupate dagli ufficiali reduci dal fronte. Cercò di trattenere una parte del personale di servizio, nella speranza di poter ripartire rapidamente alla fine della guerra. Il Cav. Gaggini era proprio un inguaribile ottimista.
Dopo la guerra, il Portofino Vetta cercò di tornare al suo antico splendore, grazie a una frenetica attività diplomatica nel Tigullio collegata ai trattati internazionali di pace. Basti ricordare il trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, con il quale il Regno d’Italia ed il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni stabilirono consensualmente i confini, nel rispetto dei principi di nazionalità e di autodeterminazione dei popoli sanciti dalla Conferenza di Parigi. Esso rappresentò la conclusione del processo risorgimentale di unificazione del Regno d’Italia con l’annessione di Trieste, Gorizia, Pola e Zara. 
Il trattato di Rapallo del 16 aprile 1922 invece sancì un accordo tra la Germania e la Repubblica Socialista Federata Sovietica Russa per una ripresa delle relazioni diplomatiche ed economiche tra le due nazioni, che dopo la guerra si sentivano isolate sulla scena politica internazionale. Con il trattato Germania e Russia decisero di rinunciare alle rispettive richieste di rimborso per i danni provocati dalla guerra e d’indennizzo dei beni espropriati, in cambio di una ripresa degli scambi commerciali. L’accordo avvenne al margine della Conferenza internazionale economica di Genova e fu sottoscritto dal ministro degli esteri tedesco della Repubblica di Weimar, Walther Rathenau, e dal suo omologo sovietico Georgij Vasil’jevic Cicerin. Il trattato fu firmato nelle sale dell’Imperial Palace Hotel di Rapallo, che oggi si trova nel comune di Santa Margherita, ma i diplomatici erano sparsi in tutti gli hotel dei dintorni, compreso il Portofino Vetta. Purtroppo questo trattato non ebbe lunga vita, con l’avvento del nazismo in Germania e del comunismo nell’Unione Sovietica. 
Finito il periodo d’oro della diplomazia e dei trattati internazionali nel Tigullio, il Portofino Vetta tornò ad avere grosse difficoltà finanziarie.
Il Cav. Gaggini morì improvvisamente per un colpo al cuore, forse dovuto anche alle difficoltà di trovare linee di credito sufficienti per coprire i debiti. Gli eredi dovettero far fronte ad una ipoteca sul Portofino Vetta di 625.000 Lire, circa 600.000 Euro al giorno d’oggi. Non avevano disponibile questa grossa somma e per salvare il salvabile si rivolsero alla Cassa di Risparmio di Genova. La Banca l’8 febbraio 1927 concesse un credito di 1.650.000 Lire, circa 1.400.000 Euro. Sembrarono più che sufficienti per rilanciare alla grande l’hotel. 
Tuttavia, lo spirito della Belle Époque si era perso definitivamente e stava sopraggiungendo una crisi economica e finanziaria che sfociò nel crollo della Borsa di Wall Street del 1929, portando ad una profonda depressione che sconvolse tutto il mondo, dall’America all’Europa. La produzione industriale si fermò. I salari ed i risparmi persero di valore, molta gente si trovò disoccupata ed affamata in mezzo ad una strada. Questa crisi, come è ovvio che fosse, colpì profondamente e quasi irrimediabilmente anche il Portofino Vetta.
Nel dicembre 1931, i creditori chiesero il fallimento del Grand Hotel e molti speculatori si dichiararono pronti ad acquistare il complesso per poche lire. La Cassa di Risparmio aspettò una sentenza di fallimento del Tribunale di Genova e nel maggio 1932 prese possesso della proprietà. 
Nel 1935 qualcuno sperò in un rilancio dell’hotel quando nacque l’Ente autonomo Parco Monte di Portofino, inteso a tutelare il patrimonio naturalistico e paesaggistico del promontorio. L’Ente si lanciò nella progettazione di una strada carrozzabile che partendo da Camogli, salendo sulla Ruta e passando per il Portofino Vetta sarebbe arrivata sino a Portofino, collegandosi con Santa Margherita. La litoranea avrebbe reso disponibili ampie zone impervie, molte delle quali tutt’ora accessibili solo a piedi o in mountain bike. 
Fortunatamente questo programma di valorizzazione del territorio fu interrotto agli inizi della seconda guerra mondiale, sostituito da un piano di rafforzamento delle difese militari. Il promontorio di Portofino era un avamposto strategico per la difesa della costa e quella antiaerea, con bunker in cemento armato sopra Punta Chiappa, su cui erano collocate delle batterie di cannoni puntate verso il mare, e con postazioni e camminamenti su tutto il monte, sino a San Fruttuoso e a Portofino. Di notte e di giorno era un brulicare di soldati che percorrevano i sentieri del monte.
Nel settembre 1941 la Cassa di Risparmio deliberò di vendere il complesso alberghiero ed i terreni circostanti alla Società Anonima Portofino Vetta, al prezzo di 1.700.000 Lire, cioè circa un milione di Euro. Questa cifra era molto inferiore a quanto la Banca avesse speso per l’acquisto e per l’ampliamento del Grand Hotel nei nove anni della sua gestione. Il complesso alberghiero infatti era stato valutato nel 1927 più di tre milioni di Lire, circa due milioni e mezzo di Euro al giorno d’oggi, e la Banca aveva speso per i successivi ampliamenti circa quattro milioni di Lire, cioè più di 3 milioni di Euro. Facevano parte della Società Anonima Portofino Vetta alcuni grandi imprenditori genovesi che godevano della protezione del Duce, tra i quali il Grand’Ufficiale Ettore Bocciardo, ideatore dell’Ente Parco (proprietario di diverse concerie), il Senatore Attilio Odero (industriale dell’acciaio e proprietario di alcuni cantieri navali) ed il Conte Bruzzo. Il Prefetto Albini presentò la proposta al Duce, il quale diede il suo pieno assenso.
L’8 settembre 1943, come è noto, il Capo del Governo e Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio annunciò alla radio: «Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.» 
L’armistizio firmato con gli anglo-americani e la successiva fuga dalla capitale del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto causò il crollo dell’apparato politico e militare italiano. Nelle settimane immediatamente successive più di 800.000 soldati italiani vennero catturati e destinati a diversi campi di concentramento. Benito Mussolini fu arrestato e portato in una prigione sul Gran Sasso. Liberato pochi giorni dopo dai paracadutisti e dalle SS, fu portato al cospetto di Hitler, ritornò in Italia e fondò la Repubblica Sociale di Salò. Il Nord Italia fu occupato dai nazifascisti. 
Sul Monte di Portofino, gli ufficiali della Wehrmacht e della Kriegsmarine presero il controllo delle fortificazioni e delle batterie italiane ed occuparono una gran parte degli hotel e delle ville circostanti. A Santa Margherita il comando tedesco fu dislocato al Grand Hotel Miramare e a Portofino al Castello Brown. Al Portofino Vetta fu sistemata una guarnigione della Wehrmacht di più di 180 effettivi e vicino all’hotel furono posizionati 4 obici da 88 mm, puntati verso la costa di levante fino a Chiavari, per contrastare un’eventuale invasione degli alleati anglo-americani che stavano risalendo la penisola, mentre furono posizionate numerose mine per difendersi da un eventuale sbarco.
In vetta l’osservatorio antiaereo della Luftwaffe aveva in dotazione sofisticati apparecchi radio per intercettare le conversazioni degli aerei nemici. Al semaforo nuovo c’era un telemetro della Marina, che permetteva di intercettare le navi nemiche al largo. [2] 
Postazioni che tuttavia non evitarono i severi bombardamenti navali ed aerei su Genova e sulle altre cittadine della Riviera. 
Iniziò una guerra civile che durò quasi due anni, con la nascita di un movimento partigiano di liberazione, che coordinò la lotta armata condotta nell’Italia occupata da formazioni quali le Brigate Garibaldi, le Brigate Matteotti, le Brigate Giustizia e Libertà, capaci di contrastare l’esercito nazifascista, prima ancora dell’arrivo degli anglo-americani che stavano risalendo l’Italia. La resa dei tedeschi era vicina.
L’ufficiale al comando della guarnigione tedesca al Castello Brown, molto temuto per torture e eccidi sul posto di dissidenti e prigionieri politici, come fu dimostrato anni dopo, dette l’ordine in caso di ritirata di radere al suolo Portofino, farcendo saltare le strade, i moli, nonché le ville del borgo, preventivamente minate. Fu dissuaso all’ultimo momento, il 23 aprile 1945, dalla Baronessa Jaennie Watt Von Mumm, una nobil donna di origine scozzese, vedova di un diplomatico tedesco, che affrontò coraggiosamente l’ufficiale intimandogli “domani il sole sorgerà ancora”, forse una frase in codice. Il mattino dopo le truppe tedesche abbandonarono Portofino, ma nulla venne distrutto. [3]
Dopo la liberazione, per un breve periodo il Portofino Vetta fu occupato dai soldati americani, dopodiché qualcuno cercò di farlo diventare un casinò, ricordato più che altro per una banda di malfattori che rapinavano i clienti di notte, dopo le loro giocate, lungo la strada carrozzabile che porta alla Ruta.
Durante il boom economico negli anni ’60 le fortune del Grand Hotel Portofino Vetta non volsero al meglio. La gente aveva voglia di divertirsi al mare. Una residenza sul Monte di Portofino faceva solo ammirare tristemente il mare da lontano. 
Il silenzio del parco poi male si adattava alla musica sparata nei jukebox. Gli ospiti del Grand Hotel restavano isolati come in una località di montagna e non di mare. Era sparita quell’élite che gradiva stare lontana dalla folla, nascondendosi dagli sguardi inopportuni e dai raggi del sole. Gli attori americani preferivano farsi vedere a bordo degli yacht accostati ai moli del porticciolo di Portofino, per poi finire nelle foto a colori dei rotocalchi.
Negli anni ‘70 la proprietà dell’albergo fu rilevata da una cordata formata tra gli altri dai camogliesi fratelli Massone, Orlando Crotti e l’imprenditore Micheletti, che provarono a lanciare l’albergo per organizzarvi convegni, ospitando nella dependance dell’albergo una mostra di quadri e di tappeti antichi. 
Negli anni ‘90 il Portofino Vetta fu acquistato dalla Fondiaria Assicurazioni, poi diventata Unipol Sai. Raul Gardini, coniuge di Idina Ferruzzi, divenuto proprietario di aziende quali la Montedison, vi stabilì una scuola aziendale che andò avanti fino alla morte dell’imprenditore, che avvenne in circostanze tragiche, nel 1993, durante l’inchiesta giudiziaria di “mani pulite”. 
Dopodiché, qualche altro imprenditore meno noto al pubblico ha cercato di portarci una Spa extra lusso e ci sono stati altri tentativi di rilancio, purtroppo senza successo. Il Grand Hotel Portofino Vetta resta ancora desolatamente vuoto, senza nessun investitore in grado di rinverdire i fasti della Belle Époque, se fosse possibile. La struttura è transennata, restano le guardie giurate che lo presidiano per evitare che sia vandalizzato. Dalle finestre si vedono i saloni arredati e le camere con le persiane accostate. Distrattamente ci passano di fianco i turisti che amano vagare per i sentieri del Monte di Portofino, senza troppo riguardo per i segni indistinguibili della Belle Époque, compreso la statua della Dama Bianca, la vera protagonista di questo libro, posta sul retro della dependance dove una volta c’era il Grand Restaurant, all’inizio del sentiero che porta alle Pietre Strette, al Faro vecchio o al Faro nuovo sul Monte di Portofino. 

La storia di una statua che si trova sul retro del Portofino Kulm (Vetta), che domina da un lato Camogli e il Golfo Paradiso, dall’altro Santa Margherita Ligure e il Golfo del Tigullio. 
Una storia, dai tempi della Belle Epoque, intrecciata con le vicende personali del figlio del direttore dell’hotel.

 

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