M. Gisella Catuogno
Nel baule della nonna

Vedi
Titolo Nel baule della nonna
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Narrativa - Memoria del Territorio      
Pubblicata il 06/01/2023
Visite 114

 

 

A Rio nell’Elba, nei locali della Pro Loco, in via Garibaldi, è in atto dall’8 dicembre e per tutto il periodo natalizio, la splendida mostra “La Storia nel baule della nonna”, organizzata dal Comitato Feste e tradizioni di Rio nell’Elba “Donne5.0”.

In due ampi locali, allestiti con grande cura e buongusto, e arricchiti da bei mobili antichi, quadri, suppellettili, serviti in porcellana, lavabi e brocche in ceramica fiorita, si dipanano ai nostri occhi i tesori dei corredi d’antan: camicie da notte e biancheria intima finemente ricamate, lenzuola, federe, tende, tovaglie, asciugamani con raffinati inserti di pizzo macramè o chiacchierino, indumenti da neonato ed eleganti abiti da sposa leggeri come nuvole. Almeno tre generazioni di donne – da inizio ‘900 agli anni ’70 – hanno nel tempo lavorato a tali manufatti: fidanzate, intente a preparare il corredo di spose, chine sul cucito con i loro visi freschi di gioventù, le capigliature nere, lo sguardo attento a non sbagliare il punto pieno, il punto a giorno, sognando l’innamorato o semplicemente l’amore; spose in attesa di un figlio, alle prese con i camicini, i bavaglini, la fasce a cui mettere le cifre, le scarpine da neonato, scegliendo tra le matassine da ricamo, i colori neutri da usare, il verde chiaro, il giallo pulcino – sarà maschio? sarà femmina? – piuttosto che il rosa o il celeste. Ma anche le donne mature e le nonne – sempre che la vista reggesse, così come la fermezza dell’ago – avranno continuato a produrre tesori, con le loro mani di fata, tramandando quell’arte bella e faticosa, sorvegliando le più giovani, le più svogliate, e tirando su, a forza di orli a “giornino”, le bambine, destinate, come quasi tutte, a diventare ricamatrici più o meno provette.

E ce le immaginiamo le “scuole di ricamo” che esistevano in ogni paese, con la maestra e le sue allieve, dove non solo si imparava a prepararsi il corredo, ma anche a “stare al mondo”: consigli di vita, rimproveri, incoraggiamenti, commenti alle notizie belle o brutte ascoltate alla radio, valutazioni di un romanzo di Delly o di Liala appena letto, racconto dell’ultimo fotoromanzo di “Grand Hotel”, fatti di paese, pettegolezzi, confessioni, confidenze, risate e lacrime.

In una società dove fuori dalle mura domestiche lavoravano soltanto le più povere – le lavandaie ai Canali, le donne di servizio nelle case dei notabili del luogo – o le più fortunate – le maestre –, mentre gran parte del microcosmo femminile si poteva vantare di essere mantenuta dal marito – operaio, marinaio, impiegato, commerciante –, la dedizione al ricamo o al confezionamento di biancheria da tavola o da letto era  considerata un’arte nobile e dignitosa, da insegnare alle generazioni più giovani e attraverso cui lasciare, almeno alla famiglia e agli eredi, la traccia gentile del proprio passaggio nel mondo.

 

 

 

 

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi