M. Gisella Catuogno
Gli amori di Jane/Jane Austen: amori di cuore e di penna (II°capitolo) Ed. Liberodiscrivere

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Titolo Gli amori di Jane/Jane Austen: amori di cuore e di penna (II°capitolo) Ed. Liberodiscrivere
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Narrativa      
Pubblicata il 09/02/2023
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   Addobbare la casa per il Natale e fare l’albero era per le ragazze Austen un’occasione speciale: mentre al grande abete ci pensava il babbo, che lo portava in soggiorno ancora odoroso di resina, a loro spettava il compito di cercare le fronde adatte a confezionare la ghirlanda da appendere fuori della porta, la corona dove collocare le quattro candele dell’Avvento, una per settimana, e i rametti di pungitopo e di vischio con cui ornare le stanze: ogni angolo dell’abitazione doveva parlare della festività in arrivo e dell’atmosfera d’attesa del grande evento. La mamma si affidava a loro, dato che lei, in quel periodo, aiutava il marito nella preparazione della chiesa e dei riti. Cominciavano dopo la prima settimana di dicembre; presto sarebbe stato anche il compleanno di Jane e per quel giorno tutto doveva essere pronto e tirato a lucido: a quest’ultima incombenza per fortuna ci pensava la servitù, che andava comunque diretta. Poi c’erano gli spostamenti nella città vicina, dove le soste alle mercerie, per nastri, guanti e cuffie erano interminabili.

Naturalmente, per i suoi vent’anni Jane aveva ottenuto di comprarsi un abito nuovo e la scelta, condivisa con la sorella, la elettrizzava. Insomma, in quelle settimane, la canonica del reverendo George e della sua numerosa famiglia era in grande fermento: del resto succedeva così in ogni casa di Steventon dove ci fossero ragazzi e ragazze, specialmente in età da marito.

Il sedici dicembre, giorno del compleanno di Jane, il pranzo era culminato in un’ottima torta di mele della nuova cuoca e i regali di genitori e fratelli, accompagnati dagli auguri intonati al piano; nel pomeriggio, il rito del tè aveva riunito nel salotto gli amici più cari e i vicini più simpatici, ma l’attesa era tutta per la sera, quando le sorelle Austen, con adeguata compagnia maschile, si sarebbero recate in carrozza a Basinstoke, per il ballo: la cittadina, famosa nella contea per le sue birrerie e il buon tenore di vita dei suoi abitanti, sapeva organizzare infatti splendide feste danzanti, da cui le fanciulle di tutto  il distretto erano attratte come le api dal nettare dei fiori. Così era anche per Cassandra e Jane: quando ebbero congedato gli ultimi ospiti, infatti, senza nemmeno cenare, si fiondarono in camera a prepararsi: gli abiti, nel consueto stile impero che furoreggiava in Francia e, da lì, anche in Inghilterra – malgrado l’ostilità antinapoleonica – si modellavano a perfezione sui morbidi corpi delle due ragazze, mentre i loro colori, grigio perla l’uno e rosa antico l’altro, ne esaltavano l’incarnato e la finezza dei lineamenti. Ma era la pettinatura a richiedere le maggiori cure: i capelli venivano raccolti in alto, lunghi riccioli ricadevano ai lati, la fronte era ornata da una movimentata frangetta e una coroncina di perline esaltava il tutto.

Quando si presentarono alla vista dei genitori, né Cassandra né George poterono impedire ai loro occhi di inumidirsi per la commozione: che belle figlie avevano! I fratelli, invece, le prendevano in giro, facendo loro inchini esagerati, mimando in ginocchio accese dichiarazioni d’amore, in versi improvvisati, e fingendo svenevoli estasi al cospetto di tali bellezze. Jane e Cassandra stavano al gioco, divertendosi a loro volta e rispondendo in rima alle scherzose sollecitazioni.

La serata fu felicissima per le sorelle Austen e la minore non si perse nemmeno un ballo: Cassandra la vedeva volteggiare come una nuvola rosa al primo sbadiglio dell’alba e si augurava con tutto il cuore che incontrasse qualcuno veramente speciale: lo sapeva, Jane non si sarebbe mai accontentata di un matrimonio di pura convenienza, ma, al contempo era abbastanza smagata da non innamorarsi facilmente.

Lei, invece, il suo amore lo aveva già trovato ed era con lui infatti che aveva ballato per quasi tutta la festa: si chiamava Tom Fowle e proprio un paio di mesi prima aveva accettato di diventare cappellano di Lord Crave, in una spedizione nelle Indie Occidentali. Al suo ritorno si sarebbero sposati: non vedeva l’ora. Tom le piaceva fisicamente – la sua vicinanza le accelerava i battiti del cuore – ma anche per il suo carattere pacato e protettivo: sarebbe stato un ottimo marito e un ottimo padre, ne era sicura. I suoi l’avevano già conosciuto e ne erano rimasti contenti, specialmente il padre, che lo considerava un collega.

Mentre fantasticava sul suo matrimonio prossimo venturo, finalmente seduta a un piccolo tavolo in un angolo della sala, e Tom le stava chiedendo se voleva qualcosa da bere e da mangiare, la raggiunse Jane visibilmente trafelata:

“Hai sentito l’ultimo ritmo? Davvero infernale! Sono stanca morta… mi siedo anch’io e vi faccio compagnia”

“E il tuo ultimo cavaliere? Non ti ha nemmeno accompagnata? E’ un cafone!”

“Ma no, poveretto, sono stata io a insistere per venire da sola… le ragazze l’assediavano… gli ho detto di accontentare le sue fanciulle e di non pensare a me… del resto era troppo appiccicoso per i miei gusti!”

“Ma come? Non ti attraeva nemmeno un po’?”

“No, Cassy, che ci posso fare? Lo so che tu e mamma ci terreste tanto che avessi un fidanzato, ma nemmeno stasera ho incontrato qualcuno che mi facesse battere più forte il cuore!”

“Come Tom a me!” rispose la sorella accarezzando con lo sguardo l’innamorato

“Ecco, appunto” confermò Jane lasciandosi cadere sulla sedia “che bello, sedersi! Penso di aver fatto venti balli di seguito, senza prendere fiato!”

“Una bella resistenza, cognata!” intervenne Tom

“Adesso riposati, cara, sei tutta accaldata e la pettinatura ha bisogno di un controllo”  aggiunse Cassandra

“Sì, ora mi riposo e mi rinfresco, ma dopo, un ultimo ballo prima di andarcene me lo voglio fare!”

“Con quale cavaliere?”

“Uno qualsiasi, Cassy, anche Tom, me lo presti vero? A me interessa il ballo in sé e non tanto il cavaliere, lo sai no?”

“Andiamo bene!” esclamò sconsolata la sorella “allora al ballo non troverai mai marito!”

“Mai dire mai… magari una sera mi vedrai volteggiare estasiata guardando negli occhi il mio partner e sarà amore puro!” concesse Jane, abbandonandosi a una risata che la rese particolarmente attraente agli occhi di chi la guardava in quel momento.

 


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