Pier Paolo Sciola
Fiori Virus e Stelle Comete

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Titolo Fiori Virus e Stelle Comete
Autore Pier Paolo Sciola
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 07/01/2003
Visite 2599
Punteggio Lettori 70


1.
Una bambina cieca vendeva dei fiori nella strada più importante di una grande città. Si chiamava Lilia, aveva i capelli biondi e conosceva tutte le lingue del mondo. Come le avesse imparate nessuno sapeva dire. Dove e come cogliesse i fiori, che erano i più freschi e odorosi della città, nessuno sapeva dire. Come facesse a riconoscerli e a distinguerli nessuno sapeva dire. Sapevano soltanto che era cieca e che sorrideva sempre.
Non chiedeva denaro per i suoi fiori, ma sul banco era una ciotola con questa scritta: Chi può mettere, metta. Chi non può mettere, prenda.
E quasi tutti, specie i poveri, mettevano.


2.
Una cometa diecimila volte più grande di quella di Natale vaga nello spazio come un missile e un giorno potrebbe esplodere, producendo una massa di detriti attraverso i quali dovrebbe passare la Terra.
Chyron, ‘la cometa che uccide’, la cui storia è stata ricostruita da due astronomi di Manchester, ha già colpito una volta, sessantacinque milioni di anni fa. E questa sarebbe stata la vera causa della scomparsa dei dinosauri.
(Diffidate delle imitazioni).


3.
Dove sta scritto che l’uomo sia destinato alla felicità? Eppure tutti crediamo di essere condannati a diventarlo. In realtà le prigioni non sono mai state così desolatamente vuote. E solo pochi affrontano la morte con il sorriso sulle labbra.
Perché la rappresentazione della felicità ci suona sempre così falsa di contro alla verità del dolore? Non sarà che la felicità è roba d’altri, mentre il dolore è cosa nostra?
Da che mondo è mondo, l’uomo ha messo in scena la sofferenza. Il piacere? Attimi fuggenti rubati alla distrazione di Dio, cose di cui provare un po’ di vergogna.
(Non si accettano pagamenti dilazionati).


4.
Siede da sola sulla panchina. Si chiama Stella e ha poco più di vent’anni. Dietro di lei è la piazza, con le pianelle di cemento a quadretti sulle quali milioni di scarpe hanno scritto brandelli di inutili poesie. Solo il marciapiede la separa dalla strada e dalle pigre automobili che vi scorrono in questo lento pomeriggio domenicale. La brezza che soffia dal mare riesce unicamente a rendere meno insipido il lieve tanfo di guano che centinaia di piccioni hanno sparso sulla nausea del dopopranzo.
Le braccia conserte, Stella fissa con ostinazione il vuoto davanti a sé. Un’ombra di preoccupazione le gonfia le labbra. Non sa cosa farà esattamente. Non lo ha mai saputo. Accanto a sé, sulle assi della panchina, una lattina di aranciata. Ne prende un piccolo sorso, meccanico, come per umettarsi le labbra. Poi le braccia tornano ad incrociarsi sul suo petto. Quasi avesse paura di disperdere un solo grado del calore vuoto che raffredda la sua desolazione interiore.
L’auto di Alex accosta il marciapiede, fermandosi di fronte alla ragazza. Solo pochi metri li separano, ora. Alex spegne il motore. Si rilassa sullo schienale, emettendo un sospiro di stanchezza. Come chi ne abbia veramente le palle piene. Guarda fisso davanti a sé. Anche lui cupo e assorto. Sperando di recuperare in pochi istanti l’energia per affrontarla. In attesa anche di un segnale di ravvedimento.
Stella continua a fissarlo dalla panchina. Ma niente si muove in lei, men che meno la sua volontà. Così aspetta che accada qualcosa. Non ha voglia di lottare. Semplicemente, cerca di godersi la spossatezza che la invade.
(Avvicinati di più: la sentirai vibrare).


5.
Un giorno arrivò da Lilia un ragazzino dagli occhi tristi e dai capelli arruffati. Per un po’ stette a guardare i fiori che riempivano la bancarella, affascinato dalla vivacità dei colori, rapito dal profumo che emanavano.
Poi disse: “Mi piacerebbe averne uno.”
“Non hai che da scegliere” rispose Lilia.
Il ragazzino scosse la testa, benché la fioraia non potesse vederlo. “Quello che interessa a me però è un fiore speciale.”
“Speciale come?” si stupì lei.
“Un fiore che faccia innamorare” precisò il ragazzino. “Esiste?”
Lilia fece una smorfia con le labbra. Non era la prima volta che riceveva richieste strane, ma questa le batteva tutte.
“Certo che esiste” disse.
“E potrò averne uno?” domandò il moccioso, con gli occhi che già gli si erano fatti lucidi di speranza.
“Credo di sì” disse la bambina cieca. “Però non è tanto facile da trovare. Posso provarci.”
“Ti darò tutti i soldi che vuoi. È ricco mio padre.”
Lei annuì distrattamente. Stava pensando che non era una questione di soldi. Poi fece: “Posso chiederti una cosa?”
“Certo.”
“A che ti serve?”
“Cosa? Il denaro?”
“No, il fiore.”
Il bambino tornò pensieroso. “E’ per una smorfiosa di cui mi sono innamorato.”
“Ma lei neppure ti vede, no?” concluse Lilia al posto suo. “E’ così?”
“Sì” si stupì quello. “Come hai fatto a indovinare?”
La bambina rispose con un’alzatina di spalle. Disse: “Domani spero di avere con me il fiore che cerchi.”
Il ragazzino annuì, le fece un cenno di saluto – che lei non poté vedere – e si allontanò, il cuore gonfio di speranza.


6.
Un giorno Dio si sentì male, finché cadde gravemente ammalato e in poco tempo fu in punto di morte. Siccome era pur sempre Dio – ancorché non al meglio delle sue condizioni – la sua fu una dipartita altamente spettacolare.
Quando Dio esplose, il suo Essere si frantumò in mille pezzi. I mille pezzi di Dio caddero sulla terra e, poiché erano dotati di uno spirito costruttivo, presto presero a riprodursi, pur tra le immancabili difficoltà. Tuttavia si comportavano come stupide cellule di un organismo molto complesso. Ognuna di esse serbava in sé delle reminiscenze di una vita precedente e sentiva di avere un compito particolare da assolvere. Nessuna cellula però possedeva una chiara percezione del Tutto che si era disintegrato e che bisognava in qualche modo ricomporre.


7.
La molecola del DNA contenuta all’interno di qualsiasi cellula vivente – animale, vegetale o umana che sia – contiene il complesso delle informazioni che definiscono in tutti i particolari le trasformazioni di un individuo nel corso della sua esistenza. Queste scoperte hanno permesso ai ricercatori di clonare, ossia di produrre in serie, i singoli geni, di studiarne le specifiche funzioni, di trasferirli da un organismo all’altro.
Assisteremo un giorno all’avvento dell’ingegneria etica?



8.
Finalmente Alex scende dalla macchina. Raggiunge la panchina. Si siede accanto a Stella. Nessuno dei due ha molta voglia di parlare. Stanno a lungo in silenzio. Finalmente lui si decide.

ALEX A che ora pensi di essere pronta?
STELLA Pronta a che?
ALEX A venire via.
STELLA Con te?

Lui annuisce.

STELLA Dove?
ALEX Con me. Io non sono un luogo.
STELLA E che cosa sei?

Una lunga pausa. Un piccione, di fronte a loro, si dà da fare con un po’ di becchime. Alex lo osserva, finché i contorni non si fanno sfuocati.

ALEX Sono come lui.

E indica il piccione.

STELLA Cioè?
ALEX Uno che si accontenta delle briciole.

Stella lo guarda, colma dello stupore della sua mente semplice, aliena dalle generalizzazioni.

STELLA Ti riferisci a me?

Lui scuote il capo lentamente. Come chi abbia pena della cecità altrui.

ALEX Siamo tutti delle briciole.
STELLA Anche il piccione?
ALEX Lui più degli altri. Perché lo ignora.

La ragazza ha una rapida espirazione.

STELLA Mi sento un po’ meglio.

Avvicina la spalla a quella di Alex, come volendo appoggiarvisi, in cerca di sostegno e protezione. Timidamente. Ancora schiava di pozzanghere d’orgoglio che non si decidono a evaporare. Lui se ne accorge. Le cinge la spalla con un braccio.

ALEX Eri più allegra stamattina…
STELLA Recitavo.
ALEX Non sei una brava attrice.
STELLA E’ che non ho ancora trovato il ruolo giusto.


9.
Le cellule che non rispettano più le istruzioni ricevute si dice che siano impazzite. Le cellule impazzite formano degli agglomerati chiamati tumori, ovvero costituiscono un principio di criminalità organizzata. I tumori – molto maleducatamente – provocano la morte dell’organismo che li ospita.
Dio non vuole tumori nel proprio organismo. Che sia esploso in conseguenza di una formazione neoplastica non presa in tempo?


10.
Chiamasi metastasi (dal gr. methistànai = spostare) l’insediamento in un organo o in un tessuto di agenti infettivi, di cellule patologiche provenienti per via sanguigna o linfatica da un focolaio primitivo più o meno lontano. Le metastasi di cellule patologiche sono uno dei fenomeni che caratterizzano le neoplasie maligne.


11.
Una volta Dio mandò sulla Terra una cellula segreta. La sua missione consisteva nel ricordare alle altre cellule le istruzioni ricevute che, in tutto o in parte, venivano facilmente dimenticate. Succedeva infatti che una cellula ammazzasse l’altra o che si unisse carnalmente con cellule proibite o che credesse di essere la miglior cellula di tutte. E così via peccando. Naturalmente finivano per rovinarsi, e in breve tempo la Terra diventò un caos.
Ecco perché l’Onnipotente inviò il suo agente segreto: per contrastare il disegno maligno di chi voleva impedire la sua ricomposizione unitaria.


12.
L’indomani, mentre si recava a scuola, il ragazzino passò di nuovo davanti alla bancarella di Lilia. Udendone i passi concitati, la piccola fioraia capì di chi si trattava.
“Ho trovato il fiore che cercavi” si affrettò a dirgli.
“Davvero?” fece lui tutto contento. Già pregustava i futuri trionfi amorosi. “E farà veramente innamorare quella mocciosa che non mi vuole?”
“Certo” rispose Lilia, semplicemente. “Farà innamorare qualsiasi bambina cui lo offrirai, però…”
“Però?” chiese impaziente il ragazzino, che era tutto orecchie, non soltanto perché le portava a sventola.
“Però lei dovrà metterlo in un vaso senza fargli mai mancare l’acqua. Sai” continuò abbassando il tono della voce, come facendo una confidenza preziosa, “questo è un fiore delicatissimo, non immagini le cure di cui ha bisogno. Se solo un giorno lei si dimenticasse di dargli l’acqua, allora il fiore appassirebbe. E con il fiore morirebbe anche lei.”
Il ragazzino si fece pensieroso. “E non potrei mettercela io l’acqua… o qualcun altro?”
La bambina cieca scosse il capo. Sembrava che soltanto lei riuscisse a vedere realmente le cose.
“Potrà accudirlo solo la bambina alla quale lo darai. E se si dimentica o non può farlo…” e non concluse la frase.
Il ragazzino innamorato si fece ancora più pensieroso.
Disse: “Se è così non lo voglio.”
E con la morte nel cuore proseguì il suo cammino verso la scuola.
C'erano così tante cose da imparare...


13.
Gli artisti maledetti vendono l’anima al diavolo, i santi a Dio. Entrambe le categorie passano una vita di melma. Costretto a scegliere, venderei la mia anima a Dio. Satana non mi promette felicità oltremondane. Per tutti quanti, in ogni caso, resta la melma.
Le persone comuni vendono la propria anima a sé stessi. Che siano così presuntuose da farsi promesse che non riusciranno a mantenere?
Assimilarsi a Dio non è un peccato e non pare tanto distante dal vero. Molto più grave è non comportarsi, come capita spesso, secondo quella divinità che ci attribuiamo.


14.
Virus (lat. veleno): entità biologica submicroscopica strettamente dipendente dalle cellule viventi e potenzialmente patogena per tutti gli organismi. I virus sono parassiti obbligati che esplicano la loro attività a livello genetico. La cellula aggredita, se non riesce a eliminare il virus, assimila il codice virale (diventando tumorale), oppure si autodistrugge…


15.
Era così segreta, questa cellula, che solo in pochi la riconobbero. In quel tempo essa guarì molte cellule malate, ne scacciò gli agenti maligni e rivitalizzò quelle paralizzate. Riuscì persino a ridare la vita a una cellula morta da tre giorni. E la notizia dei suoi prodigi si diffuse rapidamente, superando i confini.
Nel frattempo, tra un intervento chirurgico e l’altro, si dedicava all’insegnamento del suo metodo rivoluzionario. Cosa che non mancò di attirargli le antipatie del mondo accademico ufficiale. Le sue nuove istruzioni erano più o meno come le precedenti, soltanto un po’ più radicali. Poiché molti le avevano dimenticate, ecco che esse suonavano strane e destabilizzanti.
In quel tempo esistevano molte cellule orgogliose che non amavano sentirsi ripetere ciò che dovevano fare, perché già credevano di saperlo. Perciò presero a odiare il germe segreto e si coalizzarono per distruggerlo. La conclusione è nota a tutti.
(Il piacere di usare la ragione).


16.
Tutte le cellule buone, infine, torneranno a far parte di quella brulicante marea luminosa chiamata Dio. Quelle buone ma non troppo avranno in Lui compiti modesti, secondo il proprio valore. Potranno diventare cellule del mignolo di Dio, per fare un esempio. Il che è senz’altro meglio di niente. Le altre, quelle migliori, faranno parte del cervello o del cuore dell’Altissimo (è appurato da tempo che Dio non possiede organi sessuali).
Le cellule cancerogene saranno gettate in un posto brutto chiamato inferno. Poiché sono molto orgogliose e tutte vogliono prevalere, ecco che cominciano ad azzuffarsi, dimodoché non vi sarà mai pace.
(Parola del profeta).


17.
L’auto abbandona la cittadina. Gli occhi socchiusi, Stella è rilassata contro lo schienale. Alex accende l’autoradio. Una musica andante. Incontro al tramonto. Alle colline blu e al cielo morente. La ragazza parla con gli occhi chiusi.

STELLA Sai una cosa?

Alex le lancia una rapida occhiata.

STELLA Di te mi fido.
ALEX Perché?
STELLA Non lo so. C’è qualcosa che mi rassicura.
ALEX Cosa?
STELLA Una sensazione. Solo quella.
ALEX Adesso ci conosciamo…
STELLA Non ci conosciamo.

Alex le porge la mano.

ALEX Mi chiamo Alex.

Lei riapre gli occhi. Osserva placidamente il dorso nodoso di quella mano umana che sta immobile sotto il suo naso.

STELLA Cosa significa?
ALEX Niente. Solo Alex.
STELLA Quanti Alex ci sono?

Gli prende la mano, portandosela al petto.

ALEX Nessuno come me.
STELLA E io sono Stella.
ALEX Uhmm… e quante Stelle ci sono?
STELLA Solo una.

(pausa)

ALEX Tra poco sarà buio.

Commenti dei Lettori
Commento della redazione

Interessantissima l'architettura dietro la quale hai intrecciato racconti diversi, sotto certi aspetti, ma strettamente legati l'uno all'altro.
Voto Attribuito: 5
zeroincondotta (07/01/2003)

Bentornato alla prosa. Molto interessante questo brano, e anche molto bello, da rileggere attentamente. Ciao
Voto Attribuito: 5
Triana (08/01/2003)

Per ora posso ho potuto solo dare una lettura veloce. Lo rileggerò con calma e magari aggiungerò altro al mio commento. Le storie che si intersecano, a volte senza toccarsi apparentemente, mi affascinano. La tua prosa è come sempre pulitissima e bella. Ma soprattutto ho colto qua e la intuizioni così profonde da emozionare. Me lo rileggo appena posso.
Voto Attribuito: 5
Paola ° (08/01/2003)

elegante scorrevole interessante.... credo si dica cellule neoplasiche, non neoplastiche....
Voto Attribuito: 5
rosspi (10/01/2003)

Grazie, ma lo Zingarelli, per una volta, mi dà ragione :-)
PIER PAOLO SCIOLA (10/01/2003)

Se fosse canzone, le parti che narrano storia sarebbero strofe. Quelle "cosmologiche" e teogoniche, gli incisi. A ribadire cosa è la vita e il modo in cui il Regista gioca con le comparse. Il caos e l'ordine crudele delle cose. Sforzi dis-umani a capire e lottare fino alla resa. Simboli e "parabole" come se piovesse. Ricchezza di contenuto. Stile a tratti dolente, a tratti autoironico nel farti corifeo, a dar voce alla specie intera, piccolo bipede dalla grande apertura alare. Dotato di mente e cuore anche se, a volte, sembra non servire a granchè. Perdona se sono uscita dal seminato. E' solo la mia lettura, e la tua prosa è trappola mai risolta.
Voto Attribuito: 5
Silvia Ponti (17/01/2003)

te pensa. me l'ero perso. imperdonabile.
Voto Attribuito: 5
Marika Bortolami (22/01/2003)

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