Pier Paolo Sciola
REMISSIONE SPONTANEA

Vedi
Titolo REMISSIONE SPONTANEA
Autore Pier Paolo Sciola
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 22/02/2003
Visite 4681
Scritta il 28/12/2003  
Punteggio Lettori 108

Remissione spontanea





 

Commenti dei Lettori
Commento della redazione

Il racconto mi è piaciuto. Alcune espressioni sono veramente calzanti. La soddisfazione del luminare che diagnostica un tumore aggredibile dimentico dell'uomo portatore e il suo atteggiamento da prete sorpreso dell'ateismo del paziente che non crede nella terapia sono immagini molto ben riuscite. Ma c'è un errore di fondo: descrivi un tumore polmonare apicale (periferico), cioè il tipo, a prescindere dalla istologia, che ha elevata possibilità di guarigione con la chirurgia. Il luminare risulta nel tuo pur gradevole racconto un vero asino a non prospettare questa possibilità al suo paziente e il signor Paba sarebbe uno stolto senza rimedio se non cogliesse al volo tale insperata opportunità.Onde evitare che gli addetti ai lavori arriccino il naso, al tuo posto opterei per un tumore parailare ( centrale), inaccessibile al chirurgo e che senza chemioterapia ha una mortalità del 100% a sei mesi. A parte tali banali riscontri tecnici, il racconto si legge bene.
Voto Attribuito: 5
Laura Costabruna (22/02/2003)

già, tu.( ora un 5 par beffa)
Voto Attribuito: 5
ludovica (22/02/2003)

Mi limito a dire che è ben scritto e non entro in merito alla patologia.
Voto Attribuito: 5
daniela barbaro (22/02/2003)

Fossi in te seguireiilconsiglio di Laura Costabruna. E' un dobbioche ho subitoavuto anche io leggendo,pur non essendo medico. Sembra incredibile quanto la verosimiglianza anche di dettagli sia importante nell'economia di un brano (altrimenti quel che non ti torna ti distrae). Inoltre cercherei di eliminare tuttiquei trattini che probabilmente derivano da una battitura senza l'a capo automatico. A parte questo il brano è molto bello. Mi piace sempre molto la tua prosa.
Voto Attribuito: 5
Triana (22/02/2003)

Grazie dei commenti, specie a Laura. Non sono un medico, provo a fare lo scrittore. Come scrittore, o presunto tale, mi interessava non spararle troppo grosse dal punto di vista diagnostico, posto che il tumore è - voleva essere - una specie di cartina di tornasole ('macchie' era il titolo in origine) anche e soprattutto a livello spirituale. Un simbolo, per dire. Qualcosa di nascosto che a un certo punto viene fuori. Ecco, accetto le precisazioni - ci mancherebbe - ma tutto il resto, tumore o non tumore, resta e agisce dentro il protagonista, con tutto il bisogno di pulizia 'morale' - gli scheletri negli armadi e un sacco d'altre minime cose - e la dignità dell'andarsene. Il tutto espresso piano - in modo piano - con le parole e le persone di tutti i giorni e le povere abitudini e la mancanza di colpi di scena o altro. Carveriano, a modo mio, quando l'ho scritto. Solo questo. E grazie ancora.
PIER PAOLO SCIOLA (22/02/2003)

Anche se in termini di verosimiglianza il primo commento può essere utile, penso al messaggio del racconto dove non è tanto importante il contatto con il reale , ma la particolare situazione di un individuo che si vede condannato a morte e comincia a organizzarsi per morire. In quel preciso istante il gusto della vita diventa tutta un'altra cosa e subentra un'inconscia forma puerile di autodifesa (risparmiare le energie). C'è gente che cerca di sprecarle tutte sperando di sparire in una fiammata... (anche questa è una forma puerile di autodifesa). Rimane la tragica realtà di una vita a tampo determinato che hai reso benissimo. Ciao, Guido
Voto Attribuito: 5
Guido De Marchi (22/02/2003)

bel racconto sul serio
Voto Attribuito: 5
Kow@ (23/02/2003)

Bellissimo. Scritto con mano e con testa capaci. E cuore, anche. (Per il Reparto Refusi, si segnalano 3 "se stesso" che andrebbero senza accento).
Voto Attribuito: 5
Quella (23/02/2003)

Per Laura: corretto '...all'apice' con '...al centro', senza addentrarmi in questioni tecniche. Credo che così vada bene. Per Quella: se cerchi 'sé' e 'stesso' nello Zingarelli, ti accorgerai che in sede di esempio compare 'sé stesso' e 'sé stessi'. Diciamo che al singolare l'accento può essere omesso - ma non è obbligatorio, per quanto nell'uso corrente si cerchi di eliminarlo. Al plurale però è sempre dovuto per distinguerlo da una proposizione condizionale subordinata in un periodo ipotetico: 'se stessi bene, me ne andrei al mare' etc. A me piace accentarlo sempre. Ciao.
PIER PAOLO SCIOLA (23/02/2003)

Hai ragione. L'uso editoriale invalso e l'attenzione che ci faccio perchè a scuola non ricordo che mi abbiano insegnato gli accenti (nonché il fatto di non possedere un dizionario), mi aveva reso convinta che per il singolare solo una fosse la forma corretta.
Quella (23/02/2003)

a parte la lunghezza che forse penalizza il racconto mi sembra una storia molto ben costruita con dettagli che arriscono e non appesantiscono il racconto stesso. Piaciuto. giadim
Voto Attribuito: 4
giadim (23/02/2003)

Le tue poesie non le leggo, ma in prosa so quanto vali. Qs racconto conferma la mia idea.
Voto Attribuito: 5
Ferdinando Pastori (24/02/2003)

Bellissimo racconto ricco di spunti di riflessione intorno alla morte. Nonostante la lunghezza, non vi sono né cadute di ritmo né banalizzazioni di un argomento di non sempre facile trattazione. Mi è piaciuto davvero tanto. Peccato che abbia ricevuto pochi commenti.
Voto Attribuito: 5
Aguayaria (24/02/2003)

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi