Maldola Rigacci
Quella notte, amato mio

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Titolo Quella notte, amato mio
Autore Maldola Rigacci
Genere Poesia      
Dedicato a
al mio più grande amore
Pubblicata il 20/09/2003
Visite 4751
Punteggio Lettori 98
QUELLA NOTTE, AMATO MIO...

Stelle da universi lontani si erano accostate
alla grande quercia, quella notte.
Profumava come legno di cedro una luna sconosciuta.

Di chi era la veste di tela lucente di ragno?
Quale il richiamo come sussurro di terra?
Si accesero fuochi, ingoiarono le stelle.
Indossai la veste di ragno lucente,
riconobbi l’acqua sotterranea .

Ho saltato i fuochi insieme a te quella notte.
Le stelle rotolarono trascinando scie alitanti,
la luna pulsava come cuore affannato.

Dimmi, amato, dov’è la veste lucente?
Ed io aspetto ancora di nuovo
quella notte.

Canterà il castagno, uno sbuffo di seta sarà la luna.
Si riaccenderanno i fuochi e noi li salteremo ancora
e ancora, amato.



Commenti dei Lettori
Commento della redazione

proprio bello il tuo amore! lo vorrei io...
Voto Attribuito: 5
#9 (20/09/2003)

Molto positiva e oltre... brava! *****
Voto Attribuito: 5
Dulce (20/09/2003)

Anche io mi diletto ( da dilettante ) con i ragazzi (parrocchiali) nel teatro, mi piacerebbe farlo anche nella poesia ma non ne sono capace. La tua composizione mi piace molto, ma visto che sei un insegnante saprai quanto è difficile dare il massimo
Voto Attribuito: 4
Franco Ganovelli (20/09/2003)

Un coinvolgente canto dai risvolti “bucolici” nel quale la natura non è solo “palcoscenico” ma anche attrice, coprotagonista di una favola struggente. Il cielo, quasi affascinato dall’incontro di due anime affini, da semplice spettatore diventa partecipe della recita, della festa (“Stelle da universi lontani si erano accostate”, “Le stelle rotolarono trascinando scie alitanti, la luna pulsava come cuore affannato.” ), e l’amore sembra in grado di infondere vita a tutto ciò che sfiora e nello stesso tempo a riceverla da un universo complice. L’incontro descritto ha la leggera vaghezza della fiaba e questo lo rende forse troppo simile ad un sogno per poterlo credere reale (“Ed io aspetto ancora di nuovo quella notte”). Questo insinua una nota di “dolce” malinconia ma nutre anche la speranza di ritrovare quei “fuochi” e quella festa. Mi piace vedere nell’immagini dei due alberi che segnano l’inizio e la conclusione della poesia ( “la grande quercia” e il castagno ) la giusta cornice della fiaba: sono entrambe “creature” concrete, fisiche, in un certo sagge ed “eterne”, e questo rende il sogno reale, vero come la corteccia di un albero centenario, dando alla speranza una ragione in più per crescere. Un lavoro davvero suggestivo ed ispirato, complimenti.
Voto Attribuito: 5
Maurizio Di Credico (21/09/2003)

Ottimo componimento. A volte basta assecondarsi, io dico mi è piaciuta.
Voto Attribuito: 5
Johann Veraguth (25/09/2003)

Proprio un suggestivo incontro quella notte, voglia tu ripeterlo nel tempo. Ciao Ager
Voto Attribuito: 5
Aquila della notte (08/12/2003)

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