Carlo Menzinger
GENIUS LOCI

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Titolo GENIUS LOCI
Autore Carlo Menzinger
Genere Poesia      
Pubblicata il 26/10/2003
Visite 5149
Scritta il 26/10/2003  
Punteggio Lettori 112
Note Racconto scritto per l’inaguarazione di una casa multifamiliare in Strada della Pulce. Mi viene richiesto di descrivere l’incontro con il genius loci e la festa finale. Attendo vostri suggerimenti per migliorare il testo.


Egli era ovunque
Da ere impercorribili
Dal tempo degli elfi e dei nani e dei troll
Dal tempo dei fescennini e delle tragedie
Dal tempo dei velociraptor e degli iguanodonti
Dal tempo delle trilobiti
Dal tempo del ribollire di vulcani e geyser
Dal tempo dell’universo tenebroso
Era nell’erba spettinata
Era nelle foglie ingiallite
E pronte all’estremo volo
Era nell’aria frizzante
Era gigante sconfinato
Disteso
Disteso nella terra
Diffuso
Era terra egli stesso
Era la Terra.
Era linfa e nutrimento.

Poi venne l’attimo fuggente dell’Uomo
Il cigolare delle ruspe
Il rombo pestilenziale
E mani d’acciaio scavarono
Affondarono nella sua carne viva
Egli non pianse e non urlò
Era abituato ad essere ferito
Da ogni ferita sgorgava nuova vita
Lo sapeva
Riversarono su di lui asfalto
Piantarono colonne e pareti di cemento
Cemento armato
Cemento pronto a lottare e resistere
Cemento che non si sarebbe lasciato cancellare
Non domani e neppure dopodomani.
Egli si scosse
Cercò di allontanare quei corpi estranei
Ma il suo moto era vano
Nessuno s’avvide di lui
Crebbero case
Crebbe un enorme palazzo
Fluirono strade
Serpenti neri
Che avvolsero gli alberi
Che inghiottirono l’erba

Per la prima volta

In millenni

In ere

Egli pianse

Pianse rugiada

Che non si poté posare
fatata
Su foglie e petali
Ma fu solo fango
Fango ed umido

Pianse e l’Uomo coibentò le sue case
Per tenere lontano il suo pianto
Pianse e le fogne portarono via il suo dolore
Mescolato agli umori dell’Uomo
Mescolato ai suoi rifiuti

Ma ecco una risata argentina s’udì
S’udì un passo saltellante
S’udì una fresca gioia:
Era il Bambino
Era il Bambino che prendeva possesso
Possesso della sua nuova dimora
Il Bambino si distese
Il Bambino poggiò l’orecchio al suolo
E sentì il suo pianto
Il pianto che strisciava nel profondo
Cantò allora una nenia antica
Ed Egli la riconobbe e ne fu confortato
Ed il Bambino gli parlò
Ed Egli rispose
Ed il Bambino l’intese
Perché il Bambino sapeva riconoscere
Quel linguaggio scaturito dall’origine del mondo
E il Bambino portò con se i suoi fratelli
E con loro vennero altre risate
E spensieratezza e speranza
Ed Egli smise di piangere
Anzi sorrise
Ed anche l’Uomo sorrise
Ed ancor più la Donna
E la grande casa si popolò
Si popolò di vita
Non più solo piccoli animali
Ma Uomini, Donne e Bambini
Ed egli capì che anche loro
Erano vita
Che anche loro erano parte di lui
E fu sereno

Era grande e saggio
Ma non conosceva il futuro
Era antico e sapiente
Ma il suo intelletto era modesto

Sorrise

E gli Uomini e le Donne e i Bambini
Riempirono i giardini
Piantarono alberi novelli
Fecero scorrere ruscelli
Non più artigli d’acciaio
A scavare nella terrosa carne
Non più fumo
Fumo di foreste preistoriche liquefatte

La vita fluiva

Egli danzò.
Danzarono gli Uomini
Danzarono le Donne
Danzarono i Bambini
Ed i fiori e gli alberi e i cani e i gatti
E i topi e le volpi e donnole e i fringuelli
E i passeri e i corvi e i piccioni
E le nubi e le stelle e le galassie lontane
Ed i grilli e le formiche e le pulci
E
- Orrore -
il lungo scuro serpente sciolse sinuoso le sue spire
Scosse il lungo corpo nero
Incantato
Ma le pulci e le formiche ed i grilli
Senza paura
Salirono sul suo dorso
E danzarono
Ed il serpente si fece mansueto
E allora chiamarono il serpente Strada
Il suo nome fu
Fu Strada della Pulce
E tutti danzarono
Danzarono sul suo scuro dorso
Ora baciato paterno dal sole

E la grande casa aprì le sue porte
Spalancò le sue finestre
E lasciò entrare il vento ed il sole
Ed il vento ed il sole danzarono
Nell’ingresso e nei corridoi

Egli danzava
Danzava in ogni cosa
Danzava tutt’attorno
Egli danzava
Ed ancora danza
Danza.
Danza.

Firenze, 25/27.10.2003
Commenti dei Lettori
Commento della redazione

Non so... forse chiarirei di più il concetto di "genius loci",
forse inserirei qualcosa che porti alle origini, mitico, favoloso.
Mi piace la musica che gli hai messo dentro.
In bocca al lupo.
Ciao.
Voto Attribuito: 5
fabio nanni (26/10/2003)

Grazie Nanni. Buon suggerimento. Ho aggiunto i versi 2-6.
Carlo Menzinger (26/10/2003)

Strana, devo rileggere, stasera sono un po’ fuori
sembra una danza dei pensieri che si snodano mentre le mani lavorano, non so..........
Voto Attribuito: 4
Francesca Trusso (26/10/2003)

...la trovo tutta molto interessante...è come se avessi messo ai versi stivali magici che salgono e scendono e corrono...però poi si fermamo improvvisi nella chiusa...non te lo so spiegare, però mi sembra tronca e quasi banale...ma forse è solo un mio limite...

un bacio
simy*

Voto Attribuito: 4
simy* (26/10/2003)

La tua poesia è bella ma antiquata. Sembra uno di quei telefilm americani, tipo Robinson, in cui tutto è bello solo perchè c’è allegria in casa. Purtroppo le ruspe di cui hai parlato bene nella prima parte della tua lirica hanno combinato guai seri al mondo. L’equilibrio millenario uomo-natura si è rotto, non te ne sei accorto?
Voto Attribuito: 2
Gilgamesh (26/10/2003)

ma quanta musica in questi versi !!!!
Mi piacerebbe sapere cosa simboleggia per te la figura del bambino dato che nelle ultime due poesie pubblicate è sempre presente....
Ciao

(forse è un pò troppo lunga, e ignoro cosa sia il genius loci.. :I )
Voto Attribuito: 4
Statodiagitazione2 (26/10/2003)

Il racconto in poesia ed il racconto (o la poesia) mi perplimono non poco. Inoltre la trovo un po’ in contraddizione con la nota. E per questo (ed altro) che evito di punteggiarla. Ma il tutto risulta un po’ prolisso (questo me lo consente?).
Un lettore a caso (26/10/2003)

...si potrebbe dire quasi poesia d’occasione,però ha un non so che d’intrigantedovuto certamente al ritmo da ballata che le hai conferito.
Voto Attribuito: 4
daniela barbaro (27/10/2003)

sa di canto antico, accompagnato da una arpa celtica... sì, sa di canto d’un bardo... da ascoltare attorno ad un fuoco...

Non mi dispiace, forse avrei preferito che quei termini troppo moderni (cemento, ruspe e bulldozer) fossero sostituiti da immagini/metafore... come le avrebbe descritte un’anima primitiva come il tuo genius loci? anche quel velociraptor è un termine troppo scientifico!

Una vera impresa questo tuo poema!
Attendo con ansia la sua stesura finale! ^_^
Voto Attribuito: 4
haiku (27/10/2003)

Ringrazio tutti per aver prestato attenzione a questa mia piccola cosa e per avermi dato utili suggerimenti. Mi è stato subito chiaro che quanto avevo scritto non aveva grande valore. Sono dunque intervenuto una seconda volta sul testo (è del resto materia ancora fresca e quindi la riesco a lavorare ancora agevolmente!) e l’ho modificato, questa volta in modo assai più sostanziale. Sono d’accordo con la visione di Gilgamesh ma il lieto fine mi è imposto e quindi cerco di conciliarlo con una visione personale non ottimistica (da qui forse il vero e primo difetto di questo lavoro).
Carlo Menzinger (27/10/2003)

Per me va bene così, no credo ci sia ancora da lavorare su questa lirica. Ciao
Voto Attribuito: 5
Camomillo (27/10/2003)

...io credo che sia un ottimo lavoro...anche se non faccio testo ti dico che ora è davvero un ottimo testo...è una ballata che che non lascia immaginazione, ma, con le sue immagini, crea una storia che solca l’epoca dell’uomo e lo vede amalgamarsi alla sua creta che tutto ciò che lo circonda diviene pelle e carne e vene...e tutt’uno con ciò che lo circonda...e mi fermo qui, ma avrei ancora da dire...ragionamento al solito contorto, ma io sento così...

un bacio
simy*

simy* (27/10/2003)

Egli pianse

Pianse rugiada

Che non si poté posare
fatata
Su foglie e petali
Ma fu solo fango
Fango ed umido

Bellissimi versi !
Statodiagitazione2 (28/10/2003)

molto meglio! mi piace sempre più, ma da buon rompi... quale sono devo insistere sulla metaforizzazione dei termini scientifici (velociraptor, brontosauri e geyser) o quelli un po’ troppo ricercati come ’coibentò’. Bello anche il passaggio sulle lacrime del Genius Loci, ma toglierei quei due versi sul mescolamento dei liquami o li renderei più poetici! ^_^ continua così, sta proprio venendo bene!
haiku (29/10/2003)

Ottimo lavoro che ribalta il mio commento precedente, alla luce delle tue modifiche. Una maggiore presa di coscienza delle problematiche ambientali ed un positivismo riflettuto elevano genius loci a deus ex machina. Bravo
Voto Attribuito: 5
Gilgamesh (29/10/2003)

Sinceramente non ricordo in quali punti l’hai modificata, rileggendola però, la trovo, stasera, più armoniosa e scorrevole. I lieto fine non sono poi così brutti, mica può sempre andare tutto storto, o no?
Voto Attribuito: 5
Francesca Trusso (30/10/2003)

Eheheh, il "genius loci". Il folletto della casa, si dice da altra parti. Suggestiva, e, al tuo solito, molro creativa ed originale.
Voto Attribuito: 5
BandoleroNero (31/10/2003)

Troppo ripetitiva, ma ha un suo valore.
Voto Attribuito: 4
Dalilha (31/10/2003)

ha un che di "eterno" nella sua musicalità
Voto Attribuito: 5
raimondo masu (03/11/2003)

Devo dire che incomincio a rimpiangere i tuoi Haiku, mi hai fatto fare una sciroppata e alla fine stanco vorresti che ti aiutassi, ma come le pensi certe cose? Anche a me piace l’antico e la genialità che con garbo hai inserito. Ciao Ager
Voto Attribuito: 5
Aquila della notte (07/11/2003)

Inizio a commentarti da questa, che ha come titolo un argomento poco conosciuto anche tra la razzaccia degli architetti (non anche, soprattutto).
Premesso che ti avrei dato comunque un cinque, perchè riuscire a scrivere qualcosa su una casa multifamiliare e il suo rapporto con il luogo(che già in se nega la possibilità di coesistenza con il genius loci!!! ahimè)mi sembra eccezionale, ma leggendo e rileggendo vedo che non solo hai scritto, ma hai creato una ballata Branduardiana (passami il termine) a-temporale, e quindi per me evocativa di paesaggi "alti".

p.s.
forse passerò da coniglio a portarvi il the nel paese della Edison.
Voto Attribuito: 5
anticotoscano (28/11/2003)

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