Carlo Menzinger
IL NOME DELLA DONNA

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Titolo IL NOME DELLA DONNA
Autore Carlo Menzinger
Genere Poesia      
Pubblicata il 03/11/2003
Visite 6123
Scritta il 18/10/2003  
Punteggio Lettori 127
Note Accetto volentieri consigli per migliorarlo.
L’Altissimo l’aveva posto nel radioso suo giardino
Aveva posto l’Uomo nel suo parco senza fine.
Il Fiume Pison irrogava quella terra d’oro
Ed anche il Ghicon ed il Tigri e l’Eufrate
Bagnavano l’Eden che il Signore aveva donato
Aveva donato all’Uomo
Ed ancora nessuno sapeva perché
E piante colorate
Piante ricche di frutti crescevano
Crescevano ovunque
E l’Uomo si beava gli occhi, il naso e la gola
Ma poiché l’Uomo era la sola creatura
La sola creatura che si muovesse
Il Saggissimo pensò di dargli compagnia
E gli pose accanto animali d’ogni specie
E disse all’Uomo
“Dona a ciascuno un nome
Quel nome sarà buono
Quel nome sarà il loro nome”
L’Uomo era lì per quello
L’Uomo camminava per l’immenso giardino
Un giardino senza confini
E guardava attorno a se uccelli, insetti e fiere
E ad ognuno dava un nome
E la sua fantasia pareva un fiume in piena
E passarono sere
E passarono secoli
E passarono millenni
E l’Uomo continuava a distribuire
A distribuire generoso nomi
E la sua memoria era senza affanni
E ciascun nome ricordava
E la sua fantasia era fantasmagorica
E nuovi nomi generava

Poi un giorno disse a Dio
- Erano millenni che non si faceva vedere
Erano ere che non si faceva sentire -
“Signore, ho dato un nome
a tutti gli esseri viventi,
agli animali e persino alle piante e ad ogni seme
Ed anche ai monti, alle colline, alle valli
Alle pietre ed ai sassi
Ma nessuno di essi sa parlare
Solo te ed io
Solo te ed io sappiamo
E tu, mio Dio, sei sempre lontano
Ed io vorrei che ogni tanto tu mi parlassi
Cosa me ne faccio, mio Signore,
Di tutti questi nomi?”
Allora l’Onnisciente prese la costola dell’Uomo
E gli disse: “Adamo”
poiché questo era il nome che aveva dato all’Uomo
“Adamo, ecco un essere che parla”
E plasmò anche ondeggianti come mare che si frange
E seni floridi come sorgenti di miele
E occhi profondi come abissi di cielo
E pelle di seta come altra non c’era
Ed Adamo la chiamò Donna.
E la Donna si guardò attorno
Vide le piante e vide gli animali
E subito chiese il loro nome all’Uomo
E l’Uomo di ciascuno le disse il nome
E passò il giorno
E passarono ere ed evi
E la Donna parlava
E mai smise di parlare.
Un giorno la Donna chiese all’Uomo
“Cosa sono io?”
“Sei una donna” rispose l’Uomo.
“E come mi chiamo” chiese la Donna.
“Donna” rispose Adamo.
“Questo è quello che sono” disse la donna.
“Ti ho chiesto il mio nome
Così come tu ti chiami Adamo
Voglio sapere come posso esser chiamata”
E l’Uomo si accorse di aver commesso un errore
L’Uomo si accorse di essersi dimenticato
Dimenticato di dare un nome
Un nome alla donna
Alla compagna della sua vita
Un nome che la rendesse unica
Un nome che la distinguesse dalle altre
Trovò però subito una scusa
“Ma tu sei, tu sei l’Unica Donna,
perché dovresti avere anche un altro nome?
Tu sei la Donna”
La Donna capì che la s’ingannava
“Tu pure sei l’unico Uomo
Ma hai un nome
Il tuo nome è Adamo”.
L’Uomo sussultò ma si riprese:
“Tu ed io siamo uomini,
così come il cane e la cagna sono cani
e lo stallone e la giumenta sono cavalli
o la pecora ed il montone sono pecore…”
“E la femmina dell’Uomo come si chiama?”
Chiese la donna e, poiché Adamo taceva, proseguì
“La femmina dell’uomo si chiama donna.
Tu non mi hai dato un nome perché per te non conto
Tu non mi hai dato un nome perché non me ne ritieni degna
Tu non mi hai dato un nome perché non mi ami”
Così disse la Donna e proruppe in pianto
Ed il suo pianto non aveva fine
E da esso sgorgò un fiume
Un fiume che si riversò nel Pison
Ed il Pison si gonfiò e straripò
Straripò ed allagò l’Eden tutto quanto
E la donna fuggì via
E Adamo protese le sue mani
Invano
E la donna corse
E corse
E giunse nel mezzo del giardino
E lì vide il Serpente
Ed il Serpente le chiese:
“Donna, perché piangi? Donna perché fuggi?”
Ma ella non rispose ed anzi lo guardò con rancore
Il Serpente allora, come per consolarla, le offrì un frutto.
“Tieni, mangia” disse
Disse come per consolarla ma nella sua voce non c’era amore
La donna allora lo guardò dritto nei piccoli occhi
“Questo è il frutto dell’albero proibito” disse
“Se ne mangerò morirò…
Dammelo” aggiunse “Voglio morire
Non posso vivere in questo mondo senza patire
Dammelo. Non farmi più aspettare.”
“Perché?” chiese il Serpente
“Perché non ho Nome e chi non ha Nome non ha Amore
E senza Nome e senza Amore non c’è Vita”
“Questo frutto non ti farà morire” disse la Bestia
“Se lo mangerai sarai come Dio
Se lo mangerai conoscerai il Bene ed il Male
Se lo mangerai conoscerai ogni cosa
Se lo mangerai conoscerai il tuo Nome”
“Dammelo” ripeté la Donna e la Serpe ubbidì.
La Donna mangiò e le si aprirono gli occhi
Ed i suoi occhi videro molte cose
Ed ella seppe il suo Nome
Ed il suo Nome era Eva
Ma quel nome non le era stato dato da Adamo.
Ella allora andò dall’Uomo
E gli offrì il frutto
Ed egli lo mangiò
E la vide con occhi diversi
E vide che ella era nuda
E vide che la sua pelle era dolce e liscia
E vide che i suoi fianchi erano invitanti
E vide che i suoi seni erano appetitosi
E si accorse di essere nudo egli stesso
E si accorse che desiderava toccarla
E si accorse che desiderava abbracciarla
E si accorse che voleva essere dentro di lei
E si accorse che ora che lei aveva un Nome
Lui quel nome poteva cantarlo
E lo cantò e lo gridò e lo ripeté
“Eva” egli cantava mentre la baciava
“Eva” egli sussurrava mentre la stringeva
“Eva” egli gridava mentre la penetrava
E lei sapeva di essere amata
E lei ripeteva il suo nome
“Adamo, oh Adamo, Adamo, Adamo!”
E lui si beava del nome di lei
E lei si beava del nome di lui
E lui si beava di Eva
E lei si beava di Adamo.
Poi udirono i passi del Signore Dio
Erano passi ma parevano tuoni
Erano passi ma incutevano in loro timore
E provarono vergogna per ciò che facevano
E provarono vergogna per ciò che avevano fatto.
E provarono vergogna dell’amore
Ed allora si nascosero
Si nascosero trai cespugli
Trai cespugli celarono la loro nudità.
“Perché ti nascondi, Adamo?” chiese Dio
“Mi nascondo perché provo vergogna, Signore”
Rispose il compagno di Eva
“Di cosa provi vergogna?” chiese l’Onnisciente.
“Della mia nudità provo vergogna, Signore”
“Chi ti ha detto che sei nudo?” chiese Colui Che Tutto Vede.
“Hai forse mangiato dall’Albero del Bene e del Male?”
Quando Dio ebbe udito la loro risposta
Molto si irritò
E cacciò allora Adamo ed anche Eva dal suo Giardino
Ed Adamo ed Eva corsero nudi
E Adamo pensava ad Eva
E Eva pensava ad Adamo
E Adamo dimenticò il nome degli altri esseri
Ed Eva dimenticò il nome degli animali e delle piante
E la minaccia di Dio li inseguì per miglia e miglia
Ed il ventre di Eva lievitava ed ella sapeva del dolore
Sapeva del dolore che l’attendeva
Ma un nome le colmava la mente
Adamo le colmava la mente
Ed Adamo arrancava e sapeva del dolore e delle fatica
Sapeva del dolore e della fatica che li attendeva
Ma un nome gli colmava la mente
Eva gli colmava la mente.
Ed Adamo ed Eva litigarono
Ed Adamo ed Eva si scontrarono e lottarono
E furono amici ma anche nemici
Come Dio aveva detto loro quel giorno
Ma Adamo sempre amò quella donna
Ed Eva sempre amò quell’Uomo
E se anche non ricordavano più
Non ricordavano più i nomi di molti animali
Non ricordavano più i nomi di piante, valli e colline
Adamo mai dimenticherà il nome di Eva
Ed Eva mai dimenticherà il nome d’Adamo.

Firenze, 18.10.2003




Commenti dei Lettori
Commento della redazione

Ho trovato questo tuo brano bellissimo.........

“Perché non ho Nome e chi non ha Nome non ha Amore
E senza Nome e senza Amore non c’è Vita”

E’forse per questo che Eva volle quel frutto?
Per morire piuttosto che vivere nell’indifferenza?
Io la vedo così:-)
Per quanto riguarda il titolo trovo che quello che hai scelto sia perfetto!
Caio


Voto Attribuito: 5
Maritè (03/11/2003)

L’ho letta tutta di un fiato e l’ho trovata bella, emozionante e musicale.Senza nome non c’è amore e senza amore non c’è vita, allora meglio non vivere........un saluto
Voto Attribuito: 5
iole troccoli (03/11/2003)

ha un ritmo da musica seriale...................musicalità raffinata
Voto Attribuito: 5
raimondo masu (03/11/2003)

Ora, non vorrei essere frainteso: il tono che usi nel pezzo è troppo simile ad una "parabola" di Giobbe Covatta seppur più serio il tuo. Una sana limata all troppe ripetizioni nonchè al tono fintamente biblico che traspare in eccesso quasi ad ogni riga, gioverebbe assai. Magari anche una sana lettura al Sacro Testo (sono ateo). Magari anche una lettura a chi tale testo affronta (Erri De Luca tanto per citare) con la dovuta profondità. Ci sono argomenti che sono aldilà della semplice carezza. Una lisciata tanto per riempire una pagina non fa poesia ne profondità. Senza offesa, tuo
Fabiano Alborghetti (03/11/2003)

Mi ha colpito molto il tuo racconto,penso che tu possa inserirlo dove vuoi!Esprime concetti profondi ,è un inno all’amore.
Voto Attribuito: 5
Anna G. (03/11/2003)

è di indubbio livello, solo mi sembra che, a tratti, manchi di musicalità e che sia più vicino ad una prosa che ad una poesia. a mio avviso non è molto immediata. "bambino senza nome" è più adatta allo scopo, è più universale.
Voto Attribuito: 4
Andrea Berti (04/11/2003)

L’ho trovata immensa. Non perché sia lunga. E’di una musicalità incredibile, bellissima. Di solito prediligo brani più brevi, ma la tua fa eccezione. Non perde il ritmo.
Piaciuta moltissimo.
Bye
Voto Attribuito: 5
Alberto Pestelli (04/11/2003)

Leggo con rispetto le tue poesie. Un vero Maestro anche di vita. Un caro saluto
Voto Attribuito: 5
barone bella (04/11/2003)

allora Carlo, quando ho visto quanto era lunga mi son chiesto se era il caso se la leggessi (sai la mia pigrizia letteraria in questo periodo sta facendo passi da giganti, dentro di me).Poi mi sono deciso a leggerla lo stesso.
Bè...senza dubbio è stata la mia decisione piu azzecata di questa giornata.
Ciao
Voto Attribuito: 5
Statodiagitazione2 (04/11/2003)

che la leggessi...non se la leggessi...:P
Statodiagitazione2 (04/11/2003)

...devo ammettere che quando vedo il tuo nome sono preparata a tutto e non mi aspetto mai un haiku...quindi ho sorriso e sono entrata...e, leggendo, sono entrata in una leggenda, ma non intesa come lista, ma proprio come a far parte di una storia che mi ha coinvolta...sincerità per sincerità preferisco la seconda parte e mi piace da morire il voltafaccia della coniugazione del verbo nella chiusa a dimostrazione che l’uomo e la donna continueranno ad aver bisogno l’uno dell’altra e viceversa...è un congiungersi dello stato iniziale...a mio modesto parere potrei dire di limare, non la ripetitività dei concetti che a mio avviso la rafforzano, ma dei particolari ravvicinati che, forse, fanno perdere il filo del discorso...ma, questo appunto, nulla toglie alla maestosità della tua creatura...hai dato un significato non al peccato, ma all’amore che coniuga la nostra vita anche inserendo il male che tale peccato può causare, ma non diviene difetto, bensì pregio, oserei dire che Eva è eroina della storia...aggiungo che i due testi sono due cose, a mio avviso, totalmente diversi, ma che possono stare benissimo insieme e non perchè siano "personaggi" della stessa "storia", ma perchè entrambi hanno un nome da lasciare come impronta...

un bacio
simy*

Voto Attribuito: 5
simy* (04/11/2003)

ciao Carlo,
bello ritrovarti!

tocchi un tema a me molto caro: la Genesi. Piaciuta molto questa tua visione della creazione del mondo che, una volta tanto, vede una Eva cosciente del suo stato, e poi l’amore e l’individualita’ degli uomini che trionfano sopra un Dio crudele.
Scritto qualcosa del genere pure io. E’ un tema che mi affascina, e che tocca corde molto profonde in ognuno di noi.

Gli unici suggerimenti che avrei sono quelli, forse, di evitare le ripetizioni all’inizio del testo e magari di distaccarti un po’ di piu’ dalle parole originali della Genesi. La poesia prende veramente viva nei passaggi dove lo fai.

Ciao, un caro saluto.

Voto Attribuito: 5
Daniela Raimondi (04/11/2003)

"la sola che creatura si muovesse che" (non c’è un che di troppo?). Bella, anche se un po’ troppo pesante.
Voto Attribuito: 4
Lucciola (04/11/2003)

Un vero e proprio poemetto biblico. Andrebbe forse limato qua e là per togliere qualche ripetizione e renderlo più snello, anche se devo dire che si fa leggere d’un fiato.
E’ vero ricordarono solo i loro nomi .....sono poche le civiltà in cui non si dice genericamente quell’albero, quell’animale, quel fiore ma si da ad ogni cosa un nome. Un buon lavoro, complimenti
Voto Attribuito: 5
Carmen Pergliamici (04/11/2003)

D’indubbia crisi mistica, a dire il vero mi lascia un po’ perplesso. Ma il mio essere perplesso può dipendere dal mio modo di vedere le cose. Ho sempre notato, recentemente forse un po’ in più, una tua volontà di "ripetizione". Di piccole sfumature che combaciano quasi a sovrapporsi. Io, vedi, sono per i "salti".
Voto Attribuito: 4
DuPalle (04/11/2003)

Merita un plauso questo tuo impegno sull’importanza di avere un nome, anche a ciascun essere dell’universo, pianta o animale che sia. Una cosa che non sempre facciamo a differenza di alcune popolazioni, che noi ci arroghiamo il diritto di civilizzare....La tua opera andrebbe rivista per evitare alcune ripetizioni, ma sul contenuto che è davvero biblico, nulla da ridire naturalmente
Voto Attribuito: 5
Diamantea Marino (04/11/2003)

Molto carina ma troppo lunga .
CIAO!!!
Voto Attribuito: 5
EdO. (04/11/2003)

Grazie a tutti per aver affrontato questo brano certo non breve e per avermi lasciato utili ed interessanti commenti. Ho appena inserito la seconda versione . Ho fatto qualche ritocco. Da più parti vengono criticate le ripetizioni: qui sto però descrivendo un episodio biblico, la più antica di tutte le storie. Le ripetizioni sono tipiche delle narrazioni antiche (protoletterarie!) e per questo ho voluto farvi ricorso. Ancora mi scuso per la lunghezza: di solito su internet prediligo testi brevi ma questo è pensato per la carta (papiro, se possibile!).
Carlo Menzinger (04/11/2003)

La cosa che mi lascia perplesso non è tanto la forma, che a me risulta quasi un racconto in versi ed in cui non riesco ad individuarne la cura che sicuramente avrai risposto nel comporlo, ma il contenuto, e soprattutto considerando la raccolta a cui, sia quest’opera che la precedente, sono destinate.
Ora, un’interpretazione personale legata ad una visione attuale, cosa che ho individuato nella precendente e non sono riuscito ad individuare in questa, non credo che siano centrate.
Questo nonostante il testo del comunicato su Lds e il titolo che avrà la raccolta. Don Gallo ha recentemente affermato di essersi fatto uno spinello per capire i ragazzi con cui ha a che fare giorno dopo giorno. Queste persone, anche se profondamente religiose, affrontano la loro attività da un punto di vista pratico, umano. Penso che non gliene possa fregar di meno di una rilettura esegesica che peraltro dovrebbe far parte del loro bagaglio personale. Personalmente se dovessi affrontare la lettura di un libro con quell’oggetto ma con quello scopo spererei di trovare trattati altri temi. Chiedo scusa per il papale papale
Voto Attribuito: 4
Andrea Boero (04/11/2003)

una visione diversa della nascita dell’uomo e dell’amore. non saprei dire del perchè mi sia piaciuta,forse perchè il tuo scrivere mi mostra le immagini come tu vuoi il lettore le veda.
io non la ritoccherei, toglierei solo un che in piu’ e accenterei un se, ma queste sono refusi che non tolgono niente al valore di ciò che hai scritto
Voto Attribuito: 5
luisa (05/11/2003)

Mi piace! Ti saluto, Camomillo
Voto Attribuito: 5
Camomillo (05/11/2003)

Complimenti, non ti avevo mai letto.
Mi hai dato l’occasione di conoscerti attraverso una tua riflessione sotto un mio post di protesta.
Ti ho già risposto lì, ma qui ti invito a dare un’occhiata a quest’URL:

http://www.liberodiscrivere.it/commenti/mod_commxaut.asp?IDAnagrafica=14653
Voto Attribuito: 5
Anthesis (07/11/2003)

Relativamente all’umore hai ragione, a volte incide sul tono.
Due parole sul lettore (moi). Leggendo la frase di Eco sul comunicato il mio pensiero può essere: "Anvedi ’sto attrezzo che modo de complicasse la vita". Sicuramente mi risulta più immediato il percorso nome>dignità>soggetti socialmente inutili.
Quindi è una questione di caratteristiche mie ma anche di limiti. Ciao. Andrea
Andrea Boero (09/11/2003)

Incuriosita dal tuo commento sono venuta a cercarti, ho letto la tua poesia e la trovo stupenda, è bellissima, si arriva alla fine con il desiderio di tornare a laggerla. E’ insieme poesia e prosa senza mancare nè all’una nè all’altra.
Voto Attribuito: 5
simonetta secchi (24/11/2003)

No per me va bene cosi’ anch’io ho scritto sulla genesi ,forse hai visto ,ma il tuo pezzo sembra e senza dubbio migliore del mio
a rileggerti,molto interiore e espressivo
Voto Attribuito: 5
Mauro Gregori (30/11/2003)

No per me va bene cosi’ anch’io ho scritto sulla genesi ,forse hai visto ,ma il tuo pezzo sembra e senza dubbio migliore del mio
a rileggerti,molto interiore e espressivo
Voto Attribuito: 5
Mauro Gregori (30/11/2003)

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