Pier Paolo Sciola
Donne Cani Morti e un Pizzico di Jazz

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Titolo Donne Cani Morti e un Pizzico di Jazz
Autore Pier Paolo Sciola
Genere Poesia      
Pubblicata il 04/01/2006
Visite 1996
Punteggio Lettori 60
Note ripubblico i miei inizi poetici, quando sapevo poco e niente di poesia, se non quello che si studia a scuola. per me questo è un testo maschilista, questo sì, però...

capita di sentirsi strani qualche volta
di non centrarsi di provare un senso
di spaesamento e non appartenenza
come il capo il filo sfrangiato
che manchi per un pelo
la cruna impossibile dell’ago...

capita di non avere voglia di cercarsi
sapendo bene dove non si sta e dove
difficilmente si potrà mai essere...

(Un cane disteso placidamente
sul ciglio della strada – morto –
ho visto stanotte rientrando dal lavoro:
era vero ed era falso come impagliato
integro e senza sangue sembrava dormisse
non so cosa significa come immagine
non è metafora ma scarno fotogramma
o soltanto mancamento)

e ti ricordi le donne allora
medicina omeopatica veleno
da instillare poco a poco
donne che non ti sono amiche
non più – lo sono state mai? –
e nemmeno fanno finta oppure troppo...

perché è questo ciò che cercano
il coraggio d’essere scoperte o reinventate
macchine di seconda o terza mano
la vernice nuova un po’ di lacca o smalto
ché il resto è sempre occhei gli specchi
dicono bugie non hanno fantasia dipingono
fantasmi quella non sono io è mia cugina

(Forse non vuole dire niente
un altro che va con tutti come tutti
nell’indifferenza dei passanti ‘infrettoliti’ –
dei passibili di morte – a raggiungere
comodamente
il tepore risaputo dell’ipocrisia
della sua fine al ciglio)

Occidente e Oriente che si scontrano
Minigonna e Burqa gli estremi
Guardacaso coincidenti
E le une che invidiano
Di nascosto le altre…
Le donne prive di talento
Che ti assediano sperando disperatamente
Di copiarti, di rifilarti a decalco
Al massimo di metterti a tacere
Per averne smascherato la pochezza
Per non averle illuse della propria
Principesca sorpassata azzurrità

(Quel cane sono io – m’è venuto di pensare –
e per un momento l’ho invidiato.
L’indifferenza di me, ecco cosa
La perdita dell’importanza personale
La morte anonima ma pubblica.
Ma anche: se tutto questo – l’abbandono
Della pelle vecchia – l’hai già fatto
Da tempo e chiedi soltanto
Ulteriore possibilità d’udienza
Per illuderti una tantum d’esser vivo?
Chissà)

Gli Yellowjackets continuano a soffiare
E suggerire in punta di dita uno strano
Jazz del ricordo e della nostalgia…
Il vino sta finendo – quello buono –
Dilatando la vita si esaurisce
Si consuma troppo piano l’universo
Perché ne apprezzi la pazienza…
E io sono ancora qui a scervellarmi
L’anima in attesa
Di un fantomatico bugiardo
Impossibile Indipendence Day

(Essere non amato
È libertà troppo grande
Perché un uomo solo
Riesca a sopportarla)







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