Pablo Renzi
Acapistrani

Vedi
Titolo Acapistrani
Autore Pablo Renzi
Genere Narrativa - Comico      
Pubblicata il 03/02/2007
Visite 13507
Punteggio Lettori 123
Editore Liberodiscrivere® edizioni (Studio64 srl Genova)
Collana Spazioautori  N.  1
ISBN 978-88-7388-115-5
Pagine 118
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

"Sono stato in libreria e mi sono comprato 140euro di libri. La cassiera non ci credeva, mi ha steso il tappeto rosso e mi ha dato il suo numero di telefono.. E’ uscito il direttore a stringermi la mano e mi ha dato il numero di telefono della cassiera di prima.. Fuori la folla mi ha fatto la ola, e tutti mi hanno voluto dare il numero di telefono della cassiera, è una ragazza molto popolare..."















 

Point Break 2

Ero appena uscito dal corso di agente speciale dell’efbiài, giovane rampante pieno di ambizioni, sognavo di fare carriera in una di quelle città americane sulla costa, a braccare narcotrafficanti e a sventare intrighi internazionali. La mia vita sarebbe stata tutta in discesa, pensavo, già col mio poderoso pene eretto dall’emozione.
Quando mi chiamarono per assegnarmi la destinazione non stavo più nella pelle, sarebbe stata la costa della California? O la Florida? Ma anche New York mi sarebbe andata più che bene, ad arrestare grattacieli che rapiscono i jet di passaggio..

Come sarebbe Ronco Scrivia? Dove cazzo è Ronco Scrivia?

Ero stato assegnato ad una sperduta località dell’entroterra genovese, come se qualcuno sapesse che esiste un entroterra genovese. Come se un agente dell’efbiài rampante e pieno di ambizioni fosse tenuto a conoscere la stronza Genova e il Fottuto Entroterra Genovese!!

Le mie lamentele non sortirono alcun risultato, dovetti partire.
Mentre l’aereo decollava pensai che anche l’agente assegnato a Twin Peaks aveva avuto modo di diventare qualcuno, e Tuinpiccs non doveva essere tanto più grande di Ronco Scrivia. Avrei fatto il possibile per dimostrare le mie capacità.

Il capo mi assegnò subito un agente anziano, Rocco Pappa, e un incarico eccitante, arrestare una banda di rapinatori di banca che avevano compiuto un numero enorme di rapine negli ultimi anni, riuscendo sempre a scomparire nel nulla.

Arrivano di corsa, si limitano a rubare il denaro nei cassetti e scappano senza sparare un colpo. Indossano sempre delle maschere di gomma raffiguranti degli ex presidenti del consiglio dei ministri, per questo li abbiamo soprannominati “la banda degli ex presidenti”.
Cazzo che fantasia! Avete mai pensato di lavorare per la televisione?
Tu sei il tipico giovane rampante pieno di ambizioni col cazzo sempre duro, vero? Beh, non mi sembri neanche un po’ Keanu Reeves! Dimmi un po’, anche tu schivi i proiettili e lo prendi nel culo?
I proiettili non ho mai provato, ma se cerca un fidanzato posso darle il numero di un mio amico.

Il capo era un vero stronzo, ma quando conobbi Rocco Pappa e la sua teoria sui rapinatori credetti di essere finito in un incubo:

Io ho una mia teoria riguardo la banda degli ex presidenti. Guarda questo filmato, vedi che agilità a saltare sui tavoli? Vedi questa postura tipica di chi deve affidarsi ciecamente all’equilibrio? E la vedi questa linea dell’abbronzatura, tipica di chi passa molto tempo sotto il sole? E poi c’è questo campione di sabbia, prelevato sotto la scarpa di un rapinatore..
Vieni al sodo, questo racconto deve stare su una pagina web.
Gli ex presidenti sono… bocciofili!
Cosa?
Si, giocano a bocce, sai, l’equilibrio, la sabbia, il sole… Rapinano le banche per pagarsi l’iscrizione ai tornei di bocce, che si tengono tutti d’estate, infatti le rapine avvengono tutte fra maggio e settembre. Abbiamo ancora un mese per beccarli!
Quanto ti manca alla pensione? Secondo me dovresti chiedere il prepensionamento..
Tu non mi credi, non è vero? Sei solo il tipico agente giovane rampante pieno di ambizioni col cazzo sempre duro di cui sono pieni i film americani! Toh, mangiati una ciambella.
Pappa, l’iscrizione ai tornei di bocce è gratuita, o costa al massimo diecimilalire, questi si fregano venti - trenta milioni a colpo!
Il caffè! Hai mai preso un caffè corretto in una bocciofila? Sono capaci di chiederti delle cifre esorbitanti! E non è solo il caffè, c’è il gelatino, il bianco, la spuma da cinque…
…il cicchetto, le sigarette… maledizione!
Cominci a capire, eh? Quando stai tutto il giorno a giocare a bocce quante volte avrai voglia di andare a bere qualcosa? Quanti giri farai al bar? QUANTO SPENDERAI ALLA FINE??

Ci mettemmo subito al lavoro, andando a visitare un circolo di bocce nella zona sportiva.
Osservavamo i placidi vecchietti nelle loro brevi corsette per lanciare la sfera metallica, che produceva un arco perfetto, illuminata dal caldo sole d’agosto, prima di cadere ad un capello dal boccino. Era un quadro tenero, a suo modo, anche quando la pesante boccia mancava completamente il bersaglio e atterrava sulla caviglia di un altro vecchietto, nella pista accanto, in un’esplosione di madonne.

Eccoli, li vedi? Non basta andare laggiù ed interrogarli, quelli sono una tribù, devi mischiarti a loro, diventare uno di loro..
Mi stai dicendo che l’efbiài mi pagherà per imparare a giocare a bocce?
Si, ma il caffè te lo porti da casa, lì costa troppo..

Il giorno dopo mi presentai al campo con la tipica divisa da bocciata: pantaloni a spiga di grano, camicia e golfino, sandali. Mi misi in un angolo e feci due tiri per scaldarmi. Un locale mi avvicinò subito, con la faccia incazzata e la dentiera ciondoloni:

Togliti di qui, mezza sega, ci sto giocando io!

Mi spostai più in là, andando ad urtare una boccia.

Arrrgh! Mi ha spostato la boccia!

Un altro giocatore mi aggredì, e per la rabbia si spruzzò nei pantaloni. Mi spinse via con le mani rugose, poi prese il mio sacchetto delle bocce e lo sventrò a morsi. Accidenti che dentatura! Non poteva che essere finta, io una volta mi sono scheggiato un incisivo morsicando una prugna..
Il fanatico del “boccio o vado a punto” non era ancora soddisfatto, e si avvicinò impugnando minacciosamente una pipa. Sapeva di trinciato forte, ero nei guai.
Una mano si frappose tra me e l’oggetto contundente, attaccato ad essa un aitante vecchietto biondo, con due mani come badili.

Vattene, Nello, non ci si mette coi più piccoli!
Bella cazzata, Brodini! Sono del Due, l’unico più vecchio di me è il pisciatoio, i miei coetanei sono morti tutti, se non mi attacco ai più piccoli con chi me la prendo?

Ma si vedeva che il mio misterioso salvatore l’aveva intimorito, raccolse le sue bocce e tornò a giocare più in là.

Tutto bene?
Si, grazie. Io mi chiamo Gionni Iuta, e vorrei imparare a giocare a bocce.
Piacere, il mio nome è Riccardo Delcurlo, ma tutti mi chiamano Brodini, perché mi nutro esclusivamente di pastina corta Moccagatta. Sarò lieto di insegnarti quello che so.



Vedi - mi spiegava Brodini nel pomeriggio assolato sul campo da bocce, - la bocciata non è sport, è scuola di vita, allontani da te il peso che ti affanna, e cerchi nello stesso tempo di mantenerti sulla giusta strada e avvicinarti al tuo obiettivo.
Scusa, ma mi sembra un po’ esagerato.
Prova ad arrivare a settant’anni e a non riuscire più a pisciare nella tazza, poi mi dici!

In pochi giorni entrai a far parte della sua squadra, cinque baldi vecchietti stimati e temuti da tutto il bocciodromo, ma nessuno veramente sospetto. Sembravano più i tipi che ti passano davanti in coda alle poste quando pagano le pensioni. Non avevo molto tempo, i miei superiori cominciavano a lamentarsi dei miei scarsi risultati, e il barista mi aveva già minacciato di cacciarmi se non ordinavo almeno una sanguinella. Provai a sondare il terreno con domande evasive.

Brodini, chi è stato il tuo presidente del consiglio preferito, tu che ne hai visti passare tanti?
Non saprei, non mi interesso di politica, conosco solo le loro facce perché nel tempo libero rapino banche travestito come loro.

Era un duro, non si lasciava fregare facilmente. Insistetti.

Brodini, come ti guadagni da vivere? Con la pensione?
Ma scherzi? Con la pensione non ci pago neanche le sigarette! Te l’ho detto, rapino banche travestito da ex presidente del consiglio!
Ma perché me lo racconti? Potrei essere un poliziotto in incognito che si finge un bocciatore per incastrarti!
Ma chi, tu? Figurarsi!
Beh? Perché no? Potrei essere un agente dell’efbiai!
Con quella faccia? Fammi il piacere! Gli agenti dell’efbiai sono tutti giovani rampanti con un poderoso pene sempre eretto, che indossano il doppiopetto e hanno i capelli pieni di gel. Tu non hai neanche gli occhiali da sole!
Ma senti questo! Potrei averli lasciati a casa! E chi ti dice che non abbia un doppiopetto sotto la camicia e il golfino? O magari un microfono?
Dai, piantala, tu non potresti mai essere un agente dell’efbiai! Al massimo un ausiliare del traffico.
E invece si, sono un agente dell’efbiai, guarda un po’!
Si, e io sono Rita Levi Montalcini!
No, dico sul serio!
Anch’io, chiedimi di fare la pubblicità alla telecom!
Sono stato mandato qui per indagare sui rapinatori di banche!
Riita Leevi Montalciuiini!
Guarda, ho anche la tessera!
Ochei sbirro, il gioco è finito, maninalto!

Cazzo, mi aveva fregato! Mi trovavo circondato da tutta la sua banda, ognuno mi puntava una pistola, i più pericolosi un catetere.

Lo uccidiamo, capo?
No, ho un’idea migliore, lo faremo partecipare alla rapina! Ha ha ha ha!
Che idea fantastica, capo! Lo faremo partecipare alla rapina senza fargli mettere la maschera, così lo arresteranno! Sei un genio, capo!
E chi ha detto che non gli daremo la maschera? Anche lui sarà un presidente del consiglio!

Sul furgoncino, diretti verso la banca, sentivo il complice di Brodini rinfacciarlo di essere stato troppo bastardo, ma non potei udire la risposta, il cerone mi tappava le orecchie, e il completo blu mi impediva ogni movimento. Mi avevano fatto anche il riporto ai capelli, quei demoni!
Appena mettemmo piede in strada la folla si fermò, attonita. I miei “colleghi” si infilarono in banca brandendo grossi fucili, ma nessuno li notò, erano tutti concentrati su di me, e le loro facce andavano incattivendosi. Cercai di sfoggiare il mio sorriso più convincente, ma fu un errore fatale. Come attivata da un interruttore invisibile, la folla si scatenò su di me con furia selvaggia.
Mi tempestarono di calci e sputi, mi morsicarono, mi strapparono la cravatta regimental e il completo blu.
Il chirurgo dice che ci sono buone probabilità che possa riprendermi e tornare a lavorare, ma ho intenzione di dare le dimissioni, ho capito che il mestiere di agente non fa per me.
Adesso devo tornare in sala operatoria, cercheranno un’altra volta di estrarmi la spilletta col tricolore dal culo.

Il mio incarico era delicato, Misuratore Ufficiale di bordo.

Un lavoro di merda, in realtà: mi legavano ad una corda e mi buttavano in mare con un metro pieghevole da muratore. Non era l’incarico peggiore, comunque. Hector Panzarillo, un marinaio secco e artritico, ne aveva uno anche peggiore. Faceva l’ancora.





Pablo Renzi nasce nel 1972.

Nel ’79 cade dalla bici, l’episodio più interessante della sua vita, finchè pubblica un libro. Diventa famoso, va in televisione, la sua vita cambia.

Poi si scopre che la faccenda della bici era inventata, ed è la fine. 

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi