Carlo Menzinger
IL PITTORE DI BRANAU (ucronia)

Vedi
Titolo IL PITTORE DI BRANAU (ucronia)
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Biografia      
Dedicato a
A chi crede che tutto sia possibile
Pubblicata il 16/03/2007
Visite 6631
Scritta il 16/03/2007  
Punteggio Lettori 90
Note Questo e un esempio di ucronia. Ho aperto un Forum per discutere di questo tipo di storie e per scrivere assieme un antologia di racconti ucronici: http://www.liberodiscrivere.it/forum/forum_posts.asp?TID=66&PN=1.
Spero partecipiate numerosissimi.
Il ragazzo, magro e dall’aria preoccupata, attraversò il largo viale che conduceva alla scuola d’arte e architettura di Vienna.
Aveva affrontato un esame nei giorni precedenti per essere ammesso ai corsi. Aveva quasi vent’anni. Già una volta aveva tentato di superare quella prova ed era stato bocciato. Per questo si sentiva particolarmente teso. Considerava quella un po’ come la sua ultima possibilità.
Veniva da Branau am Inn, una cittadina nei pressi di Linz, nell’Austria settentrionale, non lontano dalla Baviera. Le sue esperienze scolastiche non erano state entusiasmanti. Già a Linz aveva tentato ben due volte di essere ammesso alla scuola locale ma, tutte e due le volte, era stato respinto. Ora sperava nella capitale. Vienna era tutta un fermento. Un gran posto per un’artista.
 
Se anche questa volta non fosse stato ammesso, non avrebbe davvero saputo cosa fare della sua vita. Amava molto disegnare e riteneva in ciò di avere un certo talento. Senza però un titolo queste sue capacità sarebbero state inutili.
Non aveva più nessuno che potesse aiutarlo.
Suo padre Alois era morto nel 1903, sei anni prima, quando lui aveva ancora quattordici anni.
Ricordava ancora come l’aveva trovato. Era riverso a terra, sul pavimento della sua camera da letto, con un rivolo di sangue che gli usciva dalla bocca e gli occhi strabuzzati, la bocca spalancata come a ricercare disperatamente un po’ d’aria. Si era trattato di un’emorragia polmonare.
Il ragazzo non amava molto il padre, che lo maltrattava e picchiava ma quella notte pianse. Quel padre comunque gli sarebbe mancato, lo sapeva. Non era giovane, però, suo padre, quando morì. Aveva già sessantasei anni. La madre del ragazzo era stata infatti la sua terza moglie. Avevano avuto sei figli ma ora il ragazzo era rimasto da solo con sua sorella Paula. Gli altri fratelli erano tutti morti da bambini.
Il ragazzo era ormai davanti alla scuola. Respirò a fondo. Tra poco avrebbe saputo. Se non fosse stato ammesso…. Beh… Non osava neanche pensarci. Se non l’avessero accettato era segno che quello era un mondo schifoso. Un mondo da cambiare. Già da tempo meditava l’idea vaga di occuparsi di politica. Ci voleva qualcuno con un po’ di polso che cambiasse le cose, pensava. C’erano troppe cose che non andavano in quel Paese.
Inspirò ancora a fondo. Dopo l’immagine di suo padre riverso a terra nel proprio sangue, gli venne in mente sua madre. Anche lei era morta, anche se solo l’anno prima, poco prima di Natale. Il peggior Natale della sua vita, sempre che ne avesse mai avuto uno buono! L’aveva portata via il cancro al seno. Era ormai ridotta ad un fantasma rantolante. Il giovane sapeva che non sarebbe mai più riuscito ad amare il Natale anche se tutto sommato fu contento della morte della madre. Almeno avrebbe cessato di soffrire, pensava.
Ora però lui e Paula non avevano davvero più nessuno su cui contare. E si sentivano ancora così giovani. Lui aveva solo i suoi disegni, le sue case di carta, i suoi paesaggi. Riusciva persino a venderne qualcuno e a integrare così la modesta pensione lasciata dal padre. Anche quella però presto sarebbe finita. Lo sapeva.
Se non si sbrigava a sistemarsi, si sarebbe trovato nei guai.
Salì la lunga scalinata della scuola.
Sapeva già dove andare a cercare i risultati dell’esame d’ammissione. Ricordava bene il foglietto volante appeso in bacheca con il suo nome e accanto quella parola maledetta: “respinto”. Sentiva dentro di se che anche questa volta poteva trovarsi a leggere le stesse lettere. Sapeva che l’esame non era stato perfetto. Aveva esitato. C’erano cose che non sapeva. Per fortuna, allo scritto, accanto a lui sedeva una ragazza graziosa. Come si chiamava? Dopo la prova si era presentata. Sarah. Sarah qualcosa. Un nome ebraico. Non ricordava bene. Era stata lei a bisbigliargli un paio di risposte.
Finalmente il giovane arrivò nella stanza dove erano appesi i risultati. Si avvicinò titubante. Scorse con gli occhi tutti quei nomi in fila, quella serie di voti e tutti quei “respinto”, che parevano quasi piccoli pugnali infitti nella carta.
Finalmente arrivò alla lettera H. Avrebbe potuto arrivarci più velocemente ma proprio non voleva. Non voleva conoscere così in fretta il proprio destino. Ecco! Trovò il suo nome. In alto a destra. C’era scritto “Hitler Adolf – Voto 6/10 – ammesso”.
Adolf ebbe un sussulto. C’era riuscito! Strinse il pugno destro in esultanza. In quel momento sentì una voce dietro le spalle.
“Complimenti, Adolf!” era la ragazza che l’aveva aiutato, Sarah “allora saremo compagni di corso”.
Il ragazzo si girò e vide il suo volto sorridente. Avrebbe voluto baciarla e abbracciarla per quanto era felice.
“Oh sì!” rispose “Grazie…Sarah. Grazie infinite. Ce l’ho fatta per un soffio. Grazie a te. Se non fosse stato per te, sono certo che…”
La ragazza gli poggiò l’indice sulle labbra.
“Sssh!” fece “Non dire nulla. Sei stato bravo. Ho visto i tuoi disegni. Hai proprio talento”.
“Te ne sarò grato per sempre. Hai cambiato la mia vita. Non puoi immaginare quanto fosse importante per me questa prova”.
“Allora possiamo essere amici” propose la ragazza.
“Certo! Volentieri” rispose Adolf Hitler. In quel momento avrebbe voluto sposarla. In quel momento la sua vita gli fu chiara. Sarebbe diventato un pittore, avrebbe sposato Sarah Kohn (si chiamava così, ricordò all’improvviso) e avrebbero avuto molti figli. Sarebbe stato un buon padre ed un buon marito e, soprattutto, un buon pittore. Magari anche famoso. Chissà. Il destino è misterioso.

________________

 

IL PITTORE DI BRANAU si può ora leggere nel volume UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO, edito da liberodiscrivere http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=131466

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi