Tiziana Bottasso-Pierguido Can
Masca Verdana

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Titolo Masca Verdana
Autore Tiziana Bottasso-Pierguido Can
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Pubblicata il 01/05/2007
Visite 15868
Punteggio Lettori 30
Editore Liberodiscrivere® edizioni (Studio64 srl Genova)
Collana Il libro si libera  N.  21
ISBN 978-88-7388-126-1
Pagine 118
Note La Onlus cui sono destinati i proventi dei
Diritti d’Autore del presente volume :
ASVAP di Suello
associazione volontari e familiari
per l´aiuto al disagio psichico
http://www.asvap.it/
Prezzo Libro 12,00 € PayPal
Si chiamava Verdana, era una Masca del XXI secolo.

Però quelli più ferrati in computer e affini non stiano ora a farmi immediatamente notare che Verdana è un carattere word. Che ci posso fare io se la Microsoft ha chiamato un carattere con lo stesso nome del mio personaggio? Sono i più ricchi del mondo quelli della Microsoft, figuriamoci se ci pensano due volte a copiarsi un nome dalla mia fantasia, anche se poi sono proprio loro a lamentarsi delle contraffazioni in rete.

E il tipo laggiù in fondo, quello con i capelli neri e gli occhialini da Harry Potter, la smetta una buona volta di sbuffare pensando alla solita tiritera su streghe e magiche fatine: una Masca ho detto, mica una fata! Se si fosse trattato di una fata allora avrei dovuto forzatamente chiamarla Verdina, ché tutte piccoline sembra siano le fate.
Verdana


Si chiamava Verdana, era una Masca del XXI secolo.
Però quelli più ferrati in computer e affini non stiano ora a far-mi immediatamente notare che Verdana è un carattere word. Che ci posso fare io se la Microsoft ha chiamato un carattere con lo stesso nome del mio personaggio? Sono i più ricchi del mondo quelli della Microsoft, figuriamoci se ci pensano due volte a co-piarsi un nome dalla mia fantasia, anche se poi sono proprio loro a lamentarsi delle contraffazioni in rete.
E il tipo laggiù in fondo, quello con i capelli neri e gli occhialini da Harry Potter, la smetta una buona volta di sbuffare pensando alla solita tiritera su streghe e magiche fatine: una Masca ho detto, mica una fata! Se si fosse trattato di una fata allora avrei dovuto forzatamente chiamarla Verdina, ché tutte piccoline sembra siano le fate.

Una Masca, fantastica creatura della tradizione popolare, gene-ralmente femmina e con poteri magici. Un misto fra maga e strega, un essere con capacità di trasformarsi in altri esseri e con tali sembianze, di notte, fare dispetti o riparare torti e mancanze compiuti durante la giornata.

Verdana era bellissima. Aveva occhi verdi come il muschio quando la pioggia già è caduta ma il gelo non ha ancora stretto i pori alla terra, capelli lunghi e scuri, sorriso accattivante e carna-gione chiarissima e delicata.
Anche sua nonna era una Masca e portava lo stesso nome di Verdana, ma i suoi occhi erano blu come il cielo di giugno e la sua pelle morbida e ambrata profumava d’ulivo.

Ora, chiunque di voi abbia sentito parlare di Masche potrà farmi notare come quelle generalmente vengano dipinte come donne brutte, vecchie e cattive che vivono isolate dal mondo. E sono anche a conoscenza del fatto che in genere risultano descritte come creature piuttosto malvagie, ma invece no, cari ragazzi, non sempre è stato così.
Nella tradizione popolare ci sono infatti anche Masche buone, donne gentili che vivono aiutando chiunque abbia bisogno di aiu-to, anche se a dire il vero sono sempre decisamente state in mino-ranza rispetto alle loro compagne vendicative e molto dispetto-se… Ma d’altra parte non è forse così anche nella vita reale di quest’odierna società?
Comunque, ma solo per farvi contenti, potrei definire la nostra Verdana come una moderna Antimasca, una Masca che ha scelto di vivere la sua magica natura solamente in positivo, piuttosto che rinnegarla per principio di equa bontà.

Si sa che le Masche devono passare a qualcuno la propria magia prima di poter lasciare questa misera vita e che possono acquisire i loro magici poteri anche per via ereditaria, genetica direi.
Non so come i poteri fossero arrivati a Verdana, certo è che il suo animo era del tutto simile a quello della nonna paterna, solo spostato 50 anni in avanti nel tempo.
La vecchia signora che tanto l’amava se n’era andata una sera d’agosto senza far rumore e da quel preciso momento in Verdana era cresciuta e maturata la consapevolezza di sé. Sentiva ancora il calore delle dolci carezze ricevute quand’era bambina e quella pel-le che l’accarezzava era morbida e calda come l’Amore che solo qualcuno sa dare.
Aveva iniziato a parlare coi fiori di casa e con i gerani del da-vanzale, e quelli giravano foglie e boccioli seguendo il suono della sua voce cristallina e serena.

Finiti gli studi decise di trascorrere una vacanza nella vecchia casa di nonna Verdana, da anni trascurata per la vita in città della sua famiglia.
Da quella vacanza valutò di non voler ritornare fra caos e traffi-co di strade grigie e afose anche d’inverno.

Chiamò alcuni operai che vivevano in quello sperduto paese fra boschi e vallate procurando di sistemare l’impianto dell’energia elettrica e le tubature dell’acqua potabile; passava intere giornate in jeans e maglietta aiutando il manovale di turno a portar via cal-ce e laterizi di ogni colore.
Poi incerò vecchi mobili e con cura lavò tutte le stoviglie trova-te nel polveroso solaio. Ce n’erano alcune bellissime in porcellana decorata con piccoli fiori, altre di coccio e altre ancora di rame, come usava una volta.

Infine acquistò elettrodomestici di ultima generazione perché vi-vere secondo natura non significa dover sfacchinare dalla mattina alla sera.
Sotto la finestra della grande cucina aveva lasciato il vecchio la-vello in marmo, solo l’aveva adattato alla lavastoviglie dei tempi moderni per fondere insieme passato e presente.
E in fondo al locale, accanto al camino e alla scala che portava di sopra, aveva piazzato il suo amato pc su di un tavolo antico, bacato dai tarli ma prezioso in ricordi

Potò il secolare rosaio abbarbicato alla parete a sud e poi si sedet-te sul dondolo del porticato, cullandosi piano e gustandosi un succo alla pera con una lunga cannuccia inclinata e rigata di blu.
Il sole, rosso come l’oro scuro di un tempo, tramontava piano in-fuocando l’orizzonte lontano, ma in lei cresceva e saliva la voglia di luce, di vita e di serena esistenza a mezzo fra la più selvaggia natura e il mondo moderno.

Aveva lavorato quasi tre mesi senza mai riposare e ora voleva sentire la brezza d’autunno sfiorarle la pelle con tocco diverso e uguale a quello di una mano di nonna su di un viso bambino.
E lì, nella casa che lei tanto amava, risentiva la voce di una vec-chia signora cullare le ore di sonno nei caldi meriggi, sentiva un profumo di fresca lavanda impregnare lenzuola di lino le notti d’inverno.
La vecchia Verdana era da sempre una sola cosa con la bella ni-pote che mai si sarebbe sentita triste e sola in quella dimora vissuta da ben due generazioni di Masche d’Autore.

La voce dell’esistenza di Verdana corse di bocca in bocca lungo le valli e si diffuse nella pianura dell’antico fiume giungendo fino a terre lontane che i soliti esasperati di tecnologia delle comunica-zioni definirebbero nelle sterminate connessioni del web .
Ma non fu proprio e solamente così…

Un menestrello, commosso al conoscere il quieto e sereno vivere della giovane Masca, forse innamorato di lei ma non sapendo come poterla raggiungere e ammirato da come in lei ben rivives-sero i ricordi e i poteri delle nonne, compose e cantò stornelli a ogni festa di paese.
Ed è grazie a lui, che viveva per rallegrare gli altri col suo canto traendone gioia al suo sostentamento, che ho potuto anch’io cono-scere la storia che vi sto per narrare e che spero vorrete divulgare.


Saper che c’è Verdana,
che possa regalarti
affetto, bei pensieri,
ed il cuor rasserenarti…

sappi o buon passante
che questa è Verità;
ma a cercarla dove
nessun, ahimè, lo sa.

Certo se guardi dentro,
e pensi alla tua vita,
ritrovi che una Masca
in fondo a te è sopita.

E’ il ricordo di una Nonna,
o di una Madre, che t’aspetta,
che per vivere con virtù
genera, corregge e detta.
Verdana è l’azione che realizza e supera l’idea primitiva che l’ha originata, al punto tale che risulta difficile farsi una ragione degli effetti sortiti se non ricorrendo al sospetto di una magia nascosta.

Vizi e cattiverie presentate nelle storie dei vari personaggi, sono smascherati e superati dall’agire di Verdana.



Piermenestrello è il pensiero, è la parola che  racconta e fa da ponte fra il passato e l’oggi; è quasi profezia dell’avvento di un’universale pacificazione del creato secondo le intenzioni ancestrali dell’Eden.

Egli è memoria e preveggenza; fa ricordo dell’operare di Verdana con l’intensità che solo l’affetto può eguagliare perché virtù e bellezza necessitano dell’amore per recuperare la loro potenza  originaria.

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