Pier Cristiano Torre
Bruno Arcari - l´ultimo guerriero

Titolo Bruno Arcari - l´ultimo guerriero
Autore Pier Cristiano Torre
Genere Sport      
Pubblicata il 10/04/2008
Visite 16724
Punteggio Lettori 8
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Fuori Collana  N.  2597
ISBN 9788873881469
Pagine 260
Note PREMIO 2008 CITTA´ DI CHIAVARI
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893392426
Prezzo eBook 9,49 €

Una delle maggiori soddisfazioni della mia fortunata attività come organizzatore di pugilato è stata quella di avere intuito con maggiore convinzione di qualunque altro addetto ai lavori le qualità di Bruno Arcari che non a caso considero – nei limiti in cui un’affermazione del genere è possibile – il miglior pugile italiano di ogni epoca.

Se Nino Benvenuti è stato certamente il più importante ed il più famoso, se Duilio Loi ha segnato un’epoca della nostra boxe, Arcari è stato a mio parere il nostro interprete più convincente della più affascinante disciplina sportiva.

Due le imprese che meglio di ogni altra mi hanno esaltato. Il match con Orsolics a Vienna ed il secondo con Henrique a Genova. Certo il mondiale con Adigue, con quel colpo assorbito nella terza ripresa che avrebbe abbattuto un pugile meno solido e meno preparato di Bruno, è stato il coronamento di un lungo e paziente lavoro di preparazione oltre che un momento esaltante ma per quanto mi riguarda non avevo dubitato un solo istante della riuscita di quella operazione.

Invece vedere Bruno mettere k.o. insieme ad Orsolics 15 mila viennesi e vederlo abbattere un buon pugile come Joao Henrique li considero i due capitoli migliori della sua straordinaria carriera.
Rino Tommasi

“Arcari - come scrive Rino Tommasi nella prefazione – è stato il miglior pugile italiano di ogni epoca”. Come Marciano, Tunney e Monzon si è ritirato imbattuto e con la cintura di campione del mondo ai fianchi.
Il libro ne racconta la storia. Storia in cui si identifica una città come Genova e un Paese come l’Italia alla ricerca di nuove occasioni.
Nato ad Atina il 1/1/942 trasferitosi a Genova, giovanissimo, carismatico, taciturno, modello di professionismo per dodici anni Bruno Arcari incarnerà la vittoria nella categoria dei Welter Jr. offrendo all’uomo comune una seconda vita basata sul principio dello sport.
Diventato campione d’Italia il 7 dicembre 1966 a Genova, campione d’Europa il 7 maggio 1968 a Vienna e campione del Mondo il 31 gennaio 1970 a Roma, ha fatto tre incontri in difesa del titolo italiano, quattro per il titolo europeo, nove per quello mondiale guadagnandosi la Century’s Champ cintura assegnata a chi ha detenuto il titolo mondiale per più di quattro anni consecutivi. Nell’intera storia della boxe solo quattro uomini l’hanno ricevuta. Napoles, Monzon, Alì e... Arcari.
È stato certamente una grande vedette. Ha tenuto in mano il cuore degli sportivi italiani ed ha fatto di Genova la capitale mondiale dello sport. Due le imprese che lo hanno esaltato. Il match contro Orsolics a Vienna e il secondo con Henrique al Palazzo dello Sport di Genova. Un momento irripetibile questo che vedrà ventinove Paesi collegati e terrà davanti alla televisione l’87% degli italiani, un record che polverizzava quello precedente con il 70% di audience detenuto da Italia-Germania di Messico '70.
Ma l’importanza di Bruno Arcari sconfina dall’ambito puramente sportivo; infatti segna la nascita di uno stile in cui la gloria pesa come un fardello. Questa inclinazione ad affermare la propria personalità rimanendo in silenzio di fronte alle tentazioni della celebrità immediata, trovò attenzione in diversi ambienti della cultura italiana. Scrittori e intellettuali, fra questi Pasolini, proporranno la sua concretezza di vita come un valore simbolico alternativo al vuoto delle convenzioni contemporanee.
Anche gli artisti italiani scoprono in Arcari un sostegno espressivo. Lo scultore varesino Luigi Castiglioni, lo trasformerà in un elemento dimostrativo dedicandogli una delle sue opere migliori: “Il Busto”.
Per quanto diventato famoso e invincibile Arcari sapeva che il peggior nemico per un uomo è il dubbio. Per questo non riuscendo più a rientrare nei limiti di peso della categoria dei Welter Jr. la sera del 2 settembre 1974 si era deciso a rendere vacante il titolo mondiale.
Sceso dal ring affronta la vita di tutti i giorni con l’identico senso di responsabilità con il quale affrontava gli avversari. Entra a far parte del Consiglio Federale della Federazione Pugilistica e affronta due nuovi problemi: il recupero ai percorsi educativi degli studenti a rischio di abbandono e dell’assistenza all’infanzia.
In quanto a sé medesimo Arcari così si descrive: Io sono Bruno. Voglio essere Bruno. Non il campione.

[…] Una delle maggiori soddisfazioni della mia fortunata attività come organizzatore di pugilato è stata quella di avere intuito con maggiore convinzione di qualunque altro addetto ai lavori le qualità di Bruno Arcari che non a caso considero – nei limiti in cui un’affermazione del genere è possibile – il miglior pugile italiano di ogni epoca.

Se Nino Benvenuti è stato certamente il più importante ed il più famoso, se Duilio Loi ha segnato un’epoca della nostra boxe, Arcari è stato a mio parere il nostro interprete più convincente della più affascinante disciplina sportiva.

Due le imprese che meglio di ogni altra mi hanno esaltato. Il match con Orsolics a Vienna ed il secondo con Henrique a Genova. Certo il mondiale con Adigue, con quel colpo assorbito nella terza ripresa che avrebbe abbattuto un pugile meno solido e meno preparato di Bruno, è stato il coronamento di un lungo e paziente lavoro di preparazione oltre che un momento esaltante ma per quanto mi riguarda non avevo dubitato un solo istante della riuscita di quella operazione.


Invece vedere Bruno mettere k.o. insieme ad Orsolics 15 mila viennesi e vederlo abbattere un buon pugile come Joao Henrique li considero i due capitoli migliori della sua straordinaria carriera.

Rino Tommasi

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