Ilaria Caprioglio
COME SOPRAVVIVERE @ UN FIGLIO DIGITALE

Titolo COME SOPRAVVIVERE @ UN FIGLIO DIGITALE
Autore Ilaria Caprioglio
Genere Didattica      
Pubblicata il 06/12/2012
Visite 7726
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3315
ISBN 9788873884200
Pagine 114
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

“Perché in questo preciso periodo storico per essere una madre scrupolosa, attenta e preparata al corretto sviluppo della prole si dovrebbe barrare nel curriculum anche la voce -Esperienza con il PC-?

Perché da un po' di tempo i figli portano stampate, lungo i filamenti a doppia elica del DNA, tante chioccioline: @@@?”

 
Una doccia di pensieri
di Stefano Moriggi
 
Guida “alternativa” alla vita e all’opera di una madre multitasking.
 

Che Ilaria Caprioglio fosse una donna e una professionista “fuori dagli schemi” l’avevo intuito fin dal primo nostro incontro, avvenuto qualche tempo fa sul marciapiede deserto della stazione ferroviaria di Finale Ligure. “Benarrivato, professore!” - tuonò con voce squillante. E senza nemmeno darmi l’agio di una cordiale replica, proseguì: “Allora guardi, le dico subito che non abbiamo molto tempo. Quindi, ora l’accompagno in albergo e posso concederle non più di quindici minuti per una doccia rinfrescante. Dopo di che, passo a recuperarla e la accompagno alla sala in cui si terrà la sua conferenza. Nel frattempo, ne approfitto per sbrigare una serie di altre faccende. Sa com’è, di questi tempi occorre essere multitasking...”. 

 

Mentre la rocambolesca guida di Ilaria alterava definitivamente la mia peristalsi azzardando percorsi alternativi alle strade più battute, mi chiedevo cosa avesse trattenuto la mia indole polemica dalla tentazione di smorzare l’eccentricità garibaldina di tale accoglienza. E quando ero ormai sotto la doccia, pensai che, probabilmente, i suoi modi tradissero più uno stile di vita che non un atteggiamento di circostanza. 

Infatti, nel tempo, le conferme alla mie intuizioni sarebbero giunte puntuali. L’affanno autoironico e involontariamente aggressivo di Ilaria si rivelò il tratto forse più evidente di una donna che ama affrontare le vicissitudini del giorno e di una vita intera come fossero avventure, consapevole di tutti i rischi e le opportunità che possono riservare. Né fa eccezione - e dalle pagine di questo libro lo si evince nitidamente - il suo rapporto con la tecnologia.    

  Dicendo che non la padroneggia, so di non svelare un segreto. Infatti, è lei la prima a confessarlo, socraticamente. Sa di non sapere (quanto vorrebbe) e lo ammette con la sincerità di ogni vero curioso. E anche quando gli effetti dell’evoluzione delle macchine (in particolare dei nuovi media) riverberano ambigui nelle spiazzanti “condotte 2.0” dei suoi tre figli - Jacopo, Edoardo e Vittoria, autentici esponenti della “generazione-touch” - lo stile non cambia. La “migrante digitale” Ilaria si getta a capofitto nella rete perché - da raffinata giurista sa bene che prima di giudicare, o addirittura condannare, è necessario capire. 

Capire la tecnologia, certo. Ma soprattutto, attraverso la tecnologia, capire i suoi figli, perlustrare il loro immaginario, condividere le loro esperienze, seguire i loro ragionamenti e soprattutto intuire il loro modo di abitare un mondo riscritto nelle sue logiche di base da quelle stesse macchine che forse un po’ la spaventano. 

  Facile a dirsi, ma - come recita il vecchio adagio - tra il dire e il fare... Di solito, infatti, di fronte a cambiamenti radicali come quelli imposti in questi ultimi anni dall’evoluzione tecnologica, la reazione più diffusa è molto differente da quella di Ilaria. Assomiglia piuttosto alla tendenza che Daniel Pennac, nel suo Diario di scuola, stigmatizza proprio parlando di strategie di insegnamento e di apprendimento.

“Nella pedagogia - scrive lo scrittore parigino - è come in tutto il resto: appena smettiamo di riflettere sui casi particolari [...], per regolarci sulle nostre azioni, noi cerchiamo l’ombra della buona dottrina, la protezione della autorità competente, l’avvallo del decreto, la firma in bianco dell’ideologia. Dopo di che ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote, neppure la smentita quotidiana della realtà”. 

  Dopotutto, non deve stupire. In ogni epoca una rassicurazione, per quanto infondata, ha spesso prevalso su una verità destabilizzante. Si tratta di scegliere e, quindi, di farsi carico delle proprie decisioni. 

  Nelle pagine che seguono Ilaria racconta e dimostra di aver optato per la via meno battuta - come quel giorno, quando doveva portarmi in albergo -  con tutte le ansie e le incertezze che questo comporta. Forse ha pensato che l’altra strada, quella più rassicurante e frequentata, l’avrebbe fatta arrivare in ritardo a un appuntamento che non vuole perdere: quello con i suoi figli e con il loro tempo.

A questo punto, ho scritto anche troppo. Ora spetta a voi, proseguendo nella lettura, verificare se queste mie impressioni hanno colto nel segno. In qualche modo mi farete sapere. Ma senza fretta. Così, nel frattempo, io ne approfitto per farmi una doccia. Ma questa volta, come si deve... 

 

 

 

Stefano Moriggi  (Milano, 1972) Storico e filosofo della scienza, si occupa di teoria e modelli della razionalità, di fondamenti della probabilità, con particolare attenzione al pragmatismo americano, al rapporto tra evoluzione, semiotica e tecnologia, oltre che allo sviluppo di modelli didattici implementati dai nuovi media. Già docente nelle università di Brescia, Parma, Milano e presso la European School of Molecular Medicine (SEMM), attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e l’Università degli Studi di Bergamo. Consulente scientifico Rai, è esperto di comunicazione della scienza. Su Rai 3 è uno dei volti di “E se domani. Quando l’uomo immagina il futuro”.  

 

 

LA SCOPERTA :-o

@

 

Il soldato James O'Brien della VII armata impugnava saldamente il fucile mentre l'higgin, nel quale si era appena calato, avanzava fra colonne d'acqua sollevate dal fuoco nemico. 

Il mare insidioso celava, fra alghe e molluschi, cavalli di frisia contro i quali il suo mezzo da sbarco avrebbe potuto squarciarsi, come un frutto maturo su una lama affilata. 

“Operazione Husky” era il nome in codice della missione, iniziata alle prime luci del giorno, su un lembo di costa siciliana, con l'obbiettivo di formare una testa di ponte per raggiungere Palermo e il cuore dell'intelligence tedesca. 

O'Brien era già stato impegnato in azioni analoghe nell'Africa del Nord, tuttavia mai come in quell'alba tersa sentiva la tensione pulsare sulle tempie, enfatizzata dagli scoppi dell'artiglieria di copertura della sua squadra navale. 

Attendeva con tutti i sensi allertati l'ordine di gettarsi nel basso fondale. Ogni fibra del suo corpo era concentrata su quell'unico comando che, da lì a poco, sarebbe giunto secco come uno sparo.

“Prontooo!!!”

“No, già?!? Ancora un minuto...”

“E' nel piattooo!!!”

“Ma sto per sbarcare...”

“Si raffreddaaa!!!”

“Così mi ammazzeranno, non posso...”

“Muovitiii!!!”

“Va a monte tutta l'operazione...”

“Vatti a sfracellare su un cavallo di fresia ma vieni a tavolaaa!!!”

“Frisia mamma, si chiamano cavalli di frisia...”

“Se non sei qui entro un minuto non giochi più per una settimanaaa!!!”

“Aspetta devo salvare il gioco...”

“Ok, per un meseee!!!”

“Non capisci devo spegnere il computer...!

“Subitooo!!!” 

 

“Perché in questo preciso periodo storico per essere una madre scrupolosa, attenta e preparata al corretto sviluppo della prole si dovrebbe barrare nel curriculum anche la voce -Esperienza con il PC-?

Perché da un po' di tempo i figli portano stampate, lungo i filamenti a doppia elica del DNA, tante chioccioline: @@@?”

 

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