Alberto Nocerino
Dino Campana, per Genova

Titolo Dino Campana, per Genova
Percorso poetico
Autore Alberto Nocerino
Genere Poesia      
Pubblicata il 15/05/2013
Visite 10878
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Nuda Poesia  N.  38
ISBN 9788873884422
Pagine 80
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

“Mi pare ancora di vederlo con quel suo cappello, rotondo di feltro, e il giacchettone dalle tasche ampie, piene di fogli di carta, di libretti... ”. Così ricordava in un’intervista di Sergio Zavoli il prof. Federico Ravagli, compagno d’università a Bologna e primo editore di Dino Campana (1885 -1932). I Percorsi Poetici sembrano inventati per lui, per la sua poesia ‘in cammino’, che penetra inesausta gli spazi, commuove, viaggia e fa viaggiare. Questo libro è il testimone del primo itinerario, nel Centro storico, dedicato all’autore dei versi più appassionati e visionari che siano mai stati scritti su Genova.

  1. Percorsi Poetici

I Percorsi Poetici sono un’attività culturale che si protrae ininterrottamente da quasi un ventennio, da quando, nel 1995, ad alcuni componenti della Milonga, l’associazione che tuttora presiedo, fu affidata dal Circolo Viaggiatori nel Tempo e dal Comune di Genova la realizzazione di un itinerario per valorizzare il Centro storico genovese dal punto di vista letterario.

L’occasione fu ‘Genovantacinque’, il primo Festival Internazionale di Poesia, ora alla sua 19° edizione. Erano in ballo almeno altre due iniziative di questo tipo, riconducibili all’Assessorato all’Ambiente e, in particolare, al funzionario comunale Valter Bartolozzi che ne faceva parte. 

Un’iniziativa coinvolgeva per l’anno scolastico 1994/95 i ragazzi del Paul Klee guidati dal prof. Franco Buffarello, e prese il nome di ColoriAmo: l’idea era di animare artisticamente i grigi sottopassi cittadini riproducendo opere d’arte celebri. Fu un successo, didattico ed estetico, che prosegue tuttora e che nel 1996 trasformò il sottopasso di piazza Corvetto in una vera e propria mostra, Falsi d’Autore.

L’altra iniziativa prevedeva l’elaborazione di una dozzina di nuove epigrafi, in materiali possibilmente non tradizionali, da collocare in altrettanti luoghi poetici della città. Fra i risultati di quest’ultimo fantasticare si annovera la tavola in terracotta collocata nella galleria dell’ascensore di Castelletto, con iscritti i versi di Giorgi Caproni tratti da L’Ascensore.

Se si riflette un attimo, l’idea di privilegiare, almeno teoricamente, i luoghi e le opere d’arte rispetto al personaggio e all’artista con cui hanno a che fare, significa anche invitare a rivolgere più atttenzione ai testi prodotti, di qualunque genere essi siano, letterari o figurativi o altro. Il che può rappresentare un passo in avanti, per un’amministrazione pubblica, rispetto al consueto punto di vista agiografico-celebrativo che caratterizza stesura e positura delle classiche lapidi dedicatorie in marmo, del tipo, per intenderci, ‘In memoria dell’illustre Pinco Pallino che in questa casa nacque, visse ed abitò… ‘.

Negli anni Novanta del Novecento, in quel contesto ispiratore, a volte cospiratore, con il concorso di Bartolozzi, del poeta e organizzatore del Festival di Poesia Claudio Pozzani e dello storico Aldo Padovano, i Percorsi Poetici Genovesi presero concretamente vita. Grazie però, innanzitutto, all’entusiasmo di un gruppo di giovani appassionati di letteratura che per parecchi mesi si dedicarono anima e corpo alla scoperta della propria città, letteraria e… letterale, dato che alcuni di essi, certamente, del Centro storico non conoscevano ogni pietra! 

Prima della fondazione, nel settembre del 1995, dell’associazione culturale La Milonga che avrebbe portato avanti i Percorsi sino ad oggi, quel gruppo di trentenni a cui anch’io appartenevo, quasi tutti già laureati in discipline umanistiche, costituiva la redazione del Babau. Rivista di letteratura

Colgo qui l’occasione per ricordare i componenti del Babau, dato che in qualche modo tutti contribuirono tra 1995 e 1996 ai primi Percorsi Poetici: Roberto Pellerey, che ne era direttore responsabile, oggi docente di Semiotica all’Università di Genova, Alberto Repetti, pittore e grafico e, in ordine alfabetico, Mauro Augias, Eugenio Fici, Alessandro Guasoni, Carlo Maria Marenco, Lidia Pastorino (mia moglie), Mario Pesce, Maurizio Puppo. Altri collaboratori importanti furono Marco Casubolo e Vincenzo Mannella Vardé.

 

 

 

Festival Internazionale di Poesia Genovantacinque. Dall’ 1 al 22 giugno 1995. Loggia della Mercanzia in Piazza Banchi, Salone della Micro Editoria. Da sinistra a destra: Rossana Maggia e Gianfranco Maffina, fondatori del Centro Documentazione Arte Varese per il musicista futurista Luigi Russolo, sorreggono una copia del Babau. Rivista di letteratura (n. 14, marzo 1995); Claudio Pozzani, presidente del Circolo Viaggiatori nel Tempo, poeta e direttore del Festival; Carlo Marcello Conti, poeta, direttore della Casa Editrice Campanotto e della rivista zeta. Fotografia di Alberto Nocerino, redattore del Babau e fondatore nel settembre 1995 dell’Associazione culturale La Milonga.

Sul nunero 15 del Babau, del febbraio 1996, scrissi un lungo resoconto di quel primo Festival ‘Genovantacinque’, compresa una pagina dedicata ai Percorsi. Devo aggiungere, con un po’ di rimpianto, che Festival e Percorsi risultarono fatali alla rivista, dato che quel numero 15 fu anche l’ultimo pubblicato.

Le prime fonti dei Percorsi Poetici furono i materiali ordinati da Aldo Padovano, i libri di Giuseppe Marcenaro e di tanti altri studiosi più o meno illustri, locali e nazionali, più o meno recenti.

Poi, nel corso degli anni, la produzione si specificò per zone, temi e autori, e appare oggi davvero intensa: nel 2001, quando Dino Campana, per Genova fu pubblicato per la prima volta da Liberodiscrivere, senza alcuna immagine al suo interno se non una carta del Centro storico, erano stati già realizzati dieci percorsi. 

Ai due ‘classici’ dedicati al Centro storico del 1995, che risultarono dallo sdoppiamento di un primitivo, spericolato tour monstre della durata di quattro ore circa, se ne aggiunsero molti altri, anno dopo anno. 

Sono una ventina, oramai, e il numero esatto può oscillare contando quelli pronti e non realizzati, i progettati, gli abbozzati, gli appena concepiti: potete leggerne l’elenco a pagina 16.

Abbiamo seguito a Genova e in Liguria, di giorno e anche di notte, le tracce di Montale, Valéry, Campana, Caproni, Sbarbaro, e di tanti stranieri e viaggiatori. Abbiamo dato voce a tutti, con ‘formazioni peripoetiche’ che hanno coinvolto poeti e scrittori, ovviamente, ma anche guide turistiche e naturalistiche, performers e attori, insegnanti d’ogni ordine e grado, ricercatori, appassionati amatori e maniacali cultori di storie locali…

Siamo andati in pellegrinaggio a Spotorno, in provincia di Savona, per Camillo Sbarbaro, e a Ortonovo della Spezia per Ceccardo Roccatagliata Ceccardi.

Abbiamo recitato Gozzano e la poetessa russa Marina Cvetaeva nei parchi e sulla passeggiata a mare di Nervi.

Al Cimitero Monumentale di Staglieno il primo percorso, realizzato nel 2001 come quello per Campana, si è moltiplicato. Sono almeno quattro gli itinerari ora disponibili a Staglieno: dedicati all’Ottocento, al Novecento, a Giuseppe Mazzini e il Risorgimento, al Pantheon, ai Monumenti di tutte le guerre, dall’impresa dei Mille ad oggi… e altri sono in progetto. 

Possiamo ripetere quel che è diventato il nostro slogan forse più efficace: “i Percorsi Poetici rappresentano ormai un modo consolidato per conoscere Genova, guidati dalle parole e dalla poesia degli scrittori, delle personalità che vi hanno vissuto e soggiornato.” 

Siamo convinti che questo significhi per cittadini e forestieri ‘fare turismo’ in un senso più cosciente e proficuo di quello tradizionale. Perché, in ogni caso, si tenta di andare oltre la superficie delle cose, al di là dei monumenti come isole illustri di memoria storica e belle vestigia, per tentare di ‘vedere’ i luoghi, più che ‘visitarli’, riviverli attraverso le immagini, le emozioni e le idee che in ogni epoca essi hanno in vario modo ispirato e che si sono trasformate in letteratura, in scrittura, nel suo senso più esteso.

Nei Percorsi Poetici poesia e prosa cosiddette d’invenzione affiancano, con autorevolezza, classiche descrizioni d’arte e di storia e, non di rado, informazioni sullo stato dell’ambiente circostante, urbano e naturale.

Non si tratta di un semplice gioco di citazioni, ma di uno dei mille modi in cui si può affrontare il tema inesauribile del rapporto fra letteratura e realtà, che rimanda all’origine dei concetti stessi di poesia, racconto, narrazione, letteratura. Idealmente, con i Percorsi si vorrebbe far rivivere ai partecipanti un’esperienza simile a quella che ad esempio descrisse nel suo diario un turista d’eccezione, Johann Wolfgang Goethe, quando il termine ‘turista’ in italiano nemmeno esisteva. La sua prima attestazione, secondo il Dizionario etimologico della lingua italiana di Cortellazzo e Zolli, risale infatti al 1837, nella forma ‘torista’, derivata dall’inglese tourist (1811), come ‘turismo’ da tourism (1780), entrambi passati all’inglese dal francese tour, ‘giro, viaggio sportivo’.

Nel settembre del 1786, Goethe attraversa il Brennero e sul lago di Garda, l’antico Benacus, grazie a un verso di Virgilio citato nella guida che ha con sé, sente che davvero ha inizio il suo viaggio:

 

Fluctibus et fremitu resonans Benace marino

‘O Benaco, che risuoni di onde e fremiti marini’, da Virgilio, Georgiche II, 160

[L’originale latino presenta il verbo assurgens anziché resonans]

 

Il poeta scrisse: «È il primo verso latino il cui contenuto mi stia vivo davanti agli occhi; e nel momento che il vento diventa sempre più forte e il lago batte l’approdo con onde sempre più alte, è vero ancora oggi come tanti secoli fa. Molte cose sono cambiate, ma il vento agita ancora il lago, e lo spettacolo che si gode è ancor sempre nobilitato da un verso di Virgilio. Scritto al 45° 50’ di latitudine.»

Detto per inciso, il diario di Goethe fu pubblicato nel 1814 col titolo di Viaggio in Italia e fu un grande successo, utilizzato come una vera e propria guida. Al verso latino, Goethe affiancava le coordinate geografiche esatte: i nostri percorsi non aspirano a un simile grado di precisione scientifica e si permettono digressioni e persino voli pindarici. 

Certamente ci accomuna all’illustre viaggiatore tedesco lo stesso desiderio di vedere e ‘nobilitare’ i luoghi, anche i più dimenticati, attraverso gli occhi della letteratura. Tuttavia, molto più umilmente, i nostri itinerari sono in cerca di scrittura toposensibile di ogni genere, livello e forma, in cerca della scrittura del/nel/sul ‘territorio’ nel suo senso più vasto di ‘iscrizione’, dalle tracce orali alle poesie più colte, passando attraverso prose storiche, giornalistiche, senza negarsi più libere connessioni.

 

Questa nota introduttiva ai Percorsi e alla loro ‘storia’ non sarebbe completa se non si ricordassero con nome e cognome coloro che fisicamente diedero voce alle ricerche svolte, ai percorsi ideati: i lettori dei testi. Nel contempo approfitteremo per citare alcune fondamentali collaborazioni.

In un paio di occasioni, divennero ‘dicitori’ gli autori della prima stesura del testo per l’itinerario: come Paolo Silvano, che lavorò sul percorso di Spotorno dedicato a Sbarbaro. Eugenio Fici si limitò a elaborare una prima bozza di testo per Staglieno, senza mai arrivare ad esibirsi dal vivo; tuttavia fu un utile contatto per il prof. Franco Sborgi dell’Università di Genova che gentilmente ci fornì i primi suggerimenti per un percorso che nel 2000 sembrava assai ‘originale’.

A proposito di Staglieno, fu preziosissimo, e lo è ancora, l’apporto di Caterina Olcese Spingardi, storica dell’arte della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria (Ministero Beni e Attività Culturali) con cui al Cimitero abbiamo effettuato diverse visite guidate storico-letterarie a due voci. Alla sua attività di studiosa, che posso seguire molto da vicino in quanto suo collega di lavoro in Soprintendenza, è connesso un percorso poetico che insieme abbiamo realizzato e ‘performato’ e che non ho incluso tra quelli svolti perché legato a un’occasione probabilmente non ripetibile: la mostra Ottocento in salotto, allestita a sua cura alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi nel 2006. 

Nemmeno è in elenco il Percorso svolto nel 2005 al Museo Diocesano di Genova, con la collaborazione e la voce della giovane storica dell’arte Silvia Frattini. 

Per quanto riguarda invece l’apporto dei poeti, devo ammettere che con chi ha partecipato all’esecuzione dei percorsi sono sempre nate forme ‘speciali’ di collaborazione. La loro sensibilità e competenza hanno sempre fornito un contributo non esattamente quantificabile al risultato finale dei Percorsi, ma essenziale per la loro riuscita. Questo vale ad esempio per la poetessa Laura Accerboni che nel 2006, giovanissima, iniziò a collaborare ai Percorsi, e ancora oggi collabora; per Luca Valerio e per Rossella Maiore Tamponi, che ha appena contribuito alla recente riedizione del Percorso dedicato a Eugenio Montale, il 18 maggio 2013.

Un’altra categoria di ‘esecutori’ peripoetici è rappresentata dalle guide turistiche: come Roberto Balestrino, negli anni ‘90. Assai recente è la collaborazione di Fabrizia Scortecci, che tuttavia ha già prodotto un risultato originale: il primo Percorso Poetico Genovese non scritto e ideato da Nocerino, ‘Sorelle d’Italia’, che sarà inserito nel programma della prossima 19° edizione del Festival di Poesia di Genova.

Fra i lettori di professione insegnante, oltre ai già nominati Paolo Silvano e Lidia Pastorino, ricorderò senz’altro Arianna Moscaroli che per anni ha assicurato ai Percorsi una voce limpida e un’aggraziata presenza, doti per nulla trascurabili.

Per finire, un tributo ai teatranti, a cui sono particolarmente legato se non altro per cursus studiorum: anche se la tesi di laurea è in semiotica, la mia è comunque una laurea DAMS, in Spettacolo e Comunicazione. 

Chi meglio di loro per vivacizzare e rendere un evento un Percorso Poetico?

Si tratta di tre amici di lunga data, attori, registi e autori di teatro: Antonio Tancredi, attualmente impegnato col Teatro degli Zingari; Andrea Benfante, con Lunaria Teatro; Antonio Carletti, con il quale abbiamo fondato Milonga e TeatrOvunque, che ha partecipato, credo, a praticamente tutti i Percorsi dalle origini ai giorni nostri. 

Da queste frequentazioni teatrali, sono inoltre nati due veri e propri spettacoli di ispirazione letteraria e in qualche modo legati ai Percorsi Poetici: Lingue in movimento (2005), dedicato ai futuristi italiani, con rappresentazioni a Genova e in altre città, e Poetiaporté (2010), otto postazioni poetiche presidiate da un ‘Poeta’, ognuno a rappresentare un particolare tipo di poesia, tutti e otto in ‘P’: Poeta Pazzo, Poeta Papavero, Poeta Pugnace…

 

Termino questa ormai lunga digressione introduttiva, con una sempre utile avvertenza contro i pericoli delle celebrazioni e delle minuzie del biografismo, un caustico avvertimento in forma poetica che arriva direttamente da un Premio Nobel, Eugenio Montale, da Nuovi iconografi, in Diario del ‘71

Si sta allestendo l’iconografia /di massimi scrittori e presto anche /dei minimi. Vedremo dove hanno abitato, / se in regge o in bidonvilles, le loro scuole /[…] toccheremo i loro abiti, gli accappatoi, i clisteri /se usati e quando e quanti, i menù degli alberghi, / i pagherò firmati, le lozioni […].


“Mi pare ancora di vederlo con quel suo cappello, rotondo di feltro, e il giacchettone dalle tasche ampie, piene di fogli di carta, di libretti... ”. Così ricordava in un’intervista di Sergio Zavoli il prof. Federico Ravagli, compagno d’università a Bologna e primo editore di Dino Campana (1885 -1932). I Percorsi Poetici sembrano inventati per lui, per la sua poesia ‘in cammino’, che penetra inesausta gli spazi, commuove, viaggia e fa viaggiare. Questo libro è il testimone del primo itinerario, nel Centro storico, dedicato all’autore dei versi più appassionati e visionari che siano mai stati scritti su Genova.

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