Barbara Bertani
CANDELA cap2

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Titolo CANDELA cap2
Autore Barbara Bertani
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 23/12/2015
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Prefazione o presentazione.  Non ho trovato la voce "racconti a puntate" e questo racconto non si è trasformato in romanzo, è formato da soli 7 capitoli e questo è il secondo.  

Dedicato a Matteo.

(segue da Candela cap.1 Loppeglia sul 17dic2015)

 

Capitolo 2. Armacao

 

Faceva caldo sulla spiaggia di Armacao. Caldo umido, come sempre in quel periodo dell’anno, e Luz, adagiata sulla battigia, assaporava le sensazioni piacevoli che il calore del sole ed il divenire del mare davano alla sua pelle già scura. Indossava un minuscolo bikini azzurro decorato con piccole stampe di conchiglie e pesciolini tropicali dai colori sgargianti, che copriva a malapena pochi centimetri della sua pelle vellutata.

 

Aveva accompagnato Ty, suo marito, ad un congresso. Un impegno poco gravoso, aveva assicurato lui anche il giorno prima di partire, che avrebbe lasciato loro molto tempo libero per vivere da turisti quel paradiso terrestre che era il Brasile. Fino a quella mattina, però, qualche imprevisto si era sempre intromesso su qualsiasi progetto fatto e per questo anche quel giorno Luz si trovava in spiaggia da sola. Non che le dispiacesse completamente, in fondo durante l’anno, fra studio ed ospedale, era sempre circondata da gente che dipendeva da lei, e la pace delle passeggiate lungomare di primo mattino, il silenzio della suite in cui erano alloggiati, la tranquillità con cui poteva dedicarsi a se stessa ed a ciò che maggiormente le piaceva le stavano permettendo di rigenerarsi. Certamente avrebbe preferito poter condividere ogni momento di pace e di serenità con Ty, ma in fondo erano lì da pochi giorni, continuava a ripetersi, e la vacanza sarebbe durata ancora un paio di settimane, durante le quali le pareva impossibile che il tempo a loro disposizione non dovesse aumentare.

 

Sorrise ricordando la festa della sera precedente, la confusione, il colore ed il calore della gente, poi il silenzio e l’intensità dello sguardo di suo marito quando erano tornati alla suite e la dolcezza ed il desiderio con cui l’aveva spogliata e la passione e la totalità dei sentimenti con cui si erano appartenuti quella notte.

 

Poteva dirsi felice. Conducevano una vita agiata, svolgendo lavori che li gratificavano, circondati da affetti sinceri. L’unico suo rammarico era non avere avuto figli e adesso, a quarantadue anni e dopo due anni di inutili quanto esasperanti tentativi, si era ormai rassegnata all’idea di non poterne avere. Se ne era dovuta fare una ragione, per potere ricominciare a vivere, ma lo scotto da pagare era stato alto e durante l’anno appena trascorso aveva dovuto affrontare una crisi profonda, affiancata da una terapeuta molto tenace, per potere risalire la china. Adesso stava meglio. Era divenuta più matura e più forte. Era stata capace di uscire dalla muraglia di dolore e di sofferenza dentro la quale giorno dopo giorno si era barricata. Aveva raggiunto un nuovo equilibrio interiore ed il rapporto con Ty, seppure messo a dura prova,  non era naufragato.

Sì, adesso, stava decisamente meglio.

Puntellandosi sui gomiti si tirò su a mezzo busto ed aprì gli occhi, di un blu intenso quanto il suo sguardo.

 

Il suo fisico era tornato atletico, snello ed asciutto, grazie all’impegno con cui aveva ripreso a fare sport ed alla fiducia e costanza che aveva riposto nel seguire i consigli della sua amica nutrizionista, per rimediare ai disastrosi effetti che avevano avuto su di lei le pesanti e continue cure ormonali cui si era sottoposta per avere quel figlio che non aveva voluto nascere. Adorava nuotare e giocare a tennis e cucinare era la sua passione anche se difficilmente aveva il tempo di mettersi ai fornelli personalmente. Ad ogni modo non mancava chi la viziasse. Floriana, l’anziana domestica che viveva con loro da circa dieci anni, oltre ad essere una cuoca eccellente, le era molto affezionata. L’aveva accudita, spronata e coccolata come una figlia, soprattutto nei periodi più bui.

 

Il vento, che soffiava caldo e leggero dall’oceano verso la terraferma, le scompigliava vivacemente i capelli, facendo ondeggiare lunghe ciocche di ricci biondi sulle spalle e sulla schiena e giocando con la fascia di soffice seta azzurra che le manteneva libero il volto, dai lineamenti delicati.

Si guardò pigramente attorno. In spiaggia c’erano tante altre persone, distanti da lei, che quel pomeriggio non riuscivano ad attrarre la sua attenzione. Guardò ancora una volta l’oceano. Era calmo, di un blu-verde deciso. L’acqua le copriva i piedi e le accarezzava le gambe. Respirò profondamente e con maggiore serenità tornò a chiudere gli occhi, sdraiandosi nuovamente sulla mezza stuoia, coperta da un soffice telo da mare. Era felice.

Con le lunghe dita affusolate della mano iniziò a giocherellare con la rena calda, mentre pensava con piacere a ciò che la aspettava per il resto della giornata. La riunione a cui stava partecipando Ty, con altri 120 medici chirurghi intervenuti da tutto il mondo, si sarebbe conclusa nella mattinata. Potevano finalmente pranzare insieme e godersi un pomeriggio di libertà, in giro per i mercati locali o nella lussuosa swimming pool terrace  del Riz, il Grand Hotel in cui alloggiavano. Per la serata Luz aveva già in programma una cena da Palomito un ristorantino molto alla moda in riva al mare. Il compleanno di Ty cadeva proprio il giorno della festa degli innamorati e per loro era diventato un rito irrinunciabile festeggiare entrambe le ricorrenze. Se lo meritavano e se lo sarebbero concesso come ogni anno. Ancora una mezz’ora di mare e di sole. Poi sarebbe salita nella suite dove avrebbe trovato Ty ad attenderla. Ty, i folti capelli brizzolati scomposti dal caldo umido e la cravatta ormai allentata sopra la camicia di lino finalmente sbottonata, l’avrebbe accolta con un fresco cocktail in mano ed un bacio profumato di mango e lime.

 

Improvviso un dolore intenso sulla fiocca del piede destro la fece trasalire. Istintivamente ritirò la gamba verso di sé, aprì gli occhi sollevandosi a mezzobusto e vide un piccolo pacco incartato in un involucro bianco plastificato tenuto fermo da spaghi ricoperti di alghe verdi e rosse che galleggiava avanti ed indietro poco distante da lei. Un suo spigolo le aveva procurato una lieve ferita che, a contatto con l’acqua, sanguinava copiosamente e pizzicava tremendamente. Come aveva potuto accadere? La zona era sempre molto pulita. Forse quel pacco era stato perso da uno dei panfili che galleggiavano ormeggiati in mezzo alla baia. Strinse le palpebre nel tentativo di mettere a fuoco i pontili lucidi delle imbarcazioni. Niente. Nessuna figura umana intenta a cercare alcunché in mare. Prese la capiente borsa di corda, appoggiata vicino a lei. Allentò rapidamente i lacci che chiudevano il rivestimento interno e vi immerse una mano. Chiave, palmare, astuccio per gli occhiali, i-pod, portamonete,.. Vi si affacciò per scrutare meglio e sul fondo della borsa intravide il fazzolettino di lino rosa. Lo estrasse e si tamponò la ferita. Seduta sulla battigia fissava il piccolo pacco bianco. La risacca continuava a portare avanti ed indietro il misterioso oggetto, per il quale provava una inspiegabile quanto fortissima attrazione. Il buon senso le diceva di non toccarlo, avrebbe potuto esplodere, rilasciare gas tossici, rivelare chissà quale contenuto,… mentre già allungava le braccia ed all’ondata successiva lo soppesava cautamente tra le mani.

(segue...)

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